la soluzione

giugno 30, 2016
8416923652_b7d6704c2c_b

tratta da flicrk.com dall’album di “Wind&Wuthering”

in fondo speriamo sempre che Davide vinca contro Golia. se non abbiamo altre ragioni per sostenere il più forte, preferiamo tifare per il più debole, per lo sfavorito. Proviamo a tifare chi ci dà una speranza, anche esile, che puoi andare oltre le aspettative. difficile, ma non impossibile. se no non ha senso nemmeno provarci. se no non ha senso nemmeno sognare. non si può sempre raggiungere un sogno – purtroppo e per fortuna–, ma quando ce la facciamo è perchè Davide ha vinto.

“focus on the problem..” il trucco è semplicemente questo! spesso ci capita di provare emozioni forti, confuse, senza motivi e sproporzionate alla causa. quello che sbagliamo nell’analizzare la situazione è che spesso non ci focalizziamo sul vero problema, ma solo sui contorni o sulle piccole cause scatenanti. perchè è molto più facile! qual è il fatto che ha davvero provocato tutto? il problema è che alle volte questa ricerca porta alla luce aspetti e debolezze molto radicate in noi e quindi ci fa comodo trovare scuse marginali, star lontanto dalle nostre debolezze. però ecco, solo una volta trovato il problema profono si può iniziare ad affrontarlo e risolvere a cascata tutto il resto, ricordando sempre di guardare al domani.

“se li vogliamo fermare dobbiamo essere impeccabili e organizzatissimi…” “ma sono grossi il doppio di noi!” “tu corri” “ma sono molto più esperti di noi” “non importa! corri…al resto ci pensiamo poi, al resto ci penseremo sul campo. ora dobbiamo solo essere una squadra” “non possiamo perdere” “andrà come andrà, gioca come un’unica squadra, non come uno di essa”

“…e sempre allegri bisogna stare, che il nostro piangere fa male al re…”

 

 


irraggiungibile

agosto 16, 2015

abbiamo tutti bisogno di trovare il nostro abate Faria. sì, qualcuno che sappia illuminare il buio in cui ci troviamo, qualcuno che ci è passato, ci sta ancora e tuttavia ha saputo reinventarsi, costruirsi un mondo attorno e sperare. è qualcuno che sa guardare da un’altra prospettiva, illuminando tutti i nostri angoli bui. nelle profondità più oscure in cui alle volte ci capita di cadere abbiamo bisogno di qualcuno che ci insegni a starci, che sappia ingegnarsi. qualcuno per cui non ci sono limiti. pazienza e intelligenza.

a nessuno interessa il capitano della nave che evita le tempeste, a tutti piace quello che sa uscirne. non importa se il primo le evita sempre, sapendo guardare dove altri nemmeno immaginano, se sa sempre moderare il rischio ed evitare tragedie, nessuno se ne accorgerà perchè quando tutto va liscio non ci colpisce mai nulla. chi invece sa uscirne, magari dopo esserci andato per eccessivo azzardo, per incompetenza o per scelta sbagliata, ecco lui lascia qualcosa. resta perchè sa uscire da una situazione che non ha altre vie di scampo. perchè tutti e due ariverranno allo stesso porto, avranno fatto ciò che dovevano fare, però il primo non sarà mai ricordato.

“perdevamo 10 a 2. non ce l’avremmo mai potuta fare. lo sapevamo” “ma come siete scesi in campo quella volta, mai nessun altro. mai” “perdemmo” “non andò proprio così” “forse, forse i miei ricordi sono un po’ annebbiati, forse devo fare uno sforzo utleriore” “no. ti ricordi benissimo, e lo sai. cosa ti dicevi allora?” “non ce la faremo mai…” “hai poi avuto ragione?”

“…onda su onda, il mare mi ha portato qui…”


uno alla volta.

settembre 7, 2014

tratta da flickr.com dall’album di “greg”

risolveremo i nostri problemi, uno alla volta. come sempre. perchè tanto ogni volta, alla fine, ce l’abbiamo fatta. con calma.

in fondo non c’è un trucco. basta solo sapere cosa ci aspetta, come dobbiamo agire. in fondo è come sapere già la domanda, certo sono mille possibli, ma a forza di fare le abbiamo imparate. questa in fondo è la nostra esperienza, questo il bagaglio che ci portiamo dietro. intanto mi chiedo sempre se sia solo un colpo di fortuna. a volte mi dico sì, altre no. capirò.

‘visto da fuori sembra tutto così facile’ ‘non lo è mai, fidati’ ‘mi sembra impossibile: non ce la faremo mai’ ‘quando avevo 16 anni giocai la mia prima partita  da titolare in campionato…’ ‘come andò?’ ‘un massacro: 8 a 2’ ‘…’ ‘poi quell’anno vinsi pure il campionato, facemmo un giorne di ritorno fantastico, e poi playoff. mentre ero in campo che che non riuscivo minimamente a reggere il gioco pensai a tutte le partite che avevo visto, a tutti quelli prima di me…beh in quel momento mi sono detto: ce l’hanno fanno tutti, ce la potrò fare anche io.’  ‘infatti’ ‘è solo questione di tempo’ ‘come sempre’.

“…ma la nostalgia di riveder te è forte più del pianto…”

 


ogni maledetto lunedì

dicembre 8, 2013

tratta da flickr.com dall’album di “dbnunley “

non ce la faremo mai. mentre preparavo esami e la tesi ho sempre odiato il lunedì, c’era sempre quella frase che tornava. non ce la faremo mai. Perchè il lunedì è il capodanno della settimana: fai propositi di scadenze – più a te stesso che agli altri – riprendi in mano roba che nel week end hai lasciato da parte (perchè intanto nel week end provavi a recuperare altre cose …) torni alla routine di tutti i giorni tua e del mondo che ti sta attorno. Il lunedì è una tragedia. quando c’è una scadenza ben fissata sul calendario il tempo non ti è mai alleato. se è tanto in là lavori poco e in maniera spesso inefficiente; se invece mancano meno di due settimane allora sì iniziano i problemi.

Tutti i problemi che pensavi di aver risolto il venerdì tornano in vita come zombie, il lunedì mattina. Spesso, da studente, tendi a sopravvalutare la potenzialità del week end. In sessione esami ho sempre pensato che nel week end avrei fatto il doppio ( o il triplo) di quello che facevo in un giorno qualunque della settimana, ce l’avessi mai fatta. Così il lunedì pure iniziavo in ritardo su una tabella di marcia che manco gli schiavisti cinesi, erano ragionamenti del tipo: “8 giorni all’esame, libro da 240 pag., 30 pagine al giorno, facciamo 35 così l’ultimo giorno ripasso.”. Puntualmente si arrivava sempre all’ultimo giorno a dover farne 40 di pagine, più il ripassone: nottate, grandi notatte.

odio il lunedì. odio l’ansia con cui vai a dormire, pensando che non ce la farai mai. odio il lunedì perchè sai già che ti aspettano problemi e guai. odio la domenica quando pensi che domani è “già lunedì”. odio quella nuova pagina dell’agenda con tutti impegni che devono essere spuntati. odio il lunedì perchè vuol dire che manca una settimana in meno alla scadenza. odio il lunedì perchè tutto il mondo torna a viaggiare veloce, tu a stargli dietro, cercando pure di stare dietro a quello che hai da fare. odio il lunedì perchè non ce la faremo mai.

però, per fortuna, arriva il venerdì. e nonostante tutto, ce l’abbiamo fatta. sempre.

“… niente più ti lega a questi luoghi…”

 


il fattore C.

giugno 3, 2011

tratta da flicrk.com dall'album di "diego quintana"

non dobbiamo mollare. non siamo soli, ci sarà sempre qualcuno nella nostra vita. alle volte se ne sta dietro di noi, a nostra insaputa a volerci bene, forse basterebbe girarsi e trovarlo. Oggi ho fatto un viaggio bello lungo in treno, 4 ore e mezza su un regionale. passare davanti al mare in treno ti fa pensare, ti fa riflettere, ti calma, ti fa venire in mente delle idee. Alla volte le foto non bastano per cogliere anche quegli odori, l’aria del finestrino, la tua stanchezza addosso. Il paesaggio è unico la sua emozione tua. così te ne stai in piedi affacciato al finestrino a vedere i paesini di mare che iniziano a vivere, che iniziano l’esate. Calmi, come sei tu là, come devi esserlo.

la verità è che per fare il colpo grosso ci vuole culo. per quanto tu possa pianificare, osservare, studiare; ciò che distingue la vita da un algoritmo è che c’è un tasso di imprevedibilità. qualcosa che sfugge al nostro controllo e ci può portare là, dove non saremmo altrimenti potuti arrivare, o forse ce l’vremmo pure fatta ma in maniera più sporca. trovarti in giro a quell’ora, avere proprio tu quel libro, sapere a memoria quel numero di telefono. Sono cose da nulla, ma è nel contesto che davvero ci danno quella grossa spinta che non avremmo. è come nel film “match point”, la pallina cade da una parte o dall’altra per ‘fortuna’, bisogna coglierla, e rendersi conto di quanto sia indispensabile. aggancio.

Io non credo che si possa essere davvero felici. ci sono momenti in cui lo siamo, ma sono brevi e sfuggevoli. ci sono momenti in cui tante cose ci vanno bene, ma non ci rendiamo conto di quanto in reatà le cose stinao davvero andando bene, e le lasciamo passare. Poi ci sono quelle volte che non sai come esserlo felice, ci provi, ma non c’è mai nulla che ti vada bene. Tranne nel primo caso, anni dopo ci si accorge di quello che è passato, ci si accorge che è possibile essere felici. ma c’è il rischio di cercare solo quella di felicità, quella felicità che è voltata e che mai più tornerà, per fortuna. domani ci riserva sempre qualcosa di nuovo, così mi accontento di andare a dormire e sapere che una speranza c’è per tutti e che le forze le abbiamo dentro da sempre, serve solo saperle tirare fuori. il resto è solo gestione e tattica. ma su quello siamo davvero esperti.

“…hoping for the best, but expecting the worst…”


sei come me

marzo 6, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "Stigs"

perchè tu in fondo sei come me. pensi che nessuno sia cattivo, è semplicemente che non capiamo il suo di punto di vista, e che a volte si fanno scelte sbagliate. Anche tu ti fidi dell’altro, anche se in passato ti hanno sempre deluso, raggirato. Tu sei meglio di me. E’ più forte di te. Ti comporti come se all’altro importasse davvero qualcosa, come se l’altro fossi tu. E a volte davvero non ce la faccio. Ti vedo e trovo in te tutti gli errori che ho fatto nel corso di questi lunghi anni. Vorrei dirti quali evitare e quali no, ma non riesco. Ho preso certe botte che mai mi sarei aspettato, e che alla fine mi son servite ben poco. Altre mi hanno portato qui di fronte a te.

Non riesco a dirti che hai sbagliato qualcosa, forse ciò che io avrei voluto era diverso da quello che serviva o che tu volevi in quel momento. Non è la migliore delle scelte possibili, ma le regole le fai tu, mica io. Anzi no, le regole le fa chi vince. Chi, davvero crede che il mondo si possa e si debba cambiare. Nemmeno tu sei sempre convinto di quello che fai, ma ci metti comunque il cuore. Nemmeno tu pensi sempre di avere ragione, anzi fai  tanta di quella ginnastica per metterti nei panni dell’altro che hai quasi paura a vestire i tuoi di panni. Vivi con l’idea che è sempre l’altro ad avere l’idea migliore, a te capita solo a volte. Vivi con la paura di non arrivare alla fine della tua giornata. Anche a te da fastidio litigare con una persona, vorresti ragionare e capire dove sta la ragione per andarci assieme. Anche tu spesso sacrifichi più te stesso per non avere problemi con gli altri.

Ti assicuro che di rimpianti ne ho quanti ne vuoi. Delle volte mi siedo sul letto e mi vien da pensare come sarebbe la mia vita se avessi fatto scelte diverse. se avessi incontrato le stesse persone ma in altri momenti. se ci fosse qualcuno accanto a me. delle volte so che guardi il cellulare sperando che qualcuno ti scriva perchè gli interessa farsi sentire, sapere che c’è. senza che ci sia un vero perchè. Fa strano ma io quel messaggio lo aspetto da una vita e non arriva, ma nemmeno a te. se no quel cellulare non lo guarderesti più. se no semplicemente risponderesti, manderesti messaggi.

Quando sei sulla vetta della montagna per raggiungerne una più alta devi scendere per poi risalire lungo un’altra valle. Non è  facile. non è possbilie. Se pensi a quanto ti aspetta ancora della vita e a quanto sei stanco ti rattristi, però…

però delle volte ci sono quelle giornate piene di sole, di aria calda e di bei momenti che ti fanno capire che è davvero possibile un domani. Ti fanno sperare che le cose potrebbero andare meglio, domani. Che non siamo solo delle facce, ma delle persone, che valgono qualcosa. Che abbiamo anche noi un cuore e a qualcuno interessa davvero come stiamo. Tu non smettere mai di provare emozioni così forti, perchè se no finirai per spegnerti ingrigirti e diventare così distante da chi sei davvero che non ti riconoscerai più.

“…basta un giorno così…”


solo prenderle

febbraio 14, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "leviteo"

c’è un solo istante in cui tutto improvvisamente si chiarisce e riesci a capire tutto. Per pochissimo tempo riesci a vedere la situazione da fuori. E’ una folgorazione. Capisci i tuoi amici, le tue realzioni. Vedi davvero la tua situazione. E non è una questione di prospetive è proprio qualcosa legato a dove e cosa guardiamo delal nostra vita. Se guardiamo una sfera da lontano può sembrare un cerchio, invece è tutt’altro, e così via per tante altre cose. Prendete il mare, sembra che finisca all’orizzonte, invece… Ecco è proprio questo che ti capita, staccarti tanto dalla tua vita tanto da capirla. tutta.

Non serve concentrarsi. Non serve pensarci su. E’ qualcosa che viene, di solito è come un’epifania, una reminiscenza. Un oggetto, un’azione o una persona per il loro stesso fatto di essere in quel posto o dire quelle parole(non legate al tutto) ci portano a staccarci dal nostro di mondo. A vedere tutto così distante, ma anche così chiaro. Su questo non c’è dubbio siamo uno tra mille. Non contiamo niente, e per quanto gli altri dicano il contrario in un futuro in qualche modo dovranno(potranno) fare a meno di noi. Nessuno è indispensabile, certo. Ma è altrettanto vero che siamo anche terribilemnte fragili e avere sostegni o persone può aiutarci ad andare avanti quando le cose vanno male.

quando le cose vanno male di solito c’è sempre un fatto scatenante. Qualcosa che ci fa dire: questo è andato male. Poi arriva tuto il resto. Ci fate caso. Raramente capita che le cose vadano bene e male, tendiamo a unificare tutto. Facciamo della nostra vita un unico essere. E così se litighiamo con gli amici diventiamo più irascibili in famiglia e poi la scuola etc… Ecco, spesso, tendiamo a autoinfluenzarci. Ad autoalimentarci, come d’altronde ad autoridurci. Che poi finisci per trovarti a terra ed incassare tutti i calci, i pugni e le botte che avevi evitato in precedenza. no, non ce la faremo mai. forse però riusciremo a sopravvivere abbastanza a lungo.

“…non c’è più nessuno, solo aghi di pino…”