freddo dentro e fuori

dicembre 9, 2012

tratta da flickr.com dall’album di “mararie”

notte fonda. la vita ha speranza oggi e domani, ieri è solamente il passato. se penso a quante volte mi sono detto che non ce l’avrei mai fatta mi viene spesso in mente quella frase del film di woody allen ‘la maledizione dello scorpione di giada’ “è la storia della mia vita tutti quanti, mi sottovalutano”. è forse io per primo mi sottovaluto, penso di non essere all’altezza, poi quando mi trovo in gara, alle strette ce la posso pure fare. se ci credo io per primo però.

il freddo ti divora dentro. cammini per le strade e senti l’aria gelida che ti pervade tutti i polmoni. provi a coprirti di più, cerchi di muoverti a maggiroe velocità, ma il freddo è ovunque. è arrivato. Tutta l’estate che passi in città o in posti tremendamente afosi rimpiangi il gelido inverno. rimpiangi il non potersi proteggere dal caldo. perchè al freddo ti puoi opporre in maniera semplice, coprendoti, al caldo no. il freddo arriva e pulisce l’aria, la raffredda la rende più nitida. i panorami dalla collina sembrano avere colori più freddi, opachi e sporchi. l’aria non filtra la tua idea di freddo.

‘capitano, quanto manca alla fine?’, e giù che tira vento e fa freddo, il fiato esce e subito si congela. ’10 minuti circa all’intervallo, l’importante è mantenere il punteggio e la mentalità alta, mettergli pressione. corri!!’. ‘capitano sono il doppio di noi, sono più bravi veloci e giocano in casa. 10 minuti sono un’eternità.’ e la palla sta per essere ribattuta dal fondo. ‘tranquillo, non ne hai idea del tempo… ricordi quando eri bambino e di nascosto guardavi quando mancavano 20 minuti alla fine degli allenamenti, ecco ora sono solo bei ricordi che ti sembrano durare un’istante…ma in quei minuti c’era tutta la tua vita. corri e non restare fermo.’ ‘dobbiamo resistere capitano’.

‘…si potrebbe andare tutti quanti allo zoo comunale…’


capire, senza comprendere

novembre 4, 2012

tratta da flickr.com dall’album di “Luigi Rosa”

il caos. la nostra vita è un continuo divenire, un passare dalla potenza all’atto. il probelma è che tra le tante possibilità dell’oggi solo una tenderà a realizzarsi domani. non è così semplice andare avanti con gli anni. e più si cresce più ti rendi conto che non puoi più scegliere come prima. l’unica opzione che ci rimane è il silenzio, quel maledetto silenzio che ci ammazza. quel fantastico silenzio che ci circonda. non possiamo pensare di poter programmare tutto di avere il controllo su ogni evento. il seme, la casualità ci domina. e la possiamo controllare.

Studiando reti neurali sono incorso in un curioso principio empirico, vero e paradossale. Essenzialmente per addestrare una rete neurale dobbiamo fare un test sul cosiddetto training set, in cui addestriamo il nostro algoritmo. Ecco se il risultato di elementi correttamente catalogati è perfetto: 100% ciò è male. Quello che ci importa è il test set: la prova finale, quando verifichiamo su un campione casuale quanto bene abbiamo appreso. è stupendo questo, perchè mi fa capire come sia giusto imparare globalmente, non alla perfezione, perchè c’è il rischio che appena ci capita qualcosa di leggermente diverso, entriamo nel panico e spesso ci cava d’impiccio proprio chi è stato etichettato come ‘superficiale’.

‘ma per quanto dobbiamo ancora correre?’ ‘ancora venti minuti’ ‘ è quasi un’ora che corriamo, inizio a non farcela più’ ‘resisti e basta. domani correrai meglio.’ ‘ma come facciamo a segnare gol se corriamo soltanto?’ ‘tu non ti preoccupare, ci sarà un momento per tutto anche per imparare a fare gol, ora non dobbiamo restare indietro, perchè chi si ferma è perduto.’ ‘perduto?’ ‘perso. perso per sempre, chi molla, non chi perde’.

“…hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo…”


senz’aria

settembre 22, 2010

tratta da flickr.com dall'album di "thelastminute"

il grande orologio ricomincia a scorrere. come se questa fosse stata una lunga parentesi. mesi in cui la lancetta era ferma. ora, aggiustato il meccanismo i secondi tornano a scorrere. Lenti, uno dopo l’altro. Curioso, non c’ero quando si è fermato e non ci sarò quando ripartirà. Il fatto è che se un evento lo aspetti e te lo prepari allora è diverso. Può deluderti, non essere all’altezza, ma la maggior parte delle volte comunque, in vista di grossi colpi, ti aiuta poter attutire il colpo. Come se il K.O. fosse durata questi mesi. Ora, storditi ci rialziamo e ricominciamo a combattere… a incassare.

c’è che alle volte vorrei mettere la testa sott’acqua e urlare, più forte che posso. Vorrei riuscire a svuotare quei polmoni, riempirli fino in fondo e poi espirare tutta l’aria che c’è dentro, sul serio. Come a sdraiarmi piano piano sul bordo della piscina. Mi uccide quella sensazione che hai sulla terra ferma quando ti manca il fiato, quando lo devi andare a cercare in profondità, quando il sonno è padrone, quando vorresti riposarti ogni istante ma è solo perchè stai per ricominciare. E’ solo questione di abitudine, poi ti ritrovi a correre la tua maratona, i tuoi 2000 siepi e sentire il fiato che tira, che manca ma ti fa andare avanti.

le tengo in serbo per le occasioni speciali, quelle che ce n’è una nella vita e quella proprio te la ricorderai. Saranno poche, tante o inattese, ma di certe lo puoi dire. riscaldarsi, lottare fino in fondo, fino a che nulla possa più cambiare il corso degli eventi. se il vaso cade dal davanzale posso fare ben poco per evitarlo, piuttosot dovevo farlo prima. A volte è irrimediabile il danno, ma stupendo provare a lavorarci sopra, accettarlo e andare avanti. Perchè comunque, dopo che lo hai riparato, l’orologio va avanti.

“…amore mio non devi stare in pena, questa vita è una catena …”


a pieni polmoni

giugno 29, 2010

buono il gelato. d’estate poi… una bella coppetta, seduto sulla panchina a respirare l’aria fresca. Già perchè a volte immobile nella tua vita, paralizzato dagli eventi una delle poche cose che ti rimane da fare è respirare, a pieni polmoni..in mezzo alla natura! Provare di nuovo quella sensazione di libertà e piacere che avevi camminando per la città…senza ansie. Libero, da tutto.

c’è chi nasce velocista e chi fondista. Chi dura un attimo e poi si spegne, chi invece fa una gara silenziosa, perfetta e arriva alla fine. La gente impazzisce per i centometristi, ma i maratoneti chi se li fila?! ore di corsa, fisico asciutto! diciamo che sono più ordinari, ma straordinariamente hanno una caratteristica: la resistenza. Fagli fare 10, 20, 30 chilometri e loro li fanno. Penso che sia nella nostra indole essere uno o gli altri. E nessuno è migliore! Ognuno lo è a seconda del contesto… e forse è questa visione più ampia che a volte ci manca. Sarebbe tutto più chiaro.

finalmente la visione era ampia totale. per un secondo, un istante, un attimo tutto era chiaro contemporaneamente. Le due facce della medaglia si specchiavano e coesistevano. E allora la realtà prese forma, i contorni attorno si definirono e l’immagine divenne nitida. Quell’alone di nebbia svanì… ma il tempo vola e gli attimi durano poco, il tempo che te ne accorgi e già tutto è finito, e si torna a com’era prima. A volte tutti noi vorremmo salpare, partire per poi tornare… ci vuol coraggio però!

“…you get what you give…”


nati per difendere

marzo 14, 2010

ognuno di noi nasce con una certa indole. Attaccante o difensore. E non ci puoi fare nulla, così si nasce, così crescerai, così morirai… certo lungo una partita può capitare che il difensore vada avanti per l’azione da gol, o l’attaccante arretri a fare catenaccio, ma il nostro ruolo non cambia. Non è sbagliato essere uno o l’essere l’atlro, sono entrambi fondamentali, tutti e due devono stare in campo. Essere difensore vecchia scuola, di quelli che stanno sempre in area, che i gol li vedono solo a distanza, che esultano perchè vedono esutlare. Non si sognerebbero mai di spingersi oltre. Ci deve quindi essere chi fa gol e chi ce lo impedisce.

Penso di essere un difensore. Non sono fatto per l’attacco, lo spunto di fare punto, di guardare oltre.  Difendo. Il mister mi dice di fare una sola cosa…difendere. E io lo faccio: zero tecnica, zero intelligenza..solo fisico e botte. Non ci sono regole da rispettare, obiettivi da superare. La situazione è quella e tu devi difendere. Ma semplicemente perchè sai fare solo quello. Sotto pressione rendi meglio. Il difensore è  quello che marca stretto l’uomo che, come dice Baricco, a fine parita se è riuscito a far espellere l’attaccante è felice. Ce l’ha fatta. Siamo nati senza piedi o mani buone. Ci facciamo in quattro perchè non accada qualcosa, non si faccia gol, punto o meta. Siamo la squadra di difesa, al 4 down, che manca una yarda. Nessuno ci ammazza. Resisteremo, abbiamo fisico, abbiamo carattere. Ma non sappiamo fare gol.

ma a tutti capita prima o poi di finire nell’area per provare a fare gol. Per un cross, per una giocata all’ultimo istante. Bisogna segnare. Poche storie. Nessuno ci chiede gesti tecnici o particolari abilità, solo inventiva saper andare in mezzo e staccare gli altri. Facile? no. Se vivi in difesa queste cose non le sai fare, ti manca l’arroganza la forza e la determianzione a primeggiare. Per te l’importante là, dall’altra parte del campo, è solo non far segnare, disturbare, mancare… qua è più un casino. Hai più responsabilità. e non è solo questione di stile. Non importa quando, non importa come, ma se segni è arrivato il tuo momento. L’istante in cui ci si ricorda della difesa. Oltre che quando subisci gol. Già perchè se tu fai il tuo lavoro bene nessuno se ne accorge, e se giochi male che si nota la differenza.

Però, per non far entrare quella palla ci immoliamo. Tutti noi stessi per il nostro ruolo. Nessuno di dirà grazie, forse, ma noi lo abbiamo impeidto. Lo abbiamo fermato. Fuorigioco. Polmoni, coraggio. E’ bello guardarsi negli occhi coi difensori e sapere che ce l’avete fatta. A fine partita abbracciarsi, esultare assieme, con il vantaggio la difesa ha vinto, la squadra ha vinto. Solo che poi, a  volte, dopo il gol bisogna fare catenaccio. ce la faremo. non ho dubbi. Calcio d’angolo, si urla, ci si dispone, rincorsa e saltiamo… buio!

“..anni di fatiche e botte e vinci casomai i mondiali…”


buffer

ottobre 31, 2009

tratta da flickr.com dall'album di "kiki follettosa"

cosa resterà ora? di tempo ne è passato, quello standard. E adesso? credo che dopo che raccogli ti resta ben poco da fare se non guardare quello che hai nel sacco. eppure sono sicuro che qualcosa a terra è rimasto, che non ho preso tutto. Ma tanto finirà che me ne accorgerò tra un bel po’ di mesi, quando mi mancherà ciò che è rimasto a terra, che tanto ora non posso più prendere, perchè è passato. Forse tra 3 settimane quella frase che ho letto stamattina avrà senso..per ora è solo un presagio, staremo a vedere.

com’è difficile adattarsi al nuovo orario, alla nuova mattina e al fatto che facia buio presto. Ti fa impressione, sei ancora spostato di qualche giorno e quando tu poi te ne rendi conto man mano il tempo si sta stabilizzando…è la prima settimana la più tragica! poi ti adatti. Sono questi sbalzi che ti distruggono, pensi di dover resistere a questo livello, ma è provvisorio, col tempo si stabilizza tutto. non ci sarebbe equilibrio!!

se bastasse una canzone per risolvere i problemi non credo che la vita sarebbe più facile! capire quale e il momento… il fatto è che a volte abbiamo dentro di noi ci sono, ci girano in testa ma non riusciamo a dare un titolo o un riferimento… nemmeno la musichetta!! è una cosa inconscia… le sentiamo e qualcosa ci rimane, la associamo ad altro e così vanno perse. Ma non per sempre… arriverà il momento dell’illuminazione, quando capisci tutto! ed è allora che trovi la tua canzone!

“…I think about the implications of diving in too deep…”


mille sfaccettature

aprile 26, 2009
tratta da flickr.com dallalbum di david spigolon

tratta da flickr.com dall'album di "david spigolon"

ognuno di noi è diverso.. unico e inimitabile! abbaimo mille sfaccettature, caratteri e propensioni diverse. C’è chi è ambizioso, chi si accontenta, chi non è mai contento, chi è impullsivo, chi è razionale, chiè altruista e chi egoista. Ce ne sono di possibilità. Ma non possiamo nemmeno elencarle uan a una. Non si fanno così le persone, come al supermercato o su un sito online, spuntando le opzioni che  vogliamo. Mi ha sempre colpito come certe persone sanno valorizzare loro stesse, e quello per cui più sono portate! Non tutti noi potremmo fare carriera, avere soldi e fama. Non è la nostra strada, così è un apsso avanti renderci anche solo conto di essere portati per la semplicità e accettare con gioia questa nostra vita.

le ingiustizie sono ovunque! A votle siamo noi per  primi a compierle. Siamo noi a portarle a termine, ma è diverso quando si vivono. CI sembra che tutto crolli, che tutto cada, che non possiamo sorregere il fardello delal nostra vita. Tutto diventa assurdo, pesante e atroce. La vita è uno schifo, gli alti non stiamo nemmeno a guardarli perchè sono modelli così lontani e così irragginugbili per noi che…. Ma ora tocca a noi saper incassare. Come un pugile. Pugno dopo pungo… senza rilassare i muscoli, ma contraendoli, lottando fino alla fine delle nostre forze.. perchè quando molliamo queste botte ci faranno davvero male e ci sarà… il livido.

Su quel palco, in quel teatro ho capito. Mi è venuto in mente, è ho apprezzato lo sforzo, l’amore e la dedizione con cui facciamo ciò in cui crediamo. Ed è la semplicità dell’uomo del suo esempio. Certo è nel personaggio in quello che trasemtte, ma è questo l’essere un valore concreto. Senza giri di parole, retorica nauseante o altro. C’è! Allora mi rendo conto di quello che ognuno di noi può fare per gli altri. Quanta e quanto grande è la responsabilità nei confronti dei più piccoli con cui stiamo a contatto. Non dobbiamo seguire un modello… ma essere noi stessi in quel modello, tramite quei valori.

“…ma la notte la festa è finita, evviva la vita…”