dietro le nostre azioni

ottobre 31, 2016

tartta da flickr.com dall’album di “rohypnol [Francesco Zaia]”

le azioni non sono assolute, le intenzioni contano. spesso mi rendo conto che la stessa azione che faccio avrebbe valori diversi a seconda di quello che ci sta dietro. se non realizziamo questo non riusciremo mai a vedere oltre il nostro vissuto. di fondo, ogni azione che facciamo ha un proprio tornaconto, un egoismo di fondo. un farci stare meglio o almeno non male. poi come questo si manifesta è un altro discorso e ben più complesso. però quando riesci ad avere i migliori propositi le azioni hanno anche esiti migliori.

cosa siamo disposti a perdere? cosa mettiamo in gioco? scegliere è sapere di lasciare per sempre indietro qualcosa o qualcuno. però dobbiamo sempre ricordare e focalizzarci su quello che abbiamo e che siamo. non dobbiamo mai smettere di credere che un domani migliore sia possibile, anche un po’ grazie a noi. scegliere ci permette di dare sfumature e tonalità, di dare un’ordinamento alla nostra vita.

“si rende conto che sta per giocarsi la semifinale da capitano? dopo tanti anni nessuno lo avrebbe mai detto” “lo so, nemmeno io ci avrei creduto” “è che non basta essere determinati e fortunati” “no, serve anche il talento, la capacità di stare in campo” “quella o ce l’hai o nulla però” “non proprio, la devi affinare negli anni. devi imparare a vedere orizzonti dove gli altri vedono montagne chi più chi meno un pochino ce l’abbiamo tutti, solo che non sempre la sappiamo ascoltare”

“…gli occhi dischiuse il vecchio al giorno…”


specchiare l’altro

settembre 30, 2016
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tratta da flicrk.com dall’album di “Roberto Taddeo”

l’invidia è un brutta crepa che si instaura nei rapporti, il problema è che è un sentimento profondo, spesso incontrollabile e per combatterlo una maniera è quella di razionalizzarla. spesso chi invidiamo sono quelle persone che riescono ad arrivare dove vorremmo, che ottengono risultati senza la stessa fatica, che trovano più fortuna nella loro strada. ed è qui il problema, che noi cambiamo quella che è la nostra prospettiva, invece di focalizzarci su di noi, capendo cosa va o non va pensiamo agli altri a cercare solo le differenze che ci fanno comodo. se io sono contento di chi sono e dove sono, perchè devo prendermela con gli altri se loro non mi danneggiano? alla fine è sempre questione di saper attendere. troppo veloce a volte va poco lontano.

il vero problema è iniziare a non avere più la sensibilità per capire le persone attorno a noi. a sminuire i loro problemi. a dire che quelli, per noi, non lo sarebbero. quando smettiamo di vedere l’altro in noi stessi, e preferiamo vedere noi nell’altro, allora è il momento di fermarsi e rendersi conto di quante persone si stanno piano piano allontanando. è facile dire come faresti tu, ora e subito, senza una storia prima ed una storia dopo. ben più difficile è cercare di guardare il mondo con gli occhi dell’altro che ci sta accanto. che ha bisogno. che ha fame. che ha paura. che ha sonno. che è stanco. che è triste. che è felice. che è allegro.

“capitano siamo arrivati agli ottavi! e non sappiamo come fare. tutte le squadre sono inarrivabili” “non guardare al futuro, non sai cosa ti aspetta. guarda a tutto ciò che è stato!” “e cosa è stato? abbiamo perso contro tutte le altre 15 squadre classificate” “però abbiamo anche vinto, qualche volta!” “e basta? ci raderanno al suolo” “ricordati sempre che è la speranza è ciò che ci fa correre quando tutti attono sono fermi!” “daje” “daje tutti”

“…e la primavera è come l’inverno…”


inavvicinabile

agosto 16, 2016

tartta da flickr.com dall’album di “lighthousenewsus”

domani resteranno le azioni che abbiamo fatto e le scelte che abbiamo preso, non le intenzioni o i desideri. è difficile lasciar qualcosa indietro oppure gettarsi in qualcosa di totalmente nuovo. perdere insomma quei pilastri che ci hanno sempre tenuto in piedi. perchè i mondi nuovi le grandi opportunità sono straordinare, ma anche terribili per tutto il vuoto che va riempito. il domani arriva e si porta via tutto quello che ora c’è, così dobbiamo spingerci a costruire qualcosa di profondo, solido, che guardi al futuro. e così mi interrogo sempre più sepsso su quale sia la mia prospettiva, le mie ambizioni. nebbia.

nel limbo in cui sono mi ritrovo a pensare a momenti passati. più vado indietro e più le sfumatrue si attenuano. mi rendo conto che tanti problemi che avevo, erano solo sciocchezze. che forse ho perso tanto, proprio per paura di perdere tanto. però mi rendo anche conto che serve sempre la giusta distanza quella per cui qualsiasi cosa è insormontabile e nulla è poi così importante. la verità è che a quell’idea che io non riuscivo a capire ci erano arrivati già due persone, da posizioni totalmente diverse. ci vuole una prospettiva nuova.

“capitano, ma se non ce la facessimo?” “tu non farti questa domanda, ora preoccupati solo di riuscire a correre” “non abbiamo la minima possibilità” “forse è vero, ma il punto è che se ti arrendi prima, se nemmeno provi ad imporlo un tuo gioco, giusto o sbagliato che sia, non ha nemmeno senso.” “va bene! ma quella volta che eravate 10 gol sotto?” “ecco, quella volta lì credo che avremmo perso in ogni caso, ma almeno imponendo un nostro gioco, non quello degli altri” “io non ce la faccio!” “stai tranquillo…”

“…tutto quanto si srotola del nostro film da pellicola…”


cambiare e capire

agosto 2, 2016

tartta da flickr.com dall’album di “Cristiano”

era come se un enorme sasso stesse cadendo. indietro non si torna. non so cosa mi capiterà domani, cosa la vita mi riserva, so però che serve un cambiamento. serve vedere in maniera diversa cose che sono nuove. era da tanto che non provavo certe emozioni, me le ero quasi dimenticate. e la cosa interessante è che fino a poco tempo fa nemmeno sapevo che esistessero. il domani fa paura, per cosa ci aspetta e perchè il tempo non torna indietro, nè si ferma, va oltre. a volte troppo veloce, così veloce che nemmeno riesci a seguirlo.

vedere la strada fatta, dopo fa impressione. vedere quanto sono lunghi i passi che facciamo, le distanze che copriamo, gli ostacoli che superiamo. ieri e oggi. mi sembra sempre di stare fermo, e quelle poche volte che mi sento in movimento è perchè poi vado a sbattere da qualche parte. però, però in tutta questa frenesia, in questo perdere continuamente l’orientamento una strada è fatta. e non importa cosa ti diranno, non importa se c’è chi è meglio. la prima persona a cui devi rendere conto sei te stesso. il resto, forse, verrà dopo.

‘a vedere gli schemi dalla lavagnetta sembrava tutto semplice’ ‘mi ricordo la prima volta che giocai, all’esordio. le partite prima stavo a guardare le prime volte non ci avevo capito nulla’ ‘è un linguaggio inspiegabile’ ‘poi mano a mano che le stavo a guardare diventavano più chiare, mi ero fatto un’idea’ ‘beh ma all’esordio’ ‘ecco, lì fu un trauma, perchè sul campo, a pochi metri di distanza da quella chiarezza nulla era più chiaro’ ‘eh..stare in campo non si può insegnare carta-e-penna’ ‘ero perso. vedevo i miei compagni muoversi, seguire una tattica, un ritmo, un gioco. qualcosa di cui avrei dovuto fare parte, ma che non capivo’ ‘e ora’ ‘ci ho messo degli anni, ora piano piano sto imparando…’

“…ma il suo sguardo è una veranda…”


idee e prospettive nuove

luglio 10, 2016

tratta da flicrk.com dall’album di “Klaus Nahr”

bisognerebbe smettere di guardare con uno sguardo vecchio cose che sono nuove. gli anni passano e il mondo attorno a noi cambia si modifica e noi alle volte non siamo più in grado di capirlo di stare al passo. se vogliamo una vita piena, sotto tutti i punti di vista dobbiamo accettare di cambiare certe prospettive e idee nel corso di essa. evolvere. vedere oggi qualcosa che ieri non c’era e che domani non ci sarà più. l’errore grande che facciamo – forse perchè è l’unica cosa che possiamo fare – è spiegare il presente con il passato. ci sono poi persone che vedono connessioni impercettibili, storie già viste e analogie incredibili. delle volte ci prendono, altre no. poi ci sono quelli che pensano diversamente, che creano idee nuove. solo delle volte funziano, ma sempre sono qualcosa che ha provato a cambiare l’ottica del mondo in cui viviamo, della nostra vita.

quelle montagne le ho nel cuore ormai. passeranno gli anni. mi capiterà magari di non tornarci più, ma quell’aria, quelle passeggiate, quei panorami quel cielo azzurro e quelle nuvole le ho per sempre con me. poi ci sono i ricordi, poi ci sono le emozioni. non potrò mai scordare ciò che ha scaldato così il mio cuore. le idee si schiariscono, il ritmo per poco tempo si rallenta, cambia e tu riesci a vedere cose che fino a che le vivi tutti i giorni non ti rendi conto di quanto siano inutili o preziose. di quanto ti manchi una parte della tua vita. non si può viviere per sempre in una bolla, ma delle volte andarci ti aiuta a dare le giuste prospettive alla tua vita. per poi tornare e ricominciare.

‘in queste situazioni di inferiorità numerica, di svantaggio, di difficoltà come dobbiamo fare?’ ‘non c’è un modo giusto, dovete solo provare e crederci davvero’ ‘ma è impossibile’ ‘no! è solo molto difficile, e magari non ce la faremo, magari verremo sommersi. però l’unica maniera per provarci e quella di combattere fino alla fine, anche se poi tutto andrà male, perchè non potrei più guardarmi allo specchio se smetto prima, se abbandono quando non è ancora il momento’

“…Ammazzo il tempo provando con l’auto meditazione canto un po’…”


la soluzione

giugno 30, 2016
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tratta da flicrk.com dall’album di “Wind&Wuthering”

in fondo speriamo sempre che Davide vinca contro Golia. se non abbiamo altre ragioni per sostenere il più forte, preferiamo tifare per il più debole, per lo sfavorito. Proviamo a tifare chi ci dà una speranza, anche esile, che puoi andare oltre le aspettative. difficile, ma non impossibile. se no non ha senso nemmeno provarci. se no non ha senso nemmeno sognare. non si può sempre raggiungere un sogno – purtroppo e per fortuna–, ma quando ce la facciamo è perchè Davide ha vinto.

“focus on the problem..” il trucco è semplicemente questo! spesso ci capita di provare emozioni forti, confuse, senza motivi e sproporzionate alla causa. quello che sbagliamo nell’analizzare la situazione è che spesso non ci focalizziamo sul vero problema, ma solo sui contorni o sulle piccole cause scatenanti. perchè è molto più facile! qual è il fatto che ha davvero provocato tutto? il problema è che alle volte questa ricerca porta alla luce aspetti e debolezze molto radicate in noi e quindi ci fa comodo trovare scuse marginali, star lontanto dalle nostre debolezze. però ecco, solo una volta trovato il problema profono si può iniziare ad affrontarlo e risolvere a cascata tutto il resto, ricordando sempre di guardare al domani.

“se li vogliamo fermare dobbiamo essere impeccabili e organizzatissimi…” “ma sono grossi il doppio di noi!” “tu corri” “ma sono molto più esperti di noi” “non importa! corri…al resto ci pensiamo poi, al resto ci penseremo sul campo. ora dobbiamo solo essere una squadra” “non possiamo perdere” “andrà come andrà, gioca come un’unica squadra, non come uno di essa”

“…e sempre allegri bisogna stare, che il nostro piangere fa male al re…”

 

 


desiderare di accettare

maggio 30, 2016

tratto da flickr.com dall’album di “moluda”

ci sono dei giorni che vanno a velocità diverse, in cui la percezione di cosa hai attorno è diversa! tanto di chi siamo è chi vediamo nello specchio, ed è per questo che ci meravigliamo quando le persone vedono in noi qualcosa che era sopito. vediamo troppo spesso la felicità in ciò che era, in un qualche passato. non lo so, credo che la chiave di tutto è quella di accettare i limiti e muoversi intorno a quelli. possiamo desiderare con tutto il cuore che succeda l’impossibile, o a muoverci da dove siamo. chissà se le rivoluzioni sono inevitabili.

com’è bello il mondo quando si ha la forza di esplorarlo! come è bello il prossimo quando si ha il coraggio di conoscerlo. nella stanchezza dei nostri giorni, nella fatica delle nostre vite ci dimentichiamo troppo spesso cosa ci tiene a galla… ci sono giorni e persone che alle volte te lo ricordano. che ti fanno capire come conta davvero ciò che fai e quello in cui credi!

“quanto avevate provato quegli schemi?” “era tutto l’anno che li perfezionavamo…” “ogni volta che guardo gli appunti della partita e i video mi pare incredibile come ce l’abbiate fatta!” “sai, non so se ce l’abbiamo fatta, in realtà era solo che ci sono venute tante manovre che mai avremmo pensato.” “l’ungherese era inarrestabile” “no, semplicemente serviva una compattezza di squadra e uno spirito di sacrificio maggiori. andare oltre la singola prestazione”

“…quella ragazza è ossessionante Jeeves…”