una fine. un inizio.

febbraio 24, 2017
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tratta da flcirk.com dall’album di “Roberto Taddeo”

buio. silenzio. pioggia.

“capitano così ha finito?” “già. non me ne rendo ancora conto: sono stati otto anni e mezzo straordinari”

una maglietta verde. sole.

“nessuno l’avrebbe mai detto, vero?” “all’inizio ero solo uno dei tanti!” “non dica così” “guarda che è vero, solo un bel po’ dopo ce l’ho fatta, perchè ho capito un po’ meglio chi ero. perchè ho cercato di essere il meglio di me, non meglio degli altri”

il cielo azzurro con delle nuvole.

“ho giocato partite che nemmeno immaginavo. ho conosciuto persone stupende. ho visto campi con una loro storia. ho sofferto e faticato. ho giocato contro squadre fortissime, alle volte anche vincendo” “cosa le resterà in fondo?” “le grandi sconfitte e tutte le incredibili vittorie”

ma ora si volta pagina

“ci mancherà lo sa!” “sì. anche voi. non sapete quanto…” (una lacrima…)

“…sono un vecchio sparring partner…”


inavvicinabile

agosto 16, 2016

tartta da flickr.com dall’album di “lighthousenewsus”

domani resteranno le azioni che abbiamo fatto e le scelte che abbiamo preso, non le intenzioni o i desideri. è difficile lasciar qualcosa indietro oppure gettarsi in qualcosa di totalmente nuovo. perdere insomma quei pilastri che ci hanno sempre tenuto in piedi. perchè i mondi nuovi le grandi opportunità sono straordinare, ma anche terribili per tutto il vuoto che va riempito. il domani arriva e si porta via tutto quello che ora c’è, così dobbiamo spingerci a costruire qualcosa di profondo, solido, che guardi al futuro. e così mi interrogo sempre più sepsso su quale sia la mia prospettiva, le mie ambizioni. nebbia.

nel limbo in cui sono mi ritrovo a pensare a momenti passati. più vado indietro e più le sfumatrue si attenuano. mi rendo conto che tanti problemi che avevo, erano solo sciocchezze. che forse ho perso tanto, proprio per paura di perdere tanto. però mi rendo anche conto che serve sempre la giusta distanza quella per cui qualsiasi cosa è insormontabile e nulla è poi così importante. la verità è che a quell’idea che io non riuscivo a capire ci erano arrivati già due persone, da posizioni totalmente diverse. ci vuole una prospettiva nuova.

“capitano, ma se non ce la facessimo?” “tu non farti questa domanda, ora preoccupati solo di riuscire a correre” “non abbiamo la minima possibilità” “forse è vero, ma il punto è che se ti arrendi prima, se nemmeno provi ad imporlo un tuo gioco, giusto o sbagliato che sia, non ha nemmeno senso.” “va bene! ma quella volta che eravate 10 gol sotto?” “ecco, quella volta lì credo che avremmo perso in ogni caso, ma almeno imponendo un nostro gioco, non quello degli altri” “io non ce la faccio!” “stai tranquillo…”

“…tutto quanto si srotola del nostro film da pellicola…”


l’umore con cui ci si sveglia

gennaio 21, 2016

tratta da flickr.com dall’album di “Gerard Hermand”

ci sono delle giornate in cui ci svegliamo di buon umore e carichi di energie, felici di essere al mondo. Facciamo un sacco di cose e ci vengono bene. ci sentiamo pronti ad affrontare ogni sfida. ci sono poi delle giornate in cui ci svegliamo con un macigno addosso. siamo negativi, non riusciamo ad azzeccarne una. vorresti solo chiuderti in casa e aspettare che il tempo passi. e poi c’è domani, non possiamo scegliere noi quale dei due sarà. però possiamo imparare a fare tesoro dei giorni positivi ricordando come si affrontano le avversità restando positivi e dai giorni negativi come resistere senza spezzarsi.

ci sono delle giornate che ti cambiano molto la vita. non tanto perchè ti succede qualcosa, semplicemente perchè ti cambiano la prospettiva da cui guardare il mondo. alcune te le ricordi di più di altre, per dei dettagli: le due canzoni che avevi sul cellulare, la neve, un cocktail, una finestra, un ponte. dopo tanti anni penso sempre  a quanto era diverso il mondo in cui pensavo di vivere. dopo tanti anni è stato bello aver avuto la forza di cambiare idea.

“capitano cosa possiamo fare? come ci muoviamo, sbagliamo. dobbiamo fermarci?” “mai. chi si ferma è  perduto.” “e allora?” “ricostruiamo il problema!” “c’è difesa e manca l’attacco” “per ora allora teniamo palla, poi si vedrà”.

“…Stevie, Stevie dai, non smettere mai…”


attendi e fai

dicembre 11, 2015

tratta da flickr.com dall’album di “Piermario”

se ci aspettiamo che gli altri facciano quello che facciamo noi, è inutile, perchè ci siamo già noi a farlo. c’è bisogno di qualcosa che noi non possiamo o sappiamo fare. se ci aspettiamo che gli altri facciano quello che noi vorremmo, prima o poi ci stuferemo. e – comunque – saranno sempre più le delusioni che le soddisfazioni. no. dobbiamo imparare ad apprezzare gli altri come sono. E in un mondo in cui sono l’altro per il mio prossimo, ogni giorno devo avere un solo obiettivo: svegliarmi e cercare di essere il meglio che posso. io ci provo, ma non ce la faccio mai davvero. nessuno ce la fa. però noi ci dobbiamo provare sempre. non smettere di impare dai nostri sbagli. dobbiamo provare sempre a correggerci e migliorarci. per migliorare il mondo attorno a noi, per migliorare gli altri.

era meravigliosa quella foto. il mare blu e calmo. il cielo azzurro e limpido. gli occhi felici e sereni. il sorriso contagioso e solare. i capelli un po’ sparsi dal vento. oramai tempi passati e spensierati. riguardare ogni tanto il passato deve farci vivere positivamente il nostro oggi, perchè la trappola è sempre pensare: “com’era bello una volta…”, “avessi fatto diversamente…”. se oggi siamo felici, domani sopporteremo tutto.

“capitano cosa ha pensato quando ha perso quella partita?” “prima di scendere in campo eravamo terrorizati, ci dicevamo che se non avessimo vinto tutta la nostra carriera sarebbe finita.” “durante?” “credo di non aver mai vissuto peggio una sconfitta in campo. crederci perchè dovevo, inutile e patetico” “dovevate assolutamente vincere, non bastava un pareggio?” “No! e per quanto ci provavamo nemmeno un gol, nulla. poi due gol subiti allo scadere. 0 a 2” “ecco. alla fine cosa pensò?” “sa. credevo mi si sarebbe chiuso il mondo. un tunnel da cui non sarei mai potuto uscire. ma nello stesso istante in cui finì la partita – e tutto stava crollando – , mi resi conto che c’era un domani da cui cominciare – da cui ricostruire – . e ci mettemmo al lavoro.” “… e se ben ricordo alla fine ce l’avete fatta!” “…già”

“…The hour when the ship comes in…”

 


la variazione dal passato

dicembre 4, 2015

tratta da flickr.com dall’album di “8 Kome”

mi capita a volte di ripensare dove mi trovavo un anno fa. vedo quali erano le mie prospettive, le mie speranze e le mie aspettative. osservo poi tutta la strada che ho fatto, tutte le persone che ho lasciato, trovato e riscoperto. vedo come sono cambiato, e spesso mi chiedo “e se…”, purtroppo e per fortuna non so darmi risposte. penso sia importante guardare al passato non tanto con nostalgia di ciò che era e ora non più, di ciò che ora mi è chiaro mentre l’oggi è immerso nella nebbia. in tutti i nostri cambiametni se guardiamo solo la meta finale non saremo mai soddisfatti, perchè è difficile raggiungerla, è però importante capire quanto è stato grande il cambiamento.

ecco l’idea. è un momento breve, come una visione, puntini lontani che si uniscono l’uno dopo l’altro alla perfezione. ci resta in fondo una nuova prospettiva, un’ottica diversa e milgiore con cui guardare il mondo. certo un conto è avere l’intuizione, un conto è capirla e uno è metterla in atto. ci si prova.

“siamo esausti, ma non possiamo fermarci.” “correte, non abbiamo tempo per riposarci. è solamente trovare il ritmo.” “…e qualche gol!” “ora non preoccupatevi di quello…” “da dove ha segnato il suo primo gol?” “da fuori area, non sarei nemmeno dovuto essere là!” “se lo ricorda ancora?” “poco. più la pioggia, il buio e il freddo”

“…So come sono fatto io, ma non riesco a sciogliermi…”


capire di nuovo

novembre 1, 2015

tratta da flickr.com dall’album di “Beppe”

 

siamo sempre in balia del tempo che passa. o va troppo veloce o incredibilmente piano. e così ci capita di non essere più capaci ad apprezzare e godere di piccoli momenti che ci circondano, troppo presi dalle cose da fare. non ce ne accorgiamo o gli togliamo il loro sapore. c’è l’autunno fuori dalle nostre finestre e noi stiamo con gli occhi fissi al pc a leggere e fare quello che dobbiamo, dimenticandoci ogni tanto di dare uno sguardo fuori, fare un bel respiro, rilassarsi e poi ricominciare. l’aroma del caffè. il sapore dell’acqua nel bicchiere. forse le nostra giornata è stata pensate, forse ha fatto schifo, forse non sappiamo nemmeno da dove rialzarci, però anche il cielo torna azzurro.

tra le tante cose per essere sereni oggi, dobbiamo fare pace col nostro passato. ricordarlo, capirlo e accettarlo. il problema è il capire: più passano gli anni e più cambia la prospettiva e la visione che ho di ciò che è stato. ecco di fondo il problema è che cambiando noi, cambia anche il nostro passato e non sempre le cose vanno nella stessa direzione. rendersene conto può aiutare. rendersene conto ci migliorerà.

“capitano siamo allo sbando. hanno fatto 5 tiri in porta, 1 palo e 8 calci d’angolo negli ultimi 9 minuti.” “calma! non perdiamo la testa ora.” “… e noi non abbiamo nemmeno fatto un tiro nella loro direzione” “continuiamo, se dobbiamo perdere almeno non arrendiamoci ora, ma a partita finita” “ma nessuno crede in noi, che ce la faremo…” “noi sì! ma ora calma…”

“…One of these mornings you’re gonna rise up singing…”


piccoli obiettivi

ottobre 9, 2015

tratta da flickr.com dall’album di “Manuela Montanarelli”

siamo quello che pensiamo di essere. e quello che pensiamo di essere dipende molto da chi abbiamo attorno. dobbiamo ricordaci sempre questo. migliorerà le giornate nostre e degli altri. per quante difficoltà incontriamo dalla mattina alla sera, per quanti dubbi ci pesino addosso, per quanta fatica stiamo facendo a stare a galla…basta davvero poco per farci sorridere e sentire soddisfatti, per farci stare bene con noi e subito dopo con gli altri. che sia un complimento inatteso, un buon risultato ottenuto, un piccolo obiettivo raggiunto. basta poco. ed è da qui potremo migliorare.

il passato è spesso un’isola felice. sappiamo dove eravamo e dove saremmo poi andati, il passato sembra perfetto, o per lo meno ci sembra più chiaro. alle volte preferiamo il passato perchè – allora sì – eravamo felici, o forse meno tristi di adesso. però non è così, è solo che alle volte capiamo in ritardo che quelli erano bei momenti, e forse allora ci lamentavamo pure. la realtà è che il presente è faticoso, il presente è non lasciarsi scappare occasioni, persone ed esperienze. il presente è ora. però, non dobbiamo vivere senza memoria, ma semplicemente cambiare il verso della freccia della nostra prospettiva.

“va bene, come ci disponiamo?” “come sempre. difesa alta, tutti rientrano e si corre sulla destra” “…” “cosa c’è?” “non ce la faremo mai. non possiamo subire nemmeno un gol, e già così dobbiamo farne almeno due. “già, e la loro difesa ha preso un gol in tutto il torneo” “appunto…” “nessuno dice che sarà facile, però non possiamo arrenderci ora. se siamo arrivati qui è perchè valiamo qualcosa, perchè sappiamo fare qualcosa…dobbiamo farcela! assieme” “daje..”

“…You know I feel okay…”