in una scatola da scarpe

gennaio 1, 2014

tratta da flickr.com dall’album di “Faculty of Tetrapiloctomy- Photophoric “

bastava resistere e superare quella soglia. dopo non ci sarebbero più stati problemi. è come la sera quando il sonno ti sta per catturare, tieni gli occhi aperti ancora mezz’ora, tieni il cervello acceso e la macchina non si ferma più. distanze che fino a prima sembravano impensabili ora sono tappe di un viaggio.  siamo in grado di compensare la stanchezza, immagazzinarla e renderci attivi efficienti e pieni di idee. certo, le forze andranno recuperate, resistendo fino al ciclo successivo o stando in piedi fino a poco dopo l’arrivo.

dentro e fuori. il pacchetto e il regalo. alle volte nella vita non risuciamo ad incartarci nel pacchetto giusto… giriamo in casa e troviamo solo una scatola di scapre per metterci dentro una penna. belle le scarpe preziosa la penna. ho uno stimolo ad aspettarmi un qualche paio di scapre e invece trovo una penna, il problme la mancata soddisfazione per l’attesa. direste mai che gli attori delle sitcom possano essere depressi, sorridono sempre?! facciamo difficoltà a trovare il pacchetto giusto. oltretutto delle volte non ci rendiamo nemmeno conto con che cosa ci siamo incartati. e perciò siamo là, come la penna, che quando la scatola viene aperta vede delel facce spaesate che si aspettavano tutt’altro, ci vuole una seconda battuta per capire, rendersi conto del regalo e gioire.

quella frase non dovrebbe essere letta. grazie tante, bastava non venisse scritta. in realtà era solo per organizzare i pensieri, poi l’avrei bruciata. bello, e invece l’hai persa e inoltre non ti ricordi nemmeno dove. no. ma mi chiedo cosa ti è mai saltato in mente, chi ti credi di essere Joyce? scrivere il pensiero. è che se una frase non me la immagino non la riesco da dire. tanto resterà sommersa a sufficienza perchè se ne perda il significato, se ne dimentichino le intenzioni e nessuno più capisca. l’oblio, già-la seconda grande paura.

“…Guardare dall’alto, planare sul mare…”

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le parole per descrivere

settembre 20, 2013

il potere del linguaggio: le parole sono importanti, e non è la frase di Moretti, è una considerazione. moriremo lentamente quando il nostro vocabolario si restringerà. ben vengano nuove espressioni, idiomi o linguaggi, ma nella transizione deve esserci un’unione, non un’intersezione dei vocaboli. la realtà percepita ha una gamma talmente vasta di sfumature che non è possibile descrivere alla perfezione tutto. la maledizione dell’uomo è quella di semplicifare , di ridurre ogni oggetto a ‘cosa’ perdendo così ogni spirito critico.

eppure, dopo tanto tempo dovevo capire cosa non funzionasse. mi sembra  che gli input siano gli stessi, eppure l’otput è diversissimo. l’intuizione l’hai avuta subito, il problema è non capirla, dubitandone sempre. ma un giorno, prima o poi, capirò.

“restiamo compatti” “ma sono troppo forti, non potremo resistere ancora così…” “dai” “sono 20 minuti che non usciamo dalla nostra metà campo” “dai” “abbiamo le ossa a pezzi, davvero” “dai” “piove e questi non c’hanno sulle gambe tutti i nostri minuti” “…qualunque cosa, ma non fermatevi mai ora! non ripartite più”

 

“…il mare sbatte su di me…”


non sapere di vincere

febbraio 5, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "HOLLi*"

nessuno di noi si ritiene fortunato. ci diciamo sempre che la fortuna gira solo per gli altri e mai per noi. e il bello è che a chiedere agli “altri” nemmeno a loro le cose vanno bene. nessuno è ami felice. Alle volte il mondo è perfetto, ma quelle sono rare eccezioni, momenti che poi passano, nel bene e nel male. l’unica grande verità è che siamo affossati da questo enorme peso che è la vita. tutto sembra franarti addosso, e solo a te. ti senti al centro del tuo mondo e non capisci che in realtà anche l’altro se la passa male, se non peggio. così è la vita e tu ci puoi far ben poco se non incassare la maggior parte delle volte e poi ogni tanto sferrare qualche colpo. alla fine ne uscirai sconfitto, come sempre…ma almeno hai lottato con intelligenza. pronto a nuove sfide, che magari vincerai.

alle volte capita di vincere la lotteria e di non saperlo. capita di camminare per strada e quello dietro di te ti salva la vita. capita che le cose vadano bene a te, ma lontano da te. il fatto è che non ce ne rendiamo conto, siamo troppo concentrati a vedere le cose vicine. miopi. e ci perdiamo spesso i colpi migliori. altre volte ci sembra che il biglietto che ci è capitato più che una vittoria, sia una sconfitta, ma anni dopo non sarà più così. la difficoltà nel valutare un’azione è nel rapportarla al tempo. non possiamo volere solo cose negative oggi e positive domani, andando avanti così ci saremmo privati di una fetta della nostra, se non tutta. come nemmeno possiamo volere solo cose buone subito, alla lunga ci farebbero solo male. equilibrio.

“da quant’è che non ascolti un disco?” già. ci sono dei piaceri di cui ci priviamo troppo spesso perchè ci sembrano inutili o non sappiamo trovargli tempo. non sappiamo che le cose vanno male punto e basta. non sappiamo che non saranno quei cinque dieci minuti a cambiare l’esito del mio futuro, sopratutto se è per un lavoro. dare il massimo ma ottimizzando, perchè a usare tutto il tempo finisci che sei poco produttivo, mentre invece a usarne poco dai il massimo(ma potevi fare di più…)! è ciò ceh ci è ignoto, da sempre. per sempre.

“…e forse un giorno lo capirai…”


istanti e momenti

ottobre 5, 2010

tratta da flickr.com dall'album di "Racchio"

vorrei solo poter urlare.  tirare fuori tutta quella rabbia. un fiume in piena, gli argini stanno cedendo. E’ solo che non hai voglia di lottare, di credere che ce la farai. no. Sai benissimo quanto sia orribile creder di essere arrivato.  Poi ti ritrovi seduto sulal panchina, riposandoti, godendoti il momento…e tutto vola via. gli istanti durano poco e quando ci stiamo accorgendo di vivere un presente, beh ormai è tutto già passato.

dove va la gente quando si vuole rilassare. Non riposare, è ben diverso. Rilassare, accomodarsi, distendere i muscoli, non essere in tensione perchè c’è questo o quello da fare. Anche solo per un istante, per un attimo, essere fuori dal mondo. Ora è possibile, ora ce la si può fare, ma… ma bisogna preservane il sapore, quella qualità che è oggi e c’è sempre! Quello che rende speciale quel tuo tempo.

mi hanno sbattuto a terra, eppure mi sono rialzato con le ossa rotte. Le ho prese fino a non respirare più ma non mi sono arreso. Ora basta. ci sono dei momenti, piccoli brevi e singoli in cui non ce la fai più. Tu sei fuori, potresti fare chissàcosa e invece fai il minimo, se non di meno. Come se non trovassi quelle forze che tanto vorresti.

“…can’t buy my love…”


coincidenze

febbraio 21, 2010

tratta da flickr.com dall'album di "~jjjohn~"

a futura memoria, chi siamo ora è frutto delle nostre scelte. chi voglio essere oggi?! quali sono i sogni che mi fanno andare in là. ho chiuso gli occh ie c’era tanta di quella gente che si teneva per mano e sognava, pregava, cantava. era unita. era un’onda che va oltre. che non è ostacolata da noi, dalle nostre paure e dai nostri pregiudizi. è l’onda di chi ha deciso di sognare, nel suo piccolo,ma vuol sognare. perchè così deve essere, così sarà per sempre.

o è un genio, del male. oppure sono solo una serie di sfortunati eventi. è solo pensare di cambiare il mondo. è solo questione di tempo se non siamo noi là. Però correre ai ripari da ciascuna cosa, sentirsi giudcati quando ci siamo soltanto nascosti, questo crea instabilità. questo crea paura. e poi? voglaimo essere ciò che siamo senza inutili restizioni divieti o avvisi. solo noi. con la paura di crescere e cambiare questa nostra vita. però sarebbe un genio se tutto fosse studiato, ogni dettaglio, ogni reticenza, nel dubbio. quando si mischia l’immaginario con la fantasia.

era solo questione di giorni e sarebbe capitato, il gatto che si morde la coda, che va avanti senza sperare di fermarsi, senza credere che le cose si adatteranno e cambieranno limite, tensori o paura. senza però quella strana e malsana idea di andare dove no nsi può, di cambiare il mondo per cui noi oggi lottiamo e di cui saremo abitanti, un domani. Perchè la tua attenzione si canalizza megli o se sei disattento, se fai poco e ci metti sempre la massima determinazione a collegare e compiere ogni singolo dettaglio…

“…Strangers in the night exchanging glances…”


penna, passato

giugno 14, 2009
tratta da filckr.com dallalbum di  *FataNera*

tratta da filckr.com dall'album di " *FataNera* "

poi è solo un momento di attesa, un attimo. e sei là, ad aspettare arenderti conto che queella cosa non la puoi fare, non c’è tempo..sempre di fretta e con altre urgenze! ma allora cosa ci stiamo a fare, liberi di scegiliere ma fino ad un certo punto… poi per fortuna tutto si risolve e il problema non c’è mai stato. e’ solo l’assenza di inforazioni che ci distrugge, ci incastra. PErchè ci costruiamo un mondo dentro fatto solo di scuse e fatti non veri! quando poi è la semplice reatlà a svelare tutto.

un sogno nel cassetto! una penna in mano e poche idee chiare… tutto malleablie, interpretabile, discutibile. Poi rimani là e ti rendi conto di come le cose cambino davvero poco di giorno in giorno ma ad una rapidità totale di ora in ora, di mese in mese. Infinitamente grande, infinitamente piccolo… e siamo qua a cheiderci cosa fare. A vedere un presente che ci rattrista, che ci deprime, ci fa stare male. Ma con la speranza nel cuore che qualsoa si possaa costruire… fino in fondo. fino all’ultimo!

come una fisioterapia alla gamba… ci vuole tempo perchè sia totale ed efficacie la riabilitazione. Così per certe nostre ferite della vita;: delusioni, colpi bassi, tristezze, dolori, sofferenze. E poi? poi il tempo passa e ci mette sopra una pezza. Torniamo anni dopo ad avere maturato quell’abilità di sporgerci senza farci male, di aver ribaltato la situazione.. finalmente. Ma è un passato. ora c’è il presente, ma foser a a votle ritornano….

“…sulla strada di Pescara venne assalito dai parenti ingordi…”


marciare

maggio 29, 2009
tratta da flickr.com dallalbum di alexaguirreagencia

tratta da flickr.com dall'album di "alexaguirreagencia"

è finita. dopo tanto tempo. un arrivo c’è stato. Non è stata una tirata unica, nemmeno le batterie dei cento metri, ma una lunga marcia… dove è la programmazione che cambia il risultato! all’inizio tutto ti sembra lontano, impossibile, inarrivabile. E sai che non hai gregari, nè compagni… sei solo tu, nella tua vita. Allora metti la maglietta e vai… parti e che vinca il migliore! chissà cosa pensi in ognuno di quei lunghi chilometri… forse solo che non vedi l’ora di tagliare quel traguardo.

una tappa alla volta. Per scandire il tempo che sembra immoble, qualcosa che davvero non torni più inidetro, che sia una canzone da canticchiare, una strada da fare, un girono da ricordare, ma ci vuole un orologio dell’anima, che ti faccia capire che il percorso si sta accorciando… un bar diverso per ogni tratta. che idea. E forse proprio questo scandire ti ha salvato, fino in fondo. Perchè se no tutto si appiattiva e si ingrigiva.

crampi. vengono a tutti, ma tu non ti puoi fermare, sei l’unico della tua squadra. Stringere i denti e non fare errori, ma ne facciamo sempre. E allora? cercare di rimediare senza avere troppe ricadute sulla gara, su quel tratto finale che ci fa sentire chi siamo. E così nel tagliare il traguardo, chiudi gli occhi e rivedi come dei flash tutto il passato... tutta la sofferenza! Ma ora sei arrivato, ultimo sopravvissuto. Qualificato alla gara successiva.. già perchè non si vince mai! ma almeno è finita….

“…un sogno chic in pompa-magna e tacchi a spillo e un beauty-case imitazione coccodrillo…”