prospettive distanti

settembre 2, 2014

tratta da flickr.com dall’album di ” Kenny Louie”

quando gli altri ti raccontano le loro vite sono sempre semplici, lineari. quando guardi la vita di chi ti sta attorno vedi sempre un ordine di fondo, c’è una prospettiva, un progetto. delle volte vorresti poterti vedere da fuori, per renderti conto di dove stai andando. percepire quella sicurezza e determinazione che trasmetti nelle tue azioni. nulla di più lontano dalla tempesta interiore che ti assale ogni volta. è che il più delle volte ci mettiamo uno scudo per proteggerci, ma ci perdiamo così tante persone attorno a noi che è davvero un peccato.

quel salto nel vuoto – col senno del poi – mi avrebbe distrutto. capita, capita a tutti. il grande male che ci fa è l’istante in cui ce ne rendiamo conto. poi passerà quel senso di vuoto, che il tempo ti ha lasciato, che ti sei scavato dentro. dopo sarai più leggero.

‘capitano, era la finale?’ ‘sì’ ‘se lo ricorda ancora?’ ‘per niente al mondo vorrei riprovare quelle emozioni, ma nulla è mai stato così forte’ ‘e ora?’ ‘sai una volta avevo letto la storia di un difensore che a metà parita dovette fare il portiere, non prese un gol, arrivarono ai rigori e vinsero. poi tutti se li dimenticarono. lui smise e fece altro, ma quella partita la ricorderà per sempre.’

“…forse un giorno meglio mi spiegherò…”

 

 

 

 

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ma non sapevo quando

marzo 23, 2014

tratta da flickr.com dall’album di “Stefano Tranchini”

M. e T. . Esistono delle notizie che ti aspetti, ma non sapresti dire quando. O è  presto o sarebbe dovuto succedere molto tempo prima. Non so mai come comportarmi in questi casi, perchè tante volte qualcosa che ci sentiamo dentro o siamo noi i primi a non capirlo, o sono gli altri che non capiscono noi. In che mondo vivi? Le notizie e i fatti si snodano anche nel tempo, evolvono e importa quando avvengono, ma in quale dimensione hanno più importanza. L’atto o la potenza? Premeditare un omicidio e poi mettere in atto il piano.

quella visuale sul muro ti dava sicurezza. quella cartolina ti faceva andare un po’ lontano da dov’eri. quei quadri ti ricordavano tempi e visi passati. un mondo che ora non c’è più. tutto cambia e in quei colori e quelle cornici ci stava un po’ di quel passato. nessuno si sarebbe mai chiesto se il significato era quello. la semplicità di quel piatto ti aveva aperto il cuore. era tutto perfetto. lo sarebbe stato poi. ancora di più.

E’ una strategia di uscita troppo veloce. E’ come se avessi la garanzia che oltre ad un certo livello non esco poi più. Il problema è che risulta essere faticoso passare ed entrare in quei primi livelli. Sviluppare la propria vita con troppe garanzie comporta sì una sicurezza maggiore, ma da un altro lato pure una debolezza strutturale. Da un certo punto di vista chi perde più spesso – e sa perdere bene – impara molto di più. E la maledizione dell’eterno numero due, passano i vari campioni e tu rimani sempre là in classifica. fisso. due. Per la storia sarai tu il migliore, ma sul momento tutti ricorderanno solo la medaglia d’oro.

“…respiravamo piano…”


in un cassetto

febbraio 4, 2014

tratta da flickr.com dall’album di “Ingmar Zahorsky “

per quanto possa sembrare assurdo spesso le migliori nostre idee o intenzioni restano in un cassetto, a prendere la polvere. ci restano perchè non è il momento giusto, perchè non abbiamo tempo di curarle, perchè non le abbiamo capite davvero. se giochi male, ma vinci sempre il problema è che semplicemente non giochi secondo il canone. tu, là, seduto ad ascoltare a proporre a cercare di capire. le idee migliori nascono di notte e muoiono all’alba. hanno vita breve.

non mi ricordavo quale fosse l’emozione che si provava ad uscire da Palazzo Campana, a febbraio alle sei di sera con tutto attorno pioggia e buio. improvvisamente mi sono ricordato com’era. quanto mi divorasse dentro quella stanchezza, quell’ansia da tempo che passa e non sarà mai abbastanza. improvvisamente ho capito cosa mi faceva sentire così debole. certo, è qualcosa che mi porterò per sempre dentro.

ci vuole semplicità nel pensiero, che non vuol dire banalità. la dote della semplicità è saper mirare dritto all’obiettivo senza farsi troppo travolgere dalla complessità del mondo che ci sta attorno. ogni volta che ascolto le persone quello che più mi colpisce sono i loro aspetti semplici, poco strutturati. quelle dimensioni in cui sono i migliori, consapevoli o meno.

“…I don’t know why she ridin’ so high…”


come sceglo di camminare

settembre 15, 2012

tratta da flickr.com dall’album di ‘Guen86’

ci sono dei canoni che ci imponiamo di seguire nel corso della nostra vita. evolvono e cambiano nel tempo, ma devono restare una nostra via di percorrenza. non sono gli ideali, la fede o le convinzioni. è più che altro un approccio al mondo che ci circonda, alla vita che ci tocca affrontare. perciò possiamo metterci dentro la razionalità, la calma, la comprensione, il dubbio e la fiducia. il mio, oggi, è la semplicità.

c’è un libro stupendo di Sciascia ‘una storia semplice’, per quanto breve e davvero lineare riesce a trattare in modo assolutamente non superficiale molte tematiche delicate. così pure noi ci dobbiamo togliere dalla testa che complicare i pensieri, le giornate o le vite renda il tutto potenzialmente migliore. non è nella complessità che si deve andare a costruire, ma nella linearità. è difficile immaginare quanto la semplicità con cui riusciamo a vedere ciò che ci circonda possa condizionare i respiri della nostra vita.

non ho idea di quando torneremo in campo, so solamente che sarà per poche partite. ‘fino a fine stagione capitano’. la grande paura che ci tormenta non è tanto darsi un’addio, ma non darselo. nonstante tutto c’è sempre un’ultima volta, l’ultimo spettacolo. la grande verità è non sapere di assisterci. tutti assieme siamo una squadra e siamo forti, da soli valiamo di meno, da soli non possiamo fare tutto, da soli vinciamo o perdiamo assieme si cresce e si mautra.

“…vengo anch’io, no tu no…”


le false premesse

luglio 25, 2012

tratta da flickr.com dall’album di “JMVerco”

ogni strada è diversa a seconda della direzione in cui la percorri. rilassarsi e guidare, stare seduti a guardare fuori. la strada resta, sei tu che ti muovi. di tante esperienze abitudinarie che facciamo nella nostra vita di sicuro ci sarà stato qualche viaggio che  ricordiamo; sia ben chiaro viaggio lungo o corto è comunque sempre uno spostarsi. Dei tanti che mi posso ricordare ora alcuni sono legati a forti emozioni, altri a bei ricordi e tutti inevitabilmente cadono nel mito. ma il viaggio resta la grande meta delle nostre destinazioni. Quei paesaggi, quella pioggia che cade, la neve, le montagne, l’autostrada deserta, il buio delle provinciali. il viaggio è qualcosa che resta dentro, a volte più della destinazione.

Sono dell’idea che troppe volte sono le false premesse a farci sbagliare. E’ come se avessimo delle ipotesi errate, incomplete o contradditorie. Sarebbe troppo bello se la vita fosse lineare e reversibile: sbaglio, posso tornare indietro e ripartire, senza memoria. Perchè a pensarci non è tanto dove siamo che cambia, ma il cammino con cui ci siamo arrivati. Non è tanto essere alla finale dei 100m, quanto più come ci siamo qualificati, quanto allenamento. Immaginate due corpi, uno che sta candendo e l’altro che è stato lanciato dal basso, ci sarà un istante in cui occupano lo stesso spazio, sono uguali, ma se avessimo la pazienza di guardarli ancora per un po’ di tempo vedremmo come si comportano divesamente. E’  una questione di premesse, soprattutto davanti a chi non conosciamo a fondo, che non sappiamo da dove arriva nè dove andrà.

I gesti più semplici sono quelli che mi affascinano di più, che adoro di più guardare studiare e capire. Nella scena finale del film ‘Traingspotting’ si vede il protagonista che prende un bicchiere sporco di liquore all’uva  lo riempe con l’acqua del rubinetto e lo beve di filato. Ecco la perfezione dei gesti  è qualcosa che mi lascia senza parole. Le diverse maniere in cui magiamo una pizza, giraiamo la schiuma del cappuccino, battiamo sui tasti del portatile, leggiamo un libro, ci allacciamo le scarpe. Il fatto è che corriamo troppo, ed è anche giusto così, solo che rischiamo di perderci delle piccole esperienze sensoriali che non ci cambiano la vita, ma le sanno dare fascino.

“…mi insomnio es mi castigo…”

 


questione di grafi

marzo 16, 2010

questione di relazioni. per capire il mondo, bisogna capire come funziona. Non troveremo mai la legge ultima, ma almeno averne un’idea aiuta! Già…perchè è soltanto quando metti le lenti giuste chi inizi a vedere il mondo diversamente. Cogli ciò che ti sfuggiva, quello che sembrava soltanto di sottofondo e invece era il tema dominante. Solo che tu che ci puoi fare?! la vita è quella. E a volte basta un grafo e tutto si chiarisce, l’importante è non avere troppe frecce, per ora.

Sono i piccoli piaceri le cose che ti rendono unica la giornata. che ti lasciano un sorriso addosso. Ti sanno rendere felice e senza pensieri. Ma nulla di complesso: andare all’università col 73, camminare per via Po e leggere i cartelli del Risorgimento, girare per la città in felpa, ascoltare la radio in macchina. Piccole nullità che da sole non sono motlo, ma messe tutte assieme ti salvano la vita, ti rendono felice. Quella felicità che era tempo che non provavi… che it lascia libero, senza pensieri solo, davvero, votato al presente!

poi sai già come finiscono questi episodi. li hai già letti quei libri. Non ti interessa nemmeno. Pura fromalità, solo che non ha senso. Non si può essere costruttori di un mondo nuovo, solo e isolato. Qualcosa dovrà pure cambiare. E ce ne vuole di coraggio. Di determinazione e di voglia di credere in noi stessi, nei mezzi che ci diamo. Era solo lo sguardo ciò che importava, la forza di combattere ci serviva, ce l’abbiamo messa ed eccoci. Pronti sempre a combattere.

“…I worry over situations I know I’ll be alright…”


paralisi e visioni

maggio 27, 2009
tratta da flickr.com dallalbum di confusedvision photostream

tratta da flickr.com dall'album di "confusedvision photostream"

che sia stato il sole basso o l’aria fresca, ma oggi avevo voglia di girare, di viaggiare, di sentirmi leggero… poi basta! nulla di più! semplicità. Quella di tutti i giorni. Penso che stiamo dimenticando ad apprezzare i piccoli gesti e ce ne mervigliamo quando ci capitano, non senza all’inizio lamentarci… ci riportano alle vere urgenze, ai veri problemi, alla nostra vita! Poi ci ritorviamo come in un film d’avventura a dover cercare di salvare tutto all’ultimo, per diventare Bruce Willis in Armageddon, o Tom Cruise in Top Gun. No! non so regia e anno… ma l‘idea è quella!!!

poi ti accorgi che la tua visione del mondo era diversa. Che alla fine non è importante come gli altri ti vedano, o ancora peggio come tu pensi che gli altri ti vedano. Ma come tu  sai di essere. Qualcuno oggi mi ha fatto riflettere su come sia davvero importante lasciar essere se stessi, senza troppe aspettative, perchè chi ci vuole bene, davvero, non guarda a quello! ma a noi! difficile da credere, forse si.. ma ripensandoci è terribilmente vero nella mia vita.

c’è l’idea, c’è il sogno, ma poi manca la realizzazione… e siamo soli ad aspettare, anche tutta la vita, anche i dieci anni di quel film, ma ci siamo. E allora? non ci sono risposte in mezzo, forse qualche spiraglio o crepa, punti di vista! ma siamo solo là, fermi e immobili. Col tempo che ci passa davanti. Come se t utti noi avessimo delle paralisi, quelle di cui parlava Joyce. e piano piano riusciamo a superarle, sperando che non siano intrinseche in noi…

“…sognavo anch’io ma erano sogni dispersivi…”