Cadi e poi ricadi

marzo 31, 2019
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tratta da flickr.com dall’album di “Hamish Irvine”

quando cadi e poi ricadi. Ci sono dei momenti nel lungo cammino della vita in cui cadiamo – forse facciamo fatica anche a rendercene conto – e poi arriva il momento in cui decidiamo di ripartire, rialzarci. Ecco le storie non vanno sempre così lisce, alle volte, anche con tutti i buoni propositi ricadiamo, forse peggio di prima. In realtà nel brevissimo tempo riusciamo a migliorare, cambiare verso il meglio ciò che andava storto, poi però quasi all’improvviso ci ritroviamo in una situazione ancora peggiore di quella in cui eravamo prima, di nuovo senza rendercene conto. Così ci sembra di aver buttato via tutti i nostri sforzi, che nulla è possibile. La maggior parte delle volte è solo che non abbiamo costruito delle solide basi, delle protezioni degli appiggli a cui aggrapparci. Di fretta. Adagio.

C’è una strada piena di nebbia e per quanto mi sforzo di non aver paura, non la voglio attraversare. Come è difficile scegliere quando si hanno altre scelte. Forse ora non è il momento, ma  ci dobbiamo preparare per quel cammino, prima o poi toccherà intraprenderlo.

“ti ricordi cosa è successo lo scorso allenamento?” “Sembrava fosse nata una squadra, qualcosa oltre l’avere altri compagni in campo nello stesso momento” “Già… è solo da lì che possiamo partire.” “Come hai fatto?” “Ho dato loro tempo per conoscersi, capirsi e sopportarsi…” “Ci vuole pazienza”

“…There’s nothing left, all gone and run away…”

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Scelte consapevoli

febbraio 13, 2019
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tratta da flickr.com dall’album di “Peter Gawthrop”

una scelta vuol dire lasciare indietro qualcosa. essere consapevoli di quello che non sarà è fondamentale. Prima di tutto ci fa capire meglio dove stiamo andando e poi ci aiuta meglio a definire chi siamo. Per le scelte importanti indietro non si può tornare, al massimo con molta fatica si possono sbiadire gli effetti, ma la reversibilità totale non esite. Così ogni tanto dobbiamo fare un esercizio e pensare cosa sarebbe la nostra vita se avessimo scelto diversamente. Vedere la nostra vita da un’altra prospettiva è un’ottima idea per chiarire chi siamo, e chi siamo diventati. Per essere felici.

Ci sono dei romanzi che faccio fatica a leggere: troppo caotici o troppo descrittivi. Non che siano brutti libri, è che non sono il mio genere. Ci metto un sacco a finirli e dopo qualche anno nemmeno mi ricordo cosa raccontavano, pur sapendo di averli letti. Invece ci sono libri che sono dei fulmini, mi prendono dalle prime pagine. Sono catapultato in quella realtà e riesco a vedere personaggi e luoghi oltre le parole del libro. Ricordo storie, passaggi e frasi. Mi lasciano qualcosa. Una storia e un’idea.

“Bene la squadra siete voi…” Ci fu un attimo di silenzio in cui tutti si guardarono, anche se alcuni si conoscevano già era una prima volta assieme. “Non sarà facile… Grazie che avete deciso di credere in questa idea…” Il silenzio nelle pause del discorso era rotto dai respiri profondi e dalla pioggia. “Nel momento più buio di questa squadra abbiamo deciso di ricominciare. Non sono il migliore, ma ho ancora qualcosa da dire. Abbiamo tutti da dimostrare qualcosa sul campo. Non diamoci per sconfitti prima ancora di esser scesi in campo. La prima partita di campionato è tra un mese…” “daje mister…” “daje tutti!”

“…lasciaci tornare ai nostri temporali…”

 


Progetti e pazienza

gennaio 30, 2019
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tratta da flickr.com dall’album di “Forgemind ArchiMedia”

Il disegno preparatorio, o l’arte per realizzare idee.  Alle volte ci dimentichiamo – o non riuciamo proprio ad immaginare – tutto il lavoro che ci sta dal concepimento di un’idea alla sua realizzazione: che sia un’opera artistica o meno. Poi capitano delle occasioni in cui possiamo ammirare con più attenzione vari passaggi e studi preparatori a quella che è l’opera finale. Schemi, bozzetti, linee di costruzione, prove e appunti. Ed è affascinante poter vedere come un’idea si sviluppa ed evolve fino a realizzarsi. Tanto meno conosciamo l’ambito tanto più ci viene da pensare che in fondo il progetto importa poco, si interpreta, conta solo la realizzazione. Ma un progetto ci vuole sempre, non fosse per quella schematizzazione che è in grado di trasferire le idee.

Quando le montagne sono troppo alte. Quando non si vede la fine. Quando la corsa è appena iniziata e già ci sentiamo affaticati. Quando non sappiamo da dove iniziare. Quando sentiamo solo le paure. Quando il mondo attorno a noi sembra andare troppo veloce. Quando ci sentiamo senza un futuro, ma costretti al domani. Un punto da cui reagire, è guardare dietro di noi la strada che abbiamo fatto, come siamo cambiati e cresciuti. Com’eravamo anni prima. E allora vedremo tutto quello che abbiamo imparato e ci renderemo conto che oggi come allora pensavamo che non ce la faremo mai.. Ma alla fine ce l’abbiamo sempre fatta.

“Mister, con questi nomi non saremo mai competitivi. Ne è sicuro?” “Assolutamente!” “Perchè? Cosa c’è che io non riesco a vedere?” “La squadra, l’insieme. A questi livelli non vinco avendo il migliore, vinco avendo la squadra migliore” “Prima che tutti questi imparino a giocare assieme perderemo tantissime partite” “Una marea, già lo so. Ma è stato così anche per noi, ricordi? Serve solo tempo, pazienza e prospettiva… Basta solo seminare bene” “Da quale iniziamo?” “Da lui, chiamalo…”

“…Mi avrai verde milonga inquieta che mi strappi un sorriso…”


Prospettive del nuovo

gennaio 17, 2019
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tratta da flickr.com dall’album di “Dave Hilditch Photography”

Quando il cambiamento ci è imposto, dobbiamo imparare ad adattarci quanto più velocemente possibile alla nuova situazione. Trovare nuovi spazi, tempo per noi e anche prospettive e poi da lì ripartire. Darsi la possibilità di cambiare ci pone di fronte alla domanda su chi siamo stati/siamo/saremo. In tanti anni mi sono reso conto che queste risposte non le ho mai avute al momento del cambiamento, solo in tremendo ritardo quando ho capito davvero cosa è stato quel passaggio nel percorso della mia vita. La giusta prospettiva.

Ci sono delle scelte che non facciamo per paura di quello che potrebbe capitare. Immaginiamo che le conseguenze siano enormi, tremente e non valgano la pena di rischiare. Perchè? In fondo sto bene dove sono ora… come potrei riunuciare a tutto questo? Più cresciamo più la lista dei pro e dei contro diventa complessa da analizzare e valuare, ma soprattutto – andando avanti – perdiamo la capacità e la forza per riuscire a rialzarci. Certo se scegliamo sempre la sicurezza o il noto, domani ci troveremo più al sicuro sulla stessa strada di ieri, ma davvero ne vale la pena? Ho paura che a lungo termine ci renda vuota e piatta la nostra vita, senza emozioni belle o brutte. Solo un vuoto tragitto in attesa di un qualche improbabile futuro.

“non gli avrei dato mai fiducia con quel cappello, la sciarpa di lana e la giacca di una taglia più larga…” “invece?” “invece era uno dei più lungimiranti dirigenti che abbia mai incontrato” “ha vinto tanto?” “non lo so nemmeno, ma non è quello il punto. Era cosa aveva fatto, chi aveva cresciuto e come aveva cambiato la società” “Ok, ma in cosa era…” “lungimirante? sapeva ascoltare in silenzio, era calmo ma deciso, faceva sempre domande precise e mai scontate. In quei primi miei anni – quando giocavo là – era tra quelli che credevano di più…”  “in lei? nella squadra? di vincere il campionato?” “no, nel futuro.”

“…tienimi forte, stasera qualcuno verrà…”


Alternative e opportunità

gennaio 9, 2019
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tratta dad flcikr.com dall’album di “Pat David”

viaggiare aiuta e fa crescere. Viaggiare ci fa a conoscere culture diverse e tante persone nuove. Viaggiare ci fa maturare. Essere convinti che quello che facciamo sia il meglio è l’unica scelta che abbiamo, se pensiamo che non esistano delle alternative. Conoscere altre chiavi di lettura del mondo ci dà nuove prospettive su quello che sappiamo e che facciamo, ci dà la possibilità di scoprire aspetti che noi davamo per sottointesi o scontati. Non muoversi dalle proprie origini ti lascia quell’idea che le cose si possono fare in un solo modo perchè si sono sempre fatte così e a te non resta che andare avanti e far passare il tempo e non saper rispondere a chi ti dice che le cose così non vanno bene.

Se non usciamo di casa le opportunità per il domani non ci potranno mai capitare. Sperare che il mondo ci aspetti, è ridicolo. Le occasioni sono dove noi le sappiamo vedere. Come per una fotografia, le occasioni – certo – sono date dal contesto ma sta a noi saper vedere in quel paesaggio che cambia qualcosa di unico. Delle volte siamo noi che le andiamo a cercare, altre volte sono loro che ci vengono incontro… però starà sempre a noi saperle prendere.

“Mister allora da dove iniziamo?” “Dalla fine. Perchè la squadra si è sciolta.” “La delusione della sconfitta, la paura di sentirsi non all’altezza, le differenze di vedute” “Non erano una squadra, ma solo tanti giocatori con una stessa divisa” “L’ultimo anno fu tragico: arrivavano, giocavano o si allenavano e andavano via. Basta” “Ecco il problema, era morta la squadra… allora dobbiamo ricominciare proprio da quello che è mancato. L’emozione di giocare assieme.” “E dove la troviamo?” “Qualche nome ce l’ho…”

“…No giving up when you’re young and you want some…”


Specchio nel tempo

dicembre 29, 2018
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tratta da flickr.com dall’album di “gianluca locicero”

guardarci allo specchio ogni giorno ci aiuta ad affrontare le giornate, controlliamo come stiamo e poi usciamo. però guardare la nostra immagine giorno dopo giorno annebbia quelli che sono i cambiamenti. se il cambiamento è appena percepibile allora non ci rendiamo nemmeno conto di dove stiamo andando. Tanti piccoli passi sono in grado di portarci lontano da dove eravamo, nel bene e nel male. Ed è allora per questo che dobbiamo ricordare, noi siamo la nostra storia. Guardare nello specchio del tempo ci aiuta a capire meglio chi eravamo, chi siamo e chi stiamo diventando, cercando sempre di essere felici. Una foto, un ricordo, delle persone, una canzone.

Ci sono volte che ci spingiamo a mangiare delle novità: cucine straniere, piatti mai assaggiati, rivisitazioni e sperimentazioni. Alcune volte va bene, altre ce ne pentiamo. Capita, è giusto che sia così, ed è anche la sola maniera che abbiamo di conoscere nuovi orizzonti. Poi ci sono altre volte in cui cerchiamo la sicurezza di un sapore conosciuto. Allora la maggior parte delle volte va a finire che non sentiamo nulla, mangiamo un ricordo, niente di nuovo. Fino a quando non si accende una scintilla e qualcuno è in grado di riproporci il solito piatto, cucinato come sempre, facendoci provare una sensazione nuova. Un profumo, un colore, un sapore, una consistenza che ci sono sempre state, ma in secondo piano. scoprire.

“Come è andata la riuione? Siete rimasti in quella stanza per 3 ore…” “Dovremmo ricominciare da capo e creare la nuova squadra.” “Sì, ma questo già lo sapevamo.” “Esatto.” “Ma ci sono novità?” “Sì, te le racconterò poi, ma prima dobbiamo capire se abbiamo la stessa prospettiva. Perciò, qual è la tua?” “Crescere, Provare, Sbagliare, Rialzarsi, Imparare e…” “…Cambiare. Bene, sei la persona giusta.”

“…Era la vita che avevo già immaginato, ma diversa nel finale…”


Emozioni dal vivo

novembre 20, 2018
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tratta da flickr.com dall’album di “Ramón”

l’emozione della musica dal vivo – live – è indescrivibile. Suoni che arrivano direttamente all’orecchio, come pieni di un’energia e un sentimento che puoi cogliere solo lì. Ci sono concerti e concerti, dove si canta tutti assieme o dove stai in sileznio lasci che la melodia faccia il suo corso. La musica dal vivo, in fondo, è piena di minime imperfezioni legata alla complessità dell’evento, ma proprio per questo è un’esperienza unica e irripetibile. E in quel breve istante che intercorre tra l’udito e l’ascolto, là le nostre emozioni si faranno più intense e prenderanno spazio, ci sembrerà di essere lontano dai problemi o, almeno, allevieremo la stretta.

Per quanto ci sembra banale, dobbiamo avere a che fare col nostro passato: è inevitabile e non è semplice. Tra i rischi che possiamo correre c’è quello volerlo rivivere in continuazione e il suo opposto dimenticarlo come se non ci fosse mai stato. La prima strada ci porta ad idealizzare un passato – che a volte nemmeno c’è stato – a volerlo rivivere a spiegare il presente con quegli schemi, riconducendo tutto ad un momento della vita in cui ci era sembrato di capire l’inizio e la fine. Poi il mondo cambia, e noi restiamo indietro. Oppure c’è sempre la possibilità di dimenticare, cancellare ciò che è stato. Lasciandoci così la sensazione di vivere sempre in eterno presente, con poca memoria ed emozioni acerbe. In medio stat virtus…

“in questo momento sono in balia degli eventi, e se ci pensi fa paura” “ce l’ha sempre fatta. e anche sta volta riusciremo a tirare su la squadra” “stavolta è diverso, è un mondo nuovo…” “lo è sempre stato, lo avete sempre detto” “Sì, ma guarda è tutto distrutto e abbandonato, non so nemmeno da dove cominciare” “ecco, questo può essere un punto di inizio” “giusto… poi si vedrà. Ti ricordi?” “non ce la faremo mai…” “…ma alla fine ce l’abbiamo sempre fatta”

“…ragazzi scimmia del jazz, così eravamo noi…”