inavvicinabile

agosto 16, 2016

tartta da flickr.com dall’album di “lighthousenewsus”

domani resteranno le azioni che abbiamo fatto e le scelte che abbiamo preso, non le intenzioni o i desideri. è difficile lasciar qualcosa indietro oppure gettarsi in qualcosa di totalmente nuovo. perdere insomma quei pilastri che ci hanno sempre tenuto in piedi. perchè i mondi nuovi le grandi opportunità sono straordinare, ma anche terribili per tutto il vuoto che va riempito. il domani arriva e si porta via tutto quello che ora c’è, così dobbiamo spingerci a costruire qualcosa di profondo, solido, che guardi al futuro. e così mi interrogo sempre più sepsso su quale sia la mia prospettiva, le mie ambizioni. nebbia.

nel limbo in cui sono mi ritrovo a pensare a momenti passati. più vado indietro e più le sfumatrue si attenuano. mi rendo conto che tanti problemi che avevo, erano solo sciocchezze. che forse ho perso tanto, proprio per paura di perdere tanto. però mi rendo anche conto che serve sempre la giusta distanza quella per cui qualsiasi cosa è insormontabile e nulla è poi così importante. la verità è che a quell’idea che io non riuscivo a capire ci erano arrivati già due persone, da posizioni totalmente diverse. ci vuole una prospettiva nuova.

“capitano, ma se non ce la facessimo?” “tu non farti questa domanda, ora preoccupati solo di riuscire a correre” “non abbiamo la minima possibilità” “forse è vero, ma il punto è che se ti arrendi prima, se nemmeno provi ad imporlo un tuo gioco, giusto o sbagliato che sia, non ha nemmeno senso.” “va bene! ma quella volta che eravate 10 gol sotto?” “ecco, quella volta lì credo che avremmo perso in ogni caso, ma almeno imponendo un nostro gioco, non quello degli altri” “io non ce la faccio!” “stai tranquillo…”

“…tutto quanto si srotola del nostro film da pellicola…”


cambiare e capire

agosto 2, 2016

tartta da flickr.com dall’album di “Cristiano”

era come se un enorme sasso stesse cadendo. indietro non si torna. non so cosa mi capiterà domani, cosa la vita mi riserva, so però che serve un cambiamento. serve vedere in maniera diversa cose che sono nuove. era da tanto che non provavo certe emozioni, me le ero quasi dimenticate. e la cosa interessante è che fino a poco tempo fa nemmeno sapevo che esistessero. il domani fa paura, per cosa ci aspetta e perchè il tempo non torna indietro, nè si ferma, va oltre. a volte troppo veloce, così veloce che nemmeno riesci a seguirlo.

vedere la strada fatta, dopo fa impressione. vedere quanto sono lunghi i passi che facciamo, le distanze che copriamo, gli ostacoli che superiamo. ieri e oggi. mi sembra sempre di stare fermo, e quelle poche volte che mi sento in movimento è perchè poi vado a sbattere da qualche parte. però, però in tutta questa frenesia, in questo perdere continuamente l’orientamento una strada è fatta. e non importa cosa ti diranno, non importa se c’è chi è meglio. la prima persona a cui devi rendere conto sei te stesso. il resto, forse, verrà dopo.

‘a vedere gli schemi dalla lavagnetta sembrava tutto semplice’ ‘mi ricordo la prima volta che giocai, all’esordio. le partite prima stavo a guardare le prime volte non ci avevo capito nulla’ ‘è un linguaggio inspiegabile’ ‘poi mano a mano che le stavo a guardare diventavano più chiare, mi ero fatto un’idea’ ‘beh ma all’esordio’ ‘ecco, lì fu un trauma, perchè sul campo, a pochi metri di distanza da quella chiarezza nulla era più chiaro’ ‘eh..stare in campo non si può insegnare carta-e-penna’ ‘ero perso. vedevo i miei compagni muoversi, seguire una tattica, un ritmo, un gioco. qualcosa di cui avrei dovuto fare parte, ma che non capivo’ ‘e ora’ ‘ci ho messo degli anni, ora piano piano sto imparando…’

“…ma il suo sguardo è una veranda…”


idee e prospettive nuove

luglio 10, 2016

tratta da flicrk.com dall’album di “Klaus Nahr”

bisognerebbe smettere di guardare con uno sguardo vecchio cose che sono nuove. gli anni passano e il mondo attorno a noi cambia si modifica e noi alle volte non siamo più in grado di capirlo di stare al passo. se vogliamo una vita piena, sotto tutti i punti di vista dobbiamo accettare di cambiare certe prospettive e idee nel corso di essa. evolvere. vedere oggi qualcosa che ieri non c’era e che domani non ci sarà più. l’errore grande che facciamo – forse perchè è l’unica cosa che possiamo fare – è spiegare il presente con il passato. ci sono poi persone che vedono connessioni impercettibili, storie già viste e analogie incredibili. delle volte ci prendono, altre no. poi ci sono quelli che pensano diversamente, che creano idee nuove. solo delle volte funziano, ma sempre sono qualcosa che ha provato a cambiare l’ottica del mondo in cui viviamo, della nostra vita.

quelle montagne le ho nel cuore ormai. passeranno gli anni. mi capiterà magari di non tornarci più, ma quell’aria, quelle passeggiate, quei panorami quel cielo azzurro e quelle nuvole le ho per sempre con me. poi ci sono i ricordi, poi ci sono le emozioni. non potrò mai scordare ciò che ha scaldato così il mio cuore. le idee si schiariscono, il ritmo per poco tempo si rallenta, cambia e tu riesci a vedere cose che fino a che le vivi tutti i giorni non ti rendi conto di quanto siano inutili o preziose. di quanto ti manchi una parte della tua vita. non si può viviere per sempre in una bolla, ma delle volte andarci ti aiuta a dare le giuste prospettive alla tua vita. per poi tornare e ricominciare.

‘in queste situazioni di inferiorità numerica, di svantaggio, di difficoltà come dobbiamo fare?’ ‘non c’è un modo giusto, dovete solo provare e crederci davvero’ ‘ma è impossibile’ ‘no! è solo molto difficile, e magari non ce la faremo, magari verremo sommersi. però l’unica maniera per provarci e quella di combattere fino alla fine, anche se poi tutto andrà male, perchè non potrei più guardarmi allo specchio se smetto prima, se abbandono quando non è ancora il momento’

“…Ammazzo il tempo provando con l’auto meditazione canto un po’…”


la soluzione

giugno 30, 2016
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tratta da flicrk.com dall’album di “Wind&Wuthering”

in fondo speriamo sempre che Davide vinca contro Golia. se non abbiamo altre ragioni per sostenere il più forte, preferiamo tifare per il più debole, per lo sfavorito. Proviamo a tifare chi ci dà una speranza, anche esile, che puoi andare oltre le aspettative. difficile, ma non impossibile. se no non ha senso nemmeno provarci. se no non ha senso nemmeno sognare. non si può sempre raggiungere un sogno – purtroppo e per fortuna–, ma quando ce la facciamo è perchè Davide ha vinto.

“focus on the problem..” il trucco è semplicemente questo! spesso ci capita di provare emozioni forti, confuse, senza motivi e sproporzionate alla causa. quello che sbagliamo nell’analizzare la situazione è che spesso non ci focalizziamo sul vero problema, ma solo sui contorni o sulle piccole cause scatenanti. perchè è molto più facile! qual è il fatto che ha davvero provocato tutto? il problema è che alle volte questa ricerca porta alla luce aspetti e debolezze molto radicate in noi e quindi ci fa comodo trovare scuse marginali, star lontanto dalle nostre debolezze. però ecco, solo una volta trovato il problema profono si può iniziare ad affrontarlo e risolvere a cascata tutto il resto, ricordando sempre di guardare al domani.

“se li vogliamo fermare dobbiamo essere impeccabili e organizzatissimi…” “ma sono grossi il doppio di noi!” “tu corri” “ma sono molto più esperti di noi” “non importa! corri…al resto ci pensiamo poi, al resto ci penseremo sul campo. ora dobbiamo solo essere una squadra” “non possiamo perdere” “andrà come andrà, gioca come un’unica squadra, non come uno di essa”

“…e sempre allegri bisogna stare, che il nostro piangere fa male al re…”

 

 


desiderare di accettare

maggio 30, 2016

tratto da flickr.com dall’album di “moluda”

ci sono dei giorni che vanno a velocità diverse, in cui la percezione di cosa hai attorno è diversa! tanto di chi siamo è chi vediamo nello specchio, ed è per questo che ci meravigliamo quando le persone vedono in noi qualcosa che era sopito. vediamo troppo spesso la felicità in ciò che era, in un qualche passato. non lo so, credo che la chiave di tutto è quella di accettare i limiti e muoversi intorno a quelli. possiamo desiderare con tutto il cuore che succeda l’impossibile, o a muoverci da dove siamo. chissà se le rivoluzioni sono inevitabili.

com’è bello il mondo quando si ha la forza di esplorarlo! come è bello il prossimo quando si ha il coraggio di conoscerlo. nella stanchezza dei nostri giorni, nella fatica delle nostre vite ci dimentichiamo troppo spesso cosa ci tiene a galla… ci sono giorni e persone che alle volte te lo ricordano. che ti fanno capire come conta davvero ciò che fai e quello in cui credi!

“quanto avevate provato quegli schemi?” “era tutto l’anno che li perfezionavamo…” “ogni volta che guardo gli appunti della partita e i video mi pare incredibile come ce l’abbiate fatta!” “sai, non so se ce l’abbiamo fatta, in realtà era solo che ci sono venute tante manovre che mai avremmo pensato.” “l’ungherese era inarrestabile” “no, semplicemente serviva una compattezza di squadra e uno spirito di sacrificio maggiori. andare oltre la singola prestazione”

“…quella ragazza è ossessionante Jeeves…”


a distanza variabile

aprile 19, 2016

tartta da flickr.com dall’album di “Pierangelo Biondo”

ogni mattina non so cosa mi aspetta nella giornata, l’unica è andare avanti. è che alle volte mi preoccupo troppo del futuro, cercando di guardare oltre l’orizzonte. mi faccio domande di cui nemmeno so che risposta vorrei avere – forse mi basta fare la domanda. il futuro mi terrorizza, lo ha sempre fatto! è che è difficile muoversi, cambiare, perdendo le certezze che ho per cercarne di nuove. ma ogni volta è poi successo che la strada l’ho trovata, dove mai avrei detto, dove mai avrei cercato. basta avere speranza.

dobbiamo ricordarci di guardare la nostra vita dalla giusta distanza. troppo vicino tutto sembra enorme, impossibile. Troppo lontano e ogni cosa si appiattisce, sembra tutto uguale, perdiamo le sfumatrure. La giusta distanza forse non è fissa, ma è un continuo cambiare, un ricordarci che i problemi in fondo si superano perchè non sono un gran che, ma anche che ci vuole coraggio, forza e grande volontà per andare oltre. se ripenso ai momenti duri della mia vita, il ricordo più vivido è quasi sempre il dolore nel provare a rialzarsi. poi passa, resisti, stringi i denti e con l’aiuto degli altri vai oltre. diventi migliore e vai avanti.

“capitano ma lei aveva inizato in attacco!” “sì, pensa… in quel periodo in effetti avevano bisogno di un attaccante e io ero disponibile” “poi?” “poi dopo un’inizio a rilento si è capito che non era il mio ruolo, e così invece di ostinarsi a farmi fare l’attaccante hanno capito che il mio ruolo era un altro!” “pensi quanto tempo avrebbe speso meglio…” “e qui ti sbagli, non è stato tempo perso! non lo è mai. quei periodi in attacco mi hanno fatto vedere il mondo da una prospettiva che non conoscevo, che mi era oscura. ora forse mi muovo meglio perchè so un pizzico ragionare come si sta in mezzo all’area.” “però ci vuole fortuna. ci vuole un mister che crede in te prima di quanto crede nelle tue capacità!” “e io l’ho trovato, se no sarei stato perso. perduto forse anche…”

“…c’era una volta un uomo che sognava a denti stretti, che prendeva il volo anche senza ali…”


un dizionario per capire

aprile 3, 2016

tratta da flickr.com dall’album di “Daniel Mennerich”

prima c’era un pensiero, poi un’idea. resta sempre il problema di raccontare ciò che abbiamo dentro a chi abbiamo ci sta attorno. uno degli ostacoli è quello della lingua. spesso mi rendo conto che raccontare le cose utilizzando una lingua che non conosco bene come l’italiano mi aiuta a focalizzare i punti importanti di ciò che devo dire. mi aiuta ad essere conciso e mirato nell’esprimere ciò di cui ho bisogno. alle volte attenuiamo i concetti con mille sfumature solo perchè ci fa comodo. Superato il problema della lingua arriva un problema insormontabile, che è quello del vocabolario. Ad esprimere a parole i nostri pensieri facciamo fatica, perchè la parola scritta o orale, comunque detta è comunque sempre una semplificazione di quello che proviamo. e quindi alle volte il mondo che percepiamo, che ci immaginiamo dipende fortemente da questo nostro vocabolario. e si creano montagne di problemi in un mondo in cui ciò che io chiamo pera per te è una mela. alcuni dei nostri di tutti i giorni problemi derivano proprio dalla difficoltà con cui comunichiamo. per ciò esistono forme non verbali, meno strutturate in cui traspirano più nel profondo le nostre emozioni. per fortuna.

ci sono dei giorni che mi chiedo se un cambiamento può essere in male o in bene. nel senso che  il cambiamento di per sè non lo è mai, ciò che ne determina la sua qualità è forse come noi ci comportiamo. poi in realtà è molto più complicato come discorso. è che alle volte penso più che altro che il cambiamento abbia un verso, un’orizzonte, una prospettiva, ieri o oggi. scegliamo noi dove voler andare. non è semplice. non lo è mai!

“ma quindi capitano lui non voleva smettere?” “no. si ostinava ad andare avanti” “tanti gli dicevano di mollare, che il suo ricordo sarebbe stato quello di un grande giocatore, invece” “ma non valeva più nulla?” “ormai non più. caratterialmente non riusciva a gestire i compagni giovani. le tattiche erano troppo complesse per la sua ottica. il fisico era sempre più debole” “però se ricordo lo mettevano spesso in campo…” “è stata la sua maledizione, il voler dimostrare di aver ancora qualcosa da dare, senza poterlo fare…” “e ora?” “ora tutti lo hanno dimenticato, tutti ricordano come è finito e non cosa è stato…”

“…portami lontano a naufragare…”