il paradosso della malafede

gennaio 10, 2012

tratta da flickr.com dall'album di "f-featherbrain"

“un paradosso è una conclusione apparentemente inaccettabile, che deriva da premesse apparentemente accettabili per mezzo di un ragionamento apparentemente accettabile”.

tra i più celebri paradossi c’è quello del Barbiere di Russel, di Achille e la tartaruga. spesso nella vita ci capita di avere a che fare con dei paradossi quando cerchiamo di generalizzare o capire un certo evento. perchè qualcosa non ci torna.

una celebre frase con cui si ricorda Andreotti è quella che dice “a pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca”, il paradosso è proprio questo. spesso nelle nostre giornate ci troviamo di fronte ad un fatto che non ci è chiaro o nella sua causa o in qualche suo aspetto. la prima soluzione che ci diamo è sempre quella ‘negativa’ ovvero quella in cui l’individuo viene penalizzato a vantaggio di altri/o. Il più grande dei problemi è far capire alla gente che non sempre è quella la sola ed unica spiegazione, che ce n’è pure una positiva, una che pur penalizzandoti non è mirata a quello. L’argomentazione più diffusa è sempre quella: ‘tu lo faresti?’. per pochi saranno quindi buone contemporaneamente tutte e due le ipotesi, fino a che una non cesserà di essere valida. positivo e negativo.

arriva poi, quasi sempre, il momento in cui si capisce quale fosse il vero motivo o come siano andati davvero i fatti. il problema è che molto spesso capita di accorgersi che vi era un fine egoistico, sempre a vantaggio dell’altro. che vi era la malafede dietro. che a pensar male ci avevamo azzeccato. e allora è qua che sorge il paradosso. perchè le persone globalmente sono buone ma nei singoli casi no? alle volte mi spaventa la grossa quantità di episodi in cui è evidente cosa sia successo, e per colpa di chi; quasi che l’altro ti voglia sempre fregare. homo homini lupus. resta però la grande idea di fondo, la speranza che mouve il mondo: avere fede nel prossimo.

“…e così anche il sabato è andato…”

 

 


l’alba se li porta via

agosto 6, 2011
tratta da flickr.com dall'album di "unNickrme"

tratta da flickr.com dall'album di "unNickrme"

pensandoci dovrei scrivere un libro su tutte le tampe che ho preso in matematica. ci farei un’enciclopedia. perchè le trappole più comuni sono banali, ci cascano tutti e spesso non se ne allontanano troppo, le migliori sono quelle da intermedio, da avanzato. quando possiedi buoni strumenti e gli argomenti che tratti sono i più vari e disparati. e così ti rendi conto che delle volte impari più teoria facendo un esercizio che studiando paginate di teoremi. altre volte invece fatichi come un cane perchè brancoli nel buio nella teoria. è roba seria, mica storielle.

più ci penso e più mi torna in mente la città di notte. coi suoi silenzi. con le macchine che si muovono. i taxi in attesa di clienti e qualche bar aperto 24h. io se potessi vivrei di notte, perchè di notte tutto è più chiaro, di notte ogni cosa è nitida e i rumori sono attutiti. sembra quasi che quando arriva l’alba e il sole si porti via l’incanto e il mondo, la città torni a strillare.

ora bisogna ricominciare. andare oltre, seguire l’istinto. credere che sia possibile vincere quella battaglia. il campo è sfavorevole e pure la stagione. se ci pensi però di battaglie ne hai vinte in passato, certo allora era tutto diverso. ora però se tu non sei convinto non ha nemmeno senso scendere in campo a giocare. pausa. tu stai tranquillo, io adesso entro e non faccio passare nemmeno un giocatore dal mio lato. era terzino, giocava a calcetto. c’aveva la faccia.

“…e dopo la terra il mare…”


mettere l’etichetta

giugno 28, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "livid instruments"

classificare. sin da bambini lo facciamo. prendiamo una persona e la mettiamo, di diritto o meno, in una categoria. i simpatici, i casinisti, le pettegole, quelli bravi a pallone, i secchioni… classificare ci aiuta a ricordare le persone e ad approcciarci a loro. soprattutto con le conoscenze saltuarie è una grossa mano. lo si mette là, sappiamo giusto due cose su di lui e via. Il probelma sorge quando questa classificazione la applichiamo ai nostri amici, a quelle persone che sono più presenti nel nostro quotidiano.

spesso distinguiamo le persone come ‘buoni’ o ‘cattivi’. ‘1’ o ‘0’. perciò stanno da una parte all’altra della barricata. e finchè tutto va bene, e la divisione funziona non si pongono problemi. siamo in una favola. ma il mondo reale è diverso. già, perchè alle volte pure i buoni sanno essere cattivi, alle volte sono loro i peggiori. e delle volte è proprio chi noi disprezzavamo o temevamo che ci porge la mano per aiutarci. la grossa questione è che assolutizzare le persone, non dare loro un carattere, ma solo una maschera, finisce con il lasciarci inermi quando si tira fuori la loro maschera.

Ginko e Diabolik. non è che tutto il mondo si può dividere e schierarsi. è davvero sottile la linea che li separa. netta, evidente, ma sottile. se quella persona per noi è un poco di buono, per qualsiasi cosa possa fare resterà tale. abbiamo paura di conoscere il mondo.

odio le persone che danno giudizi subito. senza nemmeno sapere. senza nemmeno avere aspettato un po’. che sputano sentenze. delle volte forse io sono il primo a farlo, ma se e quando me ne accorgo, vedo di rimediare. odio chi dice ‘guarda che è così.’. odio chi dice che la sua visione è l’unica e sola giusta, chi non fa sforzi per pensare come gli altri. siamo troppo pieni di noi stessi per andare a vedere dentro l’altro. odio chi non prova nemmeno per un istante a vedere oltre il muro, a pensare quale sia la ragione dell’altro.

come capita che siano gli altri ad avere torto, può capitare anche a noi. sforziamoci di pensare sempre questa evenienza, sforziamoci di guardarci da fuori, il più lontano possibile. forse avvicineremo di più gòo


first look

maggio 30, 2011

tratta da filcr.com dall'album di "merto87"

ci sono quelle volte in cui mi capita di farmi un’idea. è un’impressione, nulla di particolare. Poi non hai i mezzi per valorizzare le tue idee. Non hai le conoscenze necessarie. Resti senza parole, con quel tuo modello in testa, che più passa il tempo più vai ad aggiornare e a vedere che funziona bene. Alla fine quello che ti capita di scoprire è che molte volte la prima impressione ha un fondo di verità. la prima idea che ci si è fatti ha un suo perchè, recondito, nascosto ma c’è un ben preciso motivo. Così, come diceva Andreotti, “a pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca”.

vi è mai venuto in mente che per qualcuno noi siamo i primi? che ci saranno pur delle persone nella nostra vita per cui siamo le prime per qualcosa?! troppo spesso pensiamo di essere eternamente secondi o irrimediabilmente ultimi. non ci vuole entrare nella testa che pur a qualcosa serviamo. ci spaventa tutto questo. ci fa sentire così lontani dalla vita dalla responsaiblità che possiamo quasi sopravvicere e poter tirare a campare avanti, a campare oltre.

io sono arrivato così vicino alla fine che non più voglia di ricominciare. Sono stanco eppure non sono alla fine. poi siamo tutti vittime o in qualche maniera colpevoli, tu però te ne stai zitto e passi solo il tempo ad aspettare. a chiederti il perchè di quelle parole, che senso anno. avvertimento o sveglia. ci vorrebbero più emozioni così forti, certo il tempo passa e le svuota tutte, dalla prima all’ultima, si tiene solo l’involucro, così te le ritrovi in mano, pensi che siano le stesse e invece sono diverse, usurate.

“…obladì obaldà…”


sole che porta luce

aprile 6, 2011

cosa è davvero il mondo per noi? troppe volte ci costruiamo delle realtà parallele che finiscono per prendere il posto della realtà. Senza ombra di dubbio ogni nostra azione ha conseguenze diverse su chiunque. E’ come se leggere una poesia, a qualcuno tocca nel profondo, altri annoiano. Così finisce che, a voler solo raggiungere un obiettivo perdiamo la nostra vera identità. Siamo troppo legati a risultati immediati. Perciò ci sono delle situazioni per cui non puoi lottare, per cui non ha proprio senso. non si potrà mai fare un quadrato dell’area di un cerchio, tuttavia ci si può provare, costa fatica. e alle volte è proprio quella fatica che ti premia, altre volte ti porterà solo in un vicolo cieco.

ci sono quelle giornate in cui ogni cosa che fai va storto. se dò un opinione risulta essere sbagliata. se prendo una decisione porterà danni. se dici una cosa, facevi meglio a stare zitto. Il fatto è che quello che ti ammazza davvero è vedere che le persone accanto a te invece azzeccano tutte le risposte. che loro sì che fanno la scelta giusta. loro sono migliori di voi perchè non sbagliano? no il problema è il nostro tempo di analisi e di valutazione. ciò che cambia davvero una persona da un’altra è come sappiamo reagire, come poi so imparare. spero che a nessuno mai capiti di fare l’errore della vita, spero che qualsiasi cosa accada ci sia un margine di correzione, le cose poi andranno comunque avanti, proviamo ad aggiustarle.

io so che poi le parole non restano. sono i fatti che contano. so che la teoria è imporante ma quello che davvero poi ti cambia la vita è ciò che fai. troppe volte ho visto persone che si comportavano in un modo, se ne vergognavano e dicevano l’opposto. così poi tu non capivi. il fatto è una questione di tempo: se fai e poi neghi cosa sei? perchè di solito se dici e poi non fai ti danno semplicemente dell’ipocrita e via così, in tranquillità. il fatto è che vivere due realtà è davvero qualcosa di inumano.

“…quant’anni avesse visto ancora…”


accade comunque

febbraio 18, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "Daniel Leicher"

ci riflettevo oggi. qual è la nostra percezione del mondo per ciò che non ci tange. è il solito discorso della “misrabilità”: finchè io non ho conseguenze da quel fatto per me è come se non fosse accaduto. in ogni caso per me, per noi qualcosa esiste soltanto se ne veniamo a conoscenza. L’assurdo è più legato alla vita quotidiana dei singoli, che non al villaggio globale in sè. Posto il problema vediamo ora di analizzare due aspetti fondamentali legati a ciò.

1. la nostra vita è continuamente influenzata dal mondo esterno. la nostra vita è un continuo di situazioni, di cause e di conseguenze. diciamo che c’è una direzione lungo cui siamo noi a muoverci, e c’è però uno spazio che ci vincola. ecco pensiamola così. lo spazio è il mondo esterno la linea la nostra vita, il percorso le nostre scelte. pensateci, due persone non si vedono da mesi, non vuol dire che non esistono l’uno per l’altro. io posso benissimo pensare a lui ogni giorno e non comunicarglielo. lui si è messo in testa che non è nessuno per me, mentre per me è un caro amico. il problema è che spesso non potersi rendere totalmente conto della relatà attorno a noi ci porta a imboccare traiettorie che apparentemente sono correte, ma che poi si rivelano totalmente errate, che non portano a nulla. da nessuna parte.

2. l’altro grosso problema è la percezione che noi comunque abbiamo di queste realtà. già perchè mettiamo pure il caso di riuscire a sapere tutto, ciò che assolutamente è ignoto a noi, è l’altro. è il peso che le persone danno alle loro azioni. pensateci. entrate in università, vedete una vostra compagna di corso, due secondi la guardate negli occhi, “ciao”. Per te magari non è nulla, per lei invece è un raggio di sole nella giornata(magari gli piaci, magari era triste, etc…). Ciò che in qualche maniera riusciamo a prevedere sono i pesi che i nostri amici danno alle nostre azioni. ma nella vita di sociale di tutti i giorni è molto difficili valutare questa importanza. l’unico consiglio che vi posso dare, è quello di trattare comunque tutti come se fossero persone e non individui con un fine. uno scopo. rendere comunque la persona unica riesce a spiegare perchè a volte gente appena conoscitua sa essere così disponibile.

“…ma quante braccia ti hanno stretto per diventar quel che sei…”


chi resta

gennaio 26, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "mitk87"

sommersi o salvati. alluvione. passa l’acqua e tu in qualche maniera la scampi, oppure vieni tirato in mezzo dalla corrente. non c’è storia, non c’è alternativa. così nella vita accadono degli eventi e tu non sai come reagire. e tu stai a vedere tutto il mondo che passa, talmente al rallentatore che non ti rendi più conto che anche tu ti stai muovendo.

sommersi. ci sentiamo tutti così. e tutti lo siamo più o meno. nella vita vediamo che le cose vanno male, che non ci possiamo fare nulla e ci sentiamo così. come presi tra i flutti delle giornte provando a salire a galla prendendo qualche respiro nelle belle giornate per poi ricadere in basso che le cose vanno male. sballottati da un cambio d’umore all’altro. ma sempre “in balia di questa sorte bizzarra e cattiva” direbbe Paolo Conte. l’acqua va, ti affonda. vincerà lei. punto.

salvati. ma mettiamo per assurdo che noi l’abbiamo scampata. che questo alluvione che passa lo abbiamo evitato. ora cosa ci resta? la desolazione attorno. la tristezza nei volti della gente. i salvati sono più difficili da trovare. sono persone molto ermetiche. che si nascondono dietro strati di carattere per poi avere dentro quella scintilla che li fa senitre in fondo tristi. che loro, comunque, avrebbero preferito che l’alluvione non passasse. sono a galla certo, ma il problema ora non è ciò che è rimasto, ma quello che si è portato via. tutto. ora è dura ricominciare, da zero. sapendo che un domani quello stesso alluvione potrà ritornare.

“…son caduto dall nave, son caduto…”