desiderare di accettare

maggio 30, 2016

tratto da flickr.com dall’album di “moluda”

ci sono dei giorni che vanno a velocità diverse, in cui la percezione di cosa hai attorno è diversa! tanto di chi siamo è chi vediamo nello specchio, ed è per questo che ci meravigliamo quando le persone vedono in noi qualcosa che era sopito. vediamo troppo spesso la felicità in ciò che era, in un qualche passato. non lo so, credo che la chiave di tutto è quella di accettare i limiti e muoversi intorno a quelli. possiamo desiderare con tutto il cuore che succeda l’impossibile, o a muoverci da dove siamo. chissà se le rivoluzioni sono inevitabili.

com’è bello il mondo quando si ha la forza di esplorarlo! come è bello il prossimo quando si ha il coraggio di conoscerlo. nella stanchezza dei nostri giorni, nella fatica delle nostre vite ci dimentichiamo troppo spesso cosa ci tiene a galla… ci sono giorni e persone che alle volte te lo ricordano. che ti fanno capire come conta davvero ciò che fai e quello in cui credi!

“quanto avevate provato quegli schemi?” “era tutto l’anno che li perfezionavamo…” “ogni volta che guardo gli appunti della partita e i video mi pare incredibile come ce l’abbiate fatta!” “sai, non so se ce l’abbiamo fatta, in realtà era solo che ci sono venute tante manovre che mai avremmo pensato.” “l’ungherese era inarrestabile” “no, semplicemente serviva una compattezza di squadra e uno spirito di sacrificio maggiori. andare oltre la singola prestazione”

“…quella ragazza è ossessionante Jeeves…”


attendi e fai

dicembre 11, 2015

tratta da flickr.com dall’album di “Piermario”

se ci aspettiamo che gli altri facciano quello che facciamo noi, è inutile, perchè ci siamo già noi a farlo. c’è bisogno di qualcosa che noi non possiamo o sappiamo fare. se ci aspettiamo che gli altri facciano quello che noi vorremmo, prima o poi ci stuferemo. e – comunque – saranno sempre più le delusioni che le soddisfazioni. no. dobbiamo imparare ad apprezzare gli altri come sono. E in un mondo in cui sono l’altro per il mio prossimo, ogni giorno devo avere un solo obiettivo: svegliarmi e cercare di essere il meglio che posso. io ci provo, ma non ce la faccio mai davvero. nessuno ce la fa. però noi ci dobbiamo provare sempre. non smettere di impare dai nostri sbagli. dobbiamo provare sempre a correggerci e migliorarci. per migliorare il mondo attorno a noi, per migliorare gli altri.

era meravigliosa quella foto. il mare blu e calmo. il cielo azzurro e limpido. gli occhi felici e sereni. il sorriso contagioso e solare. i capelli un po’ sparsi dal vento. oramai tempi passati e spensierati. riguardare ogni tanto il passato deve farci vivere positivamente il nostro oggi, perchè la trappola è sempre pensare: “com’era bello una volta…”, “avessi fatto diversamente…”. se oggi siamo felici, domani sopporteremo tutto.

“capitano cosa ha pensato quando ha perso quella partita?” “prima di scendere in campo eravamo terrorizati, ci dicevamo che se non avessimo vinto tutta la nostra carriera sarebbe finita.” “durante?” “credo di non aver mai vissuto peggio una sconfitta in campo. crederci perchè dovevo, inutile e patetico” “dovevate assolutamente vincere, non bastava un pareggio?” “No! e per quanto ci provavamo nemmeno un gol, nulla. poi due gol subiti allo scadere. 0 a 2” “ecco. alla fine cosa pensò?” “sa. credevo mi si sarebbe chiuso il mondo. un tunnel da cui non sarei mai potuto uscire. ma nello stesso istante in cui finì la partita – e tutto stava crollando – , mi resi conto che c’era un domani da cui cominciare – da cui ricostruire – . e ci mettemmo al lavoro.” “… e se ben ricordo alla fine ce l’avete fatta!” “…già”

“…The hour when the ship comes in…”

 


la prima soluzione veloce

settembre 27, 2015

tratta da flicrk.com dall’album di “jlmaral”

capita a volte, quando non riusciamo a sentirci bene con noi stessi e soddisfatti, di volerci sentire migliori degli altri. e la strada più veloce che percorriamo è quella di fissare noi e abbassare il livello dell’altro. è una nostra debolezza intrinseca, sapere chi siamo è difficile, ma almeno so che sono meglio di lui. vengono fuori dei problemi però – qualcosa che incrina ancora di più l’idea che abbiamo di noi – se questa persona riesce a fare cose che noi non riusciamo, allora lo consideremo migliore e noi peggiori, cadendo in un vortice di oscurità. il primo grande passo resta sempre quello di essere in pace con se stessi, da lì poi si parte a costruire il resto. assieme agli altri e non contro gli altri.

passano gli anni e alle volte ti capita di pensare cosa hai fatto, quali strade hai percorso. passano gli anni e ripensi agli ostacoli superati e tutte le fatiche che hai sopportato. passano gli anni e ti domandi quanto sei cambiato, ti chiedi come hai fatto. ti rendi conto che tante cose – ora – non saresti più in grado di farle. non ti capaciti di come è possibile che tu ce l’abbia fatta, a quel tempo. in realtà è il solito tranello mentale. una volta nella situazione ce la si cava sempre, certo prima di provarci nemmeno sai come, ma in durante le cose si chiariscono.

“pensa che le prime cinque partite le ho guardate come riserva dalla panchina” “ci capiva qualcosa?” “nulla. è che dagli spalti hai una visuale più distaccata dell’azione, tutto ha un senso, una logica. è chiaro. poi vedi il mondo da vicino e non è così facile” “giocavano troppo veloce” “mi ricordo solo le urla del mister, incompresibili, poi anche tra di loro si uralvano e si capivano, per me era tutto incompresibile. un ritmo e un’intensità troppo elevate” “e all’esordio?” “perdemmo 8 a 2, però quella partita mai me la scorderò. è da lì che si parte, dagli errori e dalle incertezze.”

“…Oh yeah I’ll tell you something…”


sbiadire o cambiare

agosto 31, 2015

tratta da flickr.com dall’album di “Elisabetta Stringhi”

ci sono stati momenti nella mia vita in cui ho trovato forze che non avrei immaginato. ci sono stati dei momenti che ancora oggi mi chiedo come abbia fatto ad uscirne, a sopportarli. uno lo fa, certo, ma alle volte non rendendosi conto del ‘come’. una grande nostra virtù è la resilienza, praticamente è il deformarsi senza rompersi a sollecitazioni forti e impulsive. certo tutto questo spesso lascia dietro dei ricordi e del dolore. ma è dal ricordo che riemerge la speranza, la speranza che anche domani ce la potremo fare. ed è dal dolore passato che si aprono nuove prospettive, per capire meglio la realtà in cui siamo.

ripulendo la cantina trovo spesso degli spunti per ripensare a ciò che è stato. uno di questi è un po’ la tendenza che ho ad avere dei ricordi tangibili, qualcosa che magari non ha tanto un valore di per sè nel ricordo, ma lo rievoca essendone parte. un quaderno, una foto, un gioco, una cartolina. all’inizo dici di tenere queste cose per ricordarti il fatto, solo che poi col passare degli anni il ricordo si sedimenta o sbiadisce, senza lasciare tracce. così alle volte svuotando le cantine mi trovo a buttare via cose che avevo tenuto, proprio perchè ormai il ricordo è cambiato e non è più contenuto in quell’oggetto o perchè è svanito e nemmeno l’oggetto lo riporta a galla.

“capitano, quando tutto era nebbia e pioggia…” “nebbia che nemmeno vedevi l’altro lato, pioggia che ti infradiciava tutto” “sì ecco, quando era così. come riuscivate a giocare?” “vedi, le nostre migliori partite le abbiamo giocate proprio quando abbiamo dovuto davvero capire cosa potevamo fare per superare tutte le difficoltà…” “lei guidò quelle grandi vittorie” “sì, ma c’ero anche quando le prendemmo come non mai…alla fine è più questione di tattica”

“…Tengo gana de bailar el nuevo compass…”

 


riemergere dalle macerie

agosto 10, 2015

tratta da flickr.com dall’album di “Kristel Van Loock”

quando ho smesso di farmi delle domande? a ripensarci tutte le volte che ha smesso di importarmi della sitauzione. imparare sempre qualcosa di nuovo è difficile, perchè – in fondo – ci fa continuamente sentire inadeguati e ignoranti. però, a pensarci bene la nostra vita l’abbiamo sempre cambiata quelle volte che siamo stati disposti ad imparare, a conoscere e a capire. smettere di farsi domande è anche un po’ accettare le risposte che abbiamo trovato, senza mai – seriamente – metterle in discussione. o forse guardiamo troppo lontano, o troppo vicino. prospettive.

le macerie. eppure quando non resta più nulla, la sola cosa che si può fare è ricostruire. ci vuole tempo. ci vuole pazienza. ci vuole speranza. ci vuole forza. ci vogliono persone accanto. non saremo mai nulla senza chi ci sostiene, chi ci aiuta e chi ha bisogno di noi. dalle macerie, dalle ceneri bisogna riemergere, risorgere. il problema è che durante e dopo la catastrofe non abbiamo le forze che avevamo prima, cadiamo lentamente e inesorabilmente verso il baratro. la nostra grandezza sta nel trovare il modo di fermarsi.

“…abbiamo perso 4a1” “era solo l’andata! ricordatelo, lascia che sia il campo a dirti che hai perso” “ma come possiamo fare?” “anni fa giocai una partita che dovevamo vincere, non potevamo nemmeno gestire il risultato…” “come andò?” “non è quello il punto. il fatto era che quando scendemmo in campo, ognuno sapeva che ce la potevamo fare, che non sarebbe stata una passeggiata, che partivamo sfavoriti, ma giocammo come poche altre volte, credendo – dopo tanti anni – di nuovo in noi…” “sì, ma come andò?” “questo, ora, non è importante…corri!”

“…ti meriti un dollaro, ah Chinatown Chinatown…”


dinamica di chi è a fianco a noi

luglio 23, 2015

tratta da flickr.com dall’album di “Roberto Ferrari”

l’ascesa dell’eroe. delle volte le toppe che risolvono subito i problemi nascondono danni ben più gravi, che si vedono solo quando è troppo tardi ed è tutto irreparabile. in fondo sai che certe strategie sono valide, ma mentre le attui ti rendi conto di quanto siano faticose, di quanto certi passaggi siano dolorosi, vorresti prendere la strada più veloce, evitare i problemi, sapere già le soluzioni. E, sì, sul momento ne avrei grossi vantaggi, ma alla lunga tutto mi si ritorcerebbe contro. di nuovo. impariamo.

la caduta dell’eroe. o di come i nostri pilastri non ci possano tradire. possiamo accettare che le persone sbaglino, possiamo accettare che cambino opinione, resta un fatto: non accettiamo mai che le persone vengano meno proprio alle loro grandi battaglie, ai loro valori per cui hanno sempre combattuto. è debolezza, è semplicemente essere umani, ma alle volte sbagliamo. quello che ci distrugge quando vediamo gli altri sbagliare non è tanto ciò che hanno fatto o le conseguenze, ma tutte le speranze che avevamo riposto in loro. si sbaglia, si cade. ci si rialza. sempre.

la rinascita dell’eroe. ‘capitano mancano 61 minuti, non ce la faremo mai’ ‘corri…’ ‘ma dopo tutte queste gare siamo esausti’ ‘corri. non fermarti, non guardare il tabellone.’ ‘ok!’ ‘ricordati come abbiamo fermato l’ungherese.’ ‘sì, me lo ricordo. nessuno ci dava la minima possibilità, nessuno.’ ‘eppure, siamo qui proprio perchè ce l’abbiamo fatta allora! credici. e non smettere di correre’.

“…Ecco Duke Ellingtooon, grande boxeur tutto vantagli e silenzi…”


coraggio, ma non stupidità

aprile 23, 2015

tratta da flickr.com dall’album di “Francesco”

è la metafora del paesaggio da sopra la montagna. spesso ci capita di dover faticare, di muoverci senza riscontri immediati, di non sapere nemmeno più se la strada che stiamo facendo sia giusta. è che speri che arrivi il momento in cui raggiungi una cima e il panorama da lassù sia emozionante. i più grandi sono quelli dei momenti di emozioni forti, coinvolgenti e intense. per quanto sia assurdo tutto il grande dolore della mia vita lo ricordo, però… però ricordo anche le soddisfazioni, le risate e la felicità. e meno male.

nella vita ci vuole coraggio, ma non stupidità. ecco, i grandi promotori del buttarsi sono quelli che ti dicono di sfidare un drago a mani nude, perchè basta il coraggio. tu lo fai, pigli schiaffi e poi ti dimentichi quali siano i tuoi punti di forza. poi ci sono quelli che ti dicono di riprovarci che tu sei più forte, quando non è assolutamente così. tu allora vai, pigli ancora schiaffi e te ne torni ancora più insicuro di prima, dimenticandoti chi sei. no, i migliori sono quelli che ti dicono quali sono le tue armi, quali non lo sono e che strategie usare. quelli che ti ricordano che non è sempre il più forte che vince. perchè è quando sappiamo i nostri limiti, ma anche i nostri punti di forza, che il drago lo battiamo, o per lo meno qualche schiaffo glielo diamo.

“capitano, e ora?” “e ora dobbiamo solo correre e resistere, come allora” “ma adesso è diverso, non siamo in casa. tutte queste persone nuove, questi campi che non conosciamo, questi avversari un po’ sconosciuti…” “appunto facciamo semplicemente il nostro gioco, e tutto andrà alla grande. basta essere pazienti e non forzare la mano…”  “sa, non lo avrei mai detto…” “cosa?” “che ce l’avremmo fatta. a giocarcela…un anno fa tutto questo era impensabile” “vedi una stagione la costruisci una partita alla volta, non tutto d’improvviso…” “già” “ora però corriamo…”

“…Since you’ve gone I been lost without a trace…”