cosa ti fa dormire?

luglio 31, 2017
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tratta da flickr.com dall’album di “Andi Campbell-Jones”

cosa ci fa andare a dormire la sera? nella risposta c’è un po’ della nostra idea di vita. è perchè siamo stanchi dalla giornata o per potersi poi svegliare domani? ultimamente dormo male, nel senso che non mi riposo quando chiudo gli occhi, però dormo. dormo perchè le sfide non finiscono mai, domani ha sempre in serbo qualcosa per noi. Forse allentando la presa, il ritmo e la tensione tornerà anche il riposo. vedremo.

non ci sono soluzioni giuste, ottime o ideali nella maggior parte delle cose della vita. Ci sono soluzioni migliori o peggiori di altre. ci sono azioni. ci sono scelte. c’è il nostro prossimo. è troppo facile rintanarsi nel non fare il male. facciamo il bene, siamo costruttivi. proviamoci almeno e se falliremo – capita sempre – dobbiamo volere rialzarci, imparare e riprovarci. oggi, domani e dopodomani. e dobbiamo farlo per vivere noi meglio, così che anche gli altri vivano meglio. chi ci è rimasto nel cuore dopo tanti anni?

per quanto sia difficile, assurdo e inspiegabile, troveremo tutte le riposte alle nostre domande in un momento in cui non le staremo cercando. perchè i nostri pensieri hanno bisogno di organizzarsi filtrarsi e sintetizzarsi. il che non vuol dire non farsi domande, quello mai!!, ma vuol dire che alle volte la risposta giusta arriva quando, dove e da chi meno ci aspettiamo. fiducia.

“…Elle avait des bagues à chaque doigt…”

 


cambiare per cambiare

gennaio 31, 2017
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tratta da flickr.com dall’album di “mumucs” 

Vedere orizzonti dove ci sono montagne, sentire musica dove è solo frastuono. Di tutti i giorni trascorsi le persone che più mi ricordo sono quelle che avevano un’idea propria, un parere. le persone che sanno cambiare idea ma anche restare salde su certi valori, avere dei pilastri. uno può condividerli o meno, ma quello è un altro discorso.

nella più grande paura del nulla e del buio la sola salvezza è la speranza. ma solo quello non basta, serve anche l’idea che un domani migliore sia possibile. dobbiamo smettere di aspettare il cambiamento per poi cambiare noi, subirlo. adattarci alla situazione che si è creata alle volte è inevitabile, altre volte è solo una scorciatoia. capitano le situazioni improvvise che ci obbligano a lasciare ciò che siamo per qualcos’altro. Altre volte passiamo i giorni nell’attesa che il cambiamento inizi per cambiare noi. non accadrà mai. delle volte le frasi motivazionali  sono ridicole, questa però è meno stupida di quanto sembri “se vuoi cambiare, cambia tu per primo”. perchè il cambiamento, qualunque esso sia deve essere il risultato e non la base di partenza. se ne saremo in grado avremo iniziato un processo inarrestabile. e a guardare indietro in fondo è sempre stato così.

“ora so la data della finale” “un’altra?” “no, questa è diversa. è l’ultima.” (pioggia. buio.)

“…Fiumi, poi campi, poi l’alba era viola…”


Linee e confini

dicembre 18, 2016
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tratta da flickr.com dall’album di “Marco Trovò”

ognuno di noi ha le proprie linee di etica e  di coerenza, e andando avanti con la vita ci capita sempre più spesso di averci a che fare. All’inizio è sempre tutto facile: siamo disposti a perdere qualche occasione o persona per i nostri valori o per la coerenza. Poi però il tempo passa e le occasioni cambiano, innanzitutto diminuiscono e il mondo attorno ci rendere molto più difficile scegliere: sui piatti della bilancia vanno aspettative, decisioni o responsabilità che una volta non c’erano. Perciò molto spesso ci capita di girare attorno a quelle linee: alle volte le superiamo, altre volte stiamo entro i confini. Sta a noi accettare questa debolezza quando andiamo oltre il confine, rendendosi conto a volte che i limiti che ci imponevamo erano troppo stretti o rigidi o senza un senso. Altre volte, invece, scoprendo che quel limite non lo dovevamo passare, perchè purtroppo indietro non si torna(quasi mai).

la nebbia. è il non vedere quello che c’è a distanza ravvicinata. è la paura di sbagliare. è il domani che non sai cosa ti riserva. è la pazienza, vera, che serve. perchè è facile esserlo quando i tempi sono brevi, è facile esserlo quando si sa che poi ce la si farà. ecco, è in quelle altre situazioni che serve davvero la pazienza, quando senti qualcosa che nel profondo ti divora.

“ma come facciamo a lottare? siamo una squadretta!” “ragazzi tra 10 minuti torniamo in campo per l’ultimo tempo, dobbiamo fare un gol per recuperare e uno per vincere.” “non ce la faremo mai…” “era tanto che non sentivo queste parole! no, dobbiamo crederci” “ma con questa pioggia, siamo stanchi e loro sono imbattibili” “allora cosa giochiamo a fare? no, ce la potremo fare solo se noi per primi ci crediamo. ma senza urlarlo e sbandierarlo, crederlo nel nostro cuore. solo da lì potremmo partire”

“…il cielo d’Irlanda è un gregge che pascola in cielo…”

 

 

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cambiare e capire

agosto 2, 2016

tartta da flickr.com dall’album di “Cristiano”

era come se un enorme sasso stesse cadendo. indietro non si torna. non so cosa mi capiterà domani, cosa la vita mi riserva, so però che serve un cambiamento. serve vedere in maniera diversa cose che sono nuove. era da tanto che non provavo certe emozioni, me le ero quasi dimenticate. e la cosa interessante è che fino a poco tempo fa nemmeno sapevo che esistessero. il domani fa paura, per cosa ci aspetta e perchè il tempo non torna indietro, nè si ferma, va oltre. a volte troppo veloce, così veloce che nemmeno riesci a seguirlo.

vedere la strada fatta, dopo fa impressione. vedere quanto sono lunghi i passi che facciamo, le distanze che copriamo, gli ostacoli che superiamo. ieri e oggi. mi sembra sempre di stare fermo, e quelle poche volte che mi sento in movimento è perchè poi vado a sbattere da qualche parte. però, però in tutta questa frenesia, in questo perdere continuamente l’orientamento una strada è fatta. e non importa cosa ti diranno, non importa se c’è chi è meglio. la prima persona a cui devi rendere conto sei te stesso. il resto, forse, verrà dopo.

‘a vedere gli schemi dalla lavagnetta sembrava tutto semplice’ ‘mi ricordo la prima volta che giocai, all’esordio. le partite prima stavo a guardare le prime volte non ci avevo capito nulla’ ‘è un linguaggio inspiegabile’ ‘poi mano a mano che le stavo a guardare diventavano più chiare, mi ero fatto un’idea’ ‘beh ma all’esordio’ ‘ecco, lì fu un trauma, perchè sul campo, a pochi metri di distanza da quella chiarezza nulla era più chiaro’ ‘eh..stare in campo non si può insegnare carta-e-penna’ ‘ero perso. vedevo i miei compagni muoversi, seguire una tattica, un ritmo, un gioco. qualcosa di cui avrei dovuto fare parte, ma che non capivo’ ‘e ora’ ‘ci ho messo degli anni, ora piano piano sto imparando…’

“…ma il suo sguardo è una veranda…”


sintetizzare semplifica

maggio 27, 2015

tratta da flicrk.com dall’album di “spannerino”

quelle volte che ci capita, scopriamo che raccontare la nostra vita è un’impresa. il problema grosso è riuscire a trasmettere tutte le tonalità e le sfumature che noi percepiamo. far calare il nostro interlocutore nei nostri pensieri, farlo affacciare dalle nostre paure. raccontare la vita a volte aiuta: semplifica molto la prospettiva. via i dettagli inutili, via le opinioni i “se” e i “ma”, e questo per il semplice motivo che vogliamo arrivare a spiegare bene il nocciolo della questione, per poi – lì sì, allora – raccontare tutto il contorno. La grossa difficoltà è poi esserci dentro, là è tutta un’altra storia.

cambiare e andare avanti. scegliere. tutte le volte che mi è capitato di dover lasciare per sempre qualcosa indietro è stato un momeno difficile. pensarci sopra. dubbi. paure. stare nel limbo di tenere in gioco più situazioni. poi ad un certo punto, se vogliamo andare avanti dobbiamo prendere una decisione. dobbiamo fare una scelta e metterci in gioco, in discussione. poi arriva un momento, quello in cui ti chiedi se ne è valsa la pena… ma per quello serve una buona prospettiva della tua vita e sereno giudizio.

“capitano queste squadre giocano in maniera totalmente diversa. non ce la faremo mai.” “corri…” “i nostri schemi nemmeno risuciamo ad applciarli, tutti i movimenti sono infattibili per come si sono schierati” “corri…” “hanno una difesa altissima e non danno nemmeno mezzo punto di riferimento” “corri. l’unica maniera per farcela non è ostinatamente imporre il nostro gioco. ma imparare, adattarsi, cambiare e non fermarsi mai.” “ma non lo sappiamo fare…” “ricordati. alla fine, ce l’abbiamo sempre fatta!”

“…Yo no soy marinero, soy capitan…”


resta o vai

febbraio 3, 2015

tartta da flcirk.com dall’album di “Ario Gaviore”

nella complessità della vita di tutti i giorni abbiamo sempre un dubbio: cosa fare. se ci pensiamo è tremendo, ci sono frangenti in cui valiamo davvero perchè siamo rimasti fermi, granitici dove eravamo. una certezza. E altre volte siamo stati dei grandi perchè abbiamo deciso di muoverci, di cambiare. una salvezza. La maggior parte delle scelte non sono giuste a priori, ma sono giuste in quel contesto. E tutte le volte che riusciamo in qualcosa è semplicemente perchè abbiamo deciso se stare o andare, al momento giusto. tempistiche.

oramai i giorni scorrono sempre più veloci. uno dopo l’altro. e quella scritta sull’agenda si avvicina sempre di più. non so cosa ne sarà del mio domani. so che ora devo concentrami sull’oggi. il resto poi verrà da sè, ce la caveremo, come abbiamo sempre fatto. riascoltando quelle canzoni, rileggendo quelle parole, riguardando quei fogli provo a ricordarmi spesso cosa è stato quel viaggio. come monito, come speranza, come aiuto.

“ricordati sempre di aggiornare i tuoi obiettivi” “perchè? con il tempo li devo abbassare?” “no. mai, cambiali semplicemente. quello che è un tuo successo a vent’anni non lo può essere anche a trenta, perchè se fosse così allora non saresti cambiato” “è la storia di quell’attaccante…” “…sì” l’ha più rivisto?” “ogni tanto, ma si sarà dimenticato di noi…”

“…povero angelo, benedetto…”


non muoversi

dicembre 27, 2014

tratta da flickr.com dall’album di ” Sven Petersen”

perdere i riferimenti ci fa paura. ci fa paura cambiare. siamo terrorizzati da lasciare un luogo in cui stiamo bene. spesso mi rendo conto che ho preferito, troppe volte, stare in rifugi transitori e temporanei. non è che lì ci stessi bene, non ci stavo male. così il viaggio sarebbe dovuto continuare e io invece me ne stavo là, a vedere il mondo che passava. rimandando a domani la partenza, il rischio, la decisione. qualche volta ho evitato tempeste, altre volte perso grandi occasioni. il problema è il non sapere cosa mi aspetta. sapendo che, come sempre, fino ad ora, in qualche maniera ce la faremo.

sentirsi parte di un gruppo ti aiuta. da soli non andiamo da nessuna parte. certo tutte le volte in cui mi sono trovato a dover trasciare il gruppo, a rischiare a faticare di più per accollarmi tutte le debolezze degli altri mi sono detto ‘tanto vale correre da soli’. da soli si è più veloci. da soli si decide al volo. da soli non si deve perdere tempo. da soli se sbaglio pago io, e non devo pagare se sbagliano altri. da soli. poi ti rendi conto che no. da soli non arrivi da nessuna parte. perchè quando sei a terra, e a terra ci finirai prima o poi, ecco sì: le forze, la volontà, la resistenza, la determinazione, il coraggio, la convinzione sono tue. ma sono gli altri attorno che ti salvano la vita. che te l’hanno sempre salvata quando è stato il momento.

‘se la ricorda la partita contro quei vecchi?’ ‘sì. non mi ricordo tanto la partita di per sè…’ ‘cosa allora?’ ‘quanto ci avevano distrutto il morale… non puoi capire! cademmo in un baratro da allora. per 6 mesi dovettimo faticare a resistere per non cadere più in basso e per altri sei mesi risalire, piano piano.’ ‘mi sembra incredibile il tutto, se penso alle persone con cui ha giocato, non mi pare vero…’ ‘già, nemmeno io. ma sai qual è il mio ricordo più nitido di quella giornata? la pioggia. credo di non essermi mai infradiciato così tanto’ ‘…la pioggia?’ ‘già.’

“…guardali, dai treni in corsa si sbilanciano…”