Musica allo specchio

novembre 15, 2019
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tratta da flickr.com dall’album di “The Bees”

E ogni giorno è un nuovo problema, ma è  anche una nuova canzone. Spesso ci manca la curiosità e la pazienza di scoprire nuova musica, quella che non ascolteremmo mai e quella che ci chiediamo come abbiamo fatto a vivere senza. Alcune tra le canzoni che più mi hanno lasciato il segno arrivano da colonne sonore di film, podcast o ascoltate per caso in radio al bar. Ci ho messo del tempo a ritrovarle e ascolatarle con calma. Il bello è che ora – ogni volta che le ascolto – e per un breve istante mi concentro su di loro mi fanno tornare alla memoria ricordi fortissimi di quel breve istante in cui sono state le protagoniste.

Cosa vedi ogni mattina allo specchio? Il lento e inesorabile cambiamento spesso non lo notiamo, grossomodo oggi siamo uguali a ieri e simili a quello che saremo domani. Alcune volte ci reinventiamo, cambiamo radicalmente e tiriamo fuori da noi qualcuno che non sapevamo esistere o era oramai assopito da tempo. I giorni passano, e forse dovremmo farci di più questa domanda: “io cosa ho lasciato?”. Piccolo o grande che sia il nostro segno, è importante che sia qualcosa che ci fa sentire bene, sereni, pieni e pronti a fare altro.

“Mister, ma come è stato possibile vincere? eravamo sotto 2-0 a 10 minuti dalla fine…” “capitano alle volte le partite in cui tutto all’improvviso gira e funziona. Riescono i passaggi, gli schemi, le intuizioni…” “…e un po’ di fortuna!” “quella sempre, ma il punto importnate è rendersi conto di essere in uno stato di grazia, che tutto quello che facciamo riesce, o per lo meno, ne viene fuori qualcosa di positivo…” “ma da cosa dipende? essersi allenati bene? dagli avversari?” “no. E’ così e basta… ci resta solo da tenere preziosi questi momenti in cui reagiamo bene a tutto quello che capita, una qualche soluzione la troviamo, non ci lasciamo abbattere dalle avversità e facciamo 3 gol per ribalatare la paritia…” “poi staremo a vedere cosa ci riserva il futuro…”

“…questa è la storia di uno di noi…”


Emozioni dal vivo

novembre 20, 2018
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tratta da flickr.com dall’album di “Ramón”

l’emozione della musica dal vivo – live – è indescrivibile. Suoni che arrivano direttamente all’orecchio, come pieni di un’energia e un sentimento che puoi cogliere solo lì. Ci sono concerti e concerti, dove si canta tutti assieme o dove stai in sileznio lasci che la melodia faccia il suo corso. La musica dal vivo, in fondo, è piena di minime imperfezioni legata alla complessità dell’evento, ma proprio per questo è un’esperienza unica e irripetibile. E in quel breve istante che intercorre tra l’udito e l’ascolto, là le nostre emozioni si faranno più intense e prenderanno spazio, ci sembrerà di essere lontano dai problemi o, almeno, allevieremo la stretta.

Per quanto ci sembra banale, dobbiamo avere a che fare col nostro passato: è inevitabile e non è semplice. Tra i rischi che possiamo correre c’è quello volerlo rivivere in continuazione e il suo opposto dimenticarlo come se non ci fosse mai stato. La prima strada ci porta ad idealizzare un passato – che a volte nemmeno c’è stato – a volerlo rivivere a spiegare il presente con quegli schemi, riconducendo tutto ad un momento della vita in cui ci era sembrato di capire l’inizio e la fine. Poi il mondo cambia, e noi restiamo indietro. Oppure c’è sempre la possibilità di dimenticare, cancellare ciò che è stato. Lasciandoci così la sensazione di vivere sempre in eterno presente, con poca memoria ed emozioni acerbe. In medio stat virtus…

“in questo momento sono in balia degli eventi, e se ci pensi fa paura” “ce l’ha sempre fatta. e anche sta volta riusciremo a tirare su la squadra” “stavolta è diverso, è un mondo nuovo…” “lo è sempre stato, lo avete sempre detto” “Sì, ma guarda è tutto distrutto e abbandonato, non so nemmeno da dove cominciare” “ecco, questo può essere un punto di inizio” “giusto… poi si vedrà. Ti ricordi?” “non ce la faremo mai…” “…ma alla fine ce l’abbiamo sempre fatta”

“…ragazzi scimmia del jazz, così eravamo noi…”

 

 

 


quale obiettivo?

agosto 17, 2012

tratta da flickr.com dall’album di “Andrés Cornejo”

se ad un mago viene il trucco che si è inventato non deve dire come ha fatto, e se invece non funziona tanto non deve dare spiegazioni: tutti se ne sono accorti. è sottile la linea che si va a creare tra l’obiettivo raggiunto e quello che ci si è posti. spesso tendiamo a esaltare troppo i nostri traguardi, a renderli perfetti. al corso da allenatore mi avevano insegnato: ‘ se punti al 6 non potrai mai raggiungere il 10’; così ti trovi ad aver raggiunto un bel 7.5 e dire che era proprio quello il tuo obiettivo, nè di più nè di meno. perchè in fondo sarebbe come aver perso.

alle volte penso a quanto siano importanti le riserve fisse, quelle che sanno che non entreranno mai, ma che si allenano sempre: in fondo sono loro le persone con cui ci si confronta. sapere che comunque si è importanti, sapere che in fondo chi siamo e cosa facciamo ha un perchè. raramente sentiamo parole di apprezzamento per chi non ha giocato, e forse dovremmo imparare a chiederci se davvero è così: se i nostri risultati sono davvero solo merito nosto o, forse, anche di chi ci ha ‘preparato’.

ogni canzone è un ricordo, ogni cd ha una storia. Poche volte ci fermiamo a ricordare il perchè di alcune nostre playlist, cosa ci ha portato a scegliere proprio quella sequenza di canzoni. una volta i ‘mix di musica’ li facevo alla radio su casssetta: giravo le stazioni e se c’era una canzone che mi piaceva la registravo. ora è più facile, ora è più pulito, ma tende a perdere quell’anima di ricordo se noi per primi non ci imponiamo di non cambiare le playlist, di non migliorarle!

“…se fossimo tutti alti e meno calvi…”


ritrovato una canzone

marzo 7, 2012

quanto è bello il momento in cui ritrovi una canzone? l’hai sentita di sfuggita e ti è entrata dentro solo la melodia, non le parole. a volte capita quando sei distratto o molto concentrato su altre faccende. tu pensi ad altro e intanto vicino a te passa quella canzone, ma poco dopo capisci che la devi ritrovare. e non è una missione facile. ci sono canzoni che risenti subito e il giallo è svelato, altre che risenti quando ormai la canzone te la sei dimenticata e altre ancora che ascolti davvero solo per caso.

la canzone è degli Amparanoia “caravane”. il ritornello era messo ad ogni gol la domenica dalla trasmissione Catersport. così arriva il giorno in cui le partite alla domenica ti salvano la vita e ti fanno passare il tempo, la canzone resta in testa, ma il programma cambia. così poi tempo dopo ti tocca solamente canticchiarla e sapere che non la risentirai mai. mai fino al carnevale di Viareggio. cogli una parola, usi bene Google e il gioco è fatto.

finalmente. finalmente ricomincia la vita, una nuova routine. non sopporto non avere nulla da fare, una vacanza ci vuole sì. breve ed intensa per poi ricominciare. non vivrei mai tutto il tempo a fare nulla, non ne sarei capace. ora la sfida è diversa e mi chiedo quanto potrò andare lontano, che prezzo dovrò pagare.

lo stadio è vuoto, c’è nebbia e fa freddo. stanno scendere in campo.  “capitano si lotta di nuovo per non retrocedere?”. ” no, ragazzi. lottiamo per salire in classifica”. “ma guardiamoci in faccia, chi ci crediamo? ci siamo salvati all’ultimo minuto e ora pensiamo di poter essere tra i primi”. “giusto.ci siamo salvati. quella gara l’abbiamo vinta. ora ci sono altri obiettivi.”

“…Allez, allez chajadla. allez, allez caravane…”


capire che musica

dicembre 28, 2010

tratta da flickr.com dall'album di "Ferrari + caballos + fuerza = cerebro Humano"

una colonna sonora ci vuole. per una relazione, per una partita, per un’impresa. la musica di deve in qualche maniera poter accompagnare, cercare di risvegliare in noi sentimenti che proviamo in quel frangente. di sicuro in seguito ad una vittoria non ci verrebbe mai in mente di ascoltare una canzone lenta o triste, abbiamo vinto, vogliamo gioire. ecco, il fatto è che non riesco a leggere quale canzone associare ad “analisi 3”. da sempre ogni esame ha avuto la sua canzone, ma qui proprio non riesco a trovarla, è come se fosse insipida la parte che faccio adesso…mah.

quante volte nella giornata perdiamo tempo a guardare nel vuoto. ad ascoltare il mondo attorno invece di fare ciò che dobbiamo. la grossa difficoltà del vivere assieme ad altri, di convivere per un frangente o per sempre sono le regole. devono essere poche chiare e inviolabili, poi il resto sta a noi saperci girare attorno. con astuzia e tanta sensibilità. non è che non so comunicare, è che non sai rispondere.

tanto poi finisci sempre a lottare contro il tempo. a trovarti stanco e senza vie di fuga. meditare per rilassarsi. alle volte è stupendo trovare quindici minuti per godersi il giornale, farsi una passeggiata, ascoltare qualche canzone. poi si ritorna in sella. il fatto è che l’andamento concentrazione tempo è strano, alle volte perdere tempo farà gaudagnare dopo concentrazione. il difficile è capire con che ordine, con che frequenza.

“… io mi sto già preparando…”


La dura legge del Prioul

novembre 15, 2010

andre borch

è che alle volte ritornano. Ti saltano in mente ricordi come flash, non ci puoi fare nulla. Il perchè non lo sai… oggi vi ripropongo una di quelle cose che mi fanno tanto ricordare la quinta superiore. tutta. in ogni singolo dettaglio, anche insignificante. Certo è una di quelle cazzate che si fanno durante un delirio post-terza prova. L’autore non sono assolutamente io, onori a Nicola “Borch” Amoroso e Andrea “Prioul” Viola, loro i veri geni..

LA DURA LEGGE DEL PRIOUL by Prioul & Borch (versione integrale)

Chi le ha inventate le cose scentifiche?
Chi mi ha costretto a studiar qui le tue?
Che poi lo sappiamo…John Wayne ci fa il test.
Le facce nelle foto accanto a Prioul
entrate nel nostro annuario e poi,
levate di corsa…per non studiare mai..
quanti 2 in questi anni abbiam preso,
quanti col sorriso dopo il voto ci hanno insultato.
S’alza dalla sedia dell ultimo banco,
lentamene Prioul fa un sorriso e dice
voi..non capite un cazzo..
è un po come nel calcio.

E’ la dura legge del Prioul
fai un cazzo di studio però,
se c’hai culo tanto prendi 6… e poi riderem..
Vargiu sta seduta ma, alla prima opportunità,
s’alza subito e la mette in culo a noi,
la mette in culo a noi…
Da questi voti io nn lo direi
che di tutta sta gente solo noi
abbiam preso 6, senza studiare mai
sulla filosofia e sulla matematica
ci abbiam buttato pure un occhio,
ma per Prioul chi l’ha fatto? Chi per Borch lo farà?
Quanti in questi hanni c’han distrutto,
quanti col sorriso dopo il voto ci hanno cazziato.
S’alza della sedia del primo banco, lentamente Borch
fa un sorriso e dice: “Prioul non capisci un cazzo,
tra un po’ ci rifacciamo l’anno”.
E’ la dura legge del Prioul fai un gran bello studio,
però se non sai Lucrezio Mortifer s’incazza e poi ti sega.
Spugna sta seduto ma, alla prima opportunità,
ti chiede Hegel e la butta in culo a noi,
la butta in culo a noi.
Il tipo con il giubbotino blu,
quello tutto bello li è Prioul,
mi sa che è un cesso…
dopo che Borch c’ha pisciato su.
E quella nella foto accanto a Borch,
non è il fenomeno di Publia (chiusa),
quella che diceva: “scegli, o Pippo o me”.
Quante in questi anni ci han distrutto,
quante ci hanno preso e poi ucciso,
ci hanno interrogato…
S’alza della sedia dell ultimo banco
lentamente Luke fa un sorriso e dice:
“Prof non sono stato io,
è sempre colpa mia cazzo!”
E’ la dura legge del Prioul
gli altri studieranno però,
che spettacolo quando
veniamo interrogati noi e ci prendiam 6,
loro stanno chiusi a studiare
ma, cosa importa la nostra media.
Perchè in fondo i cervelloni siamo noi…
i cervelloni siamo noi…

Borch&Prioul


urla da dietro

settembre 9, 2010

tratta da flickr.com dall'album di "Jody Art"

sdraiato sulla panchina, il vento che tiar. i raggi che passano tra i rami. E i bambini che urlano dietro al parco giochi. ma non dà fastidio, anzi è un’urlo e una risata felice allegra. Si stanno divertendo. non hanno alcuna preoccupazione. e pure tu ti vorresti sentire così, pure tu vorresti tornare a non sentirti più lo zaino della vita carico di responsabilità e problemi. Così provi a chiudere gli occhi e a sentire il mondo attorno, ad apprezzarlo meglio. Inizi a toglierti le cuffie, ad ascoltare la radio e non sempre le stesse canzoni, a leggere i giornali, fumetti diversi. Cerchi di godere appieno tutti quei momenti tuoi che puoi avere… sapendo benissimo che appena ti renderai conto della situazione tutto l’incantesimo svanirà.

La paura è qualcosa che ti pietrifica. La paura non ti fa mangiare, dormire, pensare ad altro. Concentri la tua vita in un istante. Poi capita di avere paure continue, insetti, volare, buio, vertigini. Così ti basta semplicemente il più possibile evitare le situazioni di paura potenziale. E poi, poi ci sono gli altri. Avere paura di una persona ti può rovinare la vita, vederla come un nemico da cui allontanarsi, come un’ostacolo insormontabile. Che poi ti ritrovi a capire che quelle parole senza senso in realtà ti davano la forza e la grinta di andare avanti, di convivere e superare quella tua grossa paura, che hai per te stesso.

finito lo scritto era esausto. Freddo, ma lo adora, solo che era in maglietta. Un buco in pancia e la testa vuota, senza pensieri. Senza più capire cosa ci troviamo a fare. senza più renderci conto di come è difficile stare al passo. Prima batteria di qualificazione fatta, non siamo primi, si aspettano i ripescaggi. E poi ti rendi conto che è solo un trattenere il fiato, spingerti oltre e andare. andare lontano fin dove ti porta la tua vita. Così tira un respiro di sollievo, si alza e va a sciacquarsi la faccia, quasi come a dire che si deve risvegliare da quella corsa folle.

“…voglio tornare indietro a casa mia…”


buffer

ottobre 31, 2009

tratta da flickr.com dall'album di "kiki follettosa"

cosa resterà ora? di tempo ne è passato, quello standard. E adesso? credo che dopo che raccogli ti resta ben poco da fare se non guardare quello che hai nel sacco. eppure sono sicuro che qualcosa a terra è rimasto, che non ho preso tutto. Ma tanto finirà che me ne accorgerò tra un bel po’ di mesi, quando mi mancherà ciò che è rimasto a terra, che tanto ora non posso più prendere, perchè è passato. Forse tra 3 settimane quella frase che ho letto stamattina avrà senso..per ora è solo un presagio, staremo a vedere.

com’è difficile adattarsi al nuovo orario, alla nuova mattina e al fatto che facia buio presto. Ti fa impressione, sei ancora spostato di qualche giorno e quando tu poi te ne rendi conto man mano il tempo si sta stabilizzando…è la prima settimana la più tragica! poi ti adatti. Sono questi sbalzi che ti distruggono, pensi di dover resistere a questo livello, ma è provvisorio, col tempo si stabilizza tutto. non ci sarebbe equilibrio!!

se bastasse una canzone per risolvere i problemi non credo che la vita sarebbe più facile! capire quale e il momento… il fatto è che a volte abbiamo dentro di noi ci sono, ci girano in testa ma non riusciamo a dare un titolo o un riferimento… nemmeno la musichetta!! è una cosa inconscia… le sentiamo e qualcosa ci rimane, la associamo ad altro e così vanno perse. Ma non per sempre… arriverà il momento dell’illuminazione, quando capisci tutto! ed è allora che trovi la tua canzone!

“…I think about the implications of diving in too deep…”


soffitto e sonno

settembre 24, 2009
tratta da flickr.com dallalbum di poluz

tratta da flickr.com dall'album di "poluz"

la stanza era buia. Era notte e fuori c’erano poche luci accese. Ma quel ticchettio di orologio mi teneva sveglio, costante e alternato. Tic, Tac. Così non riuscivo a prendere sonno, a sincronizzarmi. Perchè qualunque rumore è accettabile, l’importante è che sia ritmato e non costante. Ci avete mai pensato che ci addormentiamo con la musica, sui treni, nei tragitti lunghi. Ma difficilmetnte riusciamo ad addormentarci vicino a un oggetto che ogni 15 secondi fa un rumore forte! Ma quella sera quel ticchettio era troppo forte, ero troppo sensibile. Come il personaggio di Poe e del cadavere murato. Allora il mio sguardo era rivolto al soffitto.

Non siamo mai abbastanza grati delle occasioni. Ne vogliamo sempre di più! Allora poi non sappiamo nemmeno più cosa chiedere d’altro. PErchè alle volte ci sono dei punti di non ritorno, dove non è più reversibile la nostra posizione. Salvo stravolgere tutto l’equilibrio. E’ che è questione di logica, di aspettative. Sempre più spesso non è la cosa più bella quella migliore per la situazione in generale. Non è l’analisi dove sommando infiniti infinitesimi si arriva all‘unità. Alle volte si arriverà a un risultato minore che non se si fossero sommate meno situazioni.

Nel soffitto vedevo la giornata che scorreva, poi vedevo la settimana, poi il mese, poi le vacanze. Un quadro generale. Ed è allora che tutto mi fu più chiaro, come sono stato scemo. stupido. O come direbbe Sciascia “cretino”. L’eterno ritorno, la ciclicità delal vita, quella che non ci aspettiamo. E che… ci riporta sempre indietro. a fare la stessa strada sai dove sono i trabocchetti, ma la meta è sempre la stessa. Un girotondo infinito a cercare quella meta che… ora è sul soffitto, chiara limipida e regolare come una promessa. ma era solo un sogno. Finalmente dormivo

“…the first kick I took was when I hit the ground…”


I love radio

settembre 11, 2009
tratto da flickr.com dallalbum di ross Muarry

tratto da flickr.com dall'album di "ross Muarry"

adoro la radio… ma non per le canzoni che passa, per le risate che ti fa fare. Ci sono due cose che per me la rendono unica. La voce e la compagnia. Già, provate ad ascoltare la radio, le voci dei presentatori, come sono limpide, pulite, scandite. Le adoro. Hanno un’intonazione hce non è da microfono, nè da recitazione, è da radio…e resta poco! Che bello sentire quelle vocali così marcate quelle parole così quotidiane, ma importanti, perchè ora stanno in radio. La radio non è solo musica, solo pubbilictà, solo approfondimenti… la radio è anche compagnia. Quell’interazione che c’è tra te ascoltatore e tu presentatore. Quel sapere che sei ascoltato, rende la percezione dei programmi ancora più sofisticata….

Ciascuno ha i suoi mezzi per ascoltare la radio… c’è chi la sintonizza sullo stereo. Chi se ne compra una portatile, e la mette sulla scrivania dell’ufficio. Chice l’ha sul cellulare; chi la ascolta online; chi si è comprato quelle radioline portatili, chi l’autoradio. Ognuno il suo. Nessuno giusto, nessuno sbagliato. Solo forme diverse. Perchè poi è vero che ci può piacere perchè è comoda, o perchè varia, ma quello che ci piace è che c’è sempre! Ed è una sicurezza, forse è ridicolo ma sapere che accendendola posso sentire qualcuno, beh…a volte aiuta. Non dicono verità assoltue, semplicemente oggettivano quello che tu hai sempre pensato, ma detto alla radio è tutto diverso

Ci sono vari momenti in cui possiamo ascoltare la radio. E mi piace sempre immaginarli. Dopo pranzo sdrarito sul letto, al computer mentre lavori. In ufficio o al posto di lavoro. E comunque noi tutti che la ascoltiamo siamo accomnati dalla nostra natura. C’è chi aspetta assieme il fine settimana. Chi la fien della giornata. Poi adoro chi ha ancora il coraggio di ascoltare le partite per radio, forse più per necessità che per scelta, ma è stupendo il sentire e l’immaginare il gioco e poi…situazioni che ribaltano tutto senza che tu nemmeno lo possa dire. Fantastico. Ecco. Forse la verità è che adoro la radio, perchè è semplice… e qualsiasi cosa trasmettono passa per la mia imamginazione, grazie!

“…vecchia pista da elefanti stesa sopra il Macàdam…”