ogni maledetto lunedì

dicembre 8, 2013

tratta da flickr.com dall’album di “dbnunley “

non ce la faremo mai. mentre preparavo esami e la tesi ho sempre odiato il lunedì, c’era sempre quella frase che tornava. non ce la faremo mai. Perchè il lunedì è il capodanno della settimana: fai propositi di scadenze – più a te stesso che agli altri – riprendi in mano roba che nel week end hai lasciato da parte (perchè intanto nel week end provavi a recuperare altre cose …) torni alla routine di tutti i giorni tua e del mondo che ti sta attorno. Il lunedì è una tragedia. quando c’è una scadenza ben fissata sul calendario il tempo non ti è mai alleato. se è tanto in là lavori poco e in maniera spesso inefficiente; se invece mancano meno di due settimane allora sì iniziano i problemi.

Tutti i problemi che pensavi di aver risolto il venerdì tornano in vita come zombie, il lunedì mattina. Spesso, da studente, tendi a sopravvalutare la potenzialità del week end. In sessione esami ho sempre pensato che nel week end avrei fatto il doppio ( o il triplo) di quello che facevo in un giorno qualunque della settimana, ce l’avessi mai fatta. Così il lunedì pure iniziavo in ritardo su una tabella di marcia che manco gli schiavisti cinesi, erano ragionamenti del tipo: “8 giorni all’esame, libro da 240 pag., 30 pagine al giorno, facciamo 35 così l’ultimo giorno ripasso.”. Puntualmente si arrivava sempre all’ultimo giorno a dover farne 40 di pagine, più il ripassone: nottate, grandi notatte.

odio il lunedì. odio l’ansia con cui vai a dormire, pensando che non ce la farai mai. odio il lunedì perchè sai già che ti aspettano problemi e guai. odio la domenica quando pensi che domani è “già lunedì”. odio quella nuova pagina dell’agenda con tutti impegni che devono essere spuntati. odio il lunedì perchè vuol dire che manca una settimana in meno alla scadenza. odio il lunedì perchè tutto il mondo torna a viaggiare veloce, tu a stargli dietro, cercando pure di stare dietro a quello che hai da fare. odio il lunedì perchè non ce la faremo mai.

però, per fortuna, arriva il venerdì. e nonostante tutto, ce l’abbiamo fatta. sempre.

“… niente più ti lega a questi luoghi…”

 

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cercare la voglia

agosto 19, 2012

tratta da flickr.com dall’album di “bandini’s.on.fire”

scegliere non è per tutti. quale strada intraprendere è sempre una dura decisione; delle volte ti capitano stradine che ti portano poco lontano, ma ci sono altre volte in cui è difficile se non impossibile tornare indietro. tutte le scelte sul nostro futuro, tutte le grandi decisioni della nostra vita. e torniamo ad un paradosso della scelta, scegliere di non avere un’opionione è una scelta: se ad un bivio mi fermo il tempo di sicuro non mi aspetta e forse quelle vie che potevo percorrere piano piano si chiudono l’una dopo l’altra. di una sola cosa sono sicuro, che tutte le strade ci portano avanti, all’ultimo traguardo, quando là sì che saremo dei grandi vincitori.

tendo ad essere poco produttivo quando fa troppo caldo o troppo freddo, ci vogliono le mezze stagioni. la verità per ora penso che sia che non mi sono ancora convinto a voler lottare sul serio, come se puntassi semplicemente a gareggiare, senza nemmeno volermi piazzare. come a dire che è più facile non confrontarsi, preparsi male e poi ovviamente andare male. non è la quantità che conta, ma la qualità della quantità. ‘capitano che si fa?’

c’è un tempo per tutto, precorrere troppo i tempi rischia di bruciare la nostra percezione. fareste mai leggere il ‘Don Chiscotte della Mancia’ ad un 13enne? se anche ce la facesse tante di quelle citazione andrebbero perse. molto spesso mi rinterrogo su quanto mi sia perso da certi classici letti quando, forse, non ero ancora pronto. il grande problema è che poi tutto questo scompare e preferiamo abbandonarci alla non lettura. sono comunque pochi i libri che ho avuto la forza di rileggere, non a ricominciare dopo averli abbandonati, e provare a ricapire. uno su tutti: ‘il Giovane Holden’.

“…The smile on your face  let’s me know that you need me…”


tutto quello che so dell’analisi…

settembre 30, 2011

oggi mettendo in ordine ho trovato dei quaderni su cui ho studiato analisi 3 e meccanica, vi propongo perciò un live twetting della preparazione di questi due (ultimi) esami:

– tutto quello che so dell’Analisi me lo hanno insegnato Del Bosco e la Viola.

– la noia mi sta avvolgendo come miele.

– abbiamo una paura maledetta di sentirci soli. di non essere nessuno. di non valere nulla.

– il problema è non sapere contro chi devi combattere. che sia un nemico oscuro che agisce, tu non te ne rendi conto e devi combatterlo. ma non hai le armi, o forse le hai, ma non sai dove sparare.

– qui ci vuole un’idea.

– io guardo fuori dalla finestra e piove, guardo fuori e mi tranquillizo, mi calmo. vedo le piante che si bagnano e penso che non ci puoi fare null. la pioggia cambia tutto, e non sempre basta un ombrello.

– quale è stato il peggior periodo dell’anno? se chiudo gli occhi sento il freddo, il buoi, la stanchezza, il pullman, i libri, i classici. ora è lontano.

– scrivere che y() è pari mi ha già inculato una volta.

– troppa ruggine.

– è che in fondo non senti la giusta motivazione.

– seee e questo quando, dove e come mi sarebbe venuto in mente?

– ma quante cose mi devo ricordare?

– quand’è l’ultima volta che hai vinto?

– qui si va avanti a furia di caffè.

– se passo lo scritto ti offro colazione, pranzo e cena.

– è facile salire sul carro quando sta andando. ti accodi e poi magari vinci pure. la vera difficoltà resta farlo partire, spingelo, poi va. tu resti sopra e alla fine arrivi con tanta di quella gente che nemmeno ti pare vero di trovarti con le mani piene di calli per la fatica fatta in tre all’inizio.

– sai dove stiamo andando? no, ma preferisco andare che fermarmi.

– non ce la faremo mai.

– happy family.

– le parole sono importanti.

– S. Giovanni di Fisher.

– oggi qual è la tua storia?

– fino a qui tutto bene…

– ah, ma allora era facile. easy.

– se domani divento ricco parto e non torno più.

– Roger rabbit diceva che alel volte la sola cosa che ti salva la vita è una risata. non sbagliava. ridere serve. anche quanto tutto va male, trovare qualcosa per cui ridere ti aiuta.

– io parto e dove vado?

– Calvin & Hobbes.

– dov’è che abiti tu? io non mi ridordo l’ultima volta in cui ho potuto dormire.

– più passa il tempo più svuotiamo le nostre parole. più ripetiamo sempre le stesse. se chiediamo scusa, in realtà non è poi così sentita. se diciamo grazie deòòe vpòte è di riflesso. così svuotiamo il sentimento delle nostre frasi le rendiamo senza significato.

– nonostante tutto, ricordati che pure la peggiore giornata finisce e che da domani bisogna ricominciare.

– usiamo la formula.

– non ho scelta, te la devo scrivere.

– colonna sonora Lily Marlyn, che vedi sempre alla tv.

– alla fine se scegli bene il resto è poi solo fortuna e casualità. fortuna, quella dei latini.

– io ci credevo, giuro c’ho creduto.

– aiuto sto affogando.

– la soluzione ce l’hai sempre avuta.

=== insufficiente dello scritto di giugno, lo si ridà a settembre.===

– è un’altra storia studiare sul treno

– il limsup carissimo

–  ci abbiamo preso?

– la penna non scrive

– le parole sono importanti.

– er lemma.

– il fatto è che te ne accorgi di come si sente la gente: lo si vede e lo si sente. A volte semplicemente non vogliamo lasciarci fuorviare solo da un dettaglio.

– giunti ad una tappa.

– ricominciamo

– …e un pezzo lo abbiamo capito.

– e i calcoli se li fa lui?

– ormai il caldo mi perseguita.

– quanti ricordi di mare di studio, ricordi di geometria 1.

– che palle sto teorema è solo lungo. (ma mi ha davvero salvato)

– lo rifacciamo?

– devo capire una cosa e mezza.

– no, l’acqua no. non sugli appunti.

– inizia ad essere noioso.

– bisogna saper ballare, controllare il corpo, così andrai davvero avanti, così sappiamo chi sei.

– cala su tutto una grossa nebbia.

– diamoci di zeri.

– il grosso problema restano e saranno i punti di accumulazione.

– questa battaglia prima o poi la vincerò.

– i telefilm alla mattina mi ricordano quando ero bambino, che da malato potevo stare a casa e guardarli.

– altro che battaglia, è una guerra.

– e se provassimo a vedere il tutto da un’ottica diversa?

– e non l’ho ancora capito.

– tanti ricordi di referendum.

– sono arrivto ad un certo punto in cui non vuoi più lottare, vorresti davvero solo incassare.

– se c’è una speranza questa risiede nei prolet.

– e io dove lo trovo tutto ‘sto tempo?

– see vabbè.

– quello che mi ha detto ‘sì’ che mi ha tirato su il morale.

– dai, non mollare mai.

– possibile che sbagli?

– e pensavo dondolato dal vagone…

– e io ci sarei dovuto arrivare di mio?

– sono sulle montagne russe.

– ma sì, facciamo finta che funzioni.

– cosa ti è rimasto in fondo agli occhi lo sguardo non è più quello.

– venerdì, sabato, domenica.

– troppa notazione e formalismo non aiutano.

– ci  sono pagine avvolte nella nebbia.

– uno spiraglio di luce.

– ci vorrebbe un’idea semplice, ma oramai sono troppo strutturato.

– ‘furiaceka’ mi ha salvato la vita.

– adesso si balla.

– è ‘Francesco Brioschi’ la nebbia si dirada.

– ‘dove vai? se cerchi in giro non la troverai. la strada è buia se, prima non guardi dentro a te.’

– una speranza?

– che sbatti essere un supereroe.

– ook.

– per preparare l’esame mi servirebbe il macchinario di ‘Inception’.

– le serie di (Yves Saint) Laurent, che idiota.

– la mia bravura mi ha davver stupito.

– da non crederci.

– come Napoleone a Walterloo…o no?

– La funzione f soddisfa quindi lo stesso p.c. di g e per l’unicità locale della soluzione f=g quindi è pari/dispari.

– f lipshitziana in x uniformemente in t, in un intorno del punto iniziale esiste quindi una unica soluzione locale del p.c. assegnato.

– f C^1(Omega) quindi il p.c. assegnato ammette una ed una sola soluzione locale f.

– la quiete prima della tempesta.

===Scritto,18===

– ha davvero dei begli occhi da aquilotto

– è letteralmente una corsa al massacro.

– credo che metterò su i Doors.

– è come un incontro di boxe, e devi resistere 2 round.

– it’s shaun the sheep.

– facciamo un attimo il punto della situazione: non abbiamo tempo.

– altro che le fasi del cordoglio, siamo ampliamente alla rassegnazione.

– no non finirò mai, però è meglio provarci.

– che silenzio che c’è in giro. ma il tempo corre e le lancette che vanno avanti mi martellano.

– si inizia a scricchiolare.

– ora mi ‘mancano’ due settimane di puro terrore.

– h 15.44 finito di ripassare tutto una volta.

– non bocciarti ancora prima tu, lascia che siano loro a farlo.

===Orale, 23===

 

cronache di lezioni ed esercitazioni di meccanica razionale. strumenti che ti venivano in mente copiando alla lavagna la Bonadies:

alabarda

forcone

macete

schiacciasassi

fiocina

falce

fucile di precisione

disco rotante di Xena

arco

sguinzagliare un pitbull

pietre

cerbottana

bomba a mano in bocca

sfera pokè(per catturarla)

katana

terminiamo con una frase uscita in un momento di vera disperazione e noia: “ma all’università non le fanno le prove anti-incendio?”

=======

Credo che i grandi ricordi arriveranno poi, quando tutto sarà finito o quando sarò abbastanza lontano per riuscire bene a vedere oltre la nebbia delle emozioni e andare oltre, a quei ricordi davvero indelebili.

 


flessibile al tempo

dicembre 28, 2010

tratta da flickr.com dall'album di "ßッ"

ci ho messo praticamente un’ora, ma ho capito le trasformazioni semplici di Lorentz, i boost. Il fatto è che poi mi interessa pure questa parte qua, ma una fatica. Non è che abbia molta ispirazione per scrivere, ma almeno mi scarico un po’. Allora so già che domani mi sveglierò stanco e a quest’ora dovrei già essere a dormire, invece sono qua.

scaricare la tensione su chi ci sta accanto è un fatto naturale e abbastanza incontrollabile. conosco persone più o meno permeabili ai loro sentimenti, ma tutte quante quando la giornata è no davvero le vedi. Il fatto è che diventi più sensibile e ti arrabbi se vedi una cosa fuoriposto. Il mondo crolla, ma quel vestito sporco è quella la fine del mondo. Passerà, solo che è difficile sia vederla dal punto di vista dei punge-ball che ti stanno accanto, sia dalla tua. Nessuna lucidità è migliore e più amara di chi si rende conto di essere nell’assoluta balia di se stesso.

credo che un domani sia possibile, non so cosa mi aspetti, so solo che ci sarò. arriverò a quella meta e poi di nuovo in viaggio. forse non tornerò mai più su quella strada, ancora 2/3 giorni e poi si fa come al solito, come sempre. finirò per essere trasparente, oppure talmente flessibile che al passaggio del tempo mi piegherò, passeranno tutti, ma resterò. senza una piega senza una forma. domani.

“… cos’hai fatto ti ricordi eran belli i nostri tempi…”


urla da dietro

settembre 9, 2010

tratta da flickr.com dall'album di "Jody Art"

sdraiato sulla panchina, il vento che tiar. i raggi che passano tra i rami. E i bambini che urlano dietro al parco giochi. ma non dà fastidio, anzi è un’urlo e una risata felice allegra. Si stanno divertendo. non hanno alcuna preoccupazione. e pure tu ti vorresti sentire così, pure tu vorresti tornare a non sentirti più lo zaino della vita carico di responsabilità e problemi. Così provi a chiudere gli occhi e a sentire il mondo attorno, ad apprezzarlo meglio. Inizi a toglierti le cuffie, ad ascoltare la radio e non sempre le stesse canzoni, a leggere i giornali, fumetti diversi. Cerchi di godere appieno tutti quei momenti tuoi che puoi avere… sapendo benissimo che appena ti renderai conto della situazione tutto l’incantesimo svanirà.

La paura è qualcosa che ti pietrifica. La paura non ti fa mangiare, dormire, pensare ad altro. Concentri la tua vita in un istante. Poi capita di avere paure continue, insetti, volare, buio, vertigini. Così ti basta semplicemente il più possibile evitare le situazioni di paura potenziale. E poi, poi ci sono gli altri. Avere paura di una persona ti può rovinare la vita, vederla come un nemico da cui allontanarsi, come un’ostacolo insormontabile. Che poi ti ritrovi a capire che quelle parole senza senso in realtà ti davano la forza e la grinta di andare avanti, di convivere e superare quella tua grossa paura, che hai per te stesso.

finito lo scritto era esausto. Freddo, ma lo adora, solo che era in maglietta. Un buco in pancia e la testa vuota, senza pensieri. Senza più capire cosa ci troviamo a fare. senza più renderci conto di come è difficile stare al passo. Prima batteria di qualificazione fatta, non siamo primi, si aspettano i ripescaggi. E poi ti rendi conto che è solo un trattenere il fiato, spingerti oltre e andare. andare lontano fin dove ti porta la tua vita. Così tira un respiro di sollievo, si alza e va a sciacquarsi la faccia, quasi come a dire che si deve risvegliare da quella corsa folle.

“…voglio tornare indietro a casa mia…”


radio tempo

settembre 9, 2009
tratto da flickr.com dallalbum di Dob_Herr_Mannu Py^

tratto da flickr.com dall'album di "Dob_Herr_Mannu Py^"

l’orologio batteva i secondi. Passavano lenti, poi ti mettevi sotto a leggere, a studiare e in un batter d’occhio era già passata un’ora… come se lo spazio e il tempo si fossero ristretti solo a te. Ma non te ne rendi conto, il processo di apprendimento è lento… ma istantaneo ad un certo punto. Leggi cento volte una cosa e non la capisci, poi passeggiando ci ripensi e subito ti salta in mente il meccanismo, quella scintilla che fa esplodere tutto e ora tutti i collegamenti sono chiari…

accidenti è tardi. Poi mi accorgo ceh qualche minuto forse ancora ce l’ho, ma come usarlo…una canzone…certo ecco l’idea giusta! una canzone, semplice e veloce. In macchina, alla radio presa a caso. Perchè è bello così, senza stare a dire ho voglia di… solo radio e una stazione che mi ispiri. Portati via dal vento e da quel sole che ormai tramonta troppo presto per ricordarci che l’estate sta andando via, e ora ci aspetta la trincea

tenersi dentro qualcosa fa male… fa male perchè ti ferisce l’anima. Tu puoi resitere, ma è come una grossa infezione. E quando decidi di operare il taglio è netto! soffri per qualche istante, ma dopo sei libero, scarichi a terra tutta la tensione accumulata. tutte le paure, tutti i problemi. Non c’è più nessuna forza oscura… è solo la vita che si stabilizza, perchè a votle troviamo equilibri instabili e precari… aiuto, a volte ci serve!! davvero….

“…mi alma no da razon mi corazon asplastado…”


riassaporare

giugno 22, 2009
tratta da flickr.com dallalbum di Hop Frog

tratta da flickr.com dall'album di "Hop Frog"

fa freddo… sono uscito per far fare la pipì a Charlie. Non sembra che fino all’altro ieri si moriva di caldo. Sembra di essere in quelle giorante invernali che magari sono tutte soleggiate ma che poi si abbassa la temperatura. tutti i nostri sensi diventano molto recettivi e l’aria ci sembra più fresca. entriamo in casa… quanto saremo stati fuori? 10 minuti… e nell’aprire la porta veniamo avvolti da un profumo, tisana: “pesca e frutto della passione”! Era da tanto tempo che non la bevevo, che non lasciavo liberare questo dolce aroma. E così mi riempio le narici chiudo gli occhi e mi sento in forze…

com’è strano cambiare in continuazione ambito, darsi da fare in situazioni diverse e lontane. Perchè non sai mai come approcciarti, cosa dire e come comportarsi. Gestire la tensione a seconda delle situazioni diventa un’arte. Ed è la bravura dell’artista che fa diventare un evento capolavoro. ci vuole solo esperienza, ma che fatica. E così oggi mi ritrovo come anni addietro a caricare piccoli frammenti di memoria, per giocare al tempo che ci cambia.

dobbiamo essere grati a chi ci mette ogni santo giorno i bastoni tra le ruote, a chi ci mette in discussione e nei casini. Perchè ci fa capire davvero cosa vogliamo noi. Per cosa lottiamo e tempra la nostra determinazione, senza portarla all’ossessione e alla cocciutaggine. Non sempre i mali vengono per nuocere, ma allora non sono mali… beh diciamo che a prima vista sembrano fallimenti, poi si rivelano grandi vittorie!!

“…he got joo-joo eyeball he one holy roller…”