in caduta

giugno 26, 2011

tratta da flcikr.com dall'album di "alextazz"

c’è un film, l’Odio. ha un inizio famoso. si vede unabottiglia che cade verso la terra e una voce di sottofondo.

questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani

hai paura di sognare. hai paura di andare oltre. stare nel mondo della logica ha un vantaggio: la vita è un algoritmo: scelte, decisioni, tutto è chiaro. univoco. ci sono sì, no. non sì, ma… e no,ma… la chiarezza della logica ci riesce a dare sicurezza. ma ci piomba i piedi. sognare. sognate di più genti. è difficile e fa èaura. chi vive di soli sogni poi finirà per morire, finirà per ritrovarsi in una realtà che non si immaginva che esistesse. che ha regole così diverse da quel mondo, che era il suo, che non riuscirà a capirle. sognate gente. perchè chi sogna arriva lontano. chi sogna riesce a vedere oltre i problemi. chi sogna. giusto, chi sogna?

mano mano che cadendo passa da un piano all’altro, il tizio per farsi coraggi si ripete

può sembrare retorico, ma è vero. più mi guardo attorno, e più mi rendo conto che è tremendamente vero. un sacco di persone che stanno cadendo. che se ne rendono conto e non sanno come fermarsi. che per andare avanti nelle loro giornate si ripetono . siamo in balia del vuoto che abbiamo dentro. cerchiamo di colmarlo. di superare dei limiti. leggi, velocità, paure. non ci sentiamo abbastanza. c’è un forte senso di ansia addosso. non è solo il non sentirsi completi, ma è proprio il non esserlo. guardarsi dentro e non essere mai soddisfatti.  non essere mai pieni. volersi sempre riempire. per paura. perchè siamo vuoti, la vita e gli altri ci riempiono.

‘fino a qui tutto bene.

ma perchè è vero. perchè le cose da un piano all’altro vanno bene. ogni gionro che passa non ci lamentiamo. ogni giorno passato se n’è andato. è finito. le cose alla fine vanno bene. siamo in un enorme vortice di eventi. tutte le cose succedono e noi stiamo fermi. cerchiamo di mantenere il passo. non perdendo velocità. non cadendo. mille impegni ce li prendiamo per tappare il vuoto che abbiamo dentro di noi. tanti amici, troppi, li abbiamo per paura di sentirci soli. una ragazza sempre a fianco ce l’abbiamo per paura.

fino a qui tutto bene.

e tu te ne stai seduto. pensi alla giornata che hai passato e non ti resta nulla. pensi a quello che hai fatto, ti sembra di essere inutile, che sarebbe meglio essere trasparenti. vedi i risultati sugli altri e non i tuoi. vedi vittorie e gli altri nemmno lo sanno. tifi in silenzio. vivi nell’ombra. ma vivi. siamo arrivati ad un punto così lontano che solo se hai il cannocchiale puntato addosso riesci a vedere là. ci estraniamo dalla percezione della vita e del mondo.  siamo distanti da tutto. non vogliamo farci del male, non vogliamo che gli altri ci possano ferire.

fino a qui tutto bene.’

e se il problema venisse da noi. da dentro di noi. come ti puoi difendere da te stesso?  mi colpisce sempre quando ti rendi conto che in verità è stato un fumetto, una canzone, un amico, un film un tramonto a salvarti la vita. nessuno di noi vive così a lungo da sapere cosa fare, dove andare. si impara man mano. e non sapremo mai abbastanza. più vai avanti e più la tua prospettiva cambia. ti rendi conto che non eistono priorità, che tutto è un mondo in divenire. che possiamo controllare gli eventi, fino a che non saranno gli eventi a controlalre le nostre giornate. allora là, solo in quel momento, ci renderemo conto che non esistono priorità assolute, ma che tutto relativo, tutto.

il problema non è la caduta

e allora stattene seduto. ti prendi un paio di schiaffi e poi ti rialzi. stai seduto, ora non è il momento. questa è la partita della vita. fermo. non è il tuo momento, anche se ci credi. aspetta. tanto sai che hai pochi minuti quando scenderai in campo. ti asfalteranno, ma tu potrai dire che ci hai provato. che ce l’hai messa tutta. o che almeno le cose sono andate, e tu c’hai provato a rincorrerle. ci sono perdenti e perdenti. i migliori sono quelli di cui ti ricordi, e sono pochi. i migliori sono quelli che lottano fino in fondo, che te la fanno soffrire quella vittoria. poi tu perdi e loro vincono. ma ch’hai provato, per un istante la realtà era diversa dal solito.

ma l’atterraggio.

“…ah era meglio quello fatto da me…”

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istanti e momenti

ottobre 5, 2010

tratta da flickr.com dall'album di "Racchio"

vorrei solo poter urlare.  tirare fuori tutta quella rabbia. un fiume in piena, gli argini stanno cedendo. E’ solo che non hai voglia di lottare, di credere che ce la farai. no. Sai benissimo quanto sia orribile creder di essere arrivato.  Poi ti ritrovi seduto sulal panchina, riposandoti, godendoti il momento…e tutto vola via. gli istanti durano poco e quando ci stiamo accorgendo di vivere un presente, beh ormai è tutto già passato.

dove va la gente quando si vuole rilassare. Non riposare, è ben diverso. Rilassare, accomodarsi, distendere i muscoli, non essere in tensione perchè c’è questo o quello da fare. Anche solo per un istante, per un attimo, essere fuori dal mondo. Ora è possibile, ora ce la si può fare, ma… ma bisogna preservane il sapore, quella qualità che è oggi e c’è sempre! Quello che rende speciale quel tuo tempo.

mi hanno sbattuto a terra, eppure mi sono rialzato con le ossa rotte. Le ho prese fino a non respirare più ma non mi sono arreso. Ora basta. ci sono dei momenti, piccoli brevi e singoli in cui non ce la fai più. Tu sei fuori, potresti fare chissàcosa e invece fai il minimo, se non di meno. Come se non trovassi quelle forze che tanto vorresti.

“…can’t buy my love…”


senz’aria

settembre 22, 2010

tratta da flickr.com dall'album di "thelastminute"

il grande orologio ricomincia a scorrere. come se questa fosse stata una lunga parentesi. mesi in cui la lancetta era ferma. ora, aggiustato il meccanismo i secondi tornano a scorrere. Lenti, uno dopo l’altro. Curioso, non c’ero quando si è fermato e non ci sarò quando ripartirà. Il fatto è che se un evento lo aspetti e te lo prepari allora è diverso. Può deluderti, non essere all’altezza, ma la maggior parte delle volte comunque, in vista di grossi colpi, ti aiuta poter attutire il colpo. Come se il K.O. fosse durata questi mesi. Ora, storditi ci rialziamo e ricominciamo a combattere… a incassare.

c’è che alle volte vorrei mettere la testa sott’acqua e urlare, più forte che posso. Vorrei riuscire a svuotare quei polmoni, riempirli fino in fondo e poi espirare tutta l’aria che c’è dentro, sul serio. Come a sdraiarmi piano piano sul bordo della piscina. Mi uccide quella sensazione che hai sulla terra ferma quando ti manca il fiato, quando lo devi andare a cercare in profondità, quando il sonno è padrone, quando vorresti riposarti ogni istante ma è solo perchè stai per ricominciare. E’ solo questione di abitudine, poi ti ritrovi a correre la tua maratona, i tuoi 2000 siepi e sentire il fiato che tira, che manca ma ti fa andare avanti.

le tengo in serbo per le occasioni speciali, quelle che ce n’è una nella vita e quella proprio te la ricorderai. Saranno poche, tante o inattese, ma di certe lo puoi dire. riscaldarsi, lottare fino in fondo, fino a che nulla possa più cambiare il corso degli eventi. se il vaso cade dal davanzale posso fare ben poco per evitarlo, piuttosot dovevo farlo prima. A volte è irrimediabile il danno, ma stupendo provare a lavorarci sopra, accettarlo e andare avanti. Perchè comunque, dopo che lo hai riparato, l’orologio va avanti.

“…amore mio non devi stare in pena, questa vita è una catena …”


muri

agosto 14, 2010

eccoci..di nuovo qua, di nuovo a sognare di farcela. ma lontani da quell’illusione che c’era. Sembra che il tempo si sia fermato, per sempre. fisso a quella data,a quel momento, come se fosse ieri. e poi?!poi che ne sai…si va  avanti e basta, tornando sempre per quel punto di partenza, o di arrivo. il fatto è che pian piano col tempo che passa mi sto rendendo conto di come la realtà che mi era stata mostrata era solo parziale. Di come i fatti presentati in maniera diversa siano profondamente differenti. E che, forse, sono quei dettagli che ora sai che fanno sì che tu ora capisca anche il perchè.

Piangere come un pesce in una boccia d’acqua. Nessuno ti può vedere, nessuno può capire il tuo stato di dolore. Non traspira, è intrinseco nel luogo in cui stai. Però, una speranza c’è. Come il sole che dopo che è tramontato risorge, così anche le nostre vite dopo che muoiono nel quotdiano rinasceranno…prima o poi. La verità è che “parole e fatti” possono cambiare il mondo. A chi importa pescare se il pesce è nel freezer?! A chi importa leggere se c’è già il riassunto?!

Come fai sbagli. Ma non fare è peggio. Lasciar passare la palla non va lo stesso bene. E’ come se tu fossi obbligato a dare mille risposte “vero-falso” e una dopo l’altra le sbagli… Ma prima di arrivare alla fine ne farai pure una giusta. Solo che non basterà quella. Cerchiamo di dare  una risposta a tutto, e poi il resto verrà da sè. Ogni parola un danno. A giustificare e porre le basi che poi è sempre peggio. Tutto cambia e tutto si modifica. fino a fissarsi nel nostro oggi.

“…pensavo di poter uscire e chiudere di scatto…”


vento in trincea

ottobre 12, 2009
tratta da flickr.com dallalbum di Valter Jacinto | Algarve - PT

tratta da flickr.com dall'album di "Valter Jacinto | Algarve - PT"

cos’è che cambia le nostre giornate? non saprei proprio. A votle un dettaglio,a ltre serve direttamente l’intero quadro. Ma fattostà che le giornate evolvono, cambiano. E tu a votle ti vedi come un soldato che cerca di arrivare a fine giornata… che cerca di sopravvivere, e forse ce la fa anche, senza incasinarsi da solo. Lui! in trincea. in attesa che sia il momento giusto…ora è solo guerra di strategia, perdere il minor terreno possiblie, il resto si vedrà!

c’era vento oggi per strada, e tutte le foglie svolazzavano in giro. Sembrava la scena di American Beauty, solo che non eravamo in America e non c’era la voce fuoricampo che spiegava, c’erano solo i miei occhi che guardavano. E’ così complesso il mondo, quante difficoltà, differenze o piccoli particolari che oggi ci sfuggono, ma domani ci appariranno in tutta la loro pienezza. E’ che non sappiamo dove guardare, perchè non percepiamo mai la vera essenza delle cose, già tanto se siamo in grado di ricostruire mentalemente il mondo che ci circonda e le strade che percorriamo ogni giorno

il sonno a volte ti prende  non ti lascia, non è che nonn hai dormito la notte, è che ti senti stanco, vorresti chiudere gli occhi e lasciare che il tempo passi, senza nemmeno che tu te ne acorga, così vorresti poter dormire, ma la vita te lo impedisce, sempre! e allora che è più dura, quando non puoi! quando ti trovi senza forze..ma basta resistere, fino a quando il sonno se n’è andato e tutto resterà come prima…

“…I try to stay awake and remember my name…”


appesi a un traino

settembre 13, 2009
tratat da flickr.com dallalbum di Vincepal

tratat da flickr.com dall'album di "Vincepal"

un peso da trainare. è difficile, si fa fatica e da soli non ce la potrai mai fare. Come nella vita, e il bello è che in certe situazioni ti ci metti tu, senza nemmeno cascarci dentro. E poi non sai nemmeno come ingegnarti. E’ come spostare da solo dei tronchi, è questione di tecnica. Trovato il modo giusto tutto funziona! tutto! Solo che cambia il percorso e la composizione così deve anche cambiare la tecnica, la forza che ci metti e i punti da cui spingere, da cui tirare.

Penso che la vita sia così, una corda. Che devi tirare fino al limite. Ma senza esagerare perchè si spezza. Però nemmeno mettendoci poca forza perchè non si progredisce. Il minimo errore può essere fatale, perchè ci porta a conseguenze estreme. Ma d’altronde cosa ci possiamo aspettare dal domani. Sono le nostre decisioni che ci dicono quanto stiamo tirando e se la direzione è giusta, solo che… la paura di spezzarla è troppa!

Ci vuole un colpo di genio. Un’idea geniale, di quelle da sette del mattino. La memoria certo può aiutare, ma… ma è così lontana. Così tremenda. Rimbocchiamoci le maniche. Non dobbiamo sfondare la linea Maginot. Il vecchio esercito si era fermato, grazie a Dio, al confine. Sono i canali secondari che ci importano. Sono quelle cose che non posssono esserci, che non sono normali su cui puntiamo. Una spia, perhcè è quella la tattica.

“…si farebbe molto prima se lei tornasse vestita soltanto del bicchiere…”


l’Abruzzo insegna

aprile 12, 2009
tratta dal sito lastampa.it

tratta dal sito "lastampa.it"

credo che tutti noi in qusti giorni non siamo rimasti impassibili di fronte a tutte le immagini che ci giungevano dall’Abruzzo. Da quelle zone devastate dalla natura e dall’uomo. Certo mi ha molto colpito la reazione globale del nostro bel Paese, che con una punta di orgoglio ha saputo mettere da parte questioni politiche e si è dato da fare.

Devo ammettere che il  governo ha davvero agito bene, Berlusconi(con fini mediatici/propagandistici o meno…ma) c’è stato da subito, e da buon imprenditore è (davvero) sceso in campo, dando direttive. E’ stato concreto, si è riboccato le maniche, sporcato la giacca di calcinacci, ma c’era. E vuol dire. Vi linko l’aritcolo di Massimo Gramellini che ho trovato leggero ma completo.

L’opposizione ha giocato anche il suo ruolo, senza voler scavalcare. Stando al suo posto. Tragedia annunciata? ma non c’è stata nessuna crociata contro. La dignità dei singoli sfollati, la loro forza di volontà ci ha toccato tutti. Quelle immagini di centri disabitati, rasi al suolo. Di dichiarazioni agghiaccianti. Di bare biamche. forse ci ha toccati!

E devo ammettere che un po’ contento di vedere che in fondo a questo nostro paese un po’ di umanità c’è… beh mi ha riacceso una speranza!

Vi assicuro, non voglio sminuire il dolore di quelle perosne. Guardando quelle immagini e provando anche solo per un attimo a immedesimarmi in loro ho capito che era qualcosa di troppo grande, che non poteva davvero essere sopportato. E’ una botta troppo forte, eprdere tutto, ma davvero tutto in pochi minuti, e non potere fare nulla. E poi quei corpi, fermi, immobili, sotto le macerie. Assolutamente il nulla. Il dolore.

Ma ora è anche tempo di fare analisi. Queste sono tragedie che oggi ci diciamo che non devono accadere mai più! Poi andiamo a vedere i dati e ci accorgiamo che la maggior parte delle strutture cadute a pezzi risaliva agli anni ’70. E ci si rende sempre di più conto come il crollo sia dovuto al mancato rispeto delle norme antisismiche.

Così torna quell’Italia che per un po’ se n’era sparita, ma questa volta è un fantasma, di trenta anni fa. Figlia di una miope volontà di guadagno. Certo oggi cerchiamo di guadagnare, domani…chissenefrega! Qualcuno ha imparato da questo? No. Perchè tra qualche mese le norme non saranno più controllate, la gente dimentica facilmente e tutto torna come prima.

E’ triste dirlo ma siamo un paese che lava velocemente le proprie colpe. Non siamo in grado di guardare al futuro. Gli antichi costruivano perchè resisetsse, noi oggi costruiamo per speculare e guadagnare. Ma le scuse ci sono sempre e ci sono tutte: la crisi, la povertà, la mafia. E c osì ciascuno invece di fare il proprio dovere è costretto a sopravvivere  e si deve adeguare.

Possono processare pure i responsabili di allora, sempre che siano ancora in vita o che si reiscano a rintracciare. Ma che scopo avrà? Punire una vecchai mentalità che ne ha forgiata una ancora più giovane e ancora più suicida. Un serpente che si morde la coda.

E così al prossimo terremoto, al prossimo alluvione o altre manifestazioni forti della natura, l’uomo non avrà fatto la sua parte per la comunità! Morirà di nuovo qualcuno e ci ritroveremo a dire “mai più!”(come direbbe Travaglio).