mattoncini

aprile 2, 2017

tratta da flick.com dall’album di “Fernando DC Ribeiro”

dobbiamo sempre ricordarci che è troppo facile semplificare. le cose sono sempre più complicate di quello che sembrano: perchè ci siamo dentro noi in prima persona, perchè i sentimenti, le paure e le emozioni sono nostri. perciò ogni volta che sentiamo una storia, dobbiamo fare uno sforzo enorme e capire che per chi ce la racconta alle volte anche farsi una risata può essere un’impresa quasi impossibile. empatia, o meglio, vedere l’altro in noi stessi. questo però non vuol dire che non bisogna semplificare, anzi, a volte serve proprio per poter avere una prospettiva diversa della propria vita, senza quel rumore di fondo che la distorce. è che non è mai facile.

sognare. perchè in fondo ci muove solo quello, nell’idea che il mondo possa cambiare. sperare. perchè per quanto le cose oggi vadano male, importa sempre pernsare che ci sarà un domani migliore. ricordare. perchè noi siamo la nostra memoria. non so dove andrò. alle volte è bene fermarsi e chiedersi qual è la propria rotta, dove stiamo andando e cosa abbiamo attraversato. fa paura per la prima volta nella vita avere una prospettiva così più lunga di quelle che ho avuto finora.

i mattoncini della Lego, o di come uno può vedere il mondo. da bambino mi ricordo che avevo tantissimi pezzi, presi da varie costruzioni: me le regalavano, io le montavo seguendo le istruzioni. bello. ma la cosa meravigliosa era quando poi le distruggevo e i pezzi negli scatoloni. così stavano assieme pezzi di navi di pirati, delle case della città, dei castelli e delle astronavi. e poi creavo. costruivo tanti mondi, avventure e storie. banali o meno, belle o brutte erano nuove, erano la serenità. seguire le istruzioni per poi non seguirle, quello mi ha reso felice e insegnato ad immaginare.

“…But if you try sometimes well you might find…”


piccoli obiettivi

ottobre 9, 2015

tratta da flickr.com dall’album di “Manuela Montanarelli”

siamo quello che pensiamo di essere. e quello che pensiamo di essere dipende molto da chi abbiamo attorno. dobbiamo ricordaci sempre questo. migliorerà le giornate nostre e degli altri. per quante difficoltà incontriamo dalla mattina alla sera, per quanti dubbi ci pesino addosso, per quanta fatica stiamo facendo a stare a galla…basta davvero poco per farci sorridere e sentire soddisfatti, per farci stare bene con noi e subito dopo con gli altri. che sia un complimento inatteso, un buon risultato ottenuto, un piccolo obiettivo raggiunto. basta poco. ed è da qui potremo migliorare.

il passato è spesso un’isola felice. sappiamo dove eravamo e dove saremmo poi andati, il passato sembra perfetto, o per lo meno ci sembra più chiaro. alle volte preferiamo il passato perchè – allora sì – eravamo felici, o forse meno tristi di adesso. però non è così, è solo che alle volte capiamo in ritardo che quelli erano bei momenti, e forse allora ci lamentavamo pure. la realtà è che il presente è faticoso, il presente è non lasciarsi scappare occasioni, persone ed esperienze. il presente è ora. però, non dobbiamo vivere senza memoria, ma semplicemente cambiare il verso della freccia della nostra prospettiva.

“va bene, come ci disponiamo?” “come sempre. difesa alta, tutti rientrano e si corre sulla destra” “…” “cosa c’è?” “non ce la faremo mai. non possiamo subire nemmeno un gol, e già così dobbiamo farne almeno due. “già, e la loro difesa ha preso un gol in tutto il torneo” “appunto…” “nessuno dice che sarà facile, però non possiamo arrenderci ora. se siamo arrivati qui è perchè valiamo qualcosa, perchè sappiamo fare qualcosa…dobbiamo farcela! assieme” “daje..”

“…You know I feel okay…”

 


incipit

novembre 8, 2014
cover

tredici ricordi

«Call me Ishmael»
(H. Melville, Moby Dick)

«Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito».
(G. G. Marquez, Cent’anni di solitudine)

Fermarsi e guardare l’inizio. Come siamo cambiati e cosa siamo diventati durante il tragitto. Perchè quando tutto finisce alle volte bisogna prendersi il tempo per ricordare la strada fatta. All’inizio la meta sembra sempre lontana, oscura e irraggiungibile: non ce la faremo mai.  E invece un piccolo passo alla volta si va avanti verso la cima.
L’incipit contiene in sè molto dell’opera. Forse è quello che ci resta di più.

Tutte prime pagine dei corsi che ho seguito durante l’università… e sono davvero tanti ricordi.

 

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Algebra 1

 

001

Analisi Matematica 1

 

003

IPM – Introduzione al pensiero matematico

 

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Geometria 1 (*)

 

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Fisica 1 (*)

 

informatica

Informatica

 

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Algebra 2

 

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Analisi Matematica 2 (*)

 

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CPS – Calcolo delle Probabilità e Statistica (*)

 

013.bmp

Laboratorio di LaTeX (**)

 

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Geometria 2 (2009/2010)

 

011

Fisica 2 (2009/2010)

 

numerica

Analisi Numerica

 

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Laboratorio di statistica (**)

 

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Laboratorio di Analisi Numerica (**)

 

 

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Geometria 3

 

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Analisi 3

 

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Geometria 2 (2010/2011)

 

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Laboratorio di visualizzazione geometrica (**)

 

018

Meccanica Razionale

 

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Crittografia e codici correttori

 

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Fisica 2 (2010/2011)

 

023

Metodi di ottimizzazione

 

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Metodi numerici per la grafica computerizzata

 

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Statistica di base e data mining

 

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IAN – Istituzioni di Analisi Numerica

 

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IAM – Istituzioni di Analisi Matematica (2011/2012)

 

026

ICP – Istituzioni di Calcolo delle Probabilità (2011/2012)

 

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Laboratorio di geometria per le applicazioni

 

029

MNED – Metodi Numerici per le Equazioni Differenziali

 

031

MA – Metodi di Approssimazione

 

Presentazione standard1

SDTC – Sistemi Dinamici e Teoria del Caos

 

033

IG – Istituzioni di Geometria

 

032

RN – Reti Neurali

 

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Biomatematica

 

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CAGD – Metodi Numerici per il CAGD

 

037

LabFis – Laboratorio di Fisica Sperimentale

 

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MMPF – Metodi e Modelli per la Pianificazione Finanziaria (*)

 

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ICP – Istituzioni di Calcolo delle Probabilità (2012/2013)

 

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IAM – Istituzioni di Analisi Matematica (2012/2013)

 

“…His mother told him someday he would be a man
and you would be the leader of a big old band…”

———————–
(*) non ho più trovato il quaderno e è la prima pagina del libro o delle dispense
(**) era un corso in cui non si prendevano appunti carta-e-penna.


un passato che era perduto

ottobre 7, 2014

tratta da Flickr.com dall’album di ” Fernando Moital”

perdere la memoria. l’evento più tragico che ci può capitare. perdere memoria di ciò che è stato, di cosa abbiamo fatto e di chi siamo stati. a ritrovare quel passato che ormai ti sembrava perduto nei tuoi continui cambiamenti. aprire la tasca della giacca. ritrovare una briciola del proprio passato è sempre emozionante. ci allunga la vita. ci ricorda quale strada abbiamo percorso.

un problema alla volta. però così non si riesce ad andare avanti, si accumulano e si ingigantiscono. mentre provo a risolverne uno ne arriva un altro che peggiora tutta la situazione. sembra di combattere contro l’idra di Lerna: tagli una testa, ne ricrescono due. Non c’è fine. Così presi in questo ciclo che sembra infinito dobbiamo staccare. trovare nuove priorità. guardare diversamente al domani e ricominciare. un problema alla volta.

“ciò che mi ricordo di più di quei mesi di panchina era il freddo che ti distruggeva” “ma come faceva a stare fuori?” “all’inizio era difficile, poi ti capisci e ti abitui. col tempo ci si abitua a tutto.” “ma quella era, in fondo, la sua vittoria” “no. era la nostra vittoria. se arrivi a quello allora tutti hanno vinto. e non importa il resto, il singolo.” “…” “in fondo è meglio così… non tutti reggono la vittoria e la responsabilità”

“…The only boy who could ever teach me, Was the son of a preacher man…”


Un anno, dieci chili e quattro esami fa

luglio 31, 2014

tratta da flickr.com dall’album “ortica*”

Raramente parlo esplicitamente della mia vita. Cerco sempre di metterci una patina protettiva davanti. Ma oggi no.

Un anno. Un anno fa. Ultimamente mi capita spesso di pensare dov’ero un anno fa. La nebbia attorno. Gli anni dell’università mi hanno terribilmente rallentato la vita. Tutti uguali. Sempre gli stessi obiettivi. La stessa ansia. La stessa routine. Lezione, studio, esami, e poi, se ti restava tempo, vita. Certo, io forse questo lo vivevo male e, forse, tutto ciò mi ha cambiato dentro.
Un anno fa – ora lo so – stavo per risalire dal fosso in cui ero caduto. Un passo alla volta. In effetti se ora ci ripenso a dove mi trovavo e quali potessero essere i miei orizzonti e le mie aspettative non ci credo a tutto quello che ho passato negli ultimi dodici mesi. Se me lo fossi raccontato non ci avrei mai creduto. era impensabile. irreale. Però ora siamo qui, a ripensare e guardare la strada fatta. A ricordare la fatica che provavi a renderti conto che da solo non ce l’avresti mai fatta.

10 chili. Per quanto non abbia mai fatto della questione estetica un problema, pesavo davvero troppo. I muscoli se n’erano andati, ero gonfio, ero sempre affaticato e debole. Mangiavo male, mangiavo tanto, mangiavo come per sopportare lo stress. Così non andava bene.
Poi una sera guardai una mia foto, fatta mentre ero su a Vinadio. Ero davvero grosso. Non ero più quello che mi vedevo. Non ero più chi pensavo di apparire. Mi dicevo sempre che avrei perso peso una volta finita l’università. Mi davo scadenze “a poi”, che tanto avrei rinviato. 
Nel corso degli anni sono sempre stato uno studente notturno, peró nell’ultimo periodo facevo fatica a stare sveglio e concentrato fino a tardi. Non andava per nulla bene. Dormivo male e la mattina facevo fatica ad alzarmi, pur avendo fatto poco la sera prima. Ma quella volta là qualcosa cambiò: se dobbiamo risolvere anche questo problema facciamolo ora, assieme agli altri, senza rimandarlo.
A lavoro si parlava spesso di come perdere peso.Cercai un po’ di documentarmi. Il mio primo nemico non erano tanto i grassi, ma pane, pasta e i dolci. La battaglia fu serrata: ridurre il più possibile le dosi. Un po’ per caso, per le tante cose da fare e per il caldo di quei giorni mi capitò di saltare qualche pranzo, di bere solo del the. In pochi giorni persi già 2 chili e mezzo. Esteticamente non si vedeva, ma mi sentivo meglio, meno affaticato. La sera riuscivo di nuovo a studiare come ai tempi migliori. In quindici giorni, poi, ne persi 5 di Kg. Da lí fu tutto più facile un ritmo continuo. I risultati si vedevano. La mattina mi svegliavo più facilmente, dormivo meglio. Poco alla volta, diminuivo le porzioni e mi abituavo. Rinunciare al cibo anti-stress. Muovermi, camminare tanto e usare spesso la bici.

4 esami. Essenzialmente mi stavo per giocare tutto, nuovamente: ad inizio anno me ne mancavano altri 4. Con il lavoro concomitante sarebbe stato un colpaccio riuscire a passarne uno, forse due prima di giugno. Nei miei sogni utopici ne passavo due nei mesi da marzo a maggio e poi mi sarebbero rimaste le due istituzioni: una per appello, metà luglio agosto e settembre a lavorare per la tesi. Illusioni. Utopia.
Avevo iniziato a preparare sia probabilitá, che geometria. Di probabilità non ci capivo nulla: come al solito avevo iniziato piano, volendo capire tutto, ogni passaggio e ogni ragionamento, ma restavo troppo indietro rispetto alla tabella di marcia. Ricopiavo gli appunti delle lezioni, capendoci poco, trovavo il libro ancora troppo diverso dagli appunti e gli esercizi non sapevo nemmeno da dove iniziarli. Le nozioni fondamentali e la forma mentis erano ancora lontane. Disfatta. Buttiamoci completamente su Geometria, sperando che non sia troppo tardi.
Se hai due cavalli, su quale punti?
Di geometria c’era da studiare la teoria e da fare gli esercizi. In realtà una buona parte del programma era solo da riprendere, ci avevo già provato nella sessione invernale, per poi abbandonare. Ma dovevamo ricominciare. Strong. Testa bassa e pedalare lungo la salita. Senza fermarsi, chi si fermava era perso. Puntare al primo appello.
Man mano che passavano i giorni mi rendevo conto che i miei buoni propositi stavano lentamente morendo. Il primo appello era troppo vicino. E non ce l’avremmo mai fatta. Mai. Non ce la facemmo. Non arrenderti. Ormai era tramontata da tanto tempo l’idea della doppietta di istituzioni – io non ce l’ho mai fatta. Io. Si puntava al secondo appello di geometria, e al resto ci avrei pensato dopo. Occupiamoci di un problema alla volta. Chiedo a SiTI di poter fare un orario ridotto per un breve periodo cosí da studiare meglio. Di quella fase mi ricordo il cap 4 del Cox stampato frontte retro due pagine per foglio e impararsi il Nullstellensatz lungo corso Stati Uniti. Camminando. E poi l’ultima serie di teoremi, imparati pochi giorni prima dell’esame al parco dei caduti. 

Diedi l’esame. Scritto e orale. 26. Qualcosa era cambiato.

Da lí poi fu una partita e una vittoria dietro l’altra. Geometria.Laboratorio di fisica-la rivincita. Reti neurali. Probabilità. Tesi. Laurea. L’altra grande svolta avvenne un lunedì mattina, il 15 di luglio. Tornato da Vinadio mi resi conto che restava davvero poco tempo per prendere in mano e preparare probabilità. Dovevo ancora copiare gli appunti di Francesca, c’era ancora in ballo l’esame di reti neurali e poi ordinare i dati, scrivere e fare le simulazioni per la tesi. Tempo non ce n’era.


Da queste situazioni ne esci se i problemi li risolvi assieme, non uno alla volta. E non é affatto semplice da dire, da pensare e da fare. Non ce la faremo mai. Ogni giorno che passava mi rendevo conto che se avessi voluto andare oltre l’ostacolo qualcosa avrebbe dovuto cambiare. Io. Solo che non avevo focalizzato bene il quando, il perché e il come.

Il perché imparó a farmi apprezzare di più tutto quello che c’era attorno alla mia vita.
Il quando mi diede le forze per l’ultimo scatto finale.
E il come mi fece riscoprire qualcosa in me, che si era ormai assopito da 5 anni.

“…il naufragio mi ha dato la felicità che tu non mi sai dar…”


aiutare poi sparire

giugno 25, 2014

tratta da flicrk.com dall’album di “Luisa Veronese”

ci sono dei momenti in cui basta davvero poco per aiutare chi ci è davanti. anche solo dire come alzare un peso. era la confusione totale, tutta la razionalità era andata. non sapevi più quale strada prendere. poi arriva, ti dice cinque parole e tutto è più facile. ci sono delle volte che lo sforzo che ci costa essere d’aiuto è pressochè nullo, soprattutto rispetto ai benefici che diamo. non dimentichiamocelo mai. passare aiutare e andare, quasi senza una faccia, quasi senza esistere. conta, dà speranza.

accumulo sempre troppe scadenze, troppi impegni. rimando sempre a domani quello che posso non fare oggi. mi riduco all’ultimo e in fondo mi piace. mi rendo pure conto che molte volte faccio di più in un’ora che in un giorno. ma non può essere sempre così, quella concentrazione è difficile da trovare e quando sei sull’onda fai tutto, non lasciarti nulla indietro, chissà quando ritornerà l’onda.

un film. un libro. una canzone. non so in cosa siano più radicati i miei ricordi. ciascuno si ritaglia un po’ di spazio. e dopo tanto tempo mi rendo conto che quella era la tattica giusta. può un dialogo, un personaggio o una melodia impersonare una sensazione? di sicuro qualcosa va oltre le parole che abbiamo, nulla può spiegare il vuoto dentro. non esistono parole per trasmettere la stachezza che ci distrugge. come compagni di viaggio: non eri solo.

“…Someday when I’m awfully low…”


sottili variazioni

giugno 9, 2014

tratta da flickr.com dall’album di ” http://www.GlynLowe.com”

la prospettiva era cambiata. ora ne ero fuori, ma nonostante ciò il ricordo riaffiora. non so cosa ci fosse di così unico in quella colazione, ma non l’avrei mai più trovata. là. nella stessa maniera. dopo 6 anni ti sembra che tutto quel tempo sia collassato, volato è un tutt’uno. fai fatica a trovare le sfumature, non riesci quasi a sentire le variazioni sul tema. provaci. ricordati, che nel tragitto sono proprio queste cose che ti hanno salvato la vita: l’oggi leggermente diverso da ieri e dal domani. piano.

il passo più difficile è l’identità. non solo non essere, ma prendere una strada. seguire quell’intuizione e vivere nell’intersezione. conoscere gente è un metro per capire ulteriormente chi siamo e dove andremo. là in piedi e in silenzio a guardare e imparare. per alcuni è facilissimo. per altri impossibile. contano sì le nostre capacità, ma prima dobbiamo capire  chi siamo. è come guardarsi in uno specchio, rotto. chi sono in fondo?

‘capitano, cosa era stato questo periodo?’ ‘avevamo capito che bisognava cambiare, ci mancava la tattica e la motivazione di fondo’ ‘di fatti, se non mi ricordo male ricominciaste dopo.’ ‘già, eravamo rimasti indietro’ ‘quando è che tutto fu chiaro?’ ‘non c’è un momento particolare che ce lo fece capire, lo sapevamo già, in fondo. la botta iniziale ce la diede l’enorme ritardo nella preparazione fisica.’ ‘poi tutto fu chiaro?’ ‘sì, dopo quella cena sì. paradossalmente l’obiettivo diventò più chiaro semplicemente andando avanti, e poi trovammo la tattica e poi la motivazione.’ ‘come poi?’ ‘già dopo…per ora sapevamo che bisognava cambiare. ma non sapevamo come e in cosa.’

“…si stancano poco, pochissimo, niente…”