l’alba se li porta via

agosto 6, 2011
tratta da flickr.com dall'album di "unNickrme"

tratta da flickr.com dall'album di "unNickrme"

pensandoci dovrei scrivere un libro su tutte le tampe che ho preso in matematica. ci farei un’enciclopedia. perchè le trappole più comuni sono banali, ci cascano tutti e spesso non se ne allontanano troppo, le migliori sono quelle da intermedio, da avanzato. quando possiedi buoni strumenti e gli argomenti che tratti sono i più vari e disparati. e così ti rendi conto che delle volte impari più teoria facendo un esercizio che studiando paginate di teoremi. altre volte invece fatichi come un cane perchè brancoli nel buio nella teoria. è roba seria, mica storielle.

più ci penso e più mi torna in mente la città di notte. coi suoi silenzi. con le macchine che si muovono. i taxi in attesa di clienti e qualche bar aperto 24h. io se potessi vivrei di notte, perchè di notte tutto è più chiaro, di notte ogni cosa è nitida e i rumori sono attutiti. sembra quasi che quando arriva l’alba e il sole si porti via l’incanto e il mondo, la città torni a strillare.

ora bisogna ricominciare. andare oltre, seguire l’istinto. credere che sia possibile vincere quella battaglia. il campo è sfavorevole e pure la stagione. se ci pensi però di battaglie ne hai vinte in passato, certo allora era tutto diverso. ora però se tu non sei convinto non ha nemmeno senso scendere in campo a giocare. pausa. tu stai tranquillo, io adesso entro e non faccio passare nemmeno un giocatore dal mio lato. era terzino, giocava a calcetto. c’aveva la faccia.

“…e dopo la terra il mare…”


da questa parte

luglio 21, 2010

era quattro anni che non vedevo quella scena da là. Era quattro anni che evitavo quell’addio, quella sensazione, quello star male di sapere di poter esser là ma dover tornare. che poi alla fine la trisezza ti avvolge comunque su come giù. Essere vuoti per qualcosa che ti hanno lasciato. Trovarsi cambiati dentro a forza di mangaire assieme, parlare e soprattutto esserci. Fermare il tempo per un po’, cercare di essere più lontano possibile da tutto. Non avere tempo per riposarsi. Forse questo ti devasta, ma dentro, alla fine, ti fa rinascere. Non oggi, nè domani… ma sei sicuro che le forze per ricominciare le hai.

era solo quel finale che non mi piaceva, troppo poetico. C’era qualcosa di irreale di fittizzio, come l’idea che un ultimo addio esista. Non sai mai qual è la sera giusta per vedere le stelle. Sai che lo devi fare almeno una volta. Stare in silenzio fermo a guardare tutto. a farti piovere addosso quelle luci da lontano. C’era la luna una volta, vero. Ma che fine ha fatto? Scomparsa, non c’è. solo il cielo buio con le sue stelle. Con i nostri sogni realizzati e infranti nel cuore…

c’è un punto di fusione tra la tragedia e la commedia. Tra le risate e la drammaticità degli eventi. Tra il bene e il male. A volte ti rendi conto che stai attraversando quella linea, e che non puoi tornare indietro. Soltanto stare là cove ora ti trovi. Capire qual è il tuo genere ti porta ad esprimerti al meglio, ad andare oltre i limiti.  Ma lo spettacolo non può finire, si è cambiata sceneggiatura. O semplicemente è solo un lato della medaglia. Ora ci faranno vedere cosa accade nell’altra stanza sapremo e finalmente capiremo. Già!  ma è il pubblico a capirlo, non gli attori….

“…e anche se in giro c’è qualcun altro che vale più di me…”


isola(to)

gennaio 4, 2010

tratto da flickr.com dall'album di "I'm not there"

io sono come lei… con la stessa voglia di alzarmi e di fare la differenza. con le stesse idee in testa da anni, che poi cosa ne ricaviamo?! nulla. io sono come lei…alturista, perchè in un mondo di egoisti ci vuole chi sappia fare la differenza. forse siamo tutti uguali in questo mondo, tutti stereotipati e impauriti da quel maledetto giorno in cui abbiamo capito di poter scegliere: se uniformarci, o dire la nostra. che è diverso perchè se la nostra è uguale, rimane diversa, perchè ha una sua motivazione. Perciò io sono come lei, solo.

voltandoci a guardare quella parete saltano all’occhio quelle foto, quel ritaglio di giornale e quel quadretto. Passato. Ne vorremmo appendere uno nuovo, ma non sappiamo cosa, liberi o prigionieri.. cosa va in voga ora?! chi lo sa… scendiamo e vediamo dalle scale una luce, è riflessa, viene da fuori. Sono i lampioni, è la notte che illumina. buio. e poi allora l’idea lo tappezziamo di libri: Dikens, Melville, Dumas, Svevo, Joyce, tuti là, tutti assieme… così almeno un po’ lo si legge. Perchè ormai non ne vogliamo trovare il tempo per noi.

la paura a volte blocca non ti fa nemmeno pensare di voler saltare. vuoi solo stare fermo, dove sei…perchè è meglio di dove rischi. il gioco non vale la candela, ma se vincessi, se anche solo una volta trovassi il coraggio per fare quei 10 metri finali?! credo allora che la volontà sarebbe al di fuori di tutto e di noi stessi. Senza limiti soltanto con quella maledetta sensazione addosso di essere sempre in due, di non poter mai rischiare. soli.

“…muratore un po’ faraone che si chiama Scarabeo..”


luci lontane

maggio 10, 2009

“io ti prego stammi vicino ogni passo del mio cammino..”! E’ buio e la strada prosegue. lenta. illuminata solo dai fari, dalle luci lontano che trasmettono quel senso di casa così distante e piccola. Un desiderio, l’unica idea del viaggio, dell’essere in moto. E poi… musica, bassa dolce e melodica. A coronare quel paesaggio che tanto pensavi, che ti è rimasto in testa dall’anno scorso. Come un lampo ora è tutto chiaro, causa-effetto. Il perchè di quel posto, là… sembrava anche assurdo e invece era solo il suggerimento di un paesaggio unico. Come a riscoprire cosa vogliamo dalla nostra piccola e umile vita… grazie, Signore!

“…siamo gente veramente molto divertente…”


luna piena

marzo 10, 2009

preso da flickr.com dallalbum di willer1973

preso da flickr.com dall'album di "willer1973"

luna… quella che c’è in cielo! piena. Chissà cosa ci sta lassù. E noi qua poveri e piccoli a sognare chissà quali orizzonti. Ci fermiamo poi davanti alle piccole cose… e vediamo che gli scalini più difficili sono quelli che devi percorrere ogni giorno… però ci sta la luna. Con la sua luce riflessa, con i suoi colori, col suo candore e con la leggerezza che emana. Con tutta la sua forza e la sua inaccessibilità… già, quel lato che mai vedremo e che tanto ci incuriosice… ma è là! ora…piena bianca e pulita… a vegliare su di noi. Come ad illuminare il cammino di chi la notte a volte perde la strada!

dimmi oh luna in cielo, dimmi oh luna tu che fai! perchè a votle ci sentiamo persi nelle nostre vite! che le giornate hanno senso solo dalla mattina alla sera. come degli automi, che ci riduciamo a fare quello che bisogna, niente di più; niente di meno! ma un lusso una volta ce lo concederemo! non ‘sta volta, nemmeno la prossima… ma una volta capiterà! il fatto è che quando le cose vanno male… tutto sembra che crolli, in realtà siamo noi che cadiamo e non sempre è facile trovare appigli, ma ‘sta volta no… questa votla un aggancio c’è… il passato insegna!

Sbagliando si impara…. proverbio. E chissà se non sarebbe più facile ragionare e vivere per frasi fatte, proverbi o luoghi comuni. solo che le cose non vanno mai bene, non vanno mai come ce le aspettiamo e così ci ritroviamo senza più che fare. Incastrati in una situazione che non è nostra, che non ci comepte, ma a cui dobbiamo rendere conto! sta volta no! non ce la faccio davvero…. ma la volta dopo prometto che ci andrò. perchè è facile prendersi un impegno part-time…che ti imepgna a votle e quando tu vuoi… però allora dove sta lo spirito e il sacrificio…forse non ic sono, o ci sono per altro1 solo che gli altri non mlo vedono e isolano il tuo mondo a loro stessi e come ti vedono…

“… tira Diego, tira Diego e non voltarti indietro…”


alzare lo sguardo

gennaio 14, 2009

basta alzare lo sguardo. Non guardare solo dove si cammina per terra, un po’ più su, al di sopra dell’orizzonte. E così i tuoi occhi vengono colpiti dalla luce di un lampione lontano. I raggi si infrangono e si aprono a stella, come quando aprite tanto l’otturarote della macchina foto. Poi cambi punto di fuoco, ti sposti e passi al cielo: blu, scuro, limpido. E vedi un puntino, piccolo, bianco, quasi incandescente. Una stella

Stelle?! A Torino si fa fatica a vederle: troppo inquinamento, troppe luci. Ma oggi no. Dopo tanto freddo, tanto vento e poche nuvole ecco qua il cielo. E c’è sempre  stato, solo che oggi mi sono fermato, un attimo, e sono stato catturato. Una passeggiata verso la macchina, lasciando dietro tutte le preoccupazioni, solo io e il ghiaccio, e poi le stelle. Perchè dopo che ne trovi una, vicino se ne vede un’altra. E così a catena, una dopo l’altra, il tuo occhio si abitua alla poca luce… e così trovare le stelle diventa sempre più facile. Ma bisogna tornare a casa

Ma prima di entrare a casa, e ricominciare la solita vita, ancora un momento. Fermo, abbracciato dalla sciarpa sulla bocca, dal maglione nuovo, dai pantaloni larghi e caldi. Lì fermo e in silenzio a guardare il cielo. A ricordare le montagne, la notte dell’esito della maturità, lo stesso silenzio, solo più stelle. E poi altri momenti che si sommano, uno dopo l’altro. Ma le protagoniste sono loro le stelle, e tu sei lì, solo ad ascoltare il respiro e a guardare l’immensità del mondo e a capire che i nostri sono problemi marginali…

Solo che a votle mi sento schiacciato da un peso. Enorme che non riesco a sopportare e nemmeno a srotolare… come se tutta la vita alla fine si riducesse a quel solo interrogativo. A cui so dare una risposta, ma non la so scrivere, dire o spiegare. La so provare. ma quello non basta. “trust the climate…” è così difficile. Ma a volte ci vuole fiuto nel quotidiano. E chissà che domani non si spezzi l’equilibrio. E’ che a volte basta solo aspettare. Ma l’attesa ti fa venire in mente tante domande e così si è in bilico….

“… è dolce stare in mare quando son gli altri a far la direzione…”


camminando nella notte

dicembre 29, 2008

c’è silenzio e buio in casa. Orami tutti sono andati a dormire… Sotto le coperte la temperatura è diventata piacevole e avvolgente. Il cuscino ha preso la forma della nostra testa e a qualsiasi movimento involontario lo si trova fresco. Gli orologi vanno avanti… tick, tack, tick… secondo dopo secondo. Fuori passano a volte delle macchine, dei camion o i pullman…. tu però sei in quelle situazioni di assoluta calma… che vorresti passarci tutti i momenti faticosi.

Ma capita di svegliarsi… capita e allora i nostri sensi, assopiti dal sonno che durava da ormai tanto, si riattivano, pian piano… allora cerchiamo di riaddormentarci, di rigirarci e tornare nel sogno in cui eravamo. Ma non ce la facciamo, abbiamo sete. La gola è secca, tutta la saliva che produciamo in quel momento non basta per idratare la bocca. E’ troppo forte, dobbiamo bagnare il nsotro palato. Così, pian piano tiriamo sù le coperte e un freddo gelo ci avvolge, e ci incamminiamo verso la cucina.

Ed è questa una situazione bellissima, nel buoi più totale a girare per la casa guardando solo con gli occhi delal memoria. Perchè se si accendono le luci si svegliano tutti gli altri. E così, respirando a bassa voce, piano piano, quasi come se lo volessimo trattenere dentro di noi. I passi studiati nei minimi particoalri, ogni singolo punto di appoggio, per far meno rumore. E così, sgusciando per il corridoio arrivaimo finalmente in cucina, e con la luce che trapela dalla finestra possiamo riconoscere la bottiglia d’acqua e bere… con quel senso di vittoria, e con la consapevolezza che il ritorno sarà più facile.

E forse a volte la vita è così, come una cammianta in silenzio nel buio. Dove non possiamo accendere le luci, rendere tutto evidente, chiaro e lineare…dobbiamo camminare a tentoni e quando ci sentiamo persi ricorrere alla memoria, ai nostri ricordi…perchè sono quelli che ci salvano. Sono loro che ci spingono a fare azioni che, forse altri, non avrebbero fatto.

“…lasciami un po’ di tutta quell’imensità …”