Profondità e prospettive

giugno 25, 2017
16654410668_d146a6e46d_b

tratta da flickr.com dall’album di “Rodney Topor”

molti anni dopo, quando non esisteva neppure più il ricordo, trovai un’altra prospettiva. migliore. quello che restava però erano le azioni fatte, le compelssità delle scelte che ne erano derivate. i cambiamenti sono solo delle variazioni sul tema. a volte si improvvisa, altre volte si segue il copione. uno solo dei due approcci distruggerebbe, renderebbe inutile e senza interesse la scena. una grandiosa fiammata che si spegne, o una lenta combustione che brucia tutto senza fiamme.

dobbiamo sempre ricordarci che tutto è relativo. cosa sono 50cm in una maratona e nei 100m? dobbiamo poi pensare che anche le difficoltà lo sono, proprio perchè nostre. c’è chi, di fonte ad un’equazione, non vede nessun problema, e chi non sa nemmeno dove inziare. anche il miglior maratoneta avrà problemi a fare la staffetta 4×100, perchè non è bravo? no! perchè non è il suo mondo. e così dobbiamo sempre ricordarci che a fianco a noi non abbiamo la nostra copia, ma il nostro prossimo, con le sue diversità. magnifiche.

qual è la profondità di campo giusta? Come concetto è interessante, un po’ semplificato, è la parte a fuoco prima e dopo il punto di messa a fuoco ed è sempre in rapporto 1/3 e 2/3. così a seconda delle foto, dell’intento e della situazione sappiamo come dev’essere. così sappiamo quali sono le foto tecnicamente errate, ma non possiamo correggerla. così forse è il nostro dilemma su come pensare al passatoe e al futuro, per avere un risultato increbile, una scelta o una strada da incorniciare ed appendere.

“…You’ve done it all, you’ve broken every code…”

 

 

Annunci

cambiare per cambiare

gennaio 31, 2017
10444853533_7f2b7acfe2_b

tratta da flickr.com dall’album di “mumucs” 

Vedere orizzonti dove ci sono montagne, sentire musica dove è solo frastuono. Di tutti i giorni trascorsi le persone che più mi ricordo sono quelle che avevano un’idea propria, un parere. le persone che sanno cambiare idea ma anche restare salde su certi valori, avere dei pilastri. uno può condividerli o meno, ma quello è un altro discorso.

nella più grande paura del nulla e del buio la sola salvezza è la speranza. ma solo quello non basta, serve anche l’idea che un domani migliore sia possibile. dobbiamo smettere di aspettare il cambiamento per poi cambiare noi, subirlo. adattarci alla situazione che si è creata alle volte è inevitabile, altre volte è solo una scorciatoia. capitano le situazioni improvvise che ci obbligano a lasciare ciò che siamo per qualcos’altro. Altre volte passiamo i giorni nell’attesa che il cambiamento inizi per cambiare noi. non accadrà mai. delle volte le frasi motivazionali  sono ridicole, questa però è meno stupida di quanto sembri “se vuoi cambiare, cambia tu per primo”. perchè il cambiamento, qualunque esso sia deve essere il risultato e non la base di partenza. se ne saremo in grado avremo iniziato un processo inarrestabile. e a guardare indietro in fondo è sempre stato così.

“ora so la data della finale” “un’altra?” “no, questa è diversa. è l’ultima.” (pioggia. buio.)

“…Fiumi, poi campi, poi l’alba era viola…”


la soluzione

giugno 30, 2016
8416923652_b7d6704c2c_b

tratta da flicrk.com dall’album di “Wind&Wuthering”

in fondo speriamo sempre che Davide vinca contro Golia. se non abbiamo altre ragioni per sostenere il più forte, preferiamo tifare per il più debole, per lo sfavorito. Proviamo a tifare chi ci dà una speranza, anche esile, che puoi andare oltre le aspettative. difficile, ma non impossibile. se no non ha senso nemmeno provarci. se no non ha senso nemmeno sognare. non si può sempre raggiungere un sogno – purtroppo e per fortuna–, ma quando ce la facciamo è perchè Davide ha vinto.

“focus on the problem..” il trucco è semplicemente questo! spesso ci capita di provare emozioni forti, confuse, senza motivi e sproporzionate alla causa. quello che sbagliamo nell’analizzare la situazione è che spesso non ci focalizziamo sul vero problema, ma solo sui contorni o sulle piccole cause scatenanti. perchè è molto più facile! qual è il fatto che ha davvero provocato tutto? il problema è che alle volte questa ricerca porta alla luce aspetti e debolezze molto radicate in noi e quindi ci fa comodo trovare scuse marginali, star lontanto dalle nostre debolezze. però ecco, solo una volta trovato il problema profono si può iniziare ad affrontarlo e risolvere a cascata tutto il resto, ricordando sempre di guardare al domani.

“se li vogliamo fermare dobbiamo essere impeccabili e organizzatissimi…” “ma sono grossi il doppio di noi!” “tu corri” “ma sono molto più esperti di noi” “non importa! corri…al resto ci pensiamo poi, al resto ci penseremo sul campo. ora dobbiamo solo essere una squadra” “non possiamo perdere” “andrà come andrà, gioca come un’unica squadra, non come uno di essa”

“…e sempre allegri bisogna stare, che il nostro piangere fa male al re…”

 

 


di un solo grado

giugno 1, 2014

tratta da flicrk.com dall’album di “Andrea”

non sempre ci fermiamo a pensare a fondo, più che capire la situazione la vogliamo far rientrare nei nostri schemi. la maggior parte delle volte è la soluzione migliore, efficiente e quasi sempre efficace. nihil sub sole novi. esistono casi isolati, eccezioni, situazioni non previste, non conformi allo standard: qualcosa che ha bisogno di essere trattato a parte. il nostro limite nel capire le azioni di chi ci sta attorno sono gli obiettivi, le nostre idee e le ambizioni. capire è il secondo passo. volerlo fare, il primo.

ci sono dei passaggi chiave nella nostra vita. fragili. curve che danno pochissimo margine di errore, alle volte così poco, che c’è solo una maniera di pasarle. vedi quelli davanti a te che si schiantano e solo pochi passare. tocca a te. è come se bastasse davvero poco a cambiare radicalmente la situazione, fuori o dentro, di un centesimo. non è solo avere cuore che conta. non basta la determinazione o il talento: là ci vuole fortuna. un solo grado in più e vai fuori strada, un grado in meno e scivoli sulla macchia d’olio. dai.

‘come si sente ora?’ ‘di nuovo in campo.’ ‘l’aveva già provata quella sensazione?’ ‘sì, ma così tanto tempo fa che nemmeno me la ricordavo’ ‘e ora?’ ‘fa’ ciò che devi, per la squadra. sii paziente e verrai premiato.’ ‘poi?’ ‘forse!’ ‘ma allora cosa siamo qui a fare?’ ‘delle volte nella vita dobbiamo solo essere una certezza. sapere che quando la palla passa da là io ci sono a chiudere gli inserimenti’ ‘e tutto il resto?’ ‘non tocca a me farlo, adesso. poi. forse’

“…Chi l’ha detto che siam nati per soffrire? Pagare prima, poi vedere…”


voler essere il più

marzo 11, 2014

Embed from Getty Images

uno dei più grandi problemi che, in fondo, ognuno di noi ha è capire chi siamo davvero. non tanto intesa dal punto di vista di ricerca di un’identità in senso positivo quanto più l’affermazione del nostro io. perciò quando siamo persi nel non riconoscerci, nel non avere delle misure con cui rapportarci allora l’unica strategia resta quella di essere ‘più qualcosa’ rispetto agli altri. il fatto è che a breve termine questa strategia ci appaga, ci gratifica ci fa sentire meglio. ma una volta passata l’onda il vuoto resta, forse ancora più grande perchè ora non ci basta più dove siamo arrivati.

quando si è al chiuso il cielo fuori pare avere un colore più azzurro. il mondo all’esterno sembra essere più bello. vorremmo semplicemente non essere dove siamo, ma altrove. ci sono rari episodi in cui questo nostro desiderio di libertà viene esaudito, imprevisto di solito. e allora ci troviamo fuori, a respirare l’aria fresca sentendo quell’emozione addosso che ci rende il momento ancora migliore, diffficilmente riproducibile.

era un piano geniale. studiato in ogni minimo dettaglio. pianificato. fallì, il muro era quello sbagliato. la tattica era quella di non prendere gol, non bastava bisognava segnarne almeno uno. “buon lavoro ragazzi!”. giocare a non perdere è una tattica che funziona nelle emergenze, che dà frutti a breve termine, ma alla lunga demotiva. serve quando ciò che si vuole evitare è la sconfitta, ci vuole allora un cambio di mentalità. un nuovo piano da studiare.

“…fanno finta per non farsi infastidir…”


erano tutte battaglie

febbraio 19, 2013

tratta da flcikr.com dall’album di “angelocesare”

per quanto vogliamo andare lontano dobbiamo essere sempre preparati. da ragazzi ci piace vedere la vita come un’avventura, una sorta di sfida continua: tu contro il sistema, tu contro la scuola, tu contro te stesso…. che tu vinca o perda queste grandi battaglie resta comunque il fatto che le hai combattute e sei sopravvissuto. arriva poi un’eta in cui bisogna deporre le armi, e come i grandi generali stare dietro e scendere in capo solo nei momenti davvero cruciali. forse è una sconfitta, forse una rassegnazione, il problema è che dopo un sacco di botte che dai e che prendi non ce la fai davvero più, almeno su certi fronti. i grandi generali muoiono però con onore, sul campo.

uno dei più grandi consigli che mi è sempre stato dato è quello di imparare sempre, e per far ciò non dobbiamo mai smettere di farci delle domande. alle volte le nostre domande ci lascereanno indietro, ci scoccerà vedere che siamo gli unici a porsi certi problemi, ma alla lunga l’avere avuto certe risposte ci renederà capaci di affrontare domande importanti.

per quanto sia buono il caffè, prenderlo con calma lo rende ancora più buono. viviamo una vita troppo sbilanciata. o siamo proiettati in avanti di fretta, di corsa, con l’ansia di non farcela. o viviamo seduti, calmi, tranquilli e pacati aspettando che il domani arrivi, che sia lui a cercarti. in medio stat virtus. l’immagine è quella del prendere il caffè, godendoselo, senza che si raffreddi o ci scotti. dedicare tempo al nostro presente, sapendo però che il futuro ci attende e magari è meglio tenergli il passo.

“…con un deca non si può andar via…”


esserci dentro

ottobre 3, 2012

tratta da flickr.com dall’album di “Javier Volcan”

così tutto ebbe inizio. troppo spesso pensiamo a puntare ad un modello elevato, fin troppo per noi. non puoi tenere il passo dei 1000m per la maratona. ognuno di noi ha i suoi traguardi, che non può e non deve spiegare. li deve prima di tutto capire ed individuare. e non è semplice. quando ti buttano nella massa spesso chi la spunta è chi ha il carattere più forte, tu sei uno che aspetta, uno che insegue, che tiene il passo. molte volte conta di più arrivare in fondo, già quella è una vittoria. o almeno lo è per chi già fa fatica.

finchè non ti ci trovi dentro non ce la farai mai. ci riempiamo la bocca di buoni propositi per il futuro. è il presente che ci cambia. guardiamoci in faccia, davanti allo specchio. fissandoci negli occhi. ‘ce la facciamo?’. ho sempre avuto quel pensiero in testa: ‘io in quella situazione non ce l’avrei mai fatta’, ma ci sono comunque riuscito, diversamente. perchè alla fine ci si adatta, e se aspettiamo che arrivi porpio quello che noi aspettiamo, credo e temo che dovremo aspettare per sempre.

tutto divenne chiaro fin da subito, la nebbia si dissolse e la luce trapelò. di solito quando uno presenta le proprie capacità rischiamo o di esaltarle troppo, più di quello che sono o di sminuirle fino a quasi ridicolizzarle. come al solito ‘aura mediocritas’. in realtà per quanto possa sembrare assurdo entrambi gli aspetti hanno le loro negativià e per quanto possa sembrare assurdo anche trovarsi con chi in fondo è anni luce da quello che pensavi può creare seri problemi al gruppo. io, se ci penso, sono più del tipo che pensa di non saperla una cosa. e forse devo un po’ autoconvincermi, e capire le mie potenzialità. se ne ho. e tutti ne abbiamo, io ne ho.

“…she is pure as New York snow…”