Cambiare e sperare

novembre 21, 2017
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tratta da flickr.com dall’album di “Angela Schlafmütze”

l’idea che si possa cambiare verso il futuro. Cioè quella speranza per cui esista un futuro migliore a cui mirare. Non dobbiamo cedere alle tentazioni di voler ristabilire un ordine del passato – come a dire che quella era serenità – ma dobbiamo sempre andare oltre il nostro presente. La speranza verso un futuro migliore deve essere quello che ogni giorno ci spinge a svegliarci e a volerlo costruire noi: sbagliano alle volte, riprovandoci e non mollando mai, sapendo che solo le nostre opere resteranno. Solo che il futuro spaventa, perchè non sappiamo cosa ci aspetta e dove ci porterà.

 

I cambiamenti non sono nè in meglio nè in peggio, semplicemente sono il passare da una situazione ad un’altra: è come noi ci approcciamo che è fondamentale. Un’idea che abbiamo è quella dei rapporti immutabili, che devono essere domani come erano ieri. Però così dimentichiamo che il tutto cambia, si muove e nulla resta dove lo abbiamo trovato. Cambiare spesso vuol dire mettersi a ricostruire, cambiare vuol anche dire mettersi in gioco da 0, cambiare vuol dire avere coraggio e lasciare cosa si sa per l’incerto o l’ignoto. Cambiare e sperare, solo questo ci fa andare avanti.

Dobbiamo vivere ogni giorno felici, contenti di ciò che abbiamo e di chi siamo. Per quanto ci siano cose da fare, per quanto “non ce la faremo mai”, per quanto non lo sappiamo fare… conta di più essere felici. Motivati. Buoni. Avremo lo stesso tempo per fare le cose, ma ci sentiremo meglio. Ci faremo venire in mente le migliori idee, ma con serenità. Impareremo, e con motivazione. Trovate persone che non si lamentano di dove sono, trovate persone che non sono invidiose degli altri, trovate persone che vedano il bello nel mondo. E anche se la nave della vostra vita è nella peggiore delle tempeste loro potranno essere i vostri fari per un domani migliore.

“…e la canzone andava avanti sempre più affondata nell’aria…”

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la speranza è la prima a tornare

gennaio 29, 2015

tratta da flickr.com dall’album di “Ale Ale”

la speranza è l’ultima a morire. ce lo dicono spesso, quasi ad incoraggiarci, a non mollare. non credo sia così però. no. la speranza è la prima che se ne va quando le cose vanno male. appena finisco in qualche baratro della mia vita la speranza mi abbandona quasi subito – non ce la faremo mai-, restano tutte le altre. e pian piano se ne vanno anche loro, fino a svuotarti lasciandoti solo con te stesso. rialzarsi, perchè in qualche maniera ce la facciamo sempre. ed è lì che la speranza è la prima a tornare. solo allora inizieremo a trovare le forze e lo spirito per rincorrere quella luce che fino a poco tempo fa nemmeno vedevamo, nemmeno ricordavamo che esistesse. trovando le energie proprio nella speranza.

guardando gli altri mi assale sempre lo sconforto di non sapere – io – dove sto andando. la questione ha più aspetti. c’è l’impressione di una perfetta sintonia di causa conseguenza. e quando ti raccontano le loro vite sembra sempre tutto chiaro e limpido, sì un po’ di incertezza, ma non quella che vivi tu. il problema di fondo è che non abbiamo mai il coraggio di sentirci da fuori. di mettere in crisi in positivo o negativo l’immagine che trasmettiamo al di fuori.”capitano, ormai nessuno più si ricorda di quelle sue grandi partite” “nemmeno io in realtà…” “per tutti noi giovani è stato un grande” “non dirlo, ti prego. è che mi sento a disagio a meritare certi appellativi” “ma è vero.. in quel frangente, siete stato fondamentale. non c’erano alternative” “è qui che sbagli. se non ci fossi stato io una soluzione si sarebbe trovata, magari in un tempo diverso, magari con risultati diversi. ho fatto solo quello che andava fatto.” “già. eprò si ricordi questo, se la squadra oggi vince è anche perchè allora c’è stato lei” “questo è bello da pensare”“…il mio nome sarebbe sempre incluso nella lista…”


non muoversi

dicembre 27, 2014

tratta da flickr.com dall’album di ” Sven Petersen”

perdere i riferimenti ci fa paura. ci fa paura cambiare. siamo terrorizzati da lasciare un luogo in cui stiamo bene. spesso mi rendo conto che ho preferito, troppe volte, stare in rifugi transitori e temporanei. non è che lì ci stessi bene, non ci stavo male. così il viaggio sarebbe dovuto continuare e io invece me ne stavo là, a vedere il mondo che passava. rimandando a domani la partenza, il rischio, la decisione. qualche volta ho evitato tempeste, altre volte perso grandi occasioni. il problema è il non sapere cosa mi aspetta. sapendo che, come sempre, fino ad ora, in qualche maniera ce la faremo.

sentirsi parte di un gruppo ti aiuta. da soli non andiamo da nessuna parte. certo tutte le volte in cui mi sono trovato a dover trasciare il gruppo, a rischiare a faticare di più per accollarmi tutte le debolezze degli altri mi sono detto ‘tanto vale correre da soli’. da soli si è più veloci. da soli si decide al volo. da soli non si deve perdere tempo. da soli se sbaglio pago io, e non devo pagare se sbagliano altri. da soli. poi ti rendi conto che no. da soli non arrivi da nessuna parte. perchè quando sei a terra, e a terra ci finirai prima o poi, ecco sì: le forze, la volontà, la resistenza, la determinazione, il coraggio, la convinzione sono tue. ma sono gli altri attorno che ti salvano la vita. che te l’hanno sempre salvata quando è stato il momento.

‘se la ricorda la partita contro quei vecchi?’ ‘sì. non mi ricordo tanto la partita di per sè…’ ‘cosa allora?’ ‘quanto ci avevano distrutto il morale… non puoi capire! cademmo in un baratro da allora. per 6 mesi dovettimo faticare a resistere per non cadere più in basso e per altri sei mesi risalire, piano piano.’ ‘mi sembra incredibile il tutto, se penso alle persone con cui ha giocato, non mi pare vero…’ ‘già, nemmeno io. ma sai qual è il mio ricordo più nitido di quella giornata? la pioggia. credo di non essermi mai infradiciato così tanto’ ‘…la pioggia?’ ‘già.’

“…guardali, dai treni in corsa si sbilanciano…”


sottili variazioni

giugno 9, 2014

tratta da flickr.com dall’album di ” http://www.GlynLowe.com”

la prospettiva era cambiata. ora ne ero fuori, ma nonostante ciò il ricordo riaffiora. non so cosa ci fosse di così unico in quella colazione, ma non l’avrei mai più trovata. là. nella stessa maniera. dopo 6 anni ti sembra che tutto quel tempo sia collassato, volato è un tutt’uno. fai fatica a trovare le sfumature, non riesci quasi a sentire le variazioni sul tema. provaci. ricordati, che nel tragitto sono proprio queste cose che ti hanno salvato la vita: l’oggi leggermente diverso da ieri e dal domani. piano.

il passo più difficile è l’identità. non solo non essere, ma prendere una strada. seguire quell’intuizione e vivere nell’intersezione. conoscere gente è un metro per capire ulteriormente chi siamo e dove andremo. là in piedi e in silenzio a guardare e imparare. per alcuni è facilissimo. per altri impossibile. contano sì le nostre capacità, ma prima dobbiamo capire  chi siamo. è come guardarsi in uno specchio, rotto. chi sono in fondo?

‘capitano, cosa era stato questo periodo?’ ‘avevamo capito che bisognava cambiare, ci mancava la tattica e la motivazione di fondo’ ‘di fatti, se non mi ricordo male ricominciaste dopo.’ ‘già, eravamo rimasti indietro’ ‘quando è che tutto fu chiaro?’ ‘non c’è un momento particolare che ce lo fece capire, lo sapevamo già, in fondo. la botta iniziale ce la diede l’enorme ritardo nella preparazione fisica.’ ‘poi tutto fu chiaro?’ ‘sì, dopo quella cena sì. paradossalmente l’obiettivo diventò più chiaro semplicemente andando avanti, e poi trovammo la tattica e poi la motivazione.’ ‘come poi?’ ‘già dopo…per ora sapevamo che bisognava cambiare. ma non sapevamo come e in cosa.’

“…si stancano poco, pochissimo, niente…”


la prospettiva del relativo

novembre 3, 2013

tratta da flickr.com dall’album di “Davide Del Vecchio “

nulla che potrebbe accadere è impossibile, ha solo bassissime probabilità. quel lungo istante in cui la tua vita è proiettata verso il peggio, verso il cratere più buio verso la notte senza alba; è allora che ti rendi conto che ce la farai comunque, che resisterai – a caro prezzo – anche a questa fatica. non siamo capaci, a volte, di capire che i problemi hanno una dimensione assoluta e relativa, che ‘ottimo’ è meno ‘del più grande’. il contesto cambia tutto, e non lo accettiamo perchè siamo fissi a pensare che il mondo debba essere impersonale. perciò, spesso, chi ha più bisogno è proprio chi ha un probelma da poco-per altri-e non ha gli strumenti per agire.

nel film quando la narrazione ti prende, il resto importa di meno. quando sai che deve andare avanti e che una fine ci deve essere, ma ti rendi conto che non hai idea di come si arrivi, quello è un film che ti incolla alla sedia. il resto fuori non importa. sono le idee a cambiare quel mondo, sono i personaggi creati, sono gli sguardi sono gli equilibri. nulla è mai lasciato al caso.

il giusto giudizio, non come sentenza, ma come parere. pensiamo che spesso le persone possano essere giudicate in maniera assoluta e definitiva, senza ammettere la possibilità di cambiare. delle volte sopravvalutiamo qualcuno, una fiamma, che lentamente si spegne e va sempre rinvigrotia. altre volte sottovalutiamo persone brillanti perchè non riescono a bucare nell’immediato. errori in entrambi i casi. ma la questione più grossa è quella di accettare che le persone cambino, migliorino e peggiorino. siamo in continuo divenire, con delle discontinuità, a volte.

“…come i ciclisti gregari in fuga…”


l’ottica per il domani

agosto 1, 2012

tratta da flickr.com dall’album di “Armando Moreschi”

quando raccontiamo una bugia grande i primi che dobbiamo convincere siamo noi stessi. curare i dettagli e soprattutto la motivazione. molto spesso non vogliamo dire la verità  per non avere problemi, evitarli in positivo e negativo. il grande problema non è tanto la bugia di per sè, ma come la sappiamo reggere. più e grande più ci coinvolge e dura nel tempo, così c’è il rischio che talvolta cada improvvisamente tutto e allora quanto tu avrai basato il tuo futuro su quello, tanto più sarà difficile rialzarsi. anche se saremo obbligati a non stare a terra.

come è difficile ripartire dopo che ci si è fermati. finchè stiamo in corsa la fatica tendiamo a non sentirla, stringiamo i denti e andiamo avanti. abbiamo il ritmo. che sia sport o vita il nodo cruciale e riuscire a non mollare, resistere fino al traguardo e poi dopo fermarsi. le ripartenze sono sempre lente e dolorose ci sembra che non riusciremo mai a ritrovare quella magica alchimia di potenza e resistenza, ma ad un certo punto scatta l’interruttore e d’improvviso riprendiamo il passo perso con più forze di prima.

io non so come sarà il domani. posso sperare che sia migliore, temo che sarà faticoso e pieno di insidie e credo che comunque andrà sarebbe sempre potuto andare peggio. cosa ci attende al di là dell’oggi è il nostro limite, il nostro punto di partenza per i giorni che arriveranno. con che ottica ci approcciamo? ottimismo e pessimismo non sono sinonimi di menefreghismo o arrendevolezza. l’ottica deve più essere incentrata sull’accettare o meno quello che la vita ci propone, credendo, e qui sì, che sia il meglio che ci potrebbe accadere!

“..e mi manca un po’ il respiro…”


il domani che verrà

giugno 13, 2012

tratta da flickr.com dall’album di “Jexweber.fotos”

domani è già giovedì. corriamo sempre di fretta. la vita va troppo veloce, il tempo non basta mai. è una gara ad incastro: fare tutto nel poco tempo a disposizione. ogni cosa non fatta lascia un rimpianto dentro lascia come un vuoto. ci sono momenti della vita in cui siamo così puntati a costruire il nostro domani che non viviamo l’oggi. talvolta può essere giusto, la lungimiranza, ma altre volte finiamo in un vortice che ci porta all’autodistruzione del nostro tempo libero.

domani è solo giovedì. la vita è una guerra di trincea. io contro il mondo, in un fosso, aiutato da qualche fido commilitone. la vita è una maratona che inizi sempre a correre e non ne vedi mai la fine.  ci sono quei giorni in cui il tuo unico obiettivo è arrivare ‘vivo’ a fine giornata. ci sono quelle settimane in cui ogni giorno è un pugno in faccia e lo devi schivare o incassare, senza andare KO. ma dopo che hai lottato e ne sei uscito, il mondo ti sembra migliore.

domani è solo un altro giorno. è difficile coniugare la propria vita nel giusto tempo. ieri, si vive nel passato alla ricerca di un mondo lontano ed idealizzato. oggi, vivi fugacemente alla ricerca del piacere e della vittoria immediata. domani, vivi puntando solo a ciò che accadrà, rinunciando oggi per avere domani. Scegliere solo una di queste strade ci porterà lontano dall’armonia che cerchiamo. sì, è difficile fare come direbbe Snoopy: ‘impara da ieri, vivi per oggi, guarda a domani…riposa questo pomeriggio’.

“…it could happen to you…”