muoversi, o almeno provarci

marzo 24, 2016

tratta da flickr.com dall’album di “dej611”

il cielo. che poi cosa vuol dire muoversi? se non c’è l’urgenza è difficile, perchè bisogna superare quella soglia di sicurezza e comodità che in fondo non ti fa star troppo male dove sei. riguardando indietro tutti i grandi passi della mia vita ho sempre scelto di rischiare di perdere qualcosa di sicuro oggi per un nuovo orizzonte domani. alle volte sono stato fortunato, altre volte di meno e altre per nulla, e fa ancora male ora. l’unica cosa che conta, però, è che oggi non sono dove ero ieri.

non dobbiamo mai smettere di sognare. i sogni sono il nostro motore per andare avanti, ma anche la nostra zavorra per affondare. una delle cose da evitare è quella di sognare un unicorno: qualcosa che non può esistere. solo che è sottile la differenza che c’è tra l’impossibilità e la bassisima probabilità. ogni mattina quello che ci fa svegliare in qualche maniera è sempre il voler raggiungere un orizzonte lontano. è il desiderio che ci muove, che ci spinge là dove nemmeno pensavamo esistessero mondi… ma nel sognare troviamo anche tante delusioni. tanti momenti di sconforto. così penso a tutti quei sogni che ho messo nel cassetto. ripenso a come oggi non avrebbero più quel sapore di una volta. ripenso a cosa mi ha spinto a metterli da parte. a cosa mi ha spinto a non andare oltre. e forse avrei dovuto – allora – essere più forte, più coraggioso e meno timoroso.

“sai, l’altro giorno mi sono rimesso a guardare le foto di quella stagione” “com’era tutto diverso!” “da riserva a titolare a riserva a nemmeno convocato…” “che poi è proprio la tua impotenza sugli eventi che ti accadono…” “no, non è sempre così! è più una scusa. una scelta ce l’abbiamo sempre…” “ok! ma non è così facile…” “esatto! hai centrato il punto…”

“…vecchi muri proponevan nuovi eroi…”


domande oggi, risposte domani

febbraio 14, 2016
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tratta da flickr.com dall’album di “Apple and Pear Australia Ltd”

seduto su quella sedia mi chiedevo dove ero diretto. la nebbia. ti viene in mente tutta la strada fatta. le persone che hai avuto attorno, quelle che hai perso e quelle che ci sono ora. ogni cosa ti sembra allo stesso tempo lontana, ma recente. inizi poi a chiederti a che punto sei della tua vita, che farne. poi arriva all’improvviso un momento in cui non te ne preoccupi più, seduto su quella sedia… cercando un sogno

forse una delle situazioni più difficili in cui ci capita di finire dentro è quando sappiamo solo cosa non dobbiamo fare, senza idee o indicazioni in senso positivo sul da farsi. ci sentiamo fuori luogo, impotenti, deboli e continuamente in errore.è una delle difficoltà peggiori, avere un’idea! ma è sempre così, avremo le risposte domani, ma solo dopo che le avremo cercate oggi

“capitano ha mai pensato a quando smetterà…” “sinceramente no!” “quante cose saranno diverse! migliori e peggiori, credo…” “non è solo quello, è proprio il fatto di smettere di giocare, di non sentire più quel brivido dentro, quella paura che ti divora e quel desiderio di cambiare, di migliorare…” “ancora” “finchè hai le forze, non smettere mai!”

“…where there were deserts, I saw fountains…”

 


dinamica di chi è a fianco a noi

luglio 23, 2015

tratta da flickr.com dall’album di “Roberto Ferrari”

l’ascesa dell’eroe. delle volte le toppe che risolvono subito i problemi nascondono danni ben più gravi, che si vedono solo quando è troppo tardi ed è tutto irreparabile. in fondo sai che certe strategie sono valide, ma mentre le attui ti rendi conto di quanto siano faticose, di quanto certi passaggi siano dolorosi, vorresti prendere la strada più veloce, evitare i problemi, sapere già le soluzioni. E, sì, sul momento ne avrei grossi vantaggi, ma alla lunga tutto mi si ritorcerebbe contro. di nuovo. impariamo.

la caduta dell’eroe. o di come i nostri pilastri non ci possano tradire. possiamo accettare che le persone sbaglino, possiamo accettare che cambino opinione, resta un fatto: non accettiamo mai che le persone vengano meno proprio alle loro grandi battaglie, ai loro valori per cui hanno sempre combattuto. è debolezza, è semplicemente essere umani, ma alle volte sbagliamo. quello che ci distrugge quando vediamo gli altri sbagliare non è tanto ciò che hanno fatto o le conseguenze, ma tutte le speranze che avevamo riposto in loro. si sbaglia, si cade. ci si rialza. sempre.

la rinascita dell’eroe. ‘capitano mancano 61 minuti, non ce la faremo mai’ ‘corri…’ ‘ma dopo tutte queste gare siamo esausti’ ‘corri. non fermarti, non guardare il tabellone.’ ‘ok!’ ‘ricordati come abbiamo fermato l’ungherese.’ ‘sì, me lo ricordo. nessuno ci dava la minima possibilità, nessuno.’ ‘eppure, siamo qui proprio perchè ce l’abbiamo fatta allora! credici. e non smettere di correre’.

“…Ecco Duke Ellingtooon, grande boxeur tutto vantagli e silenzi…”


quando siamo una sicurezza

febbraio 13, 2015

tratta da flickr.com dall’album di ” Leonardo Caforio”

per quanto alle volte il nostro domani ci sembri avvolto da una nebbia di incertezza, dobbiamo renderci conto di quei momenti in cui siamo una sicurezza per gli altri. a chi ha paura del proprio presente far capire che tu hai avuto quel passato, hai fatto un cammino e ora sei qui. per quanto assurdo, in questo frangente dobbiamo dimenticare le nostre paure e far sentire gli altri al proprio posto. chissà che facendo così un posto non lo troviamo nemmeno noi…

sottovalutiamo troppo spesso la prima impressione che abbiamo delle persone. nel bene e nel male. la maggior parte delle volte siamo in grado di cogliere un aspetto latente, celato o impercettibile. solo che poi non siamo in grado di percepirlo, di dargli un nome, di verificarlo. però, ecco, c’è sempre qualcosa di profondamente vero e giusto all’inzio, è solo questione di imparare a riconoscerlo e dargli il giusto peso.

‘capitano…150′ di espulsione?’ ‘già, mi beccai un rosso a fine partita e per la giornata dopo’ ‘tutti dicono che fu eccessivo…’ ‘non so. a pensarci ora, me lo meritavo’ ‘che poi è l’unico diretto che ha mai preso..’ ‘già…’ ‘e invece contro l’ungherese?’ ‘mai..solo tattica, gambe e squadra’ ‘era davvero così di livello?’ ‘al primo scatto per anticiparlo capii quanto sarebbe stato…’ ‘impossibile?’ ‘quasi impossibile’

“…e poi non cambio mai: mi cambio tutti i giorni…”


di un solo grado

giugno 1, 2014

tratta da flicrk.com dall’album di “Andrea”

non sempre ci fermiamo a pensare a fondo, più che capire la situazione la vogliamo far rientrare nei nostri schemi. la maggior parte delle volte è la soluzione migliore, efficiente e quasi sempre efficace. nihil sub sole novi. esistono casi isolati, eccezioni, situazioni non previste, non conformi allo standard: qualcosa che ha bisogno di essere trattato a parte. il nostro limite nel capire le azioni di chi ci sta attorno sono gli obiettivi, le nostre idee e le ambizioni. capire è il secondo passo. volerlo fare, il primo.

ci sono dei passaggi chiave nella nostra vita. fragili. curve che danno pochissimo margine di errore, alle volte così poco, che c’è solo una maniera di pasarle. vedi quelli davanti a te che si schiantano e solo pochi passare. tocca a te. è come se bastasse davvero poco a cambiare radicalmente la situazione, fuori o dentro, di un centesimo. non è solo avere cuore che conta. non basta la determinazione o il talento: là ci vuole fortuna. un solo grado in più e vai fuori strada, un grado in meno e scivoli sulla macchia d’olio. dai.

‘come si sente ora?’ ‘di nuovo in campo.’ ‘l’aveva già provata quella sensazione?’ ‘sì, ma così tanto tempo fa che nemmeno me la ricordavo’ ‘e ora?’ ‘fa’ ciò che devi, per la squadra. sii paziente e verrai premiato.’ ‘poi?’ ‘forse!’ ‘ma allora cosa siamo qui a fare?’ ‘delle volte nella vita dobbiamo solo essere una certezza. sapere che quando la palla passa da là io ci sono a chiudere gli inserimenti’ ‘e tutto il resto?’ ‘non tocca a me farlo, adesso. poi. forse’

“…Chi l’ha detto che siam nati per soffrire? Pagare prima, poi vedere…”


e domani?

ottobre 3, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "Si Ma Bo"

la sola speranza nella giornata resta la finestra. quel cielo azzurro e quei tetti con qualche tegola che cade. dentro il tempo non passa, ma fuori le nuvole si muovono, si spostano. vuoto dentro. guardo oltre e non trovo nulla, solo il il trascorrere dei minuti. più passano gli anni e più mi rendo conto di quanto volessi essere fuori, là lontanto da tutto. ma ora è diverso, è il sapore dell’aria appena viene la primavera, unico perchè lo aspettavi da tutto l’inverno, ma poi diventa qualcosa di normale, abitudinario.

non ho ben chiaro cosa mi aspetti domani. più leggo i giornali, guardo la tele, sento la radio, più provo a capire più mi sento senza un futuro. poi chiudo gli occhi e vedo che un futuro io ce l’ho, ce l’hanno tutti. allora mi ascolto un po’ di musica, tranquilla, leggera, senza problemi senza pressioni. mi guardo attorno e vedo il mondo che continua a vivere, è strano. sembra proprio che chi fa non abbia voglia, e chi forse ha voglia non fa. domanda e offerta. io intanto me ne sto qui a vedere il cielo di fronte a me.

leggi. pensa. scrivi. poi le idee arriveranno. poi ti chiederai dove stai andando, poi tutto si spiegherà piano e di fretta, poi tutto cambierà all’improvviso e a te resterà sol oda chiederti cosa tirare su. io ci sto stretta in questa gonna, proviamo la taglia dopo. allora vedi tutto il mondo fermo, in un solo istante in cui tutto è fermo, il tuo respiro va a fondo nei polmoni. punto.

“…comrpati a caso un disco che non volevi comprare…”


in caduta

giugno 26, 2011

tratta da flcikr.com dall'album di "alextazz"

c’è un film, l’Odio. ha un inizio famoso. si vede unabottiglia che cade verso la terra e una voce di sottofondo.

questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani

hai paura di sognare. hai paura di andare oltre. stare nel mondo della logica ha un vantaggio: la vita è un algoritmo: scelte, decisioni, tutto è chiaro. univoco. ci sono sì, no. non sì, ma… e no,ma… la chiarezza della logica ci riesce a dare sicurezza. ma ci piomba i piedi. sognare. sognate di più genti. è difficile e fa èaura. chi vive di soli sogni poi finirà per morire, finirà per ritrovarsi in una realtà che non si immaginva che esistesse. che ha regole così diverse da quel mondo, che era il suo, che non riuscirà a capirle. sognate gente. perchè chi sogna arriva lontano. chi sogna riesce a vedere oltre i problemi. chi sogna. giusto, chi sogna?

mano mano che cadendo passa da un piano all’altro, il tizio per farsi coraggi si ripete

può sembrare retorico, ma è vero. più mi guardo attorno, e più mi rendo conto che è tremendamente vero. un sacco di persone che stanno cadendo. che se ne rendono conto e non sanno come fermarsi. che per andare avanti nelle loro giornate si ripetono . siamo in balia del vuoto che abbiamo dentro. cerchiamo di colmarlo. di superare dei limiti. leggi, velocità, paure. non ci sentiamo abbastanza. c’è un forte senso di ansia addosso. non è solo il non sentirsi completi, ma è proprio il non esserlo. guardarsi dentro e non essere mai soddisfatti.  non essere mai pieni. volersi sempre riempire. per paura. perchè siamo vuoti, la vita e gli altri ci riempiono.

‘fino a qui tutto bene.

ma perchè è vero. perchè le cose da un piano all’altro vanno bene. ogni gionro che passa non ci lamentiamo. ogni giorno passato se n’è andato. è finito. le cose alla fine vanno bene. siamo in un enorme vortice di eventi. tutte le cose succedono e noi stiamo fermi. cerchiamo di mantenere il passo. non perdendo velocità. non cadendo. mille impegni ce li prendiamo per tappare il vuoto che abbiamo dentro di noi. tanti amici, troppi, li abbiamo per paura di sentirci soli. una ragazza sempre a fianco ce l’abbiamo per paura.

fino a qui tutto bene.

e tu te ne stai seduto. pensi alla giornata che hai passato e non ti resta nulla. pensi a quello che hai fatto, ti sembra di essere inutile, che sarebbe meglio essere trasparenti. vedi i risultati sugli altri e non i tuoi. vedi vittorie e gli altri nemmno lo sanno. tifi in silenzio. vivi nell’ombra. ma vivi. siamo arrivati ad un punto così lontano che solo se hai il cannocchiale puntato addosso riesci a vedere là. ci estraniamo dalla percezione della vita e del mondo.  siamo distanti da tutto. non vogliamo farci del male, non vogliamo che gli altri ci possano ferire.

fino a qui tutto bene.’

e se il problema venisse da noi. da dentro di noi. come ti puoi difendere da te stesso?  mi colpisce sempre quando ti rendi conto che in verità è stato un fumetto, una canzone, un amico, un film un tramonto a salvarti la vita. nessuno di noi vive così a lungo da sapere cosa fare, dove andare. si impara man mano. e non sapremo mai abbastanza. più vai avanti e più la tua prospettiva cambia. ti rendi conto che non eistono priorità, che tutto è un mondo in divenire. che possiamo controllare gli eventi, fino a che non saranno gli eventi a controlalre le nostre giornate. allora là, solo in quel momento, ci renderemo conto che non esistono priorità assolute, ma che tutto relativo, tutto.

il problema non è la caduta

e allora stattene seduto. ti prendi un paio di schiaffi e poi ti rialzi. stai seduto, ora non è il momento. questa è la partita della vita. fermo. non è il tuo momento, anche se ci credi. aspetta. tanto sai che hai pochi minuti quando scenderai in campo. ti asfalteranno, ma tu potrai dire che ci hai provato. che ce l’hai messa tutta. o che almeno le cose sono andate, e tu c’hai provato a rincorrerle. ci sono perdenti e perdenti. i migliori sono quelli di cui ti ricordi, e sono pochi. i migliori sono quelli che lottano fino in fondo, che te la fanno soffrire quella vittoria. poi tu perdi e loro vincono. ma ch’hai provato, per un istante la realtà era diversa dal solito.

ma l’atterraggio.

“…ah era meglio quello fatto da me…”