tornare indietro, per poco

novembre 16, 2012

tratto da flickr.com dall’album di “Dimitris Iliopoulos”

capita a volte di rimpiangere il passato: come si stava bene allora. capita a volte di temere il passato: speriamo non accada più.capita a volte di ricordarsi il passato: ecco com’era.

per una serie di strani e fortunati eventi in questa settimana qua mi sono ritrovato, per poco tempo, catapultato ai tempi delle superiori, a situazioni che oggi come allora erano speciali, straordinarie. e proprio in quanto tali avevano un altro sapore. già, perchè l’università ti rende libero, è il recinto che ti fai tu che ti limita. sei tu che ti concedi di andar fuori.

entrare due ore dopo. mi ricordo, idealizzando ovviamente, quando alle superiori  ci leggevano la circolare che il giorno dopo si sarebbe entrati una o due ore dopo per mancanza di un professore. ecco, in quei momenti eri felice. ti avevano regalato qualche ora di pausa: nemmeno ci pensavi a metterti a studiare. dormivi di più. andavi a scuola con pullman vuoti, in strade quasi deserte e trafficate da facce che non erano quelle di tutte le mattine. e così se un professore ti dice che non ci sarà e ha le prime ore, poi dopo lezione, beh… conviene davvero goderti quella dormita. raramente ne avrai altre.

uscire prima. era più raro come evento. e quando capitava, come per prima, non stavi a pensare razionalmente quanto tempo avessi in più per studiare, pensavi piuttosto quanto tempo avevi per goderti il ritorno a casa. magari lo festeggiavi bevendo un caffè fuori al bar, sotto l’ombrellone di plastica rosso. uscire prima. rubare tempo alla propria frequenza forzata, e non sepre desiderata. specie quando fuori c’è il sole e un po’ di vento il tempo è fantastico e ti riempie dentro di felicità vedere quel cielo azzurro prima del solito. pare persino più azzurro.

non ho mai pensato a quanto mi mancano quei momenti che vivi solo alle superiori, ce ne sono altri. non ho mai più pensato a come li ho vissuti illo tempore, di sicuro sprecandoli col senno di poi. so solo che oggi, riassaporandoli leggermente diversi hanno un certo sapore unico, stupendo. Così ti rendi conto di quanto sia difficile, se non impossibili, godersi appieno un attimo. e anzi, quando te ne rendi conto è tutto sprecato.  ma per fortuna c’è il presente a rassicurarci!

“…fammi fuggire fuggire di qua…”

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l’alba se li porta via

agosto 6, 2011
tratta da flickr.com dall'album di "unNickrme"

tratta da flickr.com dall'album di "unNickrme"

pensandoci dovrei scrivere un libro su tutte le tampe che ho preso in matematica. ci farei un’enciclopedia. perchè le trappole più comuni sono banali, ci cascano tutti e spesso non se ne allontanano troppo, le migliori sono quelle da intermedio, da avanzato. quando possiedi buoni strumenti e gli argomenti che tratti sono i più vari e disparati. e così ti rendi conto che delle volte impari più teoria facendo un esercizio che studiando paginate di teoremi. altre volte invece fatichi come un cane perchè brancoli nel buio nella teoria. è roba seria, mica storielle.

più ci penso e più mi torna in mente la città di notte. coi suoi silenzi. con le macchine che si muovono. i taxi in attesa di clienti e qualche bar aperto 24h. io se potessi vivrei di notte, perchè di notte tutto è più chiaro, di notte ogni cosa è nitida e i rumori sono attutiti. sembra quasi che quando arriva l’alba e il sole si porti via l’incanto e il mondo, la città torni a strillare.

ora bisogna ricominciare. andare oltre, seguire l’istinto. credere che sia possibile vincere quella battaglia. il campo è sfavorevole e pure la stagione. se ci pensi però di battaglie ne hai vinte in passato, certo allora era tutto diverso. ora però se tu non sei convinto non ha nemmeno senso scendere in campo a giocare. pausa. tu stai tranquillo, io adesso entro e non faccio passare nemmeno un giocatore dal mio lato. era terzino, giocava a calcetto. c’aveva la faccia.

“…e dopo la terra il mare…”


riprendiamo

gennaio 9, 2011

tratta da flcikr.com dall'alubm di "orsocurioso"

alla fine poi ci sei tornato. hai rivisto quella casa, ti sei di nuovo ricordato di chiudere quella finestra. ma ora è diverso. c’è passata così tanta gente che nemmeno la riconosco più. ho paura di perdere la memoria, quel poco che mi resta. terrorizzato dal fatto che, domani, è pur sempre un altro giorno che si porta via tanto o poco di ieri, del passato. oggi riflettevo su come ci siano certe nostre scelte che ci portano da parti opposte a distanza di anni, senza poter tornare indietro. Insomma che ci siano dei movimenti e trasformazioni nella nostra vita che non sono reversibili. Prendere un vaso ad esempio: potete spostarlo sul tavolo su cui si trova, ma se andate oltre i bordi. crash.

Allora poi ci pensi e ti vengono in mente le scene migliori, quando te ne stavi là seduto sulla panchina ad aspettare il pullman, vedendo che tutto attorno è assoultamente scolorito. da solo, perchè non c’era nessuno a quella fermata. e mai nessuno sarebbe arrivato. così aspetti e nella speranza che ti venga in mente l’idea della tua vita guardi quelle piante che crescono libere verso il cielo azzurro e così ti chiedi cosa c’è oltre?! ma tanto tu sei seduto, al massimo arrivi a 2 metri e 60, saltando!

come ogni fine ce ne vuole una. mi ricordo che anni fa, quando viaggiavo nel cielo finii l’opposto di oggi. spensierato. finii senza preoccupazioni. poi tutto andò bene, o male. dipende. è solo che non sai mai quale sia la formula giusta, sempre che ce ne sia una. così mi sono messo lontano, ho ascoltato quella canzone e finalmente mi ritrovo seduto qua, a contare i giorni che mancano, rendendomi conto che non sono mai abbasantanza, ma anche avess centr’anni la vita non sa aspettare. sarebbe solo tempo bruciato.

“…il curatore sembra un buon diavolo…”


På gjensyn

novembre 29, 2010

tratta dall'album mio profilo di Facebook

è solo che a volte ci ripenso.

partiamo da Torino una fredda domenica di novembre. Il cielo e grigio, fa freddo. Si vanno a prendere tutti i passeggeri, incastrandoci bene noi e i bagnagli nella macchina del viaggio. Poi si parte, verso Orio al Serio, verso il parcheggio. Già con un passo verso la meta. E alla fine poi da quando lascio la macchina  diventa tutto un fiume di ricordi che rapidi si susseguono…

il bar che non ci voleva far sedere all’areoporto. il soffitto scoperto.  la divisione dei NOK. il viaggio. l’arrivo. la scommessa tra Elisa e Gabri sul patto di Shengen. il pullman all’uscita. i bagali disposti in maniera ordinata. il buio. le case illuminate sulla via. la voce dell’autista. l’arrivo a Oslo. il viaggio verso l’ostello. il freddo. la stanza. il bagno che aveva la doccia divisa solo da una tendina dal resto. le stovigilie. la cena portat da Torino e mangiata nei piatti di plastica. la partita a calcetto. la prima notte. le chiccchierate notturne. la sveglia. i gabbiani di furoi. il buio. la colazione nel locale a fianco. l’inizio della visita. il freddo. le bici. le casette.il sole che inizia a sorgere.  tisane. le stovigle da affittare. le lenzuola di carta. il caclceltto. la città. Deli de Luca, 7 Eleven. le camminate. Il passo di marcia Serena e Elisa. Porte delle casette. Case colorate. milioni di foto. il Palazzo Reale. la guardia amica del Nero. la vera colazione di sere. il tram che era bloccato da una macchina posteggiata male. le coperte sui tavoli esterni dei locali. le bici col freddo. Gabbo gps umano. Vigelandsparken (che alla fine invece era bello) .le statue. la colonna. Bygody. la traversata. il camioncino che si ferma per farci passare. i fiordi. la cassa automaitca. la fame. buio in centro alle 4 del pomeriggio. il municipio. nobel per la pace per obama. mercatino. paesaggi notturni. hard rock cafè e le magliette trasmarenti. l’area pedonale. Sone Gagate. la luminaria. la macchina foto di Elisa, defunta. il grande icebar. il sole alle 9 del mattino. la piazza principale. la mia amica all’info tourist point. Drobak. il paese dei pescatori e di Babbo Natale. le lanterne. chiesetta. la cinquecento. paesaggi meravigliosi. foto, e ancora foto. l’aria fredda. le pozzanghere ghiacciate. le barchette ormeggiate. tramonti. l’ufficio di Babbo Natale. babbo natale. letterine di babbo natale. il negozietto con solo articoli natalizi, e le donne. impazzivano. Il castello a Oslo. le foto sbilenchi. L’opera. il tetto. la ciambella calda. lo shopping per gli amici. la ricerca del ristorante tipico a poco prezzo. la paseggiata al freddo. il gioco di carte. le risate. la collina sopra Oslo.La neve, finalemente. il trampolino per il salto con gli sci. i cappellini del nero. il nostro vagare con le borse. l’autista che rallenta per farci fare le foto. la felpa di Gabri. il contare i soldi per non tornare con il monetame. il cambio al volo di una maglietta all’Hard Rock. il ritorno all’areoporto. il pranzo da Mc donald’s, di nuovo. le valigie ordinate. i paesaggi che ci salutano. i ricordi congelati. la nostalgia che senti che tutto è finito. il freddo arrivati all’areoporto. l’attesa. a Bergamo. pantaloni bianchi a quadri per viaggiare.l’aereo del museo vicino al parcheggio. sulla strada del ritorno. la tangenziale libera. la pausa cena all’autogrill .ciao Nero. ciao Sere. ciao Eli. ciao Gabbo

På gjensyn, arrivederci Oslo. e grazie di tutto.

Già, mi sarò dimenticato qualcosa. avrò commesso qualche imprecisione. ma Oslo è stato questo. Non c’è tono commemorativo o celebrativo. Però, a un anno di distanza, quanti ricordi, quante emozioni che riesci ad associare. già. E alla fine quello che ti resta è ben più di una maglietta, una cartolina, una penna e una bottiglietta d’acqua. Quello che ti resta nel cuore è quel viaggio. lasciando tutto qua. con gli amici. con voi.

mi basta chiudere gli occhi e ripensare a quel freddo, a quel buio a quell’aria. per un istante, solo uno. mi sento più leggero.

“…mi prendi allo stomaco, mi fai morire…”


Stellina R.I.P.

settembre 4, 2009

Stellina

Questo Post ha un’origine molto antica, ma è stato incubato per molti mesi, forse per fissare le idee o forse perchè non era ancora il momento. Ecco così il primo intervento del dopo-estate.

questa settimana  è stata molto intensa… lunga e faticosa, ma è finita! però non è sata come nessun’altra! e la ricorderò a lungo, per sempre. O almeno credo che un gionro resterà a lungo impresso nella mia mente. Lunedì 8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione, ma anche data di chiusura definitiva della Stellina…

già, la Stellina. Quella specie di rifugio in montagna, vicino a Mondovì, a cui sono legati molti passi della mia crescita. Da quando ero un bambino a quando son diventato animatore, ma gradualmente, passo dopo passo. Ed è là, tra quei letti duri e plasticosi, tra quelle sedie ormai scolorite, che sono anche diventato quello che sono, per una piccola fetta.

Già… ricordo come se fosse ieri il mio primo e unico minicampeggio… com’era tutto diverso e lontano, chi l’avrebbe mai detto che io sarei poi diventato così!?! che anche io ne avrei fatto parte, ma dall’altra sponda!
E poi le uscite… quando si saliva in macchina… Quando un lettore mp3 non si sapeva nemmeno cosa fosse e quando si andava su si ascoltavano i cd e le cassette(di tutti i generi). Si faceva casino in macchina… già! Sembra ieri. Poi le serate e le litigate che si fanno lassù! I casini notturni… lo scegliere la stanza dove si sente meno il rumore… lo stare sempre allerta! Gli armadi, le saponette, le mosche, le prese elettriche lontane e scoperte… tutto! E poi quella strana magia che c’era dopo un quarto d’ora che si era saliti, quell’isolazione che ti abbracciava piano piano ma a farti sentire bene come dentro una coperta calda.

Ogni volta che salivo era sempre diverso, c’era qualcosa che era cambiato. Alle volte avrei voluto, forse, essere a Torino; altre non vedevo l’ora di scappare. Così dopo tutto il viaggio, la sistemazione si, arrivava sù. C’è un odore che mai mi scorderò, come la “galette” di Proust, il the caldo alle 16.30, merenda e poi animazione. Ma quel profumo, quel vapore che ti saliva per le narici ed esaltava la freschezza dell’aria pulita e fresca che c’era lassù, c’era sempre.  Chissà quando mai potrò riassaporarlo così…

Poi, col passare del tempo, arriva anche la prima superiore e alla Stellina vado come animatore. Mi sembra ieri. Era un sabato ed io ero a Torino a dare il PET(passato, ma senza merit…evviva!). Poi di corsa su, e si riapre un nuovo mondo….

primo anno… i grandi erano Mario e Mariel. Mi ricordo come se fosse ieri che appena sono arrivato c’era Andre che aveva una mano fasicata per la sua scottatura contro la stufa e poi che c’era una miriade di bambini che urlavano e io che non capivo nulla… noi non sapevamo dove avremmo dormito, ah che bello! Di noi come aniamtori c’erano anche Andre, Brambi, Ale, Chiara, Elisa, Martina, Elisa, Ludo e Giovanna. E anche se lontano nel tempo certi ricordi per me sono indelebili… come ad esempio la gavettonata che ci siamo fatti tra di noi.
Oppure i topi che c’erano! ahah… quando con Mario ci siamo messi a cacciarli…quante risate!!con Ludo che se l’è anche trovato nella brandina (o valigia, non ricordo benissimo…) .
Poi la nostra prima notte, verso l’una e mezza, con l’Assessore che arriva da Andre e gli dice “animatore sto male”(e inizia a vomitare) e Andre spostandolo dice “che cazzo fai?”. E la giacca è battezzata.
Come non ricordare quando è salito Bruno e la scena che Mario ha fatto con Giaci per chiedere se poteva restare.
E quell’anno lì era anche quello della casa della signora Lucia, Lucy! Quell’enorme stanza, tutta arredata che ci aveva concesso per dormire. Quanto casino, comodità e divertimento.
Ricordo anche quando ho fatto male al ginocchio di Elisa, che era stato da poco operato… e vedendola in lacrime mi ero sentito davvero male per tutta la sera(e anche oltre…), là quando era il mio turno dalla signore Lucia…. scusami!
Ma di quella stessa serata mi ricordo anche che nel casino generale, mentre tenevo il ghiaccio e mi congelavo le mani… avevo chiesto uno scottex e Giovanna se n’era veuta con tutto il rotolone.
Altro momento indimenticabile era stato il gioco notturno… con la conta finale dei bambini per veder se non ne avevamo perso nessuno.
Già… che bei momenti che ho passato… davvero! è stato un primo anno grandioso.

secondo anno… solo noi e i Dodo. Convocati: Io, Andre, Brambi, Chiara, Marianna, Carla, Chiara, Elisa, Teresa, Martina, Andrea, Ludo e Sere. Questo non so bene il perchè ma me lo ricordo come l’anno più bello! I bambini erano tanti, il gruppo affiatato e andavamo tutti d’accordo… c’era lo slogan mio e di Andre “Donne in cucina, uomini ad arbitrare” e la conditio ut sine qua non per arbitrare era conoscere il fuorigioco passivo…. ahaha! che risate.
Quell’anno è stata anche la volta del furto a villa, quel martedì mattina in cui ci hanno chiamato e tutto è diventato improvvisamente nero! A estate ragazzi c’era stato un furto e avevano scassinato la porta! Quante supposizioni, fatte a riguardo… che tensione!
E poi come non ricordare l’assessore che non ci voleva far giocare fuori, perchè c’era stato un incidente! la sicurezza!
Poi la passeggiata, con il Brambi che va a Bossea e poi ci raggiungono, dalla parte opposta! Tenendo Manuel a spalle, accompagnato da Andre.
Le serate passate a fare oggetti per una vendita di beneficenza… e qua mi ricordo l’ultima sera, da delirio vero e proprio! risate senza motivo, vaccate a profusione, lavoro eterno.
E il gioco notturno di quell’anno, con i cavalieri e le principesse! A correre come sempre per la Stellina.
E quando ci siamo ritrovati io Andre e Ludo in cucina ed è scesa Giaci…ahah! che abbiamo dovuto strisciare per uscire senza aprire la serranda. E ritrovarci là, senza pigiama e sacco a pelo(io!).
E poi le porte rotte e riparate coi chiodi da Andre (Pataccia). Oppure la doccia fatta a mo’ di lager con lo shampo che c’era da lì chissa da che anni.
E poi la mia festa di compleanno, con torta di mele e una candela tipo lumino.

terzo anno…2006, e la squadra si rinnova! già! E’ l’anno dei mondiali! E la febbre del tifo coinvolge anche noi. C’erano i luce appena arrivati, freschi freschi al loro primo anno! Ciccio, Garzaro e Miriam. Poi di drandi anche Martina Michela e Berta. Di noi ci lascia Andrea, che rimane sotto a Torino, e siamo io, il Brambi, Chiara, Marianna e Chiara. Quell’anno è stato anche molto sfortunato perchè c’erano relativamente pochi bambini, non il pienone degli ultimi anni. Noi animatori potevamo concederci una stanza tutta nostra! E qua è da ricordare le mitiche discussioni mie e del Brambi prima di addormentarci.
E le sveglie di Giaci ogni santa mattina che ci diceva “io vado a messa, voi tra poco sveglaitevi!” e sempre a dormire fino all’ultimo.
E poi il nostro apparato ingeneristico per far funzionare la televisione, la partita contro la Repubblica Ceca e poi contro gli U.S.A.!! quanto casino… i bambini “obbligati” a tifare! I mille giochi sul piazzale…
Il lupo che lascia le tracce l’ultima sera, sul sacco nero, e le analisi fatte la mattina dopo da “Grissom” Brambi. Le megapartite alla Psp di Berta.  Il ritrovamento di un bel nido di vespe nella stanza adiacente ai bammbini, nessun rischio, solo tanto stupore!
E la mattonella staccata dalla doccia, caduta mentre la pulivamo-disinfe(ttavamo/stavamo).

ultimo mio atto lassù! già, perchè era l’anno della quarta superiore, il 2007. Quanti ricordi. Ormai eravamo solo più noi e i luce. C’erano Ciccio, Alessia, Miriam, Francesca, Claudio, io, il Brambi, Chiara, Marianna e Chiara. Poi una convocata a sorpresaElisa! perchè aveva già finito i suoi esami… Questo ultimo anno è stato molto arrangiato. Perchè metà del materiale ce lo siamo lasciato a Torino. Perchè un po’ tutto cadeva sempre più a pezzi. Perchè i giochi erano tutti adattati a seconda dei giorni.
Poi, come già dall’anno scorso, la Signora Lucia non ci aveva più dato la sua mitica stanza, peccato! Ma comunque ci siamo troppo divertiti lo stesso! Messi come deportati nel corridoio sopra, io nel mio antro, insonorizzato, senza nessuno che mi infastidisse.
Il bambino che ha la saggia idea di andare a recuperare la palla senza dirci nulla, cade e si trova intrappolato. Così mentre passeggiavo Elisa mi dice che è caduta una palla, ma sentendo le urla vedo che è anche caduto un bambino, scatto dentro per mettermi le scarpe e aiutato da Mari lo andiamo a riprendere. Così dopo averlo salvato andiamo in chiesa per ringraziare e mentre lasciamo qualche secondo soli ibambini in piazza sentiamo una macchina passare e un tonfo, sbianchiamo e poi era la palla contro il pannello.
Le passeggiate, i camion della spazzatura che passano e ripassano, le corse con la cariola, i turni in cucina mai fatti(!!)! Le chiaccheirate serali a suon di pasta e tonno e le scatole dimenticate per poi scomparire la mattina seguente!
La disavventura del ripetitore Tim, fuori servizio, che funzionava a ondate. E così i Vodafone ci tenevano a contatto con il mondo e ogni tanto, quasi fosse una ventata veniva il segnale, ci portava le miriadi di messaggi in coda e poi se ne andava via di nuovo. Fantastico.
Ma è stato anche l’anno del lutto lassù, per un incidente sul lavoro. Tragico. E tutto il paese si è stretto assieme, non ho mai visto così tanta gente in quella piazza.

oltre a tutti questi ricordi ce ne sono tanti altri, che chiudendo gli occhi mi tornano in mente.. la macedonia e la finestra. I palloni caduti nel burrone e recuperati. I mille giri ad andare a prendere la legna. La stufa del dopoguerra. I muri che si sbriciolano. Le notti insonni per volere o meno. Le crocchette di patate. L’affettatrice sotto. Il subbuteo concavo con gli omini logorati dal tempo. Il biliardo che cadeva a pezzi. I cassetti pieni di reperti, storici. I tavoli rivestiti di plastica. Le sedie stinte e tutte diverse.

Quello che forse mi ha sempre fatto più impressione era immaginarmi questo posto durante la settimana, durante l’anno, durante in freddo inverno. La tristezza e la desolazione che ci dovevano essere. In quel bar tanto stretto, piccolo e nell’emporio a finaco vedevo la vita che si perpetrava. Pensavo spesso alla signora Lucia e a tutti gli abitanti. Pensavo a quando la mattina si svegliavano ed erano assordati da quel silenzio che deve aleggiare quando fuori è tutto deserto. Che si sentano a volte soli?!
Col tempo ti capita di andare in giro, e così qualche volta sono entrato proprio in casa sua. Due volte me le ricordo particolarmente. Ero andato per una prolunga o qualche altra cosa che non avevamo e mentre aspettavo nell’atrio vidi sul mobile tante foto, dei nipoti, dei figli degli amici. Tanti oggetti che non ti fanno sentire sola, che rendono popolata la tua casa. Un’altra votla notai che aveva appeso nell’atrio una ghirlanda che gli avevamo fatto noi coi bambini per ringraziarla di tutti i suoi favori. Penso che anche noi un po’ le mancheremo.

C’era un libro di fotografie che s’intitolava “i luoghi dell’anima” era incentrato sui luoghi sacri e mistici. Per me Fontane di Frabosa ne è una. Con le sue vallate attorno. Con i suoi abitanti sempre uguali ma sempre diversi. Con il suo alone di solitudine. Perchè a votle c’è bisogno di stare lontani, per qualche giorno, dal mondo. Per rientrare in carreggiata avendo tirato il fiato.

Di tante cose che mi mancheranno c’è anche la chiesa: San Bartolomeo. Curata e tenuta come un piccolo gioello. Semplice ma bella, accogliente. Coi suoi banchi in legno, che la mattina d’inverno erano gelati e quando ti sedevi ci si metteva un po’ a scaldarli. Quei suoi quadri sulla parete. Le riviste all’uscita. Le offerte che si davano nel cestello con il bastone. La messa di Don Leopoldo con le sue verità semplici di montagna. E tutte le volte che mi chiedevo cosa ci stava a fare là… e poi quel foglio all’entrata, così inqueitante, non che fosse una minaccia, lo vedevo più come un sospiro di aiuto:

Se comincia Messa puntualmente,
il suo orologio è avanti.
Se ha un piccolo ritardo,
fa perdere tempo a molta gente.
Se abbellisce la chiesa,
getta via i soldi inutilmente.
Se non lo fa, lascia andare tutto in malora.
Se parla da solo con una donna,
si pensa subito di costruire un romanzo rosa.
Se vuole bene alla gente, è perchè non la conosce.
Se è giovane, non ha esperienza.
Se è vecchio, non si adatta ai tempi.
Se muore non c’è nessuno che lo sostituisce!

Parafrasando Freccia, alias Ivan Benassi, credo che un luogo come quella la Stellina non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altri belli in maniera diversa. Già perchè alle volte la odiavamo, ci sembra che ci succhiasse il tempo. Torino era meglio, c’erano gli amici, i locali, il mondo… ma forse era proprio questo che la rendeva unica. Era togliendoci dagli affanni che ci dava del tempo, tempo per noi.

Penso che un giorno ci tornerò, a farci un salto. Quando i ricordi saranno diventati un tutt’uno con l’idea. Quando di tempo ne sarà trascorso abbastanza per dire che quello era passato. Tornerò forse come Anguilla, ma non per restare, non per dire chi sarò diventato, ma cosa e dove sono stato. Grandi mattonelle delle delle più belle amicizie che ho con qualcuno le ho messe lassù, o a causa di quel posto. Penso che non potrò mai dimenticarmente, che sarà uno di quei luoghi del mio cuore in cui rifugiare il pensiero quando il mondo ti annienta. Penso che ognuno deve avere un suo luogo di pace, perchè a vivere sempre in tensione si finisce per non apprezzare il mondo e ciò ceh gli altri ci danno.

Non ci sono emozioni grandi come un ultimo addio. Perchè ti delude sempre, non è mai come ti aspetti. Vorresti che ogni singolo gesto fosse impresso nella storia e invece rimarrà nel dimenticatoio, ma qualche singolo istante sarà per sempre nel tuo cuore. E quello basta. Nel chiudere per l’ultima volta quella saracinseca non c’è stato alcun battito di mani, pianto o momento di raccogliemnto… la vita è continuata, ma nei cervelli di ciascuno per qualche istante trovavano posto i ricordi del passato, di ciò che è stato per noi. Grazie…

“…Il bambino segue un sogno, l’avventura fuori dal cortile, onda piena nelle notti chiare…”


dentista

maggio 5, 2009
tratta da flickr.com dallalbum dimissah

tratta da flickr.com dall'album di"missah"

dopo tanti anni tocca. bisogna. certo avrei dovuo prima, ma non ce l’ho fatta!non ho voluto… era un mio blocco! è che tornare là, di nuovo su quelle sedie così, in quelle sale da attesa che ti inquietano! non saprei… era come una sfida ai miei stupidi limiti! allora fa strano. Che poi è una cosa come altre, solo che ti segna dentro, o almeno mi ha segnato. Forse tempo fà lo vivei troppo stoicamente, così tutto d’un tratto me ne andai e arrivederci a tutti. Ora però bisosgna tornare… Dentista.

dopo tutto quello che mi ha fatto più imopressione è stato quel bicchiere di plastica, appoggiato a fianco della sedia che si rimpiva. Quegli strumenti in bocca, come una grande reminiscenza di un passato terrorizzante. Ma quel bicchiere…e così chiduo gli occhi per un secondo e ho rivisto tuto, all’improvviso. Le due poltrone, la scrivania, i disegni mio conforto! e tutto riaffiora… come un fiume in piena, gli apparecchi, il frenulo, le carie, il fuloro… di un’esperienza vissuta male! ma ora no….

non abbiamo ultime scelte, ultimi saluti, una fine sicura! come dire io me ne voglio uscire così… perchè è tutto casuale. Come a vol te cerchiamo di riempire un discorso per non andare avanti, o stiamo zitti per non creare altri problemi…così forse deve essere la nostra vita… e tutto ciò che la riguarda. Ci vuole un giusto limite tra il fare e il non fare: dire e non dire. Ma deve essere nostro. E non imposto… solo ispirato!

“…la guerra è finita, almeno per me…”


giornata sugli sci

gennaio 25, 2009

come di notte… già! ci ritroviamo spesso a vagare alla ricerca di una meta. Lontana e distante… ma ce la possiamo fare. Solo che c’è poca illumiazione e così non sappiamo bene dove stiamo andando. Accendiamo le luci, ma comunque non sono come il sole, sono limitate. E allora la nostra prospettiva è ridotta. Sentirsi legati è bello…. dopo tanto tempo, dopo tanti anni… lo è ancora di più! Lo è sempre… e così oggi, a Monginevro sugli sci è stato proprio bello stare assieme, a divertirci…. Eravamo in tanti, assenti dell’ultima ora a parte(Eli, Marta e Nicol nda).Grazie a tutti voi che c’eravate: Gabri, Miki, Manu, Ciccio, Celi, Cri, Luca, Anna, Andre, Andre“Jerry Calà”, Susanna, Giulia, Elena, Richy,  Garza, Foffa, Ilaria, Elisa, Faggi, Gustavo, Marco, Matte, Marta, Ema, Cri, Anto, Buddah, Alessia, Miriam, Dona, Berna, Chiara, Alessandro e suo fratello e Giaci. Già…grazie a voi ragazzi per questa bella giornata passata sugli sci.

Chiudere gli occhi è difficile, isolarsi, perdere quella nostra certezza che è la vista. GIà, perchè non ci pensiamo mai, ma spesso noi ci basiamo solo su quello che vediamo e spesso dietro c’è motlo di più. Così quando ci captia di essere infortunati e non poterci muovere, ci fanno piacere le mani che gli altri ci porgono. E così nel buio della nostra realtà fa piacere sentire degli appigli. Perchè sono loro che ti tengono su se cadi, che devi anche però tenere su se sono loro a cadere

Così lassù su quella seggiovia ho visto quel paesaggio e ho capito che la vera bellezza è ineffabile, cioè non la puoi fermare. E per quanto possa essere sensibile un pittore, o bravo un fotografo. Quell’emozione che ti suscita un paesaggio, assieme a quel vento che ti passa in mezzo, a quelle ombre mosse e la neve che viene spazzata via. Ci rendiamo conto che è quella la vera bellezza, una cosa che non puoi immobilizzare nel tempo. Molto spesso capita di rendersi conto della vera grandezza del momento solo dopo, solo quando è passato. Ma è proprio il ricordo, idealizzato e totalizzato a rendere davvero unica e bella quell’esperienza

“…rainy days never say goodbye…”