il fattore C.

giugno 3, 2011

tratta da flicrk.com dall'album di "diego quintana"

non dobbiamo mollare. non siamo soli, ci sarà sempre qualcuno nella nostra vita. alle volte se ne sta dietro di noi, a nostra insaputa a volerci bene, forse basterebbe girarsi e trovarlo. Oggi ho fatto un viaggio bello lungo in treno, 4 ore e mezza su un regionale. passare davanti al mare in treno ti fa pensare, ti fa riflettere, ti calma, ti fa venire in mente delle idee. Alla volte le foto non bastano per cogliere anche quegli odori, l’aria del finestrino, la tua stanchezza addosso. Il paesaggio è unico la sua emozione tua. così te ne stai in piedi affacciato al finestrino a vedere i paesini di mare che iniziano a vivere, che iniziano l’esate. Calmi, come sei tu là, come devi esserlo.

la verità è che per fare il colpo grosso ci vuole culo. per quanto tu possa pianificare, osservare, studiare; ciò che distingue la vita da un algoritmo è che c’è un tasso di imprevedibilità. qualcosa che sfugge al nostro controllo e ci può portare là, dove non saremmo altrimenti potuti arrivare, o forse ce l’vremmo pure fatta ma in maniera più sporca. trovarti in giro a quell’ora, avere proprio tu quel libro, sapere a memoria quel numero di telefono. Sono cose da nulla, ma è nel contesto che davvero ci danno quella grossa spinta che non avremmo. è come nel film “match point”, la pallina cade da una parte o dall’altra per ‘fortuna’, bisogna coglierla, e rendersi conto di quanto sia indispensabile. aggancio.

Io non credo che si possa essere davvero felici. ci sono momenti in cui lo siamo, ma sono brevi e sfuggevoli. ci sono momenti in cui tante cose ci vanno bene, ma non ci rendiamo conto di quanto in reatà le cose stinao davvero andando bene, e le lasciamo passare. Poi ci sono quelle volte che non sai come esserlo felice, ci provi, ma non c’è mai nulla che ti vada bene. Tranne nel primo caso, anni dopo ci si accorge di quello che è passato, ci si accorge che è possibile essere felici. ma c’è il rischio di cercare solo quella di felicità, quella felicità che è voltata e che mai più tornerà, per fortuna. domani ci riserva sempre qualcosa di nuovo, così mi accontento di andare a dormire e sapere che una speranza c’è per tutti e che le forze le abbiamo dentro da sempre, serve solo saperle tirare fuori. il resto è solo gestione e tattica. ma su quello siamo davvero esperti.

“…hoping for the best, but expecting the worst…”

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non sapere di vincere

febbraio 5, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "HOLLi*"

nessuno di noi si ritiene fortunato. ci diciamo sempre che la fortuna gira solo per gli altri e mai per noi. e il bello è che a chiedere agli “altri” nemmeno a loro le cose vanno bene. nessuno è ami felice. Alle volte il mondo è perfetto, ma quelle sono rare eccezioni, momenti che poi passano, nel bene e nel male. l’unica grande verità è che siamo affossati da questo enorme peso che è la vita. tutto sembra franarti addosso, e solo a te. ti senti al centro del tuo mondo e non capisci che in realtà anche l’altro se la passa male, se non peggio. così è la vita e tu ci puoi far ben poco se non incassare la maggior parte delle volte e poi ogni tanto sferrare qualche colpo. alla fine ne uscirai sconfitto, come sempre…ma almeno hai lottato con intelligenza. pronto a nuove sfide, che magari vincerai.

alle volte capita di vincere la lotteria e di non saperlo. capita di camminare per strada e quello dietro di te ti salva la vita. capita che le cose vadano bene a te, ma lontano da te. il fatto è che non ce ne rendiamo conto, siamo troppo concentrati a vedere le cose vicine. miopi. e ci perdiamo spesso i colpi migliori. altre volte ci sembra che il biglietto che ci è capitato più che una vittoria, sia una sconfitta, ma anni dopo non sarà più così. la difficoltà nel valutare un’azione è nel rapportarla al tempo. non possiamo volere solo cose negative oggi e positive domani, andando avanti così ci saremmo privati di una fetta della nostra, se non tutta. come nemmeno possiamo volere solo cose buone subito, alla lunga ci farebbero solo male. equilibrio.

“da quant’è che non ascolti un disco?” già. ci sono dei piaceri di cui ci priviamo troppo spesso perchè ci sembrano inutili o non sappiamo trovargli tempo. non sappiamo che le cose vanno male punto e basta. non sappiamo che non saranno quei cinque dieci minuti a cambiare l’esito del mio futuro, sopratutto se è per un lavoro. dare il massimo ma ottimizzando, perchè a usare tutto il tempo finisci che sei poco produttivo, mentre invece a usarne poco dai il massimo(ma potevi fare di più…)! è ciò ceh ci è ignoto, da sempre. per sempre.

“…e forse un giorno lo capirai…”


far far away

gennaio 19, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "www.synkadv.com"

“one unpon a time…” e poi si inizia con la storia. bella o brutta, ma inizia la narrazione. e tu te la immagini.  ci metti immagini del tuo passato, delle tue esperienze, dei film che hai visto. tutto in un gran calderone, l’intreccio si svolge, ma in realtà lo sviluppo è a livello di singolo dettaglio. non riesci a focalizzare il tutto, ambienti e caratterizzi idealizzando, c’è solo un dettaglio che risalta.  così ambientiamo in non luoghi in universi che ci sono noti, ma che non sempre sappiamo riconoscere. sono quotidiani, ma lontani.

“there was a princess who lived in a castle…” sì, ma che castello? e questa principessa com’era? come si vestiva, come si comportava. che pronuncia aveva. è un po’ come quando conosci di fretta le persone. le caratterizzi al volo in maniera superficiale, non perchè non hai dati, ma perchè le devi catalogare. devi cercare di costruire rapporti a breve termine, non puoi andare a scavare affondo, devi navigare in superficie, in una superficie in cui anche lei galleggi. così cerchi qualche interesse comune, luoghi o persone che vi associno, non è che faccia tanto, ma aiuta. è come se per transitivià un piccolo passo fosse già fatto. ma alla fine ci rendiamo conto che è davvero esiguo il numero di persone che obiettivamente possimao dire di conoscere. non tanto perchè è quantitaviamente poco, ma è qualitativamente scadente, in media. siamo soli? no, c’è gente che conta attorno troviamola.

“…and they all lived happily ever after.” il gran finale. ci siamo sbattuti per tutta la giornata, per tutta la nostra vita, per tutto il periodo in questione, abbiamo ucciso draghi, salvato principesse, sconfitto streghe e maghi girato il mondo, e ora ci vuol un gran finale. che finsica bene per i buoni e male per i cattivi. ma mettere un punto definitivo non si può, e inoltre la vita va a scale. a volte scendi e a volte sali, non è che una sia meglio dell’altra, sono altre prospettive. il grosso problema è che non accettiamo i finali che ci propongono. pensiamoci un attimo. siamo sempre a desiderare qualcosa che non abbiamo. vediamo sempre la macchia, il lato negativo. questo può spingere una persona a migliorarsi, ma rischia, alla lunga di non rendere al vita un bello spettacolo. alle volte ci penso e vorrei tanto potermi sedere a bere una bella tazza di the, leggendo il giornale e ascoltando la radio, senza pensieri. ti dici che in settimana non puoi, nel week end c’hai le tue cose da fare e non c’è mai tempo. così rimandi tutto alle vancaze, ma ti rendi conto che non ha lo stesso sapore, là vorresti esser pieno di cose da fare, e invece il tempo non passa mai. il fatto è che non ci accontentiamo mai. bene, si deve migliorare, ma alla lunga ti logora dentro vedere sempre il mondo dal lato scomodo.

“…like a rolling stones…”