Moby Dick

dicembre 12, 2010

di Herman Melville

letto da Piero Baldini

riduzione e regia di Adelchi Battista

coordinamento di Fabiana Carobolante

introduzione e postfazione a cura di Mi chele Mari

puntata 1

puntata 2

puntata 3

puntata 4

puntata 5

puntata 6

puntata 7

puntata 8

puntata 9

puntata 10

puntata 11

puntata 12

puntata 13

puntata 14

puntata 15

puntata 16

puntata 17

puntata 18

puntata 19

puntata 20

puntata 21

Chi è moby Dick? una balena. No è qualcosa di più, non è solo un libro. E’ una battaglia epica tra l’uomo e se stesso. Tra l’uomo e la nautera e i suoi limiti. Non è certamente una lettura leggera, Melville non lo voleva. Non è nemmeno scontata, alla fine, a pensarci bene Achab combatte per l’umanità, per il suo orgoglio. Non è un romanzo, non siamo invogliati a leggerlo. Spesso vengono anticipati dettagli che ne riducono la curioistà. Ma allora cosa rimane oggi id questo libro?

Di sicuro la maestosità e l’imponenza. La trama narrativa. Il mito dei due eterni nemici, Achab e Moby Dick. Destinati a scontrarsi, e alla fine uno solo ne uscirà vincitore. Ma la grandezza del libro è che non ci fa immedesimare in loro, no. Ogni azione è filtrata da Isamaele, e così siamo spettatori di un duello apocalittico.

Achab ci insegna quanto il male, e la sofferenza siano dentro di noi, quanto la rabbia ci possa spingere. Non si dà un giudizio morale, è troppo semplice. Achab combatte perchè non ha altra scelta.

Achab è al di sopra del normale

Sembra assurdo, ma alla fine è così. Il vero antagonista, il vero personaggio negativo è proprio colui che, in fondo, ci rispecchai di più. Alla fine è proprio il vecchio capitano a farci appassionare. Certo istintivamente vogliamo che Moby Dick vinca lo scontro, ma sappiamo già come andrà a finire. Lo sanno anche loro, dopo che sono partiti.

Spero che la lettura da “Il terzo anello, ad alta voce”, di Radio 3 possa invogliare e alleggire in qualche maniera la fruizione di questo capolavoro, che dovrò, prima o poi leggere per intero.


urla da dietro

settembre 9, 2010

tratta da flickr.com dall'album di "Jody Art"

sdraiato sulla panchina, il vento che tiar. i raggi che passano tra i rami. E i bambini che urlano dietro al parco giochi. ma non dà fastidio, anzi è un’urlo e una risata felice allegra. Si stanno divertendo. non hanno alcuna preoccupazione. e pure tu ti vorresti sentire così, pure tu vorresti tornare a non sentirti più lo zaino della vita carico di responsabilità e problemi. Così provi a chiudere gli occhi e a sentire il mondo attorno, ad apprezzarlo meglio. Inizi a toglierti le cuffie, ad ascoltare la radio e non sempre le stesse canzoni, a leggere i giornali, fumetti diversi. Cerchi di godere appieno tutti quei momenti tuoi che puoi avere… sapendo benissimo che appena ti renderai conto della situazione tutto l’incantesimo svanirà.

La paura è qualcosa che ti pietrifica. La paura non ti fa mangiare, dormire, pensare ad altro. Concentri la tua vita in un istante. Poi capita di avere paure continue, insetti, volare, buio, vertigini. Così ti basta semplicemente il più possibile evitare le situazioni di paura potenziale. E poi, poi ci sono gli altri. Avere paura di una persona ti può rovinare la vita, vederla come un nemico da cui allontanarsi, come un’ostacolo insormontabile. Che poi ti ritrovi a capire che quelle parole senza senso in realtà ti davano la forza e la grinta di andare avanti, di convivere e superare quella tua grossa paura, che hai per te stesso.

finito lo scritto era esausto. Freddo, ma lo adora, solo che era in maglietta. Un buco in pancia e la testa vuota, senza pensieri. Senza più capire cosa ci troviamo a fare. senza più renderci conto di come è difficile stare al passo. Prima batteria di qualificazione fatta, non siamo primi, si aspettano i ripescaggi. E poi ti rendi conto che è solo un trattenere il fiato, spingerti oltre e andare. andare lontano fin dove ti porta la tua vita. Così tira un respiro di sollievo, si alza e va a sciacquarsi la faccia, quasi come a dire che si deve risvegliare da quella corsa folle.

“…voglio tornare indietro a casa mia…”


domani

giugno 21, 2010

non sai mai cosa ti attende domani. Non lo sai, lo puoi prevedere, ipotizzare,ma la certezza beh quella no! e allora?! allora impari a gestire gli sbalzi di umore, la tnsione alle stelle. Impari a subire i rovesciamenti di fronte per poi renderti conto che alla lunga, sei sempre tu che vinci..perchè vai avanti, perchè nulla ti ferma. Non mi chiedo mai cosa sar à tra 2,3,4 anni. Non avrei mai detto che sarei stato qua così, in questa situazione anni fa, tutto è cambiato tutto è stravolto. Però, una certezza c’è, è che oggi sta per finire.

Ascoltare la radio è piacevole, non la muscia! Ma la radio nel complesso: programmi, canzoni, pubblicità…è nel suo complesso che mi rassicura. Mi fa sentir bene sapere che dall’altra parte c’è una voce. Ci sono pensieri. Ci sono parole che noi proviamo a capire, ad ascoltare, ma sempre di fretta. Raramente mi è capitato di potermi sedere ad ascoltare una trasmissione…è sempre un di più! come se non ne valesse la pena. come se fosse secondario. Però è questo che ci da certezza.

Affrontare le paure è difficile. Quando poi queste sono sempre le stesse che si ripropongono è ancora peggio. Attaccano in maniera diversa. tu impari a reagire e trovano un’altra via. impari ad affrontarle e loro cambiano. O forse sei solo tu che in realtà cambi. radicalmente.Perchè ora basta solo quello, capire e chiedersi come affrontare il domani, quale sfida ci porterà e soprattutto se saremo in grado di farcela…

“quando arrivo ti scrivo per adesso son vivo…”


I love radio

settembre 11, 2009
tratto da flickr.com dallalbum di ross Muarry

tratto da flickr.com dall'album di "ross Muarry"

adoro la radio… ma non per le canzoni che passa, per le risate che ti fa fare. Ci sono due cose che per me la rendono unica. La voce e la compagnia. Già, provate ad ascoltare la radio, le voci dei presentatori, come sono limpide, pulite, scandite. Le adoro. Hanno un’intonazione hce non è da microfono, nè da recitazione, è da radio…e resta poco! Che bello sentire quelle vocali così marcate quelle parole così quotidiane, ma importanti, perchè ora stanno in radio. La radio non è solo musica, solo pubbilictà, solo approfondimenti… la radio è anche compagnia. Quell’interazione che c’è tra te ascoltatore e tu presentatore. Quel sapere che sei ascoltato, rende la percezione dei programmi ancora più sofisticata….

Ciascuno ha i suoi mezzi per ascoltare la radio… c’è chi la sintonizza sullo stereo. Chi se ne compra una portatile, e la mette sulla scrivania dell’ufficio. Chice l’ha sul cellulare; chi la ascolta online; chi si è comprato quelle radioline portatili, chi l’autoradio. Ognuno il suo. Nessuno giusto, nessuno sbagliato. Solo forme diverse. Perchè poi è vero che ci può piacere perchè è comoda, o perchè varia, ma quello che ci piace è che c’è sempre! Ed è una sicurezza, forse è ridicolo ma sapere che accendendola posso sentire qualcuno, beh…a volte aiuta. Non dicono verità assoltue, semplicemente oggettivano quello che tu hai sempre pensato, ma detto alla radio è tutto diverso

Ci sono vari momenti in cui possiamo ascoltare la radio. E mi piace sempre immaginarli. Dopo pranzo sdrarito sul letto, al computer mentre lavori. In ufficio o al posto di lavoro. E comunque noi tutti che la ascoltiamo siamo accomnati dalla nostra natura. C’è chi aspetta assieme il fine settimana. Chi la fien della giornata. Poi adoro chi ha ancora il coraggio di ascoltare le partite per radio, forse più per necessità che per scelta, ma è stupendo il sentire e l’immaginare il gioco e poi…situazioni che ribaltano tutto senza che tu nemmeno lo possa dire. Fantastico. Ecco. Forse la verità è che adoro la radio, perchè è semplice… e qualsiasi cosa trasmettono passa per la mia imamginazione, grazie!

“…vecchia pista da elefanti stesa sopra il Macàdam…”


radio tempo

settembre 9, 2009
tratto da flickr.com dallalbum di Dob_Herr_Mannu Py^

tratto da flickr.com dall'album di "Dob_Herr_Mannu Py^"

l’orologio batteva i secondi. Passavano lenti, poi ti mettevi sotto a leggere, a studiare e in un batter d’occhio era già passata un’ora… come se lo spazio e il tempo si fossero ristretti solo a te. Ma non te ne rendi conto, il processo di apprendimento è lento… ma istantaneo ad un certo punto. Leggi cento volte una cosa e non la capisci, poi passeggiando ci ripensi e subito ti salta in mente il meccanismo, quella scintilla che fa esplodere tutto e ora tutti i collegamenti sono chiari…

accidenti è tardi. Poi mi accorgo ceh qualche minuto forse ancora ce l’ho, ma come usarlo…una canzone…certo ecco l’idea giusta! una canzone, semplice e veloce. In macchina, alla radio presa a caso. Perchè è bello così, senza stare a dire ho voglia di… solo radio e una stazione che mi ispiri. Portati via dal vento e da quel sole che ormai tramonta troppo presto per ricordarci che l’estate sta andando via, e ora ci aspetta la trincea

tenersi dentro qualcosa fa male… fa male perchè ti ferisce l’anima. Tu puoi resitere, ma è come una grossa infezione. E quando decidi di operare il taglio è netto! soffri per qualche istante, ma dopo sei libero, scarichi a terra tutta la tensione accumulata. tutte le paure, tutti i problemi. Non c’è più nessuna forza oscura… è solo la vita che si stabilizza, perchè a votle troviamo equilibri instabili e precari… aiuto, a volte ci serve!! davvero….

“…mi alma no da razon mi corazon asplastado…”


radio dal passato

aprile 7, 2009

ascolti una canzone…di sfuggita e poi non sai di chi sia! passano gli anni, ma quel ritornello ti è un po’ rimasto in testa! ma non sai nulla, non riesci a riprodurlo! poi entri in un bar, e c’è quella canzone, ma non te ne rendi conto…solo stando fermo, a pensare a guardare il nulla ci fai caso..è lei! cerchi allora di capire qualche parola per poi cercarla…ti concentri al massimo e poi ti dicono il gruppo! torni a casa… ed è lei! dopo una ricerca infinita torna e ti dà soddisfazione…

Penso che in questi ultimi giorni la radio mi stia davvero cambiando le giornate! Oggi mentre ero a fare una commmissione entro e sento uno che parla scherzosamente di “panta rei”tutto passa, tutto scorre! e cavoli… quanto tempo è passato! quanta filosofia è cambiata e come è evoluta la mia visione del mondo da allora… diventata più adulta! certo tutto passa, ma qualcosa resta! e allora con quel sorrisio sulle labbra a ricordarti come il tempo passa e a volte te ne dimentichi anche!

La radio mi ha informato della tragedia che c’è stata in abruzzo! A l’Aquila! e così questa sera di fronte a quelle immagini non ho potuto fare a meno di sentirmi male, di compatire quelle persone e di chiedermi davvero cosa sia il mio domani. Cosa posso fare? e come mai… ma ho paura che siano domande che vanno al di sopra di noi… ci rimane solo da stare in silenzio, con qualcosa in gola e andare avanti... e

pregare per loro! perchè trovino la forza di ricominciare!

“…first we run and then we laugh till we cry…”


Il mestiere dell’artista – 10

dicembre 29, 2008

La decima puntata del ciclo “Alle otto della sera”, si parla delle origini dei preraffaelliti. Nel presentare le principali tendenze di quel periodo si parla anche dei Nazareni. Altra corrente che si va a sviluppare in Inghilterra.

puntata 10 (venerdì 26 dicembre 2008)