cosa ti fa dormire?

luglio 31, 2017
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tratta da flickr.com dall’album di “Andi Campbell-Jones”

cosa ci fa andare a dormire la sera? nella risposta c’è un po’ della nostra idea di vita. è perchè siamo stanchi dalla giornata o per potersi poi svegliare domani? ultimamente dormo male, nel senso che non mi riposo quando chiudo gli occhi, però dormo. dormo perchè le sfide non finiscono mai, domani ha sempre in serbo qualcosa per noi. Forse allentando la presa, il ritmo e la tensione tornerà anche il riposo. vedremo.

non ci sono soluzioni giuste, ottime o ideali nella maggior parte delle cose della vita. Ci sono soluzioni migliori o peggiori di altre. ci sono azioni. ci sono scelte. c’è il nostro prossimo. è troppo facile rintanarsi nel non fare il male. facciamo il bene, siamo costruttivi. proviamoci almeno e se falliremo – capita sempre – dobbiamo volere rialzarci, imparare e riprovarci. oggi, domani e dopodomani. e dobbiamo farlo per vivere noi meglio, così che anche gli altri vivano meglio. chi ci è rimasto nel cuore dopo tanti anni?

per quanto sia difficile, assurdo e inspiegabile, troveremo tutte le riposte alle nostre domande in un momento in cui non le staremo cercando. perchè i nostri pensieri hanno bisogno di organizzarsi filtrarsi e sintetizzarsi. il che non vuol dire non farsi domande, quello mai!!, ma vuol dire che alle volte la risposta giusta arriva quando, dove e da chi meno ci aspettiamo. fiducia.

“…Elle avait des bagues à chaque doigt…”

 


sintetizzare semplifica

maggio 27, 2015

tratta da flicrk.com dall’album di “spannerino”

quelle volte che ci capita, scopriamo che raccontare la nostra vita è un’impresa. il problema grosso è riuscire a trasmettere tutte le tonalità e le sfumature che noi percepiamo. far calare il nostro interlocutore nei nostri pensieri, farlo affacciare dalle nostre paure. raccontare la vita a volte aiuta: semplifica molto la prospettiva. via i dettagli inutili, via le opinioni i “se” e i “ma”, e questo per il semplice motivo che vogliamo arrivare a spiegare bene il nocciolo della questione, per poi – lì sì, allora – raccontare tutto il contorno. La grossa difficoltà è poi esserci dentro, là è tutta un’altra storia.

cambiare e andare avanti. scegliere. tutte le volte che mi è capitato di dover lasciare per sempre qualcosa indietro è stato un momeno difficile. pensarci sopra. dubbi. paure. stare nel limbo di tenere in gioco più situazioni. poi ad un certo punto, se vogliamo andare avanti dobbiamo prendere una decisione. dobbiamo fare una scelta e metterci in gioco, in discussione. poi arriva un momento, quello in cui ti chiedi se ne è valsa la pena… ma per quello serve una buona prospettiva della tua vita e sereno giudizio.

“capitano queste squadre giocano in maniera totalmente diversa. non ce la faremo mai.” “corri…” “i nostri schemi nemmeno risuciamo ad applciarli, tutti i movimenti sono infattibili per come si sono schierati” “corri…” “hanno una difesa altissima e non danno nemmeno mezzo punto di riferimento” “corri. l’unica maniera per farcela non è ostinatamente imporre il nostro gioco. ma imparare, adattarsi, cambiare e non fermarsi mai.” “ma non lo sappiamo fare…” “ricordati. alla fine, ce l’abbiamo sempre fatta!”

“…Yo no soy marinero, soy capitan…”


il limite della forma

febbraio 24, 2015

tratta da flickr,com dall’album di “Alessandro”

ci crea problemi quando la forma non è coerente col suo contenuto. i poveri non sono solo i barboni per strada. i matti non sono solo i pazienti dei reparti di igiene mentale. e non è semplice accettarlo, non è infatti semplice perchè ci mette in crisi su come percepiamo il mondo attorno. andando più nel profondo questo nostro fastidio è una sorta di difesa, cerchiamo infatti di stare lontano dalle persone che all’apparenza possono farci sentire a disagio o proprio male. solo che alle volte rischiamo di perdere il meglio. qualcosa che mai avremmo pensato di poter trovare.

chi siamo oggi, il nostro meglio ora è ciò che è rimasto attraverso i periodi più difficili della nostra vita. ripensandoci ognuno di noi ha passato momenti in cui tutto attorno era buio, sembrava non ci fosse uscita. e invece piano piano un sentiero lo abbiamo trovato e ora siamo più forti perchè quell’ostacolo lo abbiamo superato. a volte fa bene ricordarlo, per darci speranza, un po’. cercate sempre chi sa cos’è la sofferenza, non perchè vi possa aiutare, ma perchè possa capirvi e solo allora aiutarvi.

‘capitano eravate davvero una bella squadra allora…’ ‘sì. sgangherati, strani, ma unici’ ‘non vi avrebbero mai dato una chance all’inizio…’ ‘e nessuno ce la diede infatti’ ‘però avevate qualcosa in più…’ ‘sì, la squadra’ ‘forse è per questo che ce la facevate, alla fine…’ ‘nonostante le difficoltà.  la paura. gli avversari.’ ‘paura?’ ‘sempre…’

“…e sei fantastica quando sei assorta nei tuoi problemi…”


trovare qualcosa nella nebbia

gennaio 13, 2015

tratta da flickr.com dall’album di ” Stefano”

quel pezzo di carta in mano pesava un’enormità. una data, un orario e un luogo. definire tappe lontane nella nebbia di tutti i giorni che ci circonda fa impressione. per quanto ci provi è difficile trovare le parole per descrivere come mi sentivo. forse, leggero.

assurdo o meno. non ci avrei creduto mai. eppure ci siamo finiti dentro. fino in fondo. guardando il mondo, ora, da prospettive così lontane e così diverse che nemmeno credevi esistessero. non so che ne sarà del mio domani.

‘capitano, cosa non andava?’ ‘tutto’ ‘perchè?’ ‘non lo sapevamo. sembrava che per come ci muovessimo sbagliavamo, cosa dicessimo fosse senza senso, per come ci piazzavamo ci scavalcavano.’ ‘un assedio’ ‘già. un assedio senza gol però. resistevamo. in fondo sapevamo che prima o poi sarebbe andata a finire così.’ ‘ma quello che fa male è l’attesa del gol che sai che ti arriverà’ ‘non del gol stesso…’

“…circospetti ci muoviamo…”


dove rivolgere lo sguardo

gennaio 12, 2014

tratta da flickr.com dall’album di ” wordscraft”

quando sono di corsa, che sto lavorando e faticando – per quanto ti possa piacere quello che sto facendo – un pensiero va sempre nella direzione “ora vorrei solo non essere qui”. in tanti anni passati tra i banchi il mio pensiero andava sempre fuori dalla finestra, mi immaginavo seduto a fare colazione in un bar, all’aperto aria fresca, poca gente in giro e il tempo che passava. col tempo ti rendi conto che quando ne hai poi l’occasione quell’emozione non è come te la immaginavi, non così potente, non quanto il desiderio.

se ci ripenso non so davvero come abbia fatto. certo la tattica allora è stata fondamentale. resistere. era da troppo tempo che non provavo addosso quelle sensazioni, erano solo lontani ricordi, miti del passato addirittura. no. qualcosa potrà rivivere, altro sarà solo un frammento di ciò che è stato. devo però capire e puntare a quello che mi aspetta, al nuovo, al domani.

le brutte notizie dalle di giorno, se puoi. tanto più le tue scelte saranno forti e durature, tanto più avranno valore. il resto è solo nebbia attorno. sguardi lontani. e la paura più grande che ci ronza sempre in testa, l’oblio.

“…che il mondo è bello e ci credeva…”


traguardi e bugie

marzo 24, 2013

tratta da flickr.com dall’album di ‘valtaro’

attendo spesso che arrivi un domani. tendo a darmi dei punti di partenza o dei traguardi, il problema però è che sono spesso più delle scuse o dei pretesti per non cambiare. altre volte però mi rendo conto che davvero ci vuole una partenza nuova, e qualcosa nello status quo della mia vita deve cambaire per poter correre la gara, quella gara. non so vivere d’impulso, vivo di sfide a lungo termine, non sono un 100 metrsita, ma un mezzo fondista. gioco per la squadra piuttosto che per il singolo. il problema è che alle volte quelle skill diverse le devi avere per andare avanti, e ti fa paura doverti affrontare.

la stanchezza era davvero palpabile. nessuno più credeva che ce la si potesse fare. 4 partite alla fine. i giocatori erano esausti, e soprattutto i due match cruciali, quelli finali andavano preparati ma non c’era tempo. se si vinceva, si prendeva tutto. ‘capitano, non ce la faremo mai’. ‘corri, non smettere, e in qualche modo ce la faremo’. tutta la stagione è stata un crescendo di fatiche e di sfide studiate tatticamente per mesi. ‘qui ci vuole gioco di squadra, crederci in fondo fino all’ultimo minuto. Sta volta non dobbiamo solo non farci fare gol, ma farli noi’. ‘Abbiamo una paura folle’. ‘Ce l’ho anch’io. viviamo di emozioni forti, non possiamo farne a meno’.

così di fuori, guardando il cielo penso a quanto è fresca l’aria. a quanto è profondo il mare e quanto bello il mondo che ci circonda. spesso basta poco, davvero, per sentirsi più felici. un abbraccio, rivedere amici, sentire le parole giuste. basta poco ma dobbiamo essere pure in grado di accontentarci di quel poco. a chiedere troppo finiremo per il non essere mai contenti.

“…anche se muoio son contento…”


capire, senza comprendere

novembre 4, 2012

tratta da flickr.com dall’album di “Luigi Rosa”

il caos. la nostra vita è un continuo divenire, un passare dalla potenza all’atto. il probelma è che tra le tante possibilità dell’oggi solo una tenderà a realizzarsi domani. non è così semplice andare avanti con gli anni. e più si cresce più ti rendi conto che non puoi più scegliere come prima. l’unica opzione che ci rimane è il silenzio, quel maledetto silenzio che ci ammazza. quel fantastico silenzio che ci circonda. non possiamo pensare di poter programmare tutto di avere il controllo su ogni evento. il seme, la casualità ci domina. e la possiamo controllare.

Studiando reti neurali sono incorso in un curioso principio empirico, vero e paradossale. Essenzialmente per addestrare una rete neurale dobbiamo fare un test sul cosiddetto training set, in cui addestriamo il nostro algoritmo. Ecco se il risultato di elementi correttamente catalogati è perfetto: 100% ciò è male. Quello che ci importa è il test set: la prova finale, quando verifichiamo su un campione casuale quanto bene abbiamo appreso. è stupendo questo, perchè mi fa capire come sia giusto imparare globalmente, non alla perfezione, perchè c’è il rischio che appena ci capita qualcosa di leggermente diverso, entriamo nel panico e spesso ci cava d’impiccio proprio chi è stato etichettato come ‘superficiale’.

‘ma per quanto dobbiamo ancora correre?’ ‘ancora venti minuti’ ‘ è quasi un’ora che corriamo, inizio a non farcela più’ ‘resisti e basta. domani correrai meglio.’ ‘ma come facciamo a segnare gol se corriamo soltanto?’ ‘tu non ti preoccupare, ci sarà un momento per tutto anche per imparare a fare gol, ora non dobbiamo restare indietro, perchè chi si ferma è perduto.’ ‘perduto?’ ‘perso. perso per sempre, chi molla, non chi perde’.

“…hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo…”