desiderare di accettare

maggio 30, 2016

tratto da flickr.com dall’album di “moluda”

ci sono dei giorni che vanno a velocità diverse, in cui la percezione di cosa hai attorno è diversa! tanto di chi siamo è chi vediamo nello specchio, ed è per questo che ci meravigliamo quando le persone vedono in noi qualcosa che era sopito. vediamo troppo spesso la felicità in ciò che era, in un qualche passato. non lo so, credo che la chiave di tutto è quella di accettare i limiti e muoversi intorno a quelli. possiamo desiderare con tutto il cuore che succeda l’impossibile, o a muoverci da dove siamo. chissà se le rivoluzioni sono inevitabili.

com’è bello il mondo quando si ha la forza di esplorarlo! come è bello il prossimo quando si ha il coraggio di conoscerlo. nella stanchezza dei nostri giorni, nella fatica delle nostre vite ci dimentichiamo troppo spesso cosa ci tiene a galla… ci sono giorni e persone che alle volte te lo ricordano. che ti fanno capire come conta davvero ciò che fai e quello in cui credi!

“quanto avevate provato quegli schemi?” “era tutto l’anno che li perfezionavamo…” “ogni volta che guardo gli appunti della partita e i video mi pare incredibile come ce l’abbiate fatta!” “sai, non so se ce l’abbiamo fatta, in realtà era solo che ci sono venute tante manovre che mai avremmo pensato.” “l’ungherese era inarrestabile” “no, semplicemente serviva una compattezza di squadra e uno spirito di sacrificio maggiori. andare oltre la singola prestazione”

“…quella ragazza è ossessionante Jeeves…”

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l’umore con cui ci si sveglia

gennaio 21, 2016

tratta da flickr.com dall’album di “Gerard Hermand”

ci sono delle giornate in cui ci svegliamo di buon umore e carichi di energie, felici di essere al mondo. Facciamo un sacco di cose e ci vengono bene. ci sentiamo pronti ad affrontare ogni sfida. ci sono poi delle giornate in cui ci svegliamo con un macigno addosso. siamo negativi, non riusciamo ad azzeccarne una. vorresti solo chiuderti in casa e aspettare che il tempo passi. e poi c’è domani, non possiamo scegliere noi quale dei due sarà. però possiamo imparare a fare tesoro dei giorni positivi ricordando come si affrontano le avversità restando positivi e dai giorni negativi come resistere senza spezzarsi.

ci sono delle giornate che ti cambiano molto la vita. non tanto perchè ti succede qualcosa, semplicemente perchè ti cambiano la prospettiva da cui guardare il mondo. alcune te le ricordi di più di altre, per dei dettagli: le due canzoni che avevi sul cellulare, la neve, un cocktail, una finestra, un ponte. dopo tanti anni penso sempre  a quanto era diverso il mondo in cui pensavo di vivere. dopo tanti anni è stato bello aver avuto la forza di cambiare idea.

“capitano cosa possiamo fare? come ci muoviamo, sbagliamo. dobbiamo fermarci?” “mai. chi si ferma è  perduto.” “e allora?” “ricostruiamo il problema!” “c’è difesa e manca l’attacco” “per ora allora teniamo palla, poi si vedrà”.

“…Stevie, Stevie dai, non smettere mai…”


la prima pietra

marzo 18, 2012

tratta da flickr.com dall'album di "Luke Stearns "

se vogliamo cambiare il mondo dobbiamo iniziare a farlo noi, nelle nostre vite. come possiamo pensare di mettere d’accordo popoli se  non riusciamo a trovare un compromesso con gli amici. come possiamo predicare il rispetto se poi appena veniamo ‘pugnalati’ rispondiamo occhio per occhio? guarda chi ti sta attorno, sfido a trovarne uno di cui tu non dica ” potrebbe invece fare…”! prima sii tu a farlo, il resto verrà dopo; e se non sarà così sai di sicuro che di più non potevi fare. cambia il tuo mondo oggi, e sarà diverso anche quello di chi ti sta accanto, domani.

io sinceramente non so cosa avrei fatto in quelle situazioni. mi sarei sentito immobilizzato, in silenzio e avrei aspettato che passassero. io, però, non ci sarei mai finito. un chiodo diffilmente ti finisce nella mano se di solito non ne pianti. la grande verità è che cambia il contesto e quindi resto sempre più convinto che relativamente a ciascuno la gravità dei problemi è diversa e incomparabile. non posso desiderare i problemi degli altri, perchè non so qual è il loro bagaglio di vita. sembra strano e paradossale, ma se ci pensate è così. e non sto tirando fuori un giudizio, concludendo che sia sbagliato. così è, se vi pare.

la strada. c’è un momento mentre stai guidando in cui incroci lo sguardo di un passante. poi il semaforo è verde e uno dei due si deve muovere. c’è un momento in cui sei in metro e guardi cosa sta leggendo quello di fronte a te, lui abbassa il libro, vi fissate e poi si torna la fare ognuno quello che stava facendo. c’è un solo momento in cui ci si sente felici, il resto è ricerca, ricordo, rimpianto.

“…You were the first one. You were the last one. “


traslazioni e rotazioni

gennaio 4, 2011

tratta da flicrk.com dall'album di "fabrisalvetti"

è dall’alto che si scorge meglio l’orizzonte, sembra più lontanto, ma poi alla fine è solo un effetto ottico, una nostra illusione. ma quanto è bello. oggi c’era l’ecissi, ma il cielo era nuvolo, niente da fare quindi. l’orizzonte non basta, la Terra è curva e noi non ce ne rendiamo nemmeno conto. il fatto è che ci sono talmente tante meraviglie del creato che spesso ci capita di perderle, di vederle come banalità o, ancora peggio di non accorgerci nemmeno che esistano.

il problema è iniziare un programma. dopo le prime 20 righe di codice poi le cose iniziano a girare, correggi dopo compilare, aggiusti rffini, cambi, commenti, sei a tuo agio. tutto inizia a funzionare. poi soggiungono i primi problemi. Ti areni, non sai dove andare a sbattere la testa, ci vuole una pausa. Su wired avevo letto un’intervista di un tale che commentava quanto fosse geniale in Pixar avere servizi e caffetteria al centro dell’edificio, andandoci scambi due parole e spesso ti si chiariscono tanti dubbi. io non lavoro in pixar, ma una passeggiata con Charlie mi è bastata. ruota e trasla.

non ho idea di quanto sarà faticoso, so solo che se continua così non ce la farò. mai. allora poi finirò col compiangermi oppure saprò rialzarmi, quel 10 di gennaio lo vedo con orrore, non solo perchè si ricomincia per poco le lezioni e la vita di sempre, ma perchè si torna in pista, si deve e tanti pesi torneranno, forse alleggeriti, ora li posso porre meglio, vediamo che non diano troppo fastidio.

“…la paranza è una danza che ebbe origine sull’isola di Ponza…”


e la neve arriva

novembre 28, 2010

tratta da flcikr.com dall'album di "Lidal-K"

asa neve. vi è mai capitato di svegliarvi prima del dovuto? gaurdare l’ora e rendervi conto che avete ancora un’ora per poter stare sotto le coperte.  Ci sono periodi nell’anno in cui le ore di sonno sono ridotte al minimo. Non c’è tempo per dormire. Così quando ci capita di poterci godere ancora un po’ di letto è ancora meglio. E’ un piacere unico. Ecco, oggi mi è successo, oggi mi sono svegliato, guardo l’ora mi rimetto a letto sotto le coperte, ma vedo fuori dalla finestra la neve, tutto bianco. sorriso.

non so se sia la neve, se è il bianco tutto attorno, se sono i rumori attutit, se è il caldo che c’è in casa. Ma quando nevica(e non devo spalare…) sono contento. Mi sento rilassato, quasi come quando vedo piovere al mare.  Tutti vanno più piano, forse hanno paura di cadere, di sbandare. Il mondo attorno è come se rallentasse e te lo puoi godere più intensamente.  Sapendo, però, che da domani è tutto finito e bisogna ricominciare a correre.

è solo che sorridere alle volte è così difficile. è che davvero non ce la fai.  Poi però pensi a quanto ti faccia bene vedere gli altri che sorridono a te. Che in qualche maniera ti rendono partecipi della loro felicità, del loro sentirsi più leggeri. Non è importante quanto la vita sia pesante, quello che importa è che si voglia sorridere, è un bene così prezioso e può davvero dare le forze o cambiare la percezione delle giornate a chi ci sta attorno… proviamo, sorridiamo.

“…il circo arriva in piazza ed il villaggio si risveglia… “


congiungere

agosto 31, 2010

tratta da flickr.com dall'album di "sergis blog"

come un punto multiplo. così è oggi, così sarà domani. Non sai bene quello che davvero ti aspetta, solo che non hai minimamente idea di dove stai andando. Nell’agire ci vuole tattica e strategia, non solo bravura nel metterle in atto. Camminare ti aiuta a pensare, a pianificare. Staccarsi dal mondo ti fissa la realtà nel tuo cervello, nei tuoi pensieri nelle tue idee. Cosa fare?! agire. sì, ma come?! è quello il punto. Pur avendo infinite soluzioni il metodo è sempre e solo uno.

fuori dalla finestra c’è un mondo intero e noi spesso lo dimentichiamo. Siamo terribilmente assaliti dalle nostre micorscopiche realtà, che nemmeno curiamo il giardino di casa. Se vivessimo più lentamente, senza avere tutto e subito, beh allora quello sì che sarebbe d’aiuto. Perdiamo il senso della singola cosa. E’ solo un sommarsi di oggetti e azioni. Che gusto c’è a mangiare una buona pizza?! Qual è un buon piatto di pasta? Cadendo nella mediocrità ti abitui al buono e al cattivo, spesso rendendoli vicini, troppo vicini, fino quasi a confondersi.

è solo paura, passerà. Ti agghiaccia sapere come andrà a finire tutto. Che è ora che inizia la battaglia, e altro non può fare se non finire miseramente. Alla fine sulla distesa rimarranno entrambi, stremati senza forze, ma pur sempre in grado di reagire. Darsele di santa ragione fino a perdere le forze, fino a che tutto non sarà terminato e… rialzarsi per un nuovo combattimento. soldati.

“… can see clearly now, the rain is gone…”


paralisi e visioni

maggio 27, 2009
tratta da flickr.com dallalbum di confusedvision photostream

tratta da flickr.com dall'album di "confusedvision photostream"

che sia stato il sole basso o l’aria fresca, ma oggi avevo voglia di girare, di viaggiare, di sentirmi leggero… poi basta! nulla di più! semplicità. Quella di tutti i giorni. Penso che stiamo dimenticando ad apprezzare i piccoli gesti e ce ne mervigliamo quando ci capitano, non senza all’inizio lamentarci… ci riportano alle vere urgenze, ai veri problemi, alla nostra vita! Poi ci ritorviamo come in un film d’avventura a dover cercare di salvare tutto all’ultimo, per diventare Bruce Willis in Armageddon, o Tom Cruise in Top Gun. No! non so regia e anno… ma l‘idea è quella!!!

poi ti accorgi che la tua visione del mondo era diversa. Che alla fine non è importante come gli altri ti vedano, o ancora peggio come tu pensi che gli altri ti vedano. Ma come tu  sai di essere. Qualcuno oggi mi ha fatto riflettere su come sia davvero importante lasciar essere se stessi, senza troppe aspettative, perchè chi ci vuole bene, davvero, non guarda a quello! ma a noi! difficile da credere, forse si.. ma ripensandoci è terribilmente vero nella mia vita.

c’è l’idea, c’è il sogno, ma poi manca la realizzazione… e siamo soli ad aspettare, anche tutta la vita, anche i dieci anni di quel film, ma ci siamo. E allora? non ci sono risposte in mezzo, forse qualche spiraglio o crepa, punti di vista! ma siamo solo là, fermi e immobili. Col tempo che ci passa davanti. Come se t utti noi avessimo delle paralisi, quelle di cui parlava Joyce. e piano piano riusciamo a superarle, sperando che non siano intrinseche in noi…

“…sognavo anch’io ma erano sogni dispersivi…”