Profondità e prospettive

giugno 25, 2017
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tratta da flickr.com dall’album di “Rodney Topor”

molti anni dopo, quando non esisteva neppure più il ricordo, trovai un’altra prospettiva. migliore. quello che restava però erano le azioni fatte, le compelssità delle scelte che ne erano derivate. i cambiamenti sono solo delle variazioni sul tema. a volte si improvvisa, altre volte si segue il copione. uno solo dei due approcci distruggerebbe, renderebbe inutile e senza interesse la scena. una grandiosa fiammata che si spegne, o una lenta combustione che brucia tutto senza fiamme.

dobbiamo sempre ricordarci che tutto è relativo. cosa sono 50cm in una maratona e nei 100m? dobbiamo poi pensare che anche le difficoltà lo sono, proprio perchè nostre. c’è chi, di fonte ad un’equazione, non vede nessun problema, e chi non sa nemmeno dove inziare. anche il miglior maratoneta avrà problemi a fare la staffetta 4×100, perchè non è bravo? no! perchè non è il suo mondo. e così dobbiamo sempre ricordarci che a fianco a noi non abbiamo la nostra copia, ma il nostro prossimo, con le sue diversità. magnifiche.

qual è la profondità di campo giusta? Come concetto è interessante, un po’ semplificato, è la parte a fuoco prima e dopo il punto di messa a fuoco ed è sempre in rapporto 1/3 e 2/3. così a seconda delle foto, dell’intento e della situazione sappiamo come dev’essere. così sappiamo quali sono le foto tecnicamente errate, ma non possiamo correggerla. così forse è il nostro dilemma su come pensare al passatoe e al futuro, per avere un risultato increbile, una scelta o una strada da incorniciare ed appendere.

“…You’ve done it all, you’ve broken every code…”

 

 

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nati per difendere

marzo 14, 2010

ognuno di noi nasce con una certa indole. Attaccante o difensore. E non ci puoi fare nulla, così si nasce, così crescerai, così morirai… certo lungo una partita può capitare che il difensore vada avanti per l’azione da gol, o l’attaccante arretri a fare catenaccio, ma il nostro ruolo non cambia. Non è sbagliato essere uno o l’essere l’atlro, sono entrambi fondamentali, tutti e due devono stare in campo. Essere difensore vecchia scuola, di quelli che stanno sempre in area, che i gol li vedono solo a distanza, che esultano perchè vedono esutlare. Non si sognerebbero mai di spingersi oltre. Ci deve quindi essere chi fa gol e chi ce lo impedisce.

Penso di essere un difensore. Non sono fatto per l’attacco, lo spunto di fare punto, di guardare oltre.  Difendo. Il mister mi dice di fare una sola cosa…difendere. E io lo faccio: zero tecnica, zero intelligenza..solo fisico e botte. Non ci sono regole da rispettare, obiettivi da superare. La situazione è quella e tu devi difendere. Ma semplicemente perchè sai fare solo quello. Sotto pressione rendi meglio. Il difensore è  quello che marca stretto l’uomo che, come dice Baricco, a fine parita se è riuscito a far espellere l’attaccante è felice. Ce l’ha fatta. Siamo nati senza piedi o mani buone. Ci facciamo in quattro perchè non accada qualcosa, non si faccia gol, punto o meta. Siamo la squadra di difesa, al 4 down, che manca una yarda. Nessuno ci ammazza. Resisteremo, abbiamo fisico, abbiamo carattere. Ma non sappiamo fare gol.

ma a tutti capita prima o poi di finire nell’area per provare a fare gol. Per un cross, per una giocata all’ultimo istante. Bisogna segnare. Poche storie. Nessuno ci chiede gesti tecnici o particolari abilità, solo inventiva saper andare in mezzo e staccare gli altri. Facile? no. Se vivi in difesa queste cose non le sai fare, ti manca l’arroganza la forza e la determianzione a primeggiare. Per te l’importante là, dall’altra parte del campo, è solo non far segnare, disturbare, mancare… qua è più un casino. Hai più responsabilità. e non è solo questione di stile. Non importa quando, non importa come, ma se segni è arrivato il tuo momento. L’istante in cui ci si ricorda della difesa. Oltre che quando subisci gol. Già perchè se tu fai il tuo lavoro bene nessuno se ne accorge, e se giochi male che si nota la differenza.

Però, per non far entrare quella palla ci immoliamo. Tutti noi stessi per il nostro ruolo. Nessuno di dirà grazie, forse, ma noi lo abbiamo impeidto. Lo abbiamo fermato. Fuorigioco. Polmoni, coraggio. E’ bello guardarsi negli occhi coi difensori e sapere che ce l’avete fatta. A fine partita abbracciarsi, esultare assieme, con il vantaggio la difesa ha vinto, la squadra ha vinto. Solo che poi, a  volte, dopo il gol bisogna fare catenaccio. ce la faremo. non ho dubbi. Calcio d’angolo, si urla, ci si dispone, rincorsa e saltiamo… buio!

“..anni di fatiche e botte e vinci casomai i mondiali…”


in cocci

marzo 1, 2010

tratta da flicrk.com dall'album di "Patti Federico OFF"

fermi, stop. pausa, ora però si riparte. era scontato come finale, però non sono sicuro che ora ci siano gli applausi. è come se avessi la sensazione che ora inizi tutto. Ma non ha senso. questa era la fine, questa era l’ultima scena. e ora? ora i nostri attori non sanno più che fare.si ritorvano senza parte a metà del loro spettacolo. il panico aleggia, tutti stanno a guardarsi in faccia. ci sono là in scena tre persone ignare del dramma, che stanno terminando l’atto, la senza, e invece devono ancora scoprire che è solo un preludio… pausa.

No, non si fa come hai da sempre imparato. E fatto. Come ti è stato detto era approssimativo, così ci resti male. Ti rendi allora conto che le tue certezze sono fragili. Poi ci sono quelli che pur di non essere da meno la storia se la inventano, se l’adattano insomma a ciascuno dicono una loro realtà. Così tu finisci per non capire più il limite tra invenzione e fatto. Non sai più se mente a tutti o solo a te. Perchè c’è terrore nel non essere all’altezza.

te ne stai solo ad aspettare che ti chiamino, seduto sulla poltroncina. con mille pensieri vuoti nella testa. No, non hai paura. E’ solo una formalità, burocrazia. Così sei leggero e sereno, non ti preoccupano le mille ore di studio che ti aspettano; non sei angosciato per quel problema, no… sei là e ti viene in mente che le finestre sono belle perchè hanno il vetro. Di tante cose, proprio quella. Tutti i dettagli insieme e solo un oggetto, singolo. Perenne. Ma senza la possibilità di guardare fuori sarebbero diverse, tristi, girige, senza speranza….

“…pace amore e gioia infinita…”


I love radio

settembre 11, 2009
tratto da flickr.com dallalbum di ross Muarry

tratto da flickr.com dall'album di "ross Muarry"

adoro la radio… ma non per le canzoni che passa, per le risate che ti fa fare. Ci sono due cose che per me la rendono unica. La voce e la compagnia. Già, provate ad ascoltare la radio, le voci dei presentatori, come sono limpide, pulite, scandite. Le adoro. Hanno un’intonazione hce non è da microfono, nè da recitazione, è da radio…e resta poco! Che bello sentire quelle vocali così marcate quelle parole così quotidiane, ma importanti, perchè ora stanno in radio. La radio non è solo musica, solo pubbilictà, solo approfondimenti… la radio è anche compagnia. Quell’interazione che c’è tra te ascoltatore e tu presentatore. Quel sapere che sei ascoltato, rende la percezione dei programmi ancora più sofisticata….

Ciascuno ha i suoi mezzi per ascoltare la radio… c’è chi la sintonizza sullo stereo. Chi se ne compra una portatile, e la mette sulla scrivania dell’ufficio. Chice l’ha sul cellulare; chi la ascolta online; chi si è comprato quelle radioline portatili, chi l’autoradio. Ognuno il suo. Nessuno giusto, nessuno sbagliato. Solo forme diverse. Perchè poi è vero che ci può piacere perchè è comoda, o perchè varia, ma quello che ci piace è che c’è sempre! Ed è una sicurezza, forse è ridicolo ma sapere che accendendola posso sentire qualcuno, beh…a volte aiuta. Non dicono verità assoltue, semplicemente oggettivano quello che tu hai sempre pensato, ma detto alla radio è tutto diverso

Ci sono vari momenti in cui possiamo ascoltare la radio. E mi piace sempre immaginarli. Dopo pranzo sdrarito sul letto, al computer mentre lavori. In ufficio o al posto di lavoro. E comunque noi tutti che la ascoltiamo siamo accomnati dalla nostra natura. C’è chi aspetta assieme il fine settimana. Chi la fien della giornata. Poi adoro chi ha ancora il coraggio di ascoltare le partite per radio, forse più per necessità che per scelta, ma è stupendo il sentire e l’immaginare il gioco e poi…situazioni che ribaltano tutto senza che tu nemmeno lo possa dire. Fantastico. Ecco. Forse la verità è che adoro la radio, perchè è semplice… e qualsiasi cosa trasmettono passa per la mia imamginazione, grazie!

“…vecchia pista da elefanti stesa sopra il Macàdam…”


io mi ricordo quattro squadre

luglio 2, 2009

la notte prima di Vinadio... fa impresisone dover restare qua! non essere sul pullman seduto a fare stare zitti i ragazzi o a fare casino ed essere zittitio! Fa impressione pensare di non avere più squadre da gestire, camere da far pulire a tutti, scenette da scrivere. Basta giochi, basta litigate e tensioni, basta squadre. Essere dall’altra parte della barricata, ma così è triste! E’ solo cambiare punto di vista, maturare… non possiamo essere sempre bambini, anche se forse tutti lo vorremmo! Però è anche bello così, perchè anche questo cambiamento è fondamentale, importante! E chi ci è già passato mi ha dato molto, sia da un lato, che dall’altro.

quello che mi fa più impressione è che gli ultimi anni li ho sempre passati di corsa a finire tutto, perchè domani si staccava! basta, quel che era fatto era fatto! oggi no, e forse questo che mi fa più impressione, ma si cresce anche così, facendo scelte a volte che ti fanno star male, ma che sai che sono giuste… altro non si può fare! E così andando a dormire oggi ripenso a tutti voi che mi avete dato qualcosa in questi nove anni vi ringrazio. E capisco che ora è arrivato il mio momento di avere la possibilità di lasciare qualcosa a chi questa esperienza già l’ha vissuta o inizia ora.

“…le stelle della mia sera sono mie…”


serate

aprile 17, 2009
tratta da flickr.com dallalbum dila_febbra

tratta da flickr.com dall'album di"la_febbra"

ci vuole davvero poco per rendere la serata piacevole. Per provare quelle sensazioni che raramente capitano…. quando sei tu e il mondo potrebbe non esistere, si ferma! quando il tempo passa ma è come se non fosse! allora seduto a quella sedia, con i tuoi problemi addosso, con le tue preoccupazioni, però… sai che quel momento è solo e unicamente tuo! e devi esserne grato, perchè dà senso ad altre volte in cui invece le cose non vanno…

non è questione di persona, ma di mentalità! se si ha un ruolo, purtroppo a volte questo ruolo precede la persona, la scavalca! E allora ci troviamo ad essere impopolari… odiati e invidiati o calunniati! Ma è nel ruolo che ci scegliamo… e purtroppo mai nulla andrà sempre bene, c’è sempre chi beve fuori dal coro. Allora cerchi di accontentarlo, ma poi ti rendi conto che non si può. Che è molto meglio avere una posizione fissa, piuttosto che mantenerle tutte e due. E’ molto meglio scegliere piuttosto che restare in bilico. Paura?! forse, ma è così che si construiscono i giorni…

come appariamo diventa importante quando il tempo è breve! se possiamo permetterci di costruire una realzione duratura allora possiamo davvero essere noi! se invece abbiamo poco tempo, alle volte certi compromessi sono indispensabili, eprhcè se no finiamo per essere solo visti e non guardati o conosciuti! perciò diventa davvero importante la comunciazione non verbale… quello che ci portiamo dietro anche in silenzio, stando fermi…

“…fingendo di non aver paura il Cerutti monta in fretta….”


svegli, ma deboli

febbraio 4, 2009
tratta d  flickr.com. album di wild_friday

tratta d flickr.com. album di wild_friday

E’ che è brutto svegliarsi e sentirsi deboli, malati e stanchi. Che si vorrebbe passare tutta la giornata a non fare niente, a guardare la tele e a stare sotto le coperte, magari ad ascoltare musica al buio! Ma purtroppo non si può fare, e quello che ci possiamo concere a volte sono altri 10 minuti di sonno! Per cercare di riprendere le forze. Mi ricordo ancora quando gli anni scorsi andavo a scuola per non perdermi nulla in condizioni pietose, mezzo morto… era davvero brutto! Ma è che a volte non possiamo mancare, non possiamo fermarci, o così ci dicono! Perchè poi basta accorgersi che qualsiasi cosa è rinviabile.

Poi a volte si torna indietro, ma in luoghi e situazioni diverse. I ruoli sono assolutamente cambiati e in maniera davvero inaspettata. Così ti ritrovi a pensare, a renderti conto che non puoi dire agli altri come è giusto che vivano il presente! perchè poi ti rendi conto che il futuro ti aspetta e ti cambia da cima a fondo! Però alle persone puoi insegnare a vivere, a non rinunciare ai momenti della vita. A non fuggire dalle scelte! Perchè quello sì che fa male, e sono ferite che ci si porta dietro a lungo….troppo!

Come un romanzo che non finisce mai. Che racconta sempre la stessa storia, a volte ci cambia gli aggettivi, altre volte cambia le parole. E perchè no, altre volte le ambientazioni. Ma il finale è sempre lo stesso, anno dopo anno… edizione dopo edizione. E questo piace al pubblico, si sente sicuro. Perchè può confidare in una certezza, che ce la farà o meno a compiere il proprio dovere è comunque una certezza! Ma all’autore non va giù, l’umanità dei peronaggi è persa, annichilita! Non si sa più quale sia la reale identità, sono solo maschere! Ma piace così, che fare….

“…era tanto, tanto tempo fa…”