in un cassetto

febbraio 4, 2014

tratta da flickr.com dall’album di “Ingmar Zahorsky “

per quanto possa sembrare assurdo spesso le migliori nostre idee o intenzioni restano in un cassetto, a prendere la polvere. ci restano perchè non è il momento giusto, perchè non abbiamo tempo di curarle, perchè non le abbiamo capite davvero. se giochi male, ma vinci sempre il problema è che semplicemente non giochi secondo il canone. tu, là, seduto ad ascoltare a proporre a cercare di capire. le idee migliori nascono di notte e muoiono all’alba. hanno vita breve.

non mi ricordavo quale fosse l’emozione che si provava ad uscire da Palazzo Campana, a febbraio alle sei di sera con tutto attorno pioggia e buio. improvvisamente mi sono ricordato com’era. quanto mi divorasse dentro quella stanchezza, quell’ansia da tempo che passa e non sarà mai abbastanza. improvvisamente ho capito cosa mi faceva sentire così debole. certo, è qualcosa che mi porterò per sempre dentro.

ci vuole semplicità nel pensiero, che non vuol dire banalità. la dote della semplicità è saper mirare dritto all’obiettivo senza farsi troppo travolgere dalla complessità del mondo che ci sta attorno. ogni volta che ascolto le persone quello che più mi colpisce sono i loro aspetti semplici, poco strutturati. quelle dimensioni in cui sono i migliori, consapevoli o meno.

“…I don’t know why she ridin’ so high…”

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stare in movimento

ottobre 2, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "framino"

io me ne starò immobile a vedere l’acqua che passa. me ne starò fermo e cerco di trovare una posizione comoda. bere un cappuccino seduto al tavolo del bar fuori. la sedia la senti appena, ti sorregge ma senza farti sentire scomodo. le sorsate se ne vanno, una dopo l’altra. e tu che rilassi i muscoli, respiri a pieni polmoni l’aria fresca che c’è alle undici di sera. vedi la gente, poca, che passa. sono più le macchine che si devono fermare al semaforo, ma c’è calma. silenzio. inizio e fine.

i ricordi di quella sera sono lontani. ci  vuole una poetica nella propria vita. c’è chi sceglie di non avere una visione unica, c’è chi sceglie di guardare solo gli eventi da un punto di vista con l’enorme vantaggio di vedere la stessa realtà, già perchè la difficoltà è descrivere sistemi che si movono e in cui anche tu ti muovi. è la relatività vera: non esiste un sistema privilegiato. così la vita la capisci a tuo modo, gli altri ti danno solo il loro punto di vista, ma non puoi applicare la stessa legge a sistemi di riferimento in moti differenti, devi fare gli opportuni cambiamenti. e nella vita, forse solo lì, non esistono nemmeno le costanti. se non la morte.

è bello ritrovarsi ad aspettare, a guardare oltre le ore di sonno che ti aspettano. domani si torna in pista, domani inizia questa folle gara. ad una metafora che tanto ci è chiara si scende di nuovo in campo, undici contro undici. qualcosa di più. una sfida ancora da giocare e tanta attesa per l’ignoto. quel rigore lo hai parato. ora però si ricomincia. 0 a 0. palla al centro.

“…sempre quelle all’equatore, al polo nord…”


seconda tappa

ottobre 13, 2010

 

tratta da flickr.com dall'album di "ro_buk"

va bene. ora ci vogliamo soltanto più credere, non ci rimane altro. senza parole. senza pensieri. ultimi, possiamo solo rimontare.  Ma ecco che ci arriva dritto così un missile, una freccia al cuore e ti ritrovi solo. Un mese buio lo hai già passato, ma qua è tutta nebbia. Fa paura. E che poi te lo dicessero che non si gioca mai al rialzo, solo resistere resistere e farcela lo stesso e comunque.

Quello che è assurdo è che alle volte ti senti come uno straniero in un paese, e non trovi l’interprete. Non capisic il linguaggio, la comunicazione. E’ tutto oscuro. Provi a capire, ma non ce la fai. Così un gesto può sembrare negativo, o una parola offensiva e poi non è così. Ma per tutto il tempo hai pensato così, e quindi ti sembra assurdo. Come se tu avessi dato una lettura coerente e corretta ai fatti, che poi si rivelano essere totalmente l’opposto. chissà.

si ricomincia. di nuovo. per fortuna siamo ancora qua. Qualche bullone per strada, un po’ di fatica addosso, ma ci siamo. La maratona la corriamo anche noi. Andiamo lontano e lo sappiamo. Solo che quando la fine è così lontana, che vedi appena appena la tappa di metà capisci che devi stringere i denti. Passato questo scoglio tutto dovrebbe essere più facile. Lo hai già visto e te ne sei meravigliato. Ora si deve combattere di nuovo, solo che il villaggio fuori dal castello è ormai solo più qualche catapecchia, possiamo provare a ricostruirlo. e dai dai dai…

“…il naufragio mi ha dato la felicità che tu non mi sai dar…”


i pilastri eterni

ottobre 11, 2010

tratta da flickr.com dall'album di "Albe86"

quello che ci vorrebbe è poi solo una parola. capire l’idea, il modello dietro e applicarlo. il limite della fisica è che abbiamo perso il libretto di istruzioni del mondo. Vedendo i giocatori che si “sfidano” possiamo ricavare regole e movimenti, ma ogni volta che c’è un’eccezione è un pasticcio, dobbiamo cambiare qualcosina. Fino a quando poi non se ne arriva uno con un’idea migliore. E comunque noi non sapremo mai com’è questo gioco. così è la nostra vita ogni giorno. vediamo, proviamo a capire e prevedere e poi?! ci ritvoiamo senza speranza ad aspetare parole lontane.

la mia paura è che non arriveremo mai a comprendere veramente l’altro. Ci sono dei momenti in cui quella persone è un “libro aperto”, ci sono dei momenti in cui sai prevedi e capisci. Poi c’è un break, un punto di rottura tra presente e passato, come fosse una disconutinuità e tutto diventa ombra. non ho ben idea di come non perdere il segno nel libro. So solo che quando lo perdi alle volte non lo ritroverai mai più.

Rileggere. come per le amicizie. Ci avete fatto caso come più il tempo passa più il rapporto tra l’intensità delle nostre amicize e il tempo che conosciamo la persona tende ad aumentare. Nel senso, più cresco più riesco comunque a creare amicize salde in poco tempo. Amicizie, magari migliori, di quelle che ho da quando fai seconda superiorire.  La chiave di tutto questo è che più cresciamo più rieusciamo ad andare subito nel profondo, ad analizzare le cose in maniera adulta. Poi, però ci sono le amicize eterne, che sempre c’erano, ci sono e ci saranno, ecco è quello che ti terrorizza…perdere i tuoi pilastri eterni.

“…The book of love is long and boring…”


congiungere

agosto 31, 2010

tratta da flickr.com dall'album di "sergis blog"

come un punto multiplo. così è oggi, così sarà domani. Non sai bene quello che davvero ti aspetta, solo che non hai minimamente idea di dove stai andando. Nell’agire ci vuole tattica e strategia, non solo bravura nel metterle in atto. Camminare ti aiuta a pensare, a pianificare. Staccarsi dal mondo ti fissa la realtà nel tuo cervello, nei tuoi pensieri nelle tue idee. Cosa fare?! agire. sì, ma come?! è quello il punto. Pur avendo infinite soluzioni il metodo è sempre e solo uno.

fuori dalla finestra c’è un mondo intero e noi spesso lo dimentichiamo. Siamo terribilmente assaliti dalle nostre micorscopiche realtà, che nemmeno curiamo il giardino di casa. Se vivessimo più lentamente, senza avere tutto e subito, beh allora quello sì che sarebbe d’aiuto. Perdiamo il senso della singola cosa. E’ solo un sommarsi di oggetti e azioni. Che gusto c’è a mangiare una buona pizza?! Qual è un buon piatto di pasta? Cadendo nella mediocrità ti abitui al buono e al cattivo, spesso rendendoli vicini, troppo vicini, fino quasi a confondersi.

è solo paura, passerà. Ti agghiaccia sapere come andrà a finire tutto. Che è ora che inizia la battaglia, e altro non può fare se non finire miseramente. Alla fine sulla distesa rimarranno entrambi, stremati senza forze, ma pur sempre in grado di reagire. Darsele di santa ragione fino a perdere le forze, fino a che tutto non sarà terminato e… rialzarsi per un nuovo combattimento. soldati.

“… can see clearly now, the rain is gone…”


freddo dei sogni

novembre 17, 2009

tratto dal sito "www.geograph.org.uk"

sto camminando e fa freddo. La sciarpa mi avvolge il collo e cerco ulteriore protezione dal vento. Sono qui pressato sul pullman alle 8 del mattino: tutti vanno a lavorare, tutti hanno da fare. Non ho voglia di ascoltare la musica, non ho voglia di leggere…guardo il mondo e mi accontento. Guardo gli studenti che sono stanchi e non hanno voglia. Guardo gli ingiaccacravattati che mantengono il loro rigore aspettando solo di scendere e iniziare la loro giornata. Poi ci sono le persone che non sai dove vadano… ti chiedi chissà cosa fanno?! e non ti puoi rispondere… ma forse è meglio guardare fuori, la città avvolta dal freddo.

non finiremo mai di sognare. Anche se realizziamo i nostri progetti, le nostre aspirazioni, non ci basteranno mai. Così siamo sempre in mezzo a correre, non sappiamo mai cosa fare e come risolvere la situazione. Insomma ci incasiniamo sempre di più… perchè forse non siamo in grado di accontentarci. E meno male, perchè è un segno che sappiamo di volere una vita sempre migliore, sempre più bella! solo che a volte non ce la si fa, e così ci rattristiamo!

questione di prospettive… è che a volte vediamo solo una faccia, che non è quella completa, ne è solo un riflesso. Così non ti aspetti di conoscerla diversamente..è come vedere il cielo nero e blu allo stesso tempo: non si può, ma entrambi sono la verità, nessuno nega l’altro. Solo non possono coesistere, così poi ti chiedi il perchè? che senso ha? e la risposta è la più scontata, il solito: nessuno! il resto si vedrà!!

“…I am sitting in the morning at the diner on the corner…”


radio tempo

settembre 9, 2009
tratto da flickr.com dallalbum di Dob_Herr_Mannu Py^

tratto da flickr.com dall'album di "Dob_Herr_Mannu Py^"

l’orologio batteva i secondi. Passavano lenti, poi ti mettevi sotto a leggere, a studiare e in un batter d’occhio era già passata un’ora… come se lo spazio e il tempo si fossero ristretti solo a te. Ma non te ne rendi conto, il processo di apprendimento è lento… ma istantaneo ad un certo punto. Leggi cento volte una cosa e non la capisci, poi passeggiando ci ripensi e subito ti salta in mente il meccanismo, quella scintilla che fa esplodere tutto e ora tutti i collegamenti sono chiari…

accidenti è tardi. Poi mi accorgo ceh qualche minuto forse ancora ce l’ho, ma come usarlo…una canzone…certo ecco l’idea giusta! una canzone, semplice e veloce. In macchina, alla radio presa a caso. Perchè è bello così, senza stare a dire ho voglia di… solo radio e una stazione che mi ispiri. Portati via dal vento e da quel sole che ormai tramonta troppo presto per ricordarci che l’estate sta andando via, e ora ci aspetta la trincea

tenersi dentro qualcosa fa male… fa male perchè ti ferisce l’anima. Tu puoi resitere, ma è come una grossa infezione. E quando decidi di operare il taglio è netto! soffri per qualche istante, ma dopo sei libero, scarichi a terra tutta la tensione accumulata. tutte le paure, tutti i problemi. Non c’è più nessuna forza oscura… è solo la vita che si stabilizza, perchè a votle troviamo equilibri instabili e precari… aiuto, a volte ci serve!! davvero….

“…mi alma no da razon mi corazon asplastado…”