idee e prospettive nuove

luglio 10, 2016

tratta da flicrk.com dall’album di “Klaus Nahr”

bisognerebbe smettere di guardare con uno sguardo vecchio cose che sono nuove. gli anni passano e il mondo attorno a noi cambia si modifica e noi alle volte non siamo più in grado di capirlo di stare al passo. se vogliamo una vita piena, sotto tutti i punti di vista dobbiamo accettare di cambiare certe prospettive e idee nel corso di essa. evolvere. vedere oggi qualcosa che ieri non c’era e che domani non ci sarà più. l’errore grande che facciamo – forse perchè è l’unica cosa che possiamo fare – è spiegare il presente con il passato. ci sono poi persone che vedono connessioni impercettibili, storie già viste e analogie incredibili. delle volte ci prendono, altre no. poi ci sono quelli che pensano diversamente, che creano idee nuove. solo delle volte funziano, ma sempre sono qualcosa che ha provato a cambiare l’ottica del mondo in cui viviamo, della nostra vita.

quelle montagne le ho nel cuore ormai. passeranno gli anni. mi capiterà magari di non tornarci più, ma quell’aria, quelle passeggiate, quei panorami quel cielo azzurro e quelle nuvole le ho per sempre con me. poi ci sono i ricordi, poi ci sono le emozioni. non potrò mai scordare ciò che ha scaldato così il mio cuore. le idee si schiariscono, il ritmo per poco tempo si rallenta, cambia e tu riesci a vedere cose che fino a che le vivi tutti i giorni non ti rendi conto di quanto siano inutili o preziose. di quanto ti manchi una parte della tua vita. non si può viviere per sempre in una bolla, ma delle volte andarci ti aiuta a dare le giuste prospettive alla tua vita. per poi tornare e ricominciare.

‘in queste situazioni di inferiorità numerica, di svantaggio, di difficoltà come dobbiamo fare?’ ‘non c’è un modo giusto, dovete solo provare e crederci davvero’ ‘ma è impossibile’ ‘no! è solo molto difficile, e magari non ce la faremo, magari verremo sommersi. però l’unica maniera per provarci e quella di combattere fino alla fine, anche se poi tutto andrà male, perchè non potrei più guardarmi allo specchio se smetto prima, se abbandono quando non è ancora il momento’

“…Ammazzo il tempo provando con l’auto meditazione canto un po’…”

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un dizionario per capire

aprile 3, 2016

tratta da flickr.com dall’album di “Daniel Mennerich”

prima c’era un pensiero, poi un’idea. resta sempre il problema di raccontare ciò che abbiamo dentro a chi abbiamo ci sta attorno. uno degli ostacoli è quello della lingua. spesso mi rendo conto che raccontare le cose utilizzando una lingua che non conosco bene come l’italiano mi aiuta a focalizzare i punti importanti di ciò che devo dire. mi aiuta ad essere conciso e mirato nell’esprimere ciò di cui ho bisogno. alle volte attenuiamo i concetti con mille sfumature solo perchè ci fa comodo. Superato il problema della lingua arriva un problema insormontabile, che è quello del vocabolario. Ad esprimere a parole i nostri pensieri facciamo fatica, perchè la parola scritta o orale, comunque detta è comunque sempre una semplificazione di quello che proviamo. e quindi alle volte il mondo che percepiamo, che ci immaginiamo dipende fortemente da questo nostro vocabolario. e si creano montagne di problemi in un mondo in cui ciò che io chiamo pera per te è una mela. alcuni dei nostri di tutti i giorni problemi derivano proprio dalla difficoltà con cui comunichiamo. per ciò esistono forme non verbali, meno strutturate in cui traspirano più nel profondo le nostre emozioni. per fortuna.

ci sono dei giorni che mi chiedo se un cambiamento può essere in male o in bene. nel senso che  il cambiamento di per sè non lo è mai, ciò che ne determina la sua qualità è forse come noi ci comportiamo. poi in realtà è molto più complicato come discorso. è che alle volte penso più che altro che il cambiamento abbia un verso, un’orizzonte, una prospettiva, ieri o oggi. scegliamo noi dove voler andare. non è semplice. non lo è mai!

“ma quindi capitano lui non voleva smettere?” “no. si ostinava ad andare avanti” “tanti gli dicevano di mollare, che il suo ricordo sarebbe stato quello di un grande giocatore, invece” “ma non valeva più nulla?” “ormai non più. caratterialmente non riusciva a gestire i compagni giovani. le tattiche erano troppo complesse per la sua ottica. il fisico era sempre più debole” “però se ricordo lo mettevano spesso in campo…” “è stata la sua maledizione, il voler dimostrare di aver ancora qualcosa da dare, senza poterlo fare…” “e ora?” “ora tutti lo hanno dimenticato, tutti ricordano come è finito e non cosa è stato…”

“…portami lontano a naufragare…”

 

 


in un cassetto

febbraio 4, 2014

tratta da flickr.com dall’album di “Ingmar Zahorsky “

per quanto possa sembrare assurdo spesso le migliori nostre idee o intenzioni restano in un cassetto, a prendere la polvere. ci restano perchè non è il momento giusto, perchè non abbiamo tempo di curarle, perchè non le abbiamo capite davvero. se giochi male, ma vinci sempre il problema è che semplicemente non giochi secondo il canone. tu, là, seduto ad ascoltare a proporre a cercare di capire. le idee migliori nascono di notte e muoiono all’alba. hanno vita breve.

non mi ricordavo quale fosse l’emozione che si provava ad uscire da Palazzo Campana, a febbraio alle sei di sera con tutto attorno pioggia e buio. improvvisamente mi sono ricordato com’era. quanto mi divorasse dentro quella stanchezza, quell’ansia da tempo che passa e non sarà mai abbastanza. improvvisamente ho capito cosa mi faceva sentire così debole. certo, è qualcosa che mi porterò per sempre dentro.

ci vuole semplicità nel pensiero, che non vuol dire banalità. la dote della semplicità è saper mirare dritto all’obiettivo senza farsi troppo travolgere dalla complessità del mondo che ci sta attorno. ogni volta che ascolto le persone quello che più mi colpisce sono i loro aspetti semplici, poco strutturati. quelle dimensioni in cui sono i migliori, consapevoli o meno.

“…I don’t know why she ridin’ so high…”


un silenzio ponderato

luglio 29, 2012

tratta da flcikr.com dall’album di “Angel-Gonzalez.es “

non possiamo fare a meno di smettere di sperare nel domani. raramente riusciamo a renderci conto di quanto stiamo bene davvero, di quanto sarebbe meglio il persistersi di certe condizioni. Purtroppo e per fortuna la vita ci obbliga a muoverci, a spostarci, a cambiare posizione a peggiorare,  quasi sempre. così poi ci troveremo in altre situazioni e a rivedere il passato ci renderemo conto di quanto è importante apprezzare i momenti che avremo e, forse, a saperli riconoscere.

è così difficile stare zitti, farsi un’opinione e poi, solo allora, parlare. Troppe volte sentiamo tuttologi parlare di qualsiasi argomento e tu magari ti senti stupido perchè non ne sai nulla, ti sembra che sia proprio questo il motivo del tuo ‘isolamento’, poi ti informi e ti rendi conto che erano fregnacce, notizie mal lette e riportate frammentariamente. geni non si diventa, si nasce.

le pause ci vogliono, per poter ricominciare, stare al passo e mantenere il ritmo. non sono i parziali della partenza che importano, sono i ritmi di metà gara, quando tutti crollano. tenere sempre la testa è una tattica pericolosa, perchè basta anche solo un’istante crolli e ti ritrovi in fondo senza forze per ripartire e senza altre gare da fare. delle volte si gareggia per una staffetta, altre volte per la batteria di qualificazioni, altre volte sono maratone o 100 m. si corre sempre, si fatica un sacco: l’importante è il traguardo.

“…o mare nero, mare nero, mare nero…”


vedo e provo a capire

gennaio 3, 2012

tratta da flickr.com dall'album di "loungerie"

sta nella visione che abbiamo. sta in ogni istante che passiamo a cercare nuove risposte. se ci penso è difficile dover andare avanti ogni giorno sapendo che tutto cambia, per restare com’è. Non so chi lo abbia detto ma è vero: dimmi una cosa e i classici ne hanno già parlato. così mi trovo a viaggiare per questa vita cercando un verso e una direzione; troppo spesso è proprio quello che ci manca per avere la nostra identità.

Ci sono dei giorni in cui prenderei la macchina e andrei in giro. viaggerei solo per il gusto di farlo: come fa Nanni Moretti in ‘caro diario’. Lui lo fa in motorino, io in macchina. A sentire la radio, finestrino abbassato e sole al tramonto o la mattina presto. viaggiare e sentirsi chiamato da una via piuttosto che da un’altra. viaggiare e scoprire che il mondo è così bello nelle sue piccolezze. fermarsi un istante e conoscere, avere un’idea. ecco avere un’idea.

alla fine te ne rendi conto di quanto sono superficiali le persone. ti rendi conto di chi ha un’idea e un’opinione. può darsi che siano giuste o sbagliate ma ce l’hanno. poi passi oltre e vedi un sacco di persone che parlano, parlano e non dicono nulla, parlano e non provano ad ascoltare. non provano a capire. il loro pensiero è quello giusto e chi non la pensa così sta sbagliando. io preferisco stare zitto perchè a discutere con un idiota c’è sempre il rischio di non capire chi dei due lo sia.

“…azzurro, il pomeriggio è troppo azzurro e lungo per me…”


first look

maggio 30, 2011

tratta da filcr.com dall'album di "merto87"

ci sono quelle volte in cui mi capita di farmi un’idea. è un’impressione, nulla di particolare. Poi non hai i mezzi per valorizzare le tue idee. Non hai le conoscenze necessarie. Resti senza parole, con quel tuo modello in testa, che più passa il tempo più vai ad aggiornare e a vedere che funziona bene. Alla fine quello che ti capita di scoprire è che molte volte la prima impressione ha un fondo di verità. la prima idea che ci si è fatti ha un suo perchè, recondito, nascosto ma c’è un ben preciso motivo. Così, come diceva Andreotti, “a pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca”.

vi è mai venuto in mente che per qualcuno noi siamo i primi? che ci saranno pur delle persone nella nostra vita per cui siamo le prime per qualcosa?! troppo spesso pensiamo di essere eternamente secondi o irrimediabilmente ultimi. non ci vuole entrare nella testa che pur a qualcosa serviamo. ci spaventa tutto questo. ci fa sentire così lontani dalla vita dalla responsaiblità che possiamo quasi sopravvicere e poter tirare a campare avanti, a campare oltre.

io sono arrivato così vicino alla fine che non più voglia di ricominciare. Sono stanco eppure non sono alla fine. poi siamo tutti vittime o in qualche maniera colpevoli, tu però te ne stai zitto e passi solo il tempo ad aspettare. a chiederti il perchè di quelle parole, che senso anno. avvertimento o sveglia. ci vorrebbero più emozioni così forti, certo il tempo passa e le svuota tutte, dalla prima all’ultima, si tiene solo l’involucro, così te le ritrovi in mano, pensi che siano le stesse e invece sono diverse, usurate.

“…obladì obaldà…”


la sottile linea

maggio 15, 2011

è molto sottile la linea che divide luce e buio. se siamo in pieno giorno o in piena notte questi problemi non ci sono, sono certezze. il vero problema è quando ci si avvicina all’uno o all’altro. tramonto e alba. le prime luci dell’alba le ultime luci del tramonto. fa paura pensare che per poco per nulla rishciamo di stare  da una parte o dall’altra. e così pure nella vita. c’è un breve istante in cui sei sospeso nel nulla, nel terrore di esserti ritrovato a tua insaputa dall’altra parte. e senza poterci più tornare indietro. panico.

alle volte mi capita di scoprire che la mia prima impressione su qualcosa era giustaa. tutti mi dicevano l’opposto, che ero io che mi sbagliavo, che ero io che non capivo. passano i giorni, i mesi e gli anni e alla fine scopri che avevi ragione. non è tanto per dire “te l’avevp detto”, ma quanto più per riflettere che sempre più spesso la verità è quella della maggioranza. in una stanza con 100 persone, se 90 dicono una cosa e 10 l’altra, saranno i 90 ad avere ragione, perchè sono di più. quindi finisce che la tua argomentazione che dice “guarda che non è così perchè semplicemente non è vero…”crolla. il fatto è che non sempre si può dimostrare l’incorrettezza di un pensiero. spesso servono basi e prerequisiti che non sono comuni e quindi si finisce per dare ragione a chi se la sa prendere. e tu te ne resti con un palmo di mano, ma con la verità dalla tua parte.

io devo arrivare lontano.  tu devi superare l’orizzonte. noi dobbiamo andare oltre. perchè non siamo mai alla fine. non ci deve mai bastare la vetta. o forse non ci possiamo stare per sempre. molti di voi, io per primo, pensano che ci sono dei momenti della vita in cui stavamo davvero bene. avevamo tutto quello che volevamo, eravamo felici insomma. eravamo in cima ad una montagna. poi è passato il tempo e questi momenti se ne sono andati. talvolta per causa nostra: non ci bastavano, siam voluti andare oltre, trovare una nuova vetta. altre volte per cause a noi ‘esterne’: gli altri, il tempo. penso che l’equilibrio e lo stato di una sitauzione non sia estendibile all’infinito, accade che prima o poi si debba scendere da quella vetta, e andare a cercarne un’altra. solo che prima devi scendere e son dolori, poi devi risalire ed è fatica.

“…Ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite…”