un silenzio ponderato

luglio 29, 2012

tratta da flcikr.com dall’album di “Angel-Gonzalez.es “

non possiamo fare a meno di smettere di sperare nel domani. raramente riusciamo a renderci conto di quanto stiamo bene davvero, di quanto sarebbe meglio il persistersi di certe condizioni. Purtroppo e per fortuna la vita ci obbliga a muoverci, a spostarci, a cambiare posizione a peggiorare,  quasi sempre. così poi ci troveremo in altre situazioni e a rivedere il passato ci renderemo conto di quanto è importante apprezzare i momenti che avremo e, forse, a saperli riconoscere.

è così difficile stare zitti, farsi un’opinione e poi, solo allora, parlare. Troppe volte sentiamo tuttologi parlare di qualsiasi argomento e tu magari ti senti stupido perchè non ne sai nulla, ti sembra che sia proprio questo il motivo del tuo ‘isolamento’, poi ti informi e ti rendi conto che erano fregnacce, notizie mal lette e riportate frammentariamente. geni non si diventa, si nasce.

le pause ci vogliono, per poter ricominciare, stare al passo e mantenere il ritmo. non sono i parziali della partenza che importano, sono i ritmi di metà gara, quando tutti crollano. tenere sempre la testa è una tattica pericolosa, perchè basta anche solo un’istante crolli e ti ritrovi in fondo senza forze per ripartire e senza altre gare da fare. delle volte si gareggia per una staffetta, altre volte per la batteria di qualificazioni, altre volte sono maratone o 100 m. si corre sempre, si fatica un sacco: l’importante è il traguardo.

“…o mare nero, mare nero, mare nero…”

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la pioggia che rilassa

giugno 16, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "zunardu"

oggi guardavo fuori dalla finestra e pioveva. oggi mi sono goduto il temporale da camera mia. in silenzio, a sentire la pioggia che cade, il ventoche muove tende e alberi. sapevo che ce l’avrei fatta, ma non volevo. sapevo che le cose sarebbero andate male. a ripensarci le cose non vanno mai come te lo aspetti, più le programmi, più te le immagini più ti deluderanno. ma oggi no, davanti a quella finestra c’era tutto. davanti a quella finestra ci stava la leggerezza che ormai sto cercando da tanto tempo, da troppo. e allora stiamo a guardare, primo o poi finirà.

tanto sono sicuro che non lo vedrai. passerai e te ne andrai via in silenzio.

abbiamo paura del silenzio. abbiamo paura di fare un viaggio in macchina e non dirci nulla. abbiamo paura di guardarci negli occhi e poi, dopo, salutarci. abbiamo paura di non avere nulla da dire. abbiamo paura di essere insignifcanti. abbiamo paura che non saremop ricordati. troppa gente piuttosto che star zitta, parla. di qualsiasi cosa. delle volte ci rifugiamo nella musica, ci rifugiamo nel telefonino, in una sigaretta, ci rifugiamo in qualcosa che faccia passare il tempo. è solo che il silenzio ci spaventa, e non lo sappiamo apprezzare fino a fondo.

“…e la canzone andave elegante, l’orchestra era partita, decollava…”


radio dal passato

aprile 7, 2009

ascolti una canzone…di sfuggita e poi non sai di chi sia! passano gli anni, ma quel ritornello ti è un po’ rimasto in testa! ma non sai nulla, non riesci a riprodurlo! poi entri in un bar, e c’è quella canzone, ma non te ne rendi conto…solo stando fermo, a pensare a guardare il nulla ci fai caso..è lei! cerchi allora di capire qualche parola per poi cercarla…ti concentri al massimo e poi ti dicono il gruppo! torni a casa… ed è lei! dopo una ricerca infinita torna e ti dà soddisfazione…

Penso che in questi ultimi giorni la radio mi stia davvero cambiando le giornate! Oggi mentre ero a fare una commmissione entro e sento uno che parla scherzosamente di “panta rei”tutto passa, tutto scorre! e cavoli… quanto tempo è passato! quanta filosofia è cambiata e come è evoluta la mia visione del mondo da allora… diventata più adulta! certo tutto passa, ma qualcosa resta! e allora con quel sorrisio sulle labbra a ricordarti come il tempo passa e a volte te ne dimentichi anche!

La radio mi ha informato della tragedia che c’è stata in abruzzo! A l’Aquila! e così questa sera di fronte a quelle immagini non ho potuto fare a meno di sentirmi male, di compatire quelle persone e di chiedermi davvero cosa sia il mio domani. Cosa posso fare? e come mai… ma ho paura che siano domande che vanno al di sopra di noi… ci rimane solo da stare in silenzio, con qualcosa in gola e andare avanti... e

pregare per loro! perchè trovino la forza di ricominciare!

“…first we run and then we laugh till we cry…”


silenzi

febbraio 23, 2009

tratta da flickr.com dallalbum di Nash72

tratta da flickr.com dall'album di "Nash72"

silenzio… che realtà difficile! già perchè a volte il silenzio uccide, a volte fa risaltare le emozioni, a volte sembra che urli! Ma il sileznio è comunque prezioso…perchè spesso ormai ne abbiamo paura! Abbiamo paura di stare zitti, che non abbiamo niente da dire e così parlaimo, parliamo, parliamo…e non ci rendiamo conto che stiamo solo riempendo il tempo di inutilità, quando potremmo semplicemente essere noi stessi, darci da fare e vedere cehe solo così si costruiscono relazioni salde!

“non sappia la destra quello che fa la sinistra”…Perchè a volte è facile sbandierare le proprie azioni…renderle pubbliche! Non far sì che tutti sappiano, parlando al singolo, ma far sì che tutti sappiano che tutti sanno. Sembra un gioco di parole, è vero…am è l’ipocrisia dei nostri tempi! E’ il fatto che vogliamo comqune essere protagonisti, a nostro malgrado delle vite degli altri, anche quando non ci siamo… e a volte buttare in piazza i problemi passa dalla richiesta di aiuto ad un atto di egoismo

è che forse sono io che vedo le cose diversamente… forse sono io che penso che quell’idea di fondo sia malata! Già, eprchè sembra che tutti siano d’accordo…anzi, che non aspettassero altro! E’ solo che mi sembra così lontano dal suo fine. Da quello per cui è nata e cresciuta! Cosa posso fare io?! beh come direbeb un prete che sa tenere bene l’attenzione…inizia ad amare, poi il resto si vedrà! solo che a votle è difficile vedere il Signore quando sembra che le persone non lo cerchino nemmeno…. ma forse è proprio questa la grande difficoltà!

“…Sono triste tra la gente che mi sta passando accanto…”


alzare lo sguardo

gennaio 14, 2009

basta alzare lo sguardo. Non guardare solo dove si cammina per terra, un po’ più su, al di sopra dell’orizzonte. E così i tuoi occhi vengono colpiti dalla luce di un lampione lontano. I raggi si infrangono e si aprono a stella, come quando aprite tanto l’otturarote della macchina foto. Poi cambi punto di fuoco, ti sposti e passi al cielo: blu, scuro, limpido. E vedi un puntino, piccolo, bianco, quasi incandescente. Una stella

Stelle?! A Torino si fa fatica a vederle: troppo inquinamento, troppe luci. Ma oggi no. Dopo tanto freddo, tanto vento e poche nuvole ecco qua il cielo. E c’è sempre  stato, solo che oggi mi sono fermato, un attimo, e sono stato catturato. Una passeggiata verso la macchina, lasciando dietro tutte le preoccupazioni, solo io e il ghiaccio, e poi le stelle. Perchè dopo che ne trovi una, vicino se ne vede un’altra. E così a catena, una dopo l’altra, il tuo occhio si abitua alla poca luce… e così trovare le stelle diventa sempre più facile. Ma bisogna tornare a casa

Ma prima di entrare a casa, e ricominciare la solita vita, ancora un momento. Fermo, abbracciato dalla sciarpa sulla bocca, dal maglione nuovo, dai pantaloni larghi e caldi. Lì fermo e in silenzio a guardare il cielo. A ricordare le montagne, la notte dell’esito della maturità, lo stesso silenzio, solo più stelle. E poi altri momenti che si sommano, uno dopo l’altro. Ma le protagoniste sono loro le stelle, e tu sei lì, solo ad ascoltare il respiro e a guardare l’immensità del mondo e a capire che i nostri sono problemi marginali…

Solo che a votle mi sento schiacciato da un peso. Enorme che non riesco a sopportare e nemmeno a srotolare… come se tutta la vita alla fine si riducesse a quel solo interrogativo. A cui so dare una risposta, ma non la so scrivere, dire o spiegare. La so provare. ma quello non basta. “trust the climate…” è così difficile. Ma a volte ci vuole fiuto nel quotidiano. E chissà che domani non si spezzi l’equilibrio. E’ che a volte basta solo aspettare. Ma l’attesa ti fa venire in mente tante domande e così si è in bilico….

“… è dolce stare in mare quando son gli altri a far la direzione…”


gennaio 7, 2009

è che alle volte c’è un senso di oppressione su di noi. Come un’ansia continua. Di che cosa?! non lo so bene… forse di avere sbagliato, di avere combianto un guaio irrimediabile. O che ne so… Già e difficilmente ce ne liberiamo. E’ faticoso superare il pregiudizio verso di noi e verso le nostre critiche. Ma poi, alla fin fine, siamo noi a vivere male. A non sentire il momento, perchè siamo proiettati a proteggerci per il dopo.

Avete prensente quando alle volte capita un fatto, che te ne risolve 3 e ti dà una speranza in più. Una serie di fortunati eventi. Ne capitano raramente, ma non ne siamo mai grati, lo riteniamo il minimo. E invece no. Dovremmo saper dire anche in qusti momenti “grazie” e renderci conto del disegno su di noi. Perchè a volte è  difficile, ma pian piano le linee si delimitano, i colori si marcano e le ombre si inscuriscono… fino a disegnare quell’unica strada che è la vita.

è che fa piacere tornare… dopo un po’ di tempo. Dopo essersene andati, non tanto per volontà nostra, ma per necessità e dovere. Così col tempo la situazione si assesta e finalmente è chiaro ciò che c’è. Come quando si scolpisce il legno. Le sceggie e i ritagli vanno a sovrapporsi all’oggetto e così i dettagli si perdono, ma poi con un soffio, tutto è più bello, chiaro e definito. Ed è un po’ così anche la vita. Che a votle fa bene fissare le idee la situazione.

Non ero solo in quella stanza. C’era un altro signore, alto, con la giacca verde e il giorale sotto il braccio. Occhiali spessi. Ma nel suo viso c’era qualcosa di strano, come una ruga di tristezza e di stanchezza, come se il tempo non lo sorreggesse. Come se non bastassero le forze, ma lui era là, ad aspettare, a sotterrare queste impressioni, per dimostrare chi era. Poi basta poco, una vite che cade, un cellulare che squilla o un clacson fuori e il silenzio si rompe, così ogni dettaglio catturato prima, in quell’uncia occhiata svanisce… e rimane annebbiato nella memoria.

“… don’t go talking too loud, you’ll cause a landslide, Mr. Jones….”


da oggi a prima

gennaio 6, 2009

c’era qualcosa che non andava in quella giornata. Non so bene cosa dovessi fare, perchè ogni azione finiva con il complicare tutto il resto. Ogni opinione risultava sbagliata, tutte le decisioni affrettate. Era una di quelle giornate no. Poi però a un tratto si aprì uno squarcio, un taglio netto nel tessuto del tempo che scorre… ed è incredibile coem alle volte sia un cartone animato a salvarti, come sia la semplicità di un saluto o la voglia di sfidare il futuro.

E’ che alla fin fine amo la neve… già, perchè ci sono momenti in cui vorrei essere al caldo, che non ci fosse, che non si possasse… ma poi. Poi mi metto la giacca e cammino per strada, guardo fuori dalla finestra, o semplicemente chiudo gli occhi. Ed è neve. Silenzio che ti avvolge, tutti sono più tranquilli. Le macchine vanno piano, la neve cade su se stessa pian piano, fiocco dopo fiocco. E tu sei là, camminando che la osservi, ne sei avvolto, e alla fine ti rendi conto che ti piace.

Prima e dopo… fa impressione ritrovarsi qua oggi, dopo un’anno. che ridere, lo scorso anno stavo ricominciando la scuola. Il tran tran quotidiano, le lotte per sopravvivere. Oggi mi è mancata quell’atmosfera pre-ultimogiorno. E’ vero, sembrava un po’ una domenica, ma non del tutto. Anche se, già anche se a votle vorrei che il tempo lo potessimo controllare, invece dobbiamo saperlo sfruttare. Accogliere ogni istante e saperlo affrontare senza subirlo. E’ che mi fa strano non avere più i compiti o da studiare mille cose per mille materie. Ne ho sempre mille (e più) da studiare, ma sono per tre esami. Non c’è più la corsa a finire il libro, al fare le cose perchè devi! E’ solo il vuoto

Però sono convinto che la risposta è là. In non so quale zona del mio cervello, ma c’è! E’ che non la so esprimere a parole…ma so di sicuro che c’è! E’ vero, a volte si offusca, si sfoca o si allontana, ma c’è! Solo che è in un linguaggio che ancora non capisco… come se dentro di me cercassi di preservare e di posticipare il problema o la soluzione. Ma non importa, si va avanti. Le risposte arriveranno, o forse sono già arrivate, solo che non ci abbiamo fatto caso, non abbiamo alzato lo sguardo e capito che quella stella cometa era da seguire. Ma i Re Magi si…

“…piuttosto resto qui ad ascoltare il mare…”