Una fatica serena

aprile 30, 2018
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tratta da flickr.com dall’album di “gi. ci.”

la pigrizia, o quell’indole che abbiamo a minimizzare lo sforzo e la fatica. Spesso attribuiamo alla pigrizia una connotazione negativa, ma se ci pensiamo è anche ciò che ci fa risparmiare le energie per il dopo. Dessimo il 100% in ogni singola cosa che facciamo, non riusciremmo a resistere. Però non possiamo cascare totalmente nel caldo abbraccio della pigrizia, su qualche fronte ci dobbiamo opporre: allenandoci ad essere migliori di quanto basterebbe. L’importante è avere un obiettivo, uno scopo. Finchè faremo le cose fine a se stesse, rimarranno sterili e pigre nella loro crescita. Perchè ci vuole fatica per andare oltre gli ostacoli.

Quale piatto di pasta ricordi? Ci ho pensato e non è soltanto uno, sono molti. Tagliatelle al pesto, rigatoni alla carbonara, bucatini all’amatriciana, pasta al tonno. Poi mi soffermo un attimo e chiarisco un fatto che li accomuna, che rende ogni cibo che ho nel cuore memorabile… era condiviso. C’era qualcuno davanti a me che stava mangiando, che stava passando del tempo con me. Mangiare in compagnia, forse, è la maniera più diretta per dare un’occhiata nella profondità degli altri.

Ho i colori in mente, mi mancano le forme. I vestiti sono pronti, mancano le facce che li indosseranno. Costruire un futuro fa paura. Sapere chi noi siamo è il primo passo, senza quello il nostro racconto sarebbe soltanto un picoclo riassunto che nessuno leggerà.

“…vuoto abissale sarà…”

 

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cambiare per cambiare

gennaio 31, 2017
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tratta da flickr.com dall’album di “mumucs” 

Vedere orizzonti dove ci sono montagne, sentire musica dove è solo frastuono. Di tutti i giorni trascorsi le persone che più mi ricordo sono quelle che avevano un’idea propria, un parere. le persone che sanno cambiare idea ma anche restare salde su certi valori, avere dei pilastri. uno può condividerli o meno, ma quello è un altro discorso.

nella più grande paura del nulla e del buio la sola salvezza è la speranza. ma solo quello non basta, serve anche l’idea che un domani migliore sia possibile. dobbiamo smettere di aspettare il cambiamento per poi cambiare noi, subirlo. adattarci alla situazione che si è creata alle volte è inevitabile, altre volte è solo una scorciatoia. capitano le situazioni improvvise che ci obbligano a lasciare ciò che siamo per qualcos’altro. Altre volte passiamo i giorni nell’attesa che il cambiamento inizi per cambiare noi. non accadrà mai. delle volte le frasi motivazionali  sono ridicole, questa però è meno stupida di quanto sembri “se vuoi cambiare, cambia tu per primo”. perchè il cambiamento, qualunque esso sia deve essere il risultato e non la base di partenza. se ne saremo in grado avremo iniziato un processo inarrestabile. e a guardare indietro in fondo è sempre stato così.

“ora so la data della finale” “un’altra?” “no, questa è diversa. è l’ultima.” (pioggia. buio.)

“…Fiumi, poi campi, poi l’alba era viola…”


Linee e confini

dicembre 18, 2016
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tratta da flickr.com dall’album di “Marco Trovò”

ognuno di noi ha le proprie linee di etica e  di coerenza, e andando avanti con la vita ci capita sempre più spesso di averci a che fare. All’inizio è sempre tutto facile: siamo disposti a perdere qualche occasione o persona per i nostri valori o per la coerenza. Poi però il tempo passa e le occasioni cambiano, innanzitutto diminuiscono e il mondo attorno ci rendere molto più difficile scegliere: sui piatti della bilancia vanno aspettative, decisioni o responsabilità che una volta non c’erano. Perciò molto spesso ci capita di girare attorno a quelle linee: alle volte le superiamo, altre volte stiamo entro i confini. Sta a noi accettare questa debolezza quando andiamo oltre il confine, rendendosi conto a volte che i limiti che ci imponevamo erano troppo stretti o rigidi o senza un senso. Altre volte, invece, scoprendo che quel limite non lo dovevamo passare, perchè purtroppo indietro non si torna(quasi mai).

la nebbia. è il non vedere quello che c’è a distanza ravvicinata. è la paura di sbagliare. è il domani che non sai cosa ti riserva. è la pazienza, vera, che serve. perchè è facile esserlo quando i tempi sono brevi, è facile esserlo quando si sa che poi ce la si farà. ecco, è in quelle altre situazioni che serve davvero la pazienza, quando senti qualcosa che nel profondo ti divora.

“ma come facciamo a lottare? siamo una squadretta!” “ragazzi tra 10 minuti torniamo in campo per l’ultimo tempo, dobbiamo fare un gol per recuperare e uno per vincere.” “non ce la faremo mai…” “era tanto che non sentivo queste parole! no, dobbiamo crederci” “ma con questa pioggia, siamo stanchi e loro sono imbattibili” “allora cosa giochiamo a fare? no, ce la potremo fare solo se noi per primi ci crediamo. ma senza urlarlo e sbandierarlo, crederlo nel nostro cuore. solo da lì potremmo partire”

“…il cielo d’Irlanda è un gregge che pascola in cielo…”

 

 

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inavvicinabile

agosto 16, 2016

tartta da flickr.com dall’album di “lighthousenewsus”

domani resteranno le azioni che abbiamo fatto e le scelte che abbiamo preso, non le intenzioni o i desideri. è difficile lasciar qualcosa indietro oppure gettarsi in qualcosa di totalmente nuovo. perdere insomma quei pilastri che ci hanno sempre tenuto in piedi. perchè i mondi nuovi le grandi opportunità sono straordinare, ma anche terribili per tutto il vuoto che va riempito. il domani arriva e si porta via tutto quello che ora c’è, così dobbiamo spingerci a costruire qualcosa di profondo, solido, che guardi al futuro. e così mi interrogo sempre più sepsso su quale sia la mia prospettiva, le mie ambizioni. nebbia.

nel limbo in cui sono mi ritrovo a pensare a momenti passati. più vado indietro e più le sfumatrue si attenuano. mi rendo conto che tanti problemi che avevo, erano solo sciocchezze. che forse ho perso tanto, proprio per paura di perdere tanto. però mi rendo anche conto che serve sempre la giusta distanza quella per cui qualsiasi cosa è insormontabile e nulla è poi così importante. la verità è che a quell’idea che io non riuscivo a capire ci erano arrivati già due persone, da posizioni totalmente diverse. ci vuole una prospettiva nuova.

“capitano, ma se non ce la facessimo?” “tu non farti questa domanda, ora preoccupati solo di riuscire a correre” “non abbiamo la minima possibilità” “forse è vero, ma il punto è che se ti arrendi prima, se nemmeno provi ad imporlo un tuo gioco, giusto o sbagliato che sia, non ha nemmeno senso.” “va bene! ma quella volta che eravate 10 gol sotto?” “ecco, quella volta lì credo che avremmo perso in ogni caso, ma almeno imponendo un nostro gioco, non quello degli altri” “io non ce la faccio!” “stai tranquillo…”

“…tutto quanto si srotola del nostro film da pellicola…”


cambiare e capire

agosto 2, 2016

tartta da flickr.com dall’album di “Cristiano”

era come se un enorme sasso stesse cadendo. indietro non si torna. non so cosa mi capiterà domani, cosa la vita mi riserva, so però che serve un cambiamento. serve vedere in maniera diversa cose che sono nuove. era da tanto che non provavo certe emozioni, me le ero quasi dimenticate. e la cosa interessante è che fino a poco tempo fa nemmeno sapevo che esistessero. il domani fa paura, per cosa ci aspetta e perchè il tempo non torna indietro, nè si ferma, va oltre. a volte troppo veloce, così veloce che nemmeno riesci a seguirlo.

vedere la strada fatta, dopo fa impressione. vedere quanto sono lunghi i passi che facciamo, le distanze che copriamo, gli ostacoli che superiamo. ieri e oggi. mi sembra sempre di stare fermo, e quelle poche volte che mi sento in movimento è perchè poi vado a sbattere da qualche parte. però, però in tutta questa frenesia, in questo perdere continuamente l’orientamento una strada è fatta. e non importa cosa ti diranno, non importa se c’è chi è meglio. la prima persona a cui devi rendere conto sei te stesso. il resto, forse, verrà dopo.

‘a vedere gli schemi dalla lavagnetta sembrava tutto semplice’ ‘mi ricordo la prima volta che giocai, all’esordio. le partite prima stavo a guardare le prime volte non ci avevo capito nulla’ ‘è un linguaggio inspiegabile’ ‘poi mano a mano che le stavo a guardare diventavano più chiare, mi ero fatto un’idea’ ‘beh ma all’esordio’ ‘ecco, lì fu un trauma, perchè sul campo, a pochi metri di distanza da quella chiarezza nulla era più chiaro’ ‘eh..stare in campo non si può insegnare carta-e-penna’ ‘ero perso. vedevo i miei compagni muoversi, seguire una tattica, un ritmo, un gioco. qualcosa di cui avrei dovuto fare parte, ma che non capivo’ ‘e ora’ ‘ci ho messo degli anni, ora piano piano sto imparando…’

“…ma il suo sguardo è una veranda…”


i tre giorni della volpe

novembre 20, 2015

tratta da flickr.com dall’album di “raffaele sergi”

domani arriverà sempre l’inaspettato. possiamo passare le nostre giornate a pensare a cosa ci aspetta, quali siano le migliori azioni da fare per raggiungere il nostro obiettivo, ma resta sempre l’icnognita che non sappiamo cosa ci riserva il futuro. delle volte ho paura a guardare quella nebbia davanti a me. chiedermi che strada prendere. chiedermi se non ho sbagliato. chiedermi dove sto andando e dove dovrei dirigermi. possiamo fare mille strategie, pensare e costruirci un futuro perfetto, però l’inaspettato è sempre pronto a rovinarci i piani. è sempre pronto a rendere migliore la nostra vita.

è facile dire di essere pazienti quando si sta per finire. è facile dire di avere speranza quando si sta per farcela. è ancora più facile predicarlo alla fine. è nel durante che è davvero difficile. quando tutto attorno a te ti sta andando contro. quando non c’è nemmeno una luce in fondo al tunnel. quando nessuno aspetta e va oltre, serve tanta pazienza. e quando tutti lasciano perdere, manca un briciolo di speranza.

intanto fai. dobbiamo essere convinti che tutte le nostre azioni ritornino. il problema è che non è detto che lo fanno subito, il problema è che non è detto che lo facciano dove pensiamo noi. coltivare la nostra vita è difficile. già perchè allo stesso tempo da una parte devi raccogliere, dall’altra seminare, dall’altra potare, dall’altra aspettare e dall’altra arare. e non si ha il tempo, e non si hanno le forze. ma alla fine ce la si fa.

“qual è il tuo segreto? come hai fatto ad arrivare la?” “ci provi. sbagli. cadi. ti rialzi. ci riprovi. non ce la fai. ricadi. ti rialzi. e ci riprovi e ricadi e ti rialzi… imparando sempre e non mollando mai.”

“…onda su onda, il mare mi porterà alla deriva in balia di una sorte bizzarra e cattiva…”


semplice ma non ovvio

febbraio 17, 2014

tratta da flickr.com dall’album di “davideoneclick”

la complessità degli eventi è qualcosa che non potremo mai cogliere appieno. nelle nostre azioni ci deve l’obiettivo, una strategia e una exit strategy. spesso sentiamo dire la frase “quello io l’avrei fatto meglio” e forse è pure vero, ma a te sarebbe mancato tutto il contesto che ti porta a compiere quell’azione. perciò, a volte, non è l’azione più ovvia che porta il risultato migliore. resterà sempre, però, più efficiente quella più semplice.

non sapremo mai cosa ci aspetta domani. cosa troveremo in alto mare. quanto male farà cadere nel fosso. è strano pensare come tutti quanti abbiamo delle dimensioni in cui siamo tremendamente deboli. Achille. Tutti quanti noi passiamo le giornate a combattere per qualcosa, contro qualcuno. che sia il sistema, una persona o noi stessi. nesusno è inerme. stiamo tutti combattendo qualche battaglia, ma gli altri non lo sanno.

“capitano, tra poco si ricomincia, al massimo.” “siamo pronti!” “sa, a volte ripenso a ciò che abbiamo fatto, e mi spavento” “di cosa?” “non capisco dove abbiamo trovato le forze per vincere e gestire le sconfitte” “in chi ci sta attorno e nei nostri compagni. Senza, saremmo perduti.”

“…ma perchè in questa notte di luna tu dimmi perchè…”