rimpiazzi

febbraio 21, 2011

tratta dall'album di "my sistification"

un conto è non giocare. tutto un’altro essere fuori dal gioco. battersi senza saper di poter vincere, essere meno che zero, ecco. non essere nulla. un conto è la persona che ti cambia la vita, un altra è quelle con cui la passi. forse non valere una cartolina era un conto, ma essere un soprammobile ti sta stretto. tutti i cattivi pensieri scritti su un libretto e poi buttati nel falò, perchè è là che devono finire. che poi nemmeno te lo ricordi come ci si prende cura di un fiorellino, pazienz arriverà un giorno in cui potrà ricrescere.

ce ne vorrebbero più di giornate così. che te ne stai seduto e il tempo ti passa davanti. cerchi di aggiustare tutto, ma dove finsice il mondo e dove inizia il domani te ne rendi solo conto dopo. sono troppo stanco per credere che tutto finirà adesso, sono troppo staco ora per alzarmi e mettermi a lottare. no, credo che ora me ne starò qui ad asoltare il vuoto. capendo che non si arriva da nessuna parte se non si sa quello che si deve fare.

Io non credo che tutto quello che facciamo per gli altri un giorno ci ritorni indietro, non è un investimento. ciò che facciamo oggi certo ci influenza il domani, ma è comununque qualcosa che termina con l’azione, e perchè allora dobbiamo andare a trovare delle giustificazioni nel passato? perchè dobbiamo rinfacciare sempre agli altri ciò che è stato? se io oggi facci un sacrificio, di sicuro non lo devo fare perchè domani, casomai, mi potrà servire. solo che è dura, se non c’è simmetria allora tanto vale sedersi e aspettare.

“..there was a teenage wedding…

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sonno, sogno

agosto 15, 2010

tratta da flickr.com dall'album di "TheAlieness GiselaGiardino"

silenzio attorno. Buio. Sotto le coperte a pensare a guardare attraverso la finestra. Senza capire cosa sia cambiato, cosa sia stato. Quella goccia che ha fatto traboccare il vaso. Con quella rassegnazione in corpo che ti fa dire “no”.  Poi pensi alla giornata, a come sia stata vuota. Ma quello è solo perchè non te la ricordi, la concettualizzi. E’ molto più intensa la vita che il passato. Waterloo, come se fossi in esilio a Sant’Elena. e poi?! poi si cerca di fuggire lontano, ma non arriveremo mai da nessuna parte.

siamo nel sogno ora. LA logica non c’entra. Solo i nostri pensieri, solo le nostre idee. Siamo noi a comandare. Così creiamo una realtà, ma affine, parallela. Un mondo uguale, tranne che per qualche legge. Come a dire: “è così, ma con una differenza”. Poi però inizi l’avventura. Chissà perchè ma i sogni mi capitano sempre in prima\terza persona. Forse li vivo con l’ottica in prima persona, ma è come se la narrazione e le scelte fossero altrui, e io sono solo uno spettatore. Poi si va avanti, fino a quel filo sottile di relatà sogno in cui rumore e luci del mondo si mischiano a rumori e suoni onirici, fine.

E ora col sole ti svegli, tutto è più chiaro. Hai capito. E’ come se un raggio di sole passasse attraverso un vetro trasparente, in realtà questo  non è così, filtra leggeremte la luce, la scurisce. Aprendo la finestra è più chiara, più serena.  Così nella vita. Questa è la chiave di tutto, un vetro attraverso cui ci passa la realtà e noi non la capiamo, noi non ce ne rendiamo conto di come la filtriamo. Ci vorrebbe qualcuno che questo vetro ce lo rompesse, il fatto è che poi fa freddo entra l’acqua e non siamo più protetti.

“…ombre dure adatte all’ora…”


soffitto e sonno

settembre 24, 2009
tratta da flickr.com dallalbum di poluz

tratta da flickr.com dall'album di "poluz"

la stanza era buia. Era notte e fuori c’erano poche luci accese. Ma quel ticchettio di orologio mi teneva sveglio, costante e alternato. Tic, Tac. Così non riuscivo a prendere sonno, a sincronizzarmi. Perchè qualunque rumore è accettabile, l’importante è che sia ritmato e non costante. Ci avete mai pensato che ci addormentiamo con la musica, sui treni, nei tragitti lunghi. Ma difficilmetnte riusciamo ad addormentarci vicino a un oggetto che ogni 15 secondi fa un rumore forte! Ma quella sera quel ticchettio era troppo forte, ero troppo sensibile. Come il personaggio di Poe e del cadavere murato. Allora il mio sguardo era rivolto al soffitto.

Non siamo mai abbastanza grati delle occasioni. Ne vogliamo sempre di più! Allora poi non sappiamo nemmeno più cosa chiedere d’altro. PErchè alle volte ci sono dei punti di non ritorno, dove non è più reversibile la nostra posizione. Salvo stravolgere tutto l’equilibrio. E’ che è questione di logica, di aspettative. Sempre più spesso non è la cosa più bella quella migliore per la situazione in generale. Non è l’analisi dove sommando infiniti infinitesimi si arriva all‘unità. Alle volte si arriverà a un risultato minore che non se si fossero sommate meno situazioni.

Nel soffitto vedevo la giornata che scorreva, poi vedevo la settimana, poi il mese, poi le vacanze. Un quadro generale. Ed è allora che tutto mi fu più chiaro, come sono stato scemo. stupido. O come direbbe Sciascia “cretino”. L’eterno ritorno, la ciclicità delal vita, quella che non ci aspettiamo. E che… ci riporta sempre indietro. a fare la stessa strada sai dove sono i trabocchetti, ma la meta è sempre la stessa. Un girotondo infinito a cercare quella meta che… ora è sul soffitto, chiara limipida e regolare come una promessa. ma era solo un sogno. Finalmente dormivo

“…the first kick I took was when I hit the ground…”


appesi a un traino

settembre 13, 2009
tratat da flickr.com dallalbum di Vincepal

tratat da flickr.com dall'album di "Vincepal"

un peso da trainare. è difficile, si fa fatica e da soli non ce la potrai mai fare. Come nella vita, e il bello è che in certe situazioni ti ci metti tu, senza nemmeno cascarci dentro. E poi non sai nemmeno come ingegnarti. E’ come spostare da solo dei tronchi, è questione di tecnica. Trovato il modo giusto tutto funziona! tutto! Solo che cambia il percorso e la composizione così deve anche cambiare la tecnica, la forza che ci metti e i punti da cui spingere, da cui tirare.

Penso che la vita sia così, una corda. Che devi tirare fino al limite. Ma senza esagerare perchè si spezza. Però nemmeno mettendoci poca forza perchè non si progredisce. Il minimo errore può essere fatale, perchè ci porta a conseguenze estreme. Ma d’altronde cosa ci possiamo aspettare dal domani. Sono le nostre decisioni che ci dicono quanto stiamo tirando e se la direzione è giusta, solo che… la paura di spezzarla è troppa!

Ci vuole un colpo di genio. Un’idea geniale, di quelle da sette del mattino. La memoria certo può aiutare, ma… ma è così lontana. Così tremenda. Rimbocchiamoci le maniche. Non dobbiamo sfondare la linea Maginot. Il vecchio esercito si era fermato, grazie a Dio, al confine. Sono i canali secondari che ci importano. Sono quelle cose che non posssono esserci, che non sono normali su cui puntiamo. Una spia, perhcè è quella la tattica.

“…si farebbe molto prima se lei tornasse vestita soltanto del bicchiere…”


penna, passato

giugno 14, 2009
tratta da filckr.com dallalbum di  *FataNera*

tratta da filckr.com dall'album di " *FataNera* "

poi è solo un momento di attesa, un attimo. e sei là, ad aspettare arenderti conto che queella cosa non la puoi fare, non c’è tempo..sempre di fretta e con altre urgenze! ma allora cosa ci stiamo a fare, liberi di scegiliere ma fino ad un certo punto… poi per fortuna tutto si risolve e il problema non c’è mai stato. e’ solo l’assenza di inforazioni che ci distrugge, ci incastra. PErchè ci costruiamo un mondo dentro fatto solo di scuse e fatti non veri! quando poi è la semplice reatlà a svelare tutto.

un sogno nel cassetto! una penna in mano e poche idee chiare… tutto malleablie, interpretabile, discutibile. Poi rimani là e ti rendi conto di come le cose cambino davvero poco di giorno in giorno ma ad una rapidità totale di ora in ora, di mese in mese. Infinitamente grande, infinitamente piccolo… e siamo qua a cheiderci cosa fare. A vedere un presente che ci rattrista, che ci deprime, ci fa stare male. Ma con la speranza nel cuore che qualsoa si possaa costruire… fino in fondo. fino all’ultimo!

come una fisioterapia alla gamba… ci vuole tempo perchè sia totale ed efficacie la riabilitazione. Così per certe nostre ferite della vita;: delusioni, colpi bassi, tristezze, dolori, sofferenze. E poi? poi il tempo passa e ci mette sopra una pezza. Torniamo anni dopo ad avere maturato quell’abilità di sporgerci senza farci male, di aver ribaltato la situazione.. finalmente. Ma è un passato. ora c’è il presente, ma foser a a votle ritornano….

“…sulla strada di Pescara venne assalito dai parenti ingordi…”


calma dal balcone

maggio 11, 2009

lassù, da quella finestra il mondo sembrava diverso. Torino più tranquilla e la città emno caotica. Il cielo era azzurro e passava il vento. Ero in attesa, quel paesaggio non poteva durare in eterno. Ma quell’atmosfera che ti lasciava nel cuore si. Perchè è straordinaria. La sogni di notte e vorresti passarci i pomeriggi, sdraiato sul prato a contatto con quel manto erboso che tanto sa di fresco. Ma sei in città, non puoi, dove? Ma questi spaccati ti fanno capire che la calma c’è, basta cercarla, basta trovarla…. ma è difficile.

mettere tutto in ordine. aspettare attendere. rendere la vita davvero infallibile, o almeno non perdere nessuna occasione, nessuna attesa. Solo tu e quell che ci tocca. Traendone le più grandi e importanti conseguenze. Poi non si sa nemmeno cosa e dove andarlo a cercare. E’ solo il mondo che sta per finire, che va avanti, ma senza attese, senze fretta solo lui…e tu dietro a correre.

“si stava megli quando si stava peggio”. Luogo comune? o forse dura ammissione che i cambiamenti non ci piacciono. Sappiamo cosa aspettarci. Se le cose poi vanno meglio diventiamo noi quelli che forse peggioriamo, sempre in tensione prima. E ti rendi conto di come devi a volte ringeraziare chi ti ha fatto sudare e piangere, star male e soffrire, ha saputo tirare fuori il tuo vero io. Ora bisogna solo lasciarlo crescere da solo, ed è quella la parte davvero importante.

“…a farsi belli, ma che magia…”


mille sfaccettature

aprile 26, 2009
tratta da flickr.com dallalbum di david spigolon

tratta da flickr.com dall'album di "david spigolon"

ognuno di noi è diverso.. unico e inimitabile! abbaimo mille sfaccettature, caratteri e propensioni diverse. C’è chi è ambizioso, chi si accontenta, chi non è mai contento, chi è impullsivo, chi è razionale, chiè altruista e chi egoista. Ce ne sono di possibilità. Ma non possiamo nemmeno elencarle uan a una. Non si fanno così le persone, come al supermercato o su un sito online, spuntando le opzioni che  vogliamo. Mi ha sempre colpito come certe persone sanno valorizzare loro stesse, e quello per cui più sono portate! Non tutti noi potremmo fare carriera, avere soldi e fama. Non è la nostra strada, così è un apsso avanti renderci anche solo conto di essere portati per la semplicità e accettare con gioia questa nostra vita.

le ingiustizie sono ovunque! A votle siamo noi per  primi a compierle. Siamo noi a portarle a termine, ma è diverso quando si vivono. CI sembra che tutto crolli, che tutto cada, che non possiamo sorregere il fardello delal nostra vita. Tutto diventa assurdo, pesante e atroce. La vita è uno schifo, gli alti non stiamo nemmeno a guardarli perchè sono modelli così lontani e così irragginugbili per noi che…. Ma ora tocca a noi saper incassare. Come un pugile. Pugno dopo pungo… senza rilassare i muscoli, ma contraendoli, lottando fino alla fine delle nostre forze.. perchè quando molliamo queste botte ci faranno davvero male e ci sarà… il livido.

Su quel palco, in quel teatro ho capito. Mi è venuto in mente, è ho apprezzato lo sforzo, l’amore e la dedizione con cui facciamo ciò in cui crediamo. Ed è la semplicità dell’uomo del suo esempio. Certo è nel personaggio in quello che trasemtte, ma è questo l’essere un valore concreto. Senza giri di parole, retorica nauseante o altro. C’è! Allora mi rendo conto di quello che ognuno di noi può fare per gli altri. Quanta e quanto grande è la responsabilità nei confronti dei più piccoli con cui stiamo a contatto. Non dobbiamo seguire un modello… ma essere noi stessi in quel modello, tramite quei valori.

“…ma la notte la festa è finita, evviva la vita…”