Emozioni dal vivo

novembre 20, 2018
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tratta da flickr.com dall’album di “Ramón”

l’emozione della musica dal vivo – live – è indescrivibile. Suoni che arrivano direttamente all’orecchio, come pieni di un’energia e un sentimento che puoi cogliere solo lì. Ci sono concerti e concerti, dove si canta tutti assieme o dove stai in sileznio lasci che la melodia faccia il suo corso. La musica dal vivo, in fondo, è piena di minime imperfezioni legata alla complessità dell’evento, ma proprio per questo è un’esperienza unica e irripetibile. E in quel breve istante che intercorre tra l’udito e l’ascolto, là le nostre emozioni si faranno più intense e prenderanno spazio, ci sembrerà di essere lontano dai problemi o, almeno, allevieremo la stretta.

Per quanto ci sembra banale, dobbiamo avere a che fare col nostro passato: è inevitabile e non è semplice. Tra i rischi che possiamo correre c’è quello volerlo rivivere in continuazione e il suo opposto dimenticarlo come se non ci fosse mai stato. La prima strada ci porta ad idealizzare un passato – che a volte nemmeno c’è stato – a volerlo rivivere a spiegare il presente con quegli schemi, riconducendo tutto ad un momento della vita in cui ci era sembrato di capire l’inizio e la fine. Poi il mondo cambia, e noi restiamo indietro. Oppure c’è sempre la possibilità di dimenticare, cancellare ciò che è stato. Lasciandoci così la sensazione di vivere sempre in eterno presente, con poca memoria ed emozioni acerbe. In medio stat virtus…

“in questo momento sono in balia degli eventi, e se ci pensi fa paura” “ce l’ha sempre fatta. e anche sta volta riusciremo a tirare su la squadra” “stavolta è diverso, è un mondo nuovo…” “lo è sempre stato, lo avete sempre detto” “Sì, ma guarda è tutto distrutto e abbandonato, non so nemmeno da dove cominciare” “ecco, questo può essere un punto di inizio” “giusto… poi si vedrà. Ti ricordi?” “non ce la faremo mai…” “…ma alla fine ce l’abbiamo sempre fatta”

“…ragazzi scimmia del jazz, così eravamo noi…”

 

 

 

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Consigli dal futuro

ottobre 31, 2018
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tratta da flickr.com dall’album di “Marco”

Tra le tante domande che vorrei fare al me del futuro in questo periodo ce n’è una che più mi torna in mente: “quando hai sprecato il tuo tempo?”. Come un avviso, a ricordarmi dove val la pena avere pazienza e dove invece è meglio passare oltre. Perchè da vicino, molte cose sembrano problemi oppure meraviglie, allontandoci ci rendiamo conto che il mondo è diverso. Nel lavoro come nella vita, e focalizzarsi i propri valori, avere un progetto, una prospettiva, un sogno e un bel ricordo. Far crescere le piante e vedere i frutti.

La routine aiuta perchè alleggerisce la fatica di pensare le azioni. La mattina appena svegli avere un ordine con cui fare le cose ha un che di rilassante. Ci sono mattine in cui sei più con calma e hai quei minuti che ti prendi per te, ascoltando la radio, la musica o la televisione. Altre volte di fretta, ma sempre con una routine, quasi una coreografia introduttiva allo spettacolo che sta per iniziare. la giornata.

“Non so nemmeno da dove iniziare.” “Cosa c’è da fare?” “Tirare su una squadra da zero, torvare un campo e strutturare una società, per iniziare” “Vabbè ma prendiamo quello che è rimasto” “Non possiamo ricostruire sulle macerie. Dobbiamo ricominciare da capo, servono nuove idee.” “E il vecchio lo buttiamo vita tutto?” “assoltuamente no,saraà il materialec on cui inizieremo a ricostruire le colonne portanti”

“…Ahi Velasquez, com’è duro questo amore…”


Soggetti sempre uguali

settembre 30, 2018
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tratta da flickr.com dall’album di “Angélique Haÿne”

guardando al passato, ci sono dei punti di svolta nelle nostre vite: bivi che ci porteranno tempo dopo ad una situazione migliore. Perchè nel più buio dei nostri giorni, se ci pensiamo, dopo ne siamo in qualche maniera usciti, non indenni o senza cicatrici, ma ne siamo fuori. E allora questi punti di svolta alle volte sono momenti terribilmente semplici in cui, a differenza di tutte le altre volte, abbiamo deciso di provare a prendere in mano la nostra vita e andare oltre. Un tavolino di un bar all’aperto, un posto finestrino su di un regionale, una piazzetta di un parco vicina ad un ponte.

A distanza di anni,  ho rifatto una foto uguale di uno stesso soggetto, come a dirmi che quel soggetto mi ispira quello. E’ un commento che non mi era mai capitato, non era fatto in senso negativo o positivo, era una semplice constatazione. Però mi ha fatto riflettere, di come il mondo che noi vediamo passi sempre per i nostri occhi, canoni e gerarchie. Che in fondo il nuovo e il vecchio sono solo evoluzioni di idee, sensazioni ed emozioni. Ed è a questo punto, quando sembra che non ti sei mosso, che ti rendi conto di quale è il tuo punto fisso e tutto quello che si è mosso attorno a quell’idea.

“Perchè ritornare?” “Me lo sono chiesto anche io. E ho capito che era un bisogno profondo di un’idea da trasmettere” “Sì, ma aveva vinto praticamente tutto allora, sembra un accanirsi col passato” “No, perchè ora torno da mister, non da giocatore.” “Ed è per questo che riparte – dalle ormai macerie – della sua vecchia società?” “Sì, lì ho capito che dovevo essere il meglio di me. il resto sarebbe venuto dopo” “Grazie. e in bocca al lupo”

“…c’è sempre un motivo per tornare a capire…”


la linea del cambiamento

settembre 17, 2018
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tratta da flickr.com dall’album di “David Yu”

esiste una sottile linea, che è quella del cambiamento. Ci sono temi per cui siamo schierati per lasciare le cose come sono, altri in cui combattiamo per andare oltre il “si è sempre fatto così”. E’ difficile vivere ogni giorno essendo disposti a perlustrare il cambiamento: perchè vuol dire mettersi in gioco, accettare di aver sbagliare, mettere in conto che magari stiamo sbagliando e che comunque ci toccherà ancora evolvere la nostra posizione o idea. Questo non vuol dire che diremo tutto e il contrario di tutto, dei pilastri nella nostra vita ci vogliono, piuttosto vuol dire che la visione che noi abbiamo del mondo potrebbe variare. solo che è tremendamente faticoso. Se non ce lo ricordiamo il rischio sarà quello continuare a vivere in un nostro mondo, fatto solo di ricordi, che non esiste più.

uno dei trucchi per imparare è quello di andare a dormire ogni giorno sapendo una cosa in più di tutte quelle che sapevi la mattina, ma qualunque cosa davvero: una formula, una canzone, una battaglia, un modo di perlustrare un grafo, qualunque cosa che mi ha reso diverso da quello che ero quando mi sono svegliato. Non è così semplice, perchè oltre a saperla bisonga ricordarla. La curiosità ci deve spingere lontano, a guardare il cielo e il mare e sperare in nuovi orizzonti. Ci vuole però il coraggio di lasciare i propri lidi e le sicurezze acquisite per muoverci lontano ad esplorare.

girare per le città me le fa conoscere meglio, più da vicino. Rifare ogni giorno lo stesso percorso mi fa paura, perchè magari hai trovato il più veloce, ma hai perso il piacere di conoscere ed esplorare. Fare soltanto i percorsi principali, senza perdersi e girare a caso, mi sembra di visitare quel posto a metà. Non perchè la vera anima è nascosta, piuttosto per avere nuove prospettive. Essere originale, vivere una mia esperienza.

buio “…non ce la faremo mai!” una porta che si apre “sarà più difficiel, ma almeno proviamoci!”

“…It feels so good to just get lost sometimes…”

 


Patina

agosto 31, 2018

Ci sono dei ricordi che si sedimentano e difficilmente riusciamo a rielaborarli. Non tanto perché sono complessi quanto più perché sono mitizzati, hanno attorno un’aura di perfezione di quel passato che mai è esistito. Credo, che per andare oltre serve semplicemente fare altro, costringersi a pensare diversamente e lontano. Piano piano si affievoliranno e sarai in grado di ricorde.

Il più lungo dei giorni che mi è capitato di vivere è sempre durato 24h, ma in quelle stesse mi è capitato come non mai di pensare concretamente ad alternative della mia vita. A cosa sarebbe diventato il mondo se… Poi tutto si è aggiustato. Io ho continuato la mia strada, ma con la consapevolezza che ce ne sono altre.
Alla fine mi domanderanno “perché?”, la risposta sarà semplice “non averlo fatto sarebbe stato peggio, e io la sera devo potermi addormentare” . Allora in silenzio ripenso a chi mi ha reso felice, a chi mi ha sorpreso e chi mi ha ascoltato. Tutte le volte hanno lasciato un segno, grande, così grande però nemmeno loro lo immaginavano.
“… Ricordo ma non tornerei…”

Patina

agosto 31, 2018

Ci sono dei ricordi che si sedimentano e difficilmente riusciamo a rielaborarli. Non tanto perché sono complessi quanto più perché sono mitizzati, hanno attorno un’aura di perfezione di quel passato che mai è esistito. Credo, che per andare oltre serve semplicemente fare altro, costringersi a pensare diversamente e lontano. Piano piano si affievoliranno e sarai in grado di ricorde.

Il più lungo dei giorni che mi è capitato di vivere è sempre durato 24h, ma in quelle stesse mi è capitato come non mai di pensare concretamente ad alternative della mia vita. A cosa sarebbe diventato il mondo se… Poi tutto si è aggiustato. Io ho continuato la mia strada, ma con la consapevolezza che ce ne sono altre.
Alla fine mi domanderanno “perché?”, la risposta sarà semplice “non averlo fatto sarebbe stato peggio, e io la sera devo potermi addormentare” . Allora in silenzio ripenso a chi mi ha reso felice, a chi mi ha sorpreso e chi mi ha ascoltato. Tutte le volte hanno lasciato un segno, grande, così grande però nemmeno loro lo immaginavano.
“… Ricordo ma non tornerei…”

Idee e colori per rialzarsi

luglio 29, 2018
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tratta da flcirk.com dall’album di “Federico Palucci”

quando nel film “La Haine” Huber dice che “il problema non è la caduta, ma l’atterraggio”, riassume un concetto molto sottile, ma tremendamente importante. L’istante in cui cadiamo dura davvero poco, quello che ci resta sono le conseguenze: le botte, i lividi e a volte molto peggio. Il fatto è che per quanto noi cerchiamo di non sporgerci, di non correre rischi a volte le cadute non dipendono da noi, ma da ciò che ci circonda. Allora sarà avvantaggiato chi in qualche maniera si è abituato a cadere, chi ha sviluppato i riflessi per attuttire la caduta. Nessuno in fondo se lo augura, ma casomai dovessimo cadere ci sarà quindi di aiuto la memoria di quelle volte che è già capitato: quanto male fa, in quanto passa e come rialzarsi senza avere paura o terrore di cadere di nuovo.

Concretizzare un’idea è complicato. Il primo problema è che le idee non nascono dal nulla, si sviluppano e crescono e perciò bisogna avere pazienza e saperle nutrire. Passare una giornata intera a farsi venire idee è la più grande perdita di tempo che possiamo immaginare: dobbiamo prima di tutto fare. Ed è nel fare che ci vengono idee: vedere con una prospettiva nuova le cose che sono vecchie. Le idee però sono delle scintille, dei germogli: non basta un buon seme per farle crescere, ci vuole anche un terreno attorno che le sostenga, e l’esperienza di chi le coltiva. Le idee hanno un costo, di tempo e di energie per svilupparle. Le idee sono anche un rischio, possano fallire. Così tante volte ci ritroviamo con in mano un misero fallimento quando abbiamo fatto tutto bene: semplicmente l’idea non era sufficientemete buona per dare frutti. Svilupapre idee è proprio questo: non scoraggiarsi mai, imparare sempre qualche cosa dal passato e sperare sempre nel futuro.

i colori del mare. i suoni. le onde che si infrangono. il vento che passa sopra la sabbia. i bambini che corrono e giocano. il caldo del sole che batte. la musica dalla radio. i cani che abbaiano. i gabbiani che strillano. Le nuvole che coprono il sole ad intermittenza. le persone che chiaccchierano. Concentrare tutte queste sensazioni assieme è impossibile, resta la bellezza di essere sul limite della terra, rilassato e sereno. Non capiremo mai il nostro prossimo se non ci avviciniamo e proviamo a dare un’occhiata nella sua vita.

“…mentre vedo tanta gente che non c’ha l’acqua corrente non c’ha niente, ma chi me sente…”