Un anno, dieci chili e quattro esami fa

luglio 31, 2014

tratta da flickr.com dall’album “ortica*”

Raramente parlo esplicitamente della mia vita. Cerco sempre di metterci una patina protettiva davanti. Ma oggi no.

Un anno. Un anno fa. Ultimamente mi capita spesso di pensare dov’ero un anno fa. La nebbia attorno. Gli anni dell’università mi hanno terribilmente rallentato la vita. Tutti uguali. Sempre gli stessi obiettivi. La stessa ansia. La stessa routine. Lezione, studio, esami, e poi, se ti restava tempo, vita. Certo, io forse questo lo vivevo male e, forse, tutto ciò mi ha cambiato dentro.
Un anno fa – ora lo so – stavo per risalire dal fosso in cui ero caduto. Un passo alla volta. In effetti se ora ci ripenso a dove mi trovavo e quali potessero essere i miei orizzonti e le mie aspettative non ci credo a tutto quello che ho passato negli ultimi dodici mesi. Se me lo fossi raccontato non ci avrei mai creduto. era impensabile. irreale. Però ora siamo qui, a ripensare e guardare la strada fatta. A ricordare la fatica che provavi a renderti conto che da solo non ce l’avresti mai fatta.

10 chili. Per quanto non abbia mai fatto della questione estetica un problema, pesavo davvero troppo. I muscoli se n’erano andati, ero gonfio, ero sempre affaticato e debole. Mangiavo male, mangiavo tanto, mangiavo come per sopportare lo stress. Così non andava bene.
Poi una sera guardai una mia foto, fatta mentre ero su a Vinadio. Ero davvero grosso. Non ero più quello che mi vedevo. Non ero più chi pensavo di apparire. Mi dicevo sempre che avrei perso peso una volta finita l’università. Mi davo scadenze “a poi”, che tanto avrei rinviato. 
Nel corso degli anni sono sempre stato uno studente notturno, peró nell’ultimo periodo facevo fatica a stare sveglio e concentrato fino a tardi. Non andava per nulla bene. Dormivo male e la mattina facevo fatica ad alzarmi, pur avendo fatto poco la sera prima. Ma quella volta là qualcosa cambiò: se dobbiamo risolvere anche questo problema facciamolo ora, assieme agli altri, senza rimandarlo.
A lavoro si parlava spesso di come perdere peso.Cercai un po’ di documentarmi. Il mio primo nemico non erano tanto i grassi, ma pane, pasta e i dolci. La battaglia fu serrata: ridurre il più possibile le dosi. Un po’ per caso, per le tante cose da fare e per il caldo di quei giorni mi capitò di saltare qualche pranzo, di bere solo del the. In pochi giorni persi già 2 chili e mezzo. Esteticamente non si vedeva, ma mi sentivo meglio, meno affaticato. La sera riuscivo di nuovo a studiare come ai tempi migliori. In quindici giorni, poi, ne persi 5 di Kg. Da lí fu tutto più facile un ritmo continuo. I risultati si vedevano. La mattina mi svegliavo più facilmente, dormivo meglio. Poco alla volta, diminuivo le porzioni e mi abituavo. Rinunciare al cibo anti-stress. Muovermi, camminare tanto e usare spesso la bici.

4 esami. Essenzialmente mi stavo per giocare tutto, nuovamente: ad inizio anno me ne mancavano altri 4. Con il lavoro concomitante sarebbe stato un colpaccio riuscire a passarne uno, forse due prima di giugno. Nei miei sogni utopici ne passavo due nei mesi da marzo a maggio e poi mi sarebbero rimaste le due istituzioni: una per appello, metà luglio agosto e settembre a lavorare per la tesi. Illusioni. Utopia.
Avevo iniziato a preparare sia probabilitá, che geometria. Di probabilità non ci capivo nulla: come al solito avevo iniziato piano, volendo capire tutto, ogni passaggio e ogni ragionamento, ma restavo troppo indietro rispetto alla tabella di marcia. Ricopiavo gli appunti delle lezioni, capendoci poco, trovavo il libro ancora troppo diverso dagli appunti e gli esercizi non sapevo nemmeno da dove iniziarli. Le nozioni fondamentali e la forma mentis erano ancora lontane. Disfatta. Buttiamoci completamente su Geometria, sperando che non sia troppo tardi.
Se hai due cavalli, su quale punti?
Di geometria c’era da studiare la teoria e da fare gli esercizi. In realtà una buona parte del programma era solo da riprendere, ci avevo già provato nella sessione invernale, per poi abbandonare. Ma dovevamo ricominciare. Strong. Testa bassa e pedalare lungo la salita. Senza fermarsi, chi si fermava era perso. Puntare al primo appello.
Man mano che passavano i giorni mi rendevo conto che i miei buoni propositi stavano lentamente morendo. Il primo appello era troppo vicino. E non ce l’avremmo mai fatta. Mai. Non ce la facemmo. Non arrenderti. Ormai era tramontata da tanto tempo l’idea della doppietta di istituzioni – io non ce l’ho mai fatta. Io. Si puntava al secondo appello di geometria, e al resto ci avrei pensato dopo. Occupiamoci di un problema alla volta. Chiedo a SiTI di poter fare un orario ridotto per un breve periodo cosí da studiare meglio. Di quella fase mi ricordo il cap 4 del Cox stampato frontte retro due pagine per foglio e impararsi il Nullstellensatz lungo corso Stati Uniti. Camminando. E poi l’ultima serie di teoremi, imparati pochi giorni prima dell’esame al parco dei caduti. 

Diedi l’esame. Scritto e orale. 26. Qualcosa era cambiato.

Da lí poi fu una partita e una vittoria dietro l’altra. Geometria.Laboratorio di fisica-la rivincita. Reti neurali. Probabilità. Tesi. Laurea. L’altra grande svolta avvenne un lunedì mattina, il 15 di luglio. Tornato da Vinadio mi resi conto che restava davvero poco tempo per prendere in mano e preparare probabilità. Dovevo ancora copiare gli appunti di Francesca, c’era ancora in ballo l’esame di reti neurali e poi ordinare i dati, scrivere e fare le simulazioni per la tesi. Tempo non ce n’era.


Da queste situazioni ne esci se i problemi li risolvi assieme, non uno alla volta. E non é affatto semplice da dire, da pensare e da fare. Non ce la faremo mai. Ogni giorno che passava mi rendevo conto che se avessi voluto andare oltre l’ostacolo qualcosa avrebbe dovuto cambiare. Io. Solo che non avevo focalizzato bene il quando, il perché e il come.

Il perché imparó a farmi apprezzare di più tutto quello che c’era attorno alla mia vita.
Il quando mi diede le forze per l’ultimo scatto finale.
E il come mi fece riscoprire qualcosa in me, che si era ormai assopito da 5 anni.

“…il naufragio mi ha dato la felicità che tu non mi sai dar…”


tutto quello che so dell’analisi…

settembre 30, 2011

oggi mettendo in ordine ho trovato dei quaderni su cui ho studiato analisi 3 e meccanica, vi propongo perciò un live twetting della preparazione di questi due (ultimi) esami:

– tutto quello che so dell’Analisi me lo hanno insegnato Del Bosco e la Viola.

– la noia mi sta avvolgendo come miele.

– abbiamo una paura maledetta di sentirci soli. di non essere nessuno. di non valere nulla.

– il problema è non sapere contro chi devi combattere. che sia un nemico oscuro che agisce, tu non te ne rendi conto e devi combatterlo. ma non hai le armi, o forse le hai, ma non sai dove sparare.

– qui ci vuole un’idea.

– io guardo fuori dalla finestra e piove, guardo fuori e mi tranquillizo, mi calmo. vedo le piante che si bagnano e penso che non ci puoi fare null. la pioggia cambia tutto, e non sempre basta un ombrello.

– quale è stato il peggior periodo dell’anno? se chiudo gli occhi sento il freddo, il buoi, la stanchezza, il pullman, i libri, i classici. ora è lontano.

– scrivere che y() è pari mi ha già inculato una volta.

– troppa ruggine.

– è che in fondo non senti la giusta motivazione.

– seee e questo quando, dove e come mi sarebbe venuto in mente?

– ma quante cose mi devo ricordare?

– quand’è l’ultima volta che hai vinto?

– qui si va avanti a furia di caffè.

– se passo lo scritto ti offro colazione, pranzo e cena.

– è facile salire sul carro quando sta andando. ti accodi e poi magari vinci pure. la vera difficoltà resta farlo partire, spingelo, poi va. tu resti sopra e alla fine arrivi con tanta di quella gente che nemmeno ti pare vero di trovarti con le mani piene di calli per la fatica fatta in tre all’inizio.

– sai dove stiamo andando? no, ma preferisco andare che fermarmi.

– non ce la faremo mai.

– happy family.

– le parole sono importanti.

– S. Giovanni di Fisher.

– oggi qual è la tua storia?

– fino a qui tutto bene…

– ah, ma allora era facile. easy.

– se domani divento ricco parto e non torno più.

– Roger rabbit diceva che alel volte la sola cosa che ti salva la vita è una risata. non sbagliava. ridere serve. anche quanto tutto va male, trovare qualcosa per cui ridere ti aiuta.

– io parto e dove vado?

– Calvin & Hobbes.

– dov’è che abiti tu? io non mi ridordo l’ultima volta in cui ho potuto dormire.

– più passa il tempo più svuotiamo le nostre parole. più ripetiamo sempre le stesse. se chiediamo scusa, in realtà non è poi così sentita. se diciamo grazie deòòe vpòte è di riflesso. così svuotiamo il sentimento delle nostre frasi le rendiamo senza significato.

– nonostante tutto, ricordati che pure la peggiore giornata finisce e che da domani bisogna ricominciare.

– usiamo la formula.

– non ho scelta, te la devo scrivere.

– colonna sonora Lily Marlyn, che vedi sempre alla tv.

– alla fine se scegli bene il resto è poi solo fortuna e casualità. fortuna, quella dei latini.

– io ci credevo, giuro c’ho creduto.

– aiuto sto affogando.

– la soluzione ce l’hai sempre avuta.

=== insufficiente dello scritto di giugno, lo si ridà a settembre.===

– è un’altra storia studiare sul treno

– il limsup carissimo

–  ci abbiamo preso?

– la penna non scrive

– le parole sono importanti.

– er lemma.

– il fatto è che te ne accorgi di come si sente la gente: lo si vede e lo si sente. A volte semplicemente non vogliamo lasciarci fuorviare solo da un dettaglio.

– giunti ad una tappa.

– ricominciamo

– …e un pezzo lo abbiamo capito.

– e i calcoli se li fa lui?

– ormai il caldo mi perseguita.

– quanti ricordi di mare di studio, ricordi di geometria 1.

– che palle sto teorema è solo lungo. (ma mi ha davvero salvato)

– lo rifacciamo?

– devo capire una cosa e mezza.

– no, l’acqua no. non sugli appunti.

– inizia ad essere noioso.

– bisogna saper ballare, controllare il corpo, così andrai davvero avanti, così sappiamo chi sei.

– cala su tutto una grossa nebbia.

– diamoci di zeri.

– il grosso problema restano e saranno i punti di accumulazione.

– questa battaglia prima o poi la vincerò.

– i telefilm alla mattina mi ricordano quando ero bambino, che da malato potevo stare a casa e guardarli.

– altro che battaglia, è una guerra.

– e se provassimo a vedere il tutto da un’ottica diversa?

– e non l’ho ancora capito.

– tanti ricordi di referendum.

– sono arrivto ad un certo punto in cui non vuoi più lottare, vorresti davvero solo incassare.

– se c’è una speranza questa risiede nei prolet.

– e io dove lo trovo tutto ‘sto tempo?

– see vabbè.

– quello che mi ha detto ‘sì’ che mi ha tirato su il morale.

– dai, non mollare mai.

– possibile che sbagli?

– e pensavo dondolato dal vagone…

– e io ci sarei dovuto arrivare di mio?

– sono sulle montagne russe.

– ma sì, facciamo finta che funzioni.

– cosa ti è rimasto in fondo agli occhi lo sguardo non è più quello.

– venerdì, sabato, domenica.

– troppa notazione e formalismo non aiutano.

– ci  sono pagine avvolte nella nebbia.

– uno spiraglio di luce.

– ci vorrebbe un’idea semplice, ma oramai sono troppo strutturato.

– ‘furiaceka’ mi ha salvato la vita.

– adesso si balla.

– è ‘Francesco Brioschi’ la nebbia si dirada.

– ‘dove vai? se cerchi in giro non la troverai. la strada è buia se, prima non guardi dentro a te.’

– una speranza?

– che sbatti essere un supereroe.

– ook.

– per preparare l’esame mi servirebbe il macchinario di ‘Inception’.

– le serie di (Yves Saint) Laurent, che idiota.

– la mia bravura mi ha davver stupito.

– da non crederci.

– come Napoleone a Walterloo…o no?

– La funzione f soddisfa quindi lo stesso p.c. di g e per l’unicità locale della soluzione f=g quindi è pari/dispari.

– f lipshitziana in x uniformemente in t, in un intorno del punto iniziale esiste quindi una unica soluzione locale del p.c. assegnato.

– f C^1(Omega) quindi il p.c. assegnato ammette una ed una sola soluzione locale f.

– la quiete prima della tempesta.

===Scritto,18===

– ha davvero dei begli occhi da aquilotto

– è letteralmente una corsa al massacro.

– credo che metterò su i Doors.

– è come un incontro di boxe, e devi resistere 2 round.

– it’s shaun the sheep.

– facciamo un attimo il punto della situazione: non abbiamo tempo.

– altro che le fasi del cordoglio, siamo ampliamente alla rassegnazione.

– no non finirò mai, però è meglio provarci.

– che silenzio che c’è in giro. ma il tempo corre e le lancette che vanno avanti mi martellano.

– si inizia a scricchiolare.

– ora mi ‘mancano’ due settimane di puro terrore.

– h 15.44 finito di ripassare tutto una volta.

– non bocciarti ancora prima tu, lascia che siano loro a farlo.

===Orale, 23===

 

cronache di lezioni ed esercitazioni di meccanica razionale. strumenti che ti venivano in mente copiando alla lavagna la Bonadies:

alabarda

forcone

macete

schiacciasassi

fiocina

falce

fucile di precisione

disco rotante di Xena

arco

sguinzagliare un pitbull

pietre

cerbottana

bomba a mano in bocca

sfera pokè(per catturarla)

katana

terminiamo con una frase uscita in un momento di vera disperazione e noia: “ma all’università non le fanno le prove anti-incendio?”

=======

Credo che i grandi ricordi arriveranno poi, quando tutto sarà finito o quando sarò abbastanza lontano per riuscire bene a vedere oltre la nebbia delle emozioni e andare oltre, a quei ricordi davvero indelebili.

 


algebra, 2

gennaio 17, 2010

tratta da flickr.com dall'album di "pingendiartifex"ricomincia la maratona, la 3000 siepi, chiamatela come volete!! siamo di nuovo al via. con delle analogie e dei cambiamenti… dopo un anno mi tocca rincominciare gli esami, ma questa volta del secondo anno! dopo un anno mi ritrovo di nuovo di fronte l’algebra, ma questa volta è sul serio difficile… dopo un anno ho capito cosa vuol dire prepararsi ad un esame, ma continuo ad essere teso. Dopo un anno cambi ma per certi aspetti rimani simile… solo che a volte ti spaventi, gaurdi nello specchio e non sai se sei più tu.

penso che gli sguardi delle persone siano degli oceani. degli orizzonti in cui si inabissano le pupille. E quando riesci a guardare negli occhi, dritto in quelle pupille a parlare.. sei in un mondo parallelo, solo in due! ci perdiamo tanto a non fermarci sullo sguardo, a volte ci diciamo che pare triste o cupo, ma poi ci fidiamo della parola dell’altro! a parole si maschera, ma nell’universo dei nostri occhi è impossibile mentire.. ed è stupendo saperlo leggere!

adoro il freddo, perchè lo puoi combattere, ti copri. Pulisce l’aria. quando esci e respiri a pieni polmoni l’aria gelida ti senti in corpo una scossa e un’ondata di leggerezza, sembra che entri e si porti via tutto: tutti i problemi tutte le preoccupazioni. Solo che ora non riesco a scavare a fondo nei polmoni…è brutto essere schiavi delle proprie ansie e paure, non riuscire a tuffarsi per paura di farsi male: la palla magari potresti prenderla… ci vuole solo il coraggio!

“…senza orologi quel volo tra stelle e cenere andrà…”


blocchi e barricate

giugno 16, 2009
tratta da flickr.com dallalbum di ari force One

tratta da flickr.com dall'album di "ari force One"

è dura dover trovarsi dall’altra parte della barricata! perchè ti rendi conto di quanto sia impossibile difendere certi ideali, proprio per impossibilità di azione. Capsici di più gli altri e ti chiedi se allora eri tu che sbagliavi. Se era solo un’eccezione. E rimani là fermo. Ora capisci cosa vuol dire… e non è bello. COsì invidi quei tempi passati, belli, ma lontani e irripetibili! Non capisci, sei in una dimensione lontana, senza tempo… continua, quando c’è sempre stato un salto!

Una pulce all’orecchio… ti chiedi però come sia possibile che nessuno mai ci abbia provato e che tu, nel tuo piccolo sia il primo?! o comquneu uno dei pochi. Allora il dubbio diventa se nessuno abbia mai voluto. Come se si sentissero legittimati, da quella continuità che ora è l’odinario. Sempre qualcosa davanti, pronti a giustificare l’ingiustificabile, a difendere il colpevole, ma senza parole di fronte a chi ci prova… perchè sta in mezzo. Ma diventa questo avere coraggio.

Finalmente succede, andare allo sbaraglio, sapendo che non ce la faremo, ma per il gusto di provarci. Senza nulla da perdere, questa volta, ma le prossime… sì che sarà dura! sì che si vedrà la resa dei conti. Ma penso che sia ciò di cui abbiamo bisogno, una batteria preliminare di scrematura, di allenamento… per poi! Per poi andare e credere che ce la possiamo fare. Fino in fondo, fino all’ultimo. Ora sta solo a noi andare non con la paura di sbagliare, ma con l’arroganza di potercela fare, se tanto non c’è nulla da perdere.

“…con due mani così lievi che sentivo dolore solo un po’…”


il primo

gennaio 18, 2009

è che non so come mi sento. perchè è un misto di emozioni, come in un frullatore… c’è paura, ansia, voglia di mettersi in gioco, terrore, adrenalina, speranza… già! Ma tutto questo non ha un nome. Non è nemmeno quello che ultimamente in questo periodo ho dentro. E’ qualcosa di nuovo, di strano e indescivibile. Già perchè domani c’è il mio esordio per gli esami dell’università. Ma come la faccio lunga direte voi! E’ solo che ci sono dei momenti della vita che ti passano lentamente, piano piano, e sono una tempesta emotiva… poi dopo ritorna la calma, e la vita di sempre.

Però si sono due parole che ora vorrei dire, urlare sbattere in faccia! Per rabbia, per mostrare che… ma ora no! ora devo prima porre le condizioni perchè siano veritiere e non abbia ragione chi sceglie diversamente… ma quelle parole sono qua dentro, che sperano di uscire.
E’ che a volte le scelte più faticose ti portano grandi sacrifici, mancanze, ma anche piccoli regali da una reltà che troppo spesso ci sembra che ci prenda in giro. Così rivedi chi pensavi fosse stato solo una meteora, ti saluta una persona che non ti aspetti, ti scrive chi non avresti creduto, ascolti una predica piacevole. Ma alla fine la vita è questa, solo che è difficile rendersene conto, perchè giorno dopo giorno tutto ci sembra sempre impossibile.

Ma non ha senso!? dovrebbe essere tutto diverso, è che alle volte si incasinano i ruoli, le parti e le battute. Così nel grande spettacolo della vita, l’ignaro spettatore non riesce più a seguire la trama. Il cattivo da una mano alla principessa, il buono si mette a perdere tempo, e gli aiutanti vogliono prendere il comando. Che grande casino… ma forse è solo che ci vuole un attimo per riflettere, ma questo nella vita manca.

E così alle volte ci piace non avere responsabilità, perchè ci fa sentire più liberi. Ma è troppo facile, e alla fine si finisce per affievolire quello che ci spinge a fare quelle azioni, perchè la responsabilità ci deve spronare a dare il massimo di noi stessi… senza alcun compromesso. Perchè poi non si sa più quale sia la situazione presente e quale era quella passata.

“…sole che batte sui tetti dei palazzi in costruzione…”


Questo porto

settembre 28, 2008

Questo intervento è speciale. Già perchè è l’ultimo che faccio da questo limbo, tra le superiori e l’università! Domani si inizia! Si passa da Josè Arcadio Buendìa ad essere Aureliano Buendia, il colonnelo. Ma quella è solitudine, cent’anni…
“quando è il momento che una cosa accada bisogna lasciare che qeusta accada”

Penso sempre al destino, al fattto che non ci possiamo mai opporre. Che tutto è al di sopra di ogni nostro controllo. E’ vero abbiamo una scelta, ma le opzioni sono già date. Per 5 anni di latino(7 se vogliamo contare le medie, ma non è vero latino) ho spesso incontrato una parola “fortuna”. I professori mi rompevano sempre le scatole, perchè la fortuna latina è il fato, il destino, la dea bendata insomma. E così all fine la mia raffinata traduzione era: “fortuna…in senso latino”.

Spesso non ci rendiamo conto che  le cose brutte accadono e fanno da base per il nostro futuro, migliore. Oggi soffriamo e domani sorrideremo. Passiamo attraverso molte tempeste e per poi ripararci al caldo della nostra vita. Ma i momenti belli sono passeggeri. Perchè la vita è dinamica...in continuo movimento! E quandi tutto si rimette in discussione. Nulla è in equilibrio definitivo. Penso a certe litigate che ho fatto e a come ora il rapporto si è rafforzato! Già, perchè il futuro è una grande incognita.

“e a votle ci vuole un po’ di tempo per rendersene conto vero?”

Già! perchè non possiamo chiudere gli occhi e serrarli davanti alla vita. A votle succede qualcosa di forte, che passa e prende tutto. Ci lascia totalmente paralizzati e ammutoliti. Non vogliamo ammettere che sia successo, non ci vogliamo confrontare con noi stessi, con quello che pensiamo veramente. Ci autoilludiamo, ed è la nostra morte! Ma saper reagire, è quella la difficoltà. La prova da superare.

Non sentirsi mai arrivati, è il segreto della vita. Per sentirsi vivi tutti i gironi. A votle ci fermiamo per una piccola sosta, ma poi bisogna continuare il nostro viaggio nel mare della vita.

Domani così si inizia. E basta coi sogni, le speranze, le paure, le illusioni e tutto il resto…poche storie domani “Analisi I”, come avrebe detto il buon vecchio Robotti.Mi sento come un capitano che sta partendo per l’ennesimo viaggio con la sua nave. Ma è una nave speciale, che ha 19 anni di viaggi sulle spalle. Ha vagato in porti più o meno sicuri, un po’ ovunque. Ed ora è pronta per incominciare una traversata che si preannuncia pericolosa, o per lo meno diversa dalle altre. MA se non ci fossero sempre nuove difficoltà, finiremmo per vivere una vita piatta.

“…Genova è un’idea come un’altra…”


Domande in un periodo di passaggio

settembre 18, 2008

Salve a tutti… come procedono questi giorni? bene?? spero di si…. a me vanno! Insomma sono un po’ strani. Non sono nè brutti, nè belli….è come se addosso avessi qualcosa che mi tiene sempre compagnia. chissà…

Forse non tutti sanno che ho inizato il prelaboratorio di Maple all’università. Ed è molto bello. Si conosce tanta gente, e si vede un po’ come si lavora in questa nuova realtà. Molto bello… forse era tanto che aspettavo questi momenti. Ma le lezioni ufficiali inizieranno il 29!!

E’ un periodo di transizione…di passaggio. Da una sponda del fiume all’altra, e sulla tua barca delal vita non ci può stare tutto.

Chissà perchè a volte il mondo sembra così complicato. Oppure perchè gli altri te lo complicano così? forse c’è più soddisfazione quando le cose sono davvero difficili. Forse le sfide non finiranno mai…e ci ritroveremo a 50 anni a lottare contro le nostre paure! Non so cosa sia più difficile: se l’idea di cambiare o quella che non si può mai più essere come prima. Chissà!

Ma quello che ho imparato, e che soprattutto mi hanno insegnato è che l’importante non è trovare le risposte:quelle arriveranno; ma farsi domande, sempre. Mai sentirsi soddsifatti…chiedere sempre a se stessi tutto. E’ quello il vero segreto! Nel farsi costantemente domande, anche le stesse, ma a distanza di tempo. Auita a capire chi siamo e come stiamo cambiando!

“…e mio padre e mia madre mi volevano dottore…”