stare in movimento

ottobre 2, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "framino"

io me ne starò immobile a vedere l’acqua che passa. me ne starò fermo e cerco di trovare una posizione comoda. bere un cappuccino seduto al tavolo del bar fuori. la sedia la senti appena, ti sorregge ma senza farti sentire scomodo. le sorsate se ne vanno, una dopo l’altra. e tu che rilassi i muscoli, respiri a pieni polmoni l’aria fresca che c’è alle undici di sera. vedi la gente, poca, che passa. sono più le macchine che si devono fermare al semaforo, ma c’è calma. silenzio. inizio e fine.

i ricordi di quella sera sono lontani. ci  vuole una poetica nella propria vita. c’è chi sceglie di non avere una visione unica, c’è chi sceglie di guardare solo gli eventi da un punto di vista con l’enorme vantaggio di vedere la stessa realtà, già perchè la difficoltà è descrivere sistemi che si movono e in cui anche tu ti muovi. è la relatività vera: non esiste un sistema privilegiato. così la vita la capisci a tuo modo, gli altri ti danno solo il loro punto di vista, ma non puoi applicare la stessa legge a sistemi di riferimento in moti differenti, devi fare gli opportuni cambiamenti. e nella vita, forse solo lì, non esistono nemmeno le costanti. se non la morte.

è bello ritrovarsi ad aspettare, a guardare oltre le ore di sonno che ti aspettano. domani si torna in pista, domani inizia questa folle gara. ad una metafora che tanto ci è chiara si scende di nuovo in campo, undici contro undici. qualcosa di più. una sfida ancora da giocare e tanta attesa per l’ignoto. quel rigore lo hai parato. ora però si ricomincia. 0 a 0. palla al centro.

“…sempre quelle all’equatore, al polo nord…”

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stare al passo

agosto 2, 2011

tratta da flcikr.com dall'album di "dolce_luna"

c’è un tempo per ogni esperienza. spesso dipende dall’individuo, dalla realtà in cui viviamo e dai nostri amici. in ogni caso c’è un tempo per tutto. delle volte penso che i 15 anni non tornano più e che quello che potevi fare allora adesso non lo puoi più fare. andare troppo piano o troppo veloce fa male. ti fa vivere male al tua vita: prima o dopo ti pentirai di non aver tenuto il ritmo. ti sentirai troppo vecchio per andare ad una festa o troppo giovane per poter avere una certa autonomia.

per quanto sia difficile, e per quanto sia impossibile crederci delle volte ci azzecchiamo nei rapporti. delle volte sappiamo tendere la corta in modo giusto, senza spezzarla. delle volte anche noi le sappiamo fare le scelte giuste. solo che. solo che andare avanti con gli anni vuol dire anche crescere e cambiare, perciò non possiamo adoperare la stessa ottica di anni fa col mondo, siamo cambiati noi e il mondo che ci circonda. ci dà fastidio essere trattati come lo eravamo 2 anni fa. il problema è che se le cose vanno bene è impossibilie non cambiarle, al massimo possiamo provare a cambiare con loro.

di tutti i giorni che ho passato con una penna in mano a scrivere formule il peggiore era quando scrivevo e non capivo. così come tante altre volte nella vita mi capita di sentirmi vivere addosso. di vedere gli altri che camminano e io che non riesco, che seguo il passo del gruppo e io che me ne sto seduto e fermo a guardare e cercare di imparare. a capire come va il mondo. finchè la tua visione spiega e comprende tutto, non ci sono problemi. le grane arrivano con le eccezioni.

“…I ain’t got nothin’ but love babe…”


fare domande

febbraio 23, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "esonoronte"

quello che importa non è dare la risposta giusta, quella la può dare chiunque. ciò che conta è fare la giusta domanda. non è un paradosso. a rispondere sono bravi tutti, a rispondere dai informazioni e sta alla tua bravura dire ciò che ti serve. una risposta può essere evasiva o comunque è il meno. Quello che davvero conta è sapere cosa chiedere. Essere precisi, concisi e immediati. Tendiamo troppo spesso a chiedere informazioni generali, di cui non ci interessa molto o comunque da cui possiamo trarre pochi fatti. Conoscere una persona da che domande fa. da che cosa gli interessa davvero, non da quello che ti dice.

io non credo che finirò bene la mia partita. giochiamo in inferiorità numerica. gli altri sono più forti. il campo è malconcio, e siamo pure in trasferta. non ci credo davvero. Abbiamo fatto un gol all’inizio ma poi da allora è stao l’infermno, 10 contro 11, 9 contro 11. e poi cosa fai? stringi i denti e resisti. corri il doppio, fatichi il doppio, urli il doppio. no, penso che questo secondo tempo che sta per iniziare non lo finirò, terminerà prima. perderemo e non sapremo reagire. però vedo i miei compagni di squadra, ci guardiamo in faccia, nessuno ci crede. nessuno. Allora sì, tutti ce la faremo, tutti siamo sulla stessa barca ed è allora che si può vincere.

poi il sogno finisce. ti svegli e resta un vago ricordo. però il sogno in quel momento era tutto. però al sogno ci credevi davvero. in quel breve istante sognavi e non c’erano leggi se non le tue.  non c’erano mondi se non i tuoi. eri libero, ma limitato. il problema è che vivere sognando è brutto, quando poi ti risvegli è una tragedia. vivere per un sogno anche. perchè tanto non si realizzerà mai come tu vuoi, è solo questione di piccole o grandi imperfezioni e tutto, davvero tutto muterà per sempre.

“…she’s got a ticket to ride…”


seconda tappa

ottobre 13, 2010

 

tratta da flickr.com dall'album di "ro_buk"

va bene. ora ci vogliamo soltanto più credere, non ci rimane altro. senza parole. senza pensieri. ultimi, possiamo solo rimontare.  Ma ecco che ci arriva dritto così un missile, una freccia al cuore e ti ritrovi solo. Un mese buio lo hai già passato, ma qua è tutta nebbia. Fa paura. E che poi te lo dicessero che non si gioca mai al rialzo, solo resistere resistere e farcela lo stesso e comunque.

Quello che è assurdo è che alle volte ti senti come uno straniero in un paese, e non trovi l’interprete. Non capisic il linguaggio, la comunicazione. E’ tutto oscuro. Provi a capire, ma non ce la fai. Così un gesto può sembrare negativo, o una parola offensiva e poi non è così. Ma per tutto il tempo hai pensato così, e quindi ti sembra assurdo. Come se tu avessi dato una lettura coerente e corretta ai fatti, che poi si rivelano essere totalmente l’opposto. chissà.

si ricomincia. di nuovo. per fortuna siamo ancora qua. Qualche bullone per strada, un po’ di fatica addosso, ma ci siamo. La maratona la corriamo anche noi. Andiamo lontano e lo sappiamo. Solo che quando la fine è così lontana, che vedi appena appena la tappa di metà capisci che devi stringere i denti. Passato questo scoglio tutto dovrebbe essere più facile. Lo hai già visto e te ne sei meravigliato. Ora si deve combattere di nuovo, solo che il villaggio fuori dal castello è ormai solo più qualche catapecchia, possiamo provare a ricostruirlo. e dai dai dai…

“…il naufragio mi ha dato la felicità che tu non mi sai dar…”


i pilastri eterni

ottobre 11, 2010

tratta da flickr.com dall'album di "Albe86"

quello che ci vorrebbe è poi solo una parola. capire l’idea, il modello dietro e applicarlo. il limite della fisica è che abbiamo perso il libretto di istruzioni del mondo. Vedendo i giocatori che si “sfidano” possiamo ricavare regole e movimenti, ma ogni volta che c’è un’eccezione è un pasticcio, dobbiamo cambiare qualcosina. Fino a quando poi non se ne arriva uno con un’idea migliore. E comunque noi non sapremo mai com’è questo gioco. così è la nostra vita ogni giorno. vediamo, proviamo a capire e prevedere e poi?! ci ritvoiamo senza speranza ad aspetare parole lontane.

la mia paura è che non arriveremo mai a comprendere veramente l’altro. Ci sono dei momenti in cui quella persone è un “libro aperto”, ci sono dei momenti in cui sai prevedi e capisci. Poi c’è un break, un punto di rottura tra presente e passato, come fosse una disconutinuità e tutto diventa ombra. non ho ben idea di come non perdere il segno nel libro. So solo che quando lo perdi alle volte non lo ritroverai mai più.

Rileggere. come per le amicizie. Ci avete fatto caso come più il tempo passa più il rapporto tra l’intensità delle nostre amicize e il tempo che conosciamo la persona tende ad aumentare. Nel senso, più cresco più riesco comunque a creare amicize salde in poco tempo. Amicizie, magari migliori, di quelle che ho da quando fai seconda superiorire.  La chiave di tutto questo è che più cresciamo più rieusciamo ad andare subito nel profondo, ad analizzare le cose in maniera adulta. Poi, però ci sono le amicize eterne, che sempre c’erano, ci sono e ci saranno, ecco è quello che ti terrorizza…perdere i tuoi pilastri eterni.

“…The book of love is long and boring…”


congiungere

agosto 31, 2010

tratta da flickr.com dall'album di "sergis blog"

come un punto multiplo. così è oggi, così sarà domani. Non sai bene quello che davvero ti aspetta, solo che non hai minimamente idea di dove stai andando. Nell’agire ci vuole tattica e strategia, non solo bravura nel metterle in atto. Camminare ti aiuta a pensare, a pianificare. Staccarsi dal mondo ti fissa la realtà nel tuo cervello, nei tuoi pensieri nelle tue idee. Cosa fare?! agire. sì, ma come?! è quello il punto. Pur avendo infinite soluzioni il metodo è sempre e solo uno.

fuori dalla finestra c’è un mondo intero e noi spesso lo dimentichiamo. Siamo terribilmente assaliti dalle nostre micorscopiche realtà, che nemmeno curiamo il giardino di casa. Se vivessimo più lentamente, senza avere tutto e subito, beh allora quello sì che sarebbe d’aiuto. Perdiamo il senso della singola cosa. E’ solo un sommarsi di oggetti e azioni. Che gusto c’è a mangiare una buona pizza?! Qual è un buon piatto di pasta? Cadendo nella mediocrità ti abitui al buono e al cattivo, spesso rendendoli vicini, troppo vicini, fino quasi a confondersi.

è solo paura, passerà. Ti agghiaccia sapere come andrà a finire tutto. Che è ora che inizia la battaglia, e altro non può fare se non finire miseramente. Alla fine sulla distesa rimarranno entrambi, stremati senza forze, ma pur sempre in grado di reagire. Darsele di santa ragione fino a perdere le forze, fino a che tutto non sarà terminato e… rialzarsi per un nuovo combattimento. soldati.

“… can see clearly now, the rain is gone…”


sonno, sogno

agosto 15, 2010

tratta da flickr.com dall'album di "TheAlieness GiselaGiardino"

silenzio attorno. Buio. Sotto le coperte a pensare a guardare attraverso la finestra. Senza capire cosa sia cambiato, cosa sia stato. Quella goccia che ha fatto traboccare il vaso. Con quella rassegnazione in corpo che ti fa dire “no”.  Poi pensi alla giornata, a come sia stata vuota. Ma quello è solo perchè non te la ricordi, la concettualizzi. E’ molto più intensa la vita che il passato. Waterloo, come se fossi in esilio a Sant’Elena. e poi?! poi si cerca di fuggire lontano, ma non arriveremo mai da nessuna parte.

siamo nel sogno ora. LA logica non c’entra. Solo i nostri pensieri, solo le nostre idee. Siamo noi a comandare. Così creiamo una realtà, ma affine, parallela. Un mondo uguale, tranne che per qualche legge. Come a dire: “è così, ma con una differenza”. Poi però inizi l’avventura. Chissà perchè ma i sogni mi capitano sempre in prima\terza persona. Forse li vivo con l’ottica in prima persona, ma è come se la narrazione e le scelte fossero altrui, e io sono solo uno spettatore. Poi si va avanti, fino a quel filo sottile di relatà sogno in cui rumore e luci del mondo si mischiano a rumori e suoni onirici, fine.

E ora col sole ti svegli, tutto è più chiaro. Hai capito. E’ come se un raggio di sole passasse attraverso un vetro trasparente, in realtà questo  non è così, filtra leggeremte la luce, la scurisce. Aprendo la finestra è più chiara, più serena.  Così nella vita. Questa è la chiave di tutto, un vetro attraverso cui ci passa la realtà e noi non la capiamo, noi non ce ne rendiamo conto di come la filtriamo. Ci vorrebbe qualcuno che questo vetro ce lo rompesse, il fatto è che poi fa freddo entra l’acqua e non siamo più protetti.

“…ombre dure adatte all’ora…”