Linee e confini

dicembre 18, 2016
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tratta da flickr.com dall’album di “Marco Trovò”

ognuno di noi ha le proprie linee di etica e  di coerenza, e andando avanti con la vita ci capita sempre più spesso di averci a che fare. All’inizio è sempre tutto facile: siamo disposti a perdere qualche occasione o persona per i nostri valori o per la coerenza. Poi però il tempo passa e le occasioni cambiano, innanzitutto diminuiscono e il mondo attorno ci rendere molto più difficile scegliere: sui piatti della bilancia vanno aspettative, decisioni o responsabilità che una volta non c’erano. Perciò molto spesso ci capita di girare attorno a quelle linee: alle volte le superiamo, altre volte stiamo entro i confini. Sta a noi accettare questa debolezza quando andiamo oltre il confine, rendendosi conto a volte che i limiti che ci imponevamo erano troppo stretti o rigidi o senza un senso. Altre volte, invece, scoprendo che quel limite non lo dovevamo passare, perchè purtroppo indietro non si torna(quasi mai).

la nebbia. è il non vedere quello che c’è a distanza ravvicinata. è la paura di sbagliare. è il domani che non sai cosa ti riserva. è la pazienza, vera, che serve. perchè è facile esserlo quando i tempi sono brevi, è facile esserlo quando si sa che poi ce la si farà. ecco, è in quelle altre situazioni che serve davvero la pazienza, quando senti qualcosa che nel profondo ti divora.

“ma come facciamo a lottare? siamo una squadretta!” “ragazzi tra 10 minuti torniamo in campo per l’ultimo tempo, dobbiamo fare un gol per recuperare e uno per vincere.” “non ce la faremo mai…” “era tanto che non sentivo queste parole! no, dobbiamo crederci” “ma con questa pioggia, siamo stanchi e loro sono imbattibili” “allora cosa giochiamo a fare? no, ce la potremo fare solo se noi per primi ci crediamo. ma senza urlarlo e sbandierarlo, crederlo nel nostro cuore. solo da lì potremmo partire”

“…il cielo d’Irlanda è un gregge che pascola in cielo…”

 

 

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inavvicinabile

agosto 16, 2016

tartta da flickr.com dall’album di “lighthousenewsus”

domani resteranno le azioni che abbiamo fatto e le scelte che abbiamo preso, non le intenzioni o i desideri. è difficile lasciar qualcosa indietro oppure gettarsi in qualcosa di totalmente nuovo. perdere insomma quei pilastri che ci hanno sempre tenuto in piedi. perchè i mondi nuovi le grandi opportunità sono straordinare, ma anche terribili per tutto il vuoto che va riempito. il domani arriva e si porta via tutto quello che ora c’è, così dobbiamo spingerci a costruire qualcosa di profondo, solido, che guardi al futuro. e così mi interrogo sempre più sepsso su quale sia la mia prospettiva, le mie ambizioni. nebbia.

nel limbo in cui sono mi ritrovo a pensare a momenti passati. più vado indietro e più le sfumatrue si attenuano. mi rendo conto che tanti problemi che avevo, erano solo sciocchezze. che forse ho perso tanto, proprio per paura di perdere tanto. però mi rendo anche conto che serve sempre la giusta distanza quella per cui qualsiasi cosa è insormontabile e nulla è poi così importante. la verità è che a quell’idea che io non riuscivo a capire ci erano arrivati già due persone, da posizioni totalmente diverse. ci vuole una prospettiva nuova.

“capitano, ma se non ce la facessimo?” “tu non farti questa domanda, ora preoccupati solo di riuscire a correre” “non abbiamo la minima possibilità” “forse è vero, ma il punto è che se ti arrendi prima, se nemmeno provi ad imporlo un tuo gioco, giusto o sbagliato che sia, non ha nemmeno senso.” “va bene! ma quella volta che eravate 10 gol sotto?” “ecco, quella volta lì credo che avremmo perso in ogni caso, ma almeno imponendo un nostro gioco, non quello degli altri” “io non ce la faccio!” “stai tranquillo…”

“…tutto quanto si srotola del nostro film da pellicola…”


resta o vai

febbraio 3, 2015

tartta da flcirk.com dall’album di “Ario Gaviore”

nella complessità della vita di tutti i giorni abbiamo sempre un dubbio: cosa fare. se ci pensiamo è tremendo, ci sono frangenti in cui valiamo davvero perchè siamo rimasti fermi, granitici dove eravamo. una certezza. E altre volte siamo stati dei grandi perchè abbiamo deciso di muoverci, di cambiare. una salvezza. La maggior parte delle scelte non sono giuste a priori, ma sono giuste in quel contesto. E tutte le volte che riusciamo in qualcosa è semplicemente perchè abbiamo deciso se stare o andare, al momento giusto. tempistiche.

oramai i giorni scorrono sempre più veloci. uno dopo l’altro. e quella scritta sull’agenda si avvicina sempre di più. non so cosa ne sarà del mio domani. so che ora devo concentrami sull’oggi. il resto poi verrà da sè, ce la caveremo, come abbiamo sempre fatto. riascoltando quelle canzoni, rileggendo quelle parole, riguardando quei fogli provo a ricordarmi spesso cosa è stato quel viaggio. come monito, come speranza, come aiuto.

“ricordati sempre di aggiornare i tuoi obiettivi” “perchè? con il tempo li devo abbassare?” “no. mai, cambiali semplicemente. quello che è un tuo successo a vent’anni non lo può essere anche a trenta, perchè se fosse così allora non saresti cambiato” “è la storia di quell’attaccante…” “…sì” l’ha più rivisto?” “ogni tanto, ma si sarà dimenticato di noi…”

“…povero angelo, benedetto…”


scelte di aggettivi

ottobre 21, 2014

tratta da flickr.com dall’album di “Renzo Ferrante”

fino a quando il vaso non cascò dal tavolo. arrivano dei momenti nella nostra vita in cui ci troviamo di fronte a situazioni irreversibili, dall’istante successivo il nostro mondo sarà diverso e non potremmo tornare indietro. delle volte vorremmo: una volta visto cosa ci aspetta, poter cambiare la nostra scelta. no. perchè la stessa scelta fatta in momenti diversi cambia tutto. il non poter più tornare indietro ci dà solo nuovi orizzonti a cui aspirare.

io. in fondo mi sento spesso fuori luogo. un di più, un aggettivo prima del sostantivo. di fronte a chi incontro spesso mi chiedo qual è la mia immagine, perchè spesso mi rendo conto che vi è un problema di trasparenza. con me, ma con tanti altri. è spesso questione di fiducia. avvicinarsi tanto che basti per capire chi è l’altro davvero. costa fatica farlo. è rischioso. non è per nulla indolore. però…però ti lascia un tesoro: le altre persone. che è qualcosa che ti migliora la vita. sempre.

“capitano, come ci disponiamo?” “state fermi nelle vostre posizioni” “l’avversario ha cambiato tattica, perchè?” “no. non ha cambiato. sono lievi movimenti, nulla di più” “però qualcosa è cambiato” “perchè ci sono quelle partite che devi vincere senza tenere la palla. che devi fare gol alla prima azione. in contropiede.” “non è il nostro gioco” “di fatti appena abbiamo allentato il pressing…se pensiamo ai primi 60′ chi l’avrebbe detto che saremmo riusciti a fare sto tiro…daje” “daje tutti”

“…Je le dis pour ton bien…”


ma non sapevo quando

marzo 23, 2014

tratta da flickr.com dall’album di “Stefano Tranchini”

M. e T. . Esistono delle notizie che ti aspetti, ma non sapresti dire quando. O è  presto o sarebbe dovuto succedere molto tempo prima. Non so mai come comportarmi in questi casi, perchè tante volte qualcosa che ci sentiamo dentro o siamo noi i primi a non capirlo, o sono gli altri che non capiscono noi. In che mondo vivi? Le notizie e i fatti si snodano anche nel tempo, evolvono e importa quando avvengono, ma in quale dimensione hanno più importanza. L’atto o la potenza? Premeditare un omicidio e poi mettere in atto il piano.

quella visuale sul muro ti dava sicurezza. quella cartolina ti faceva andare un po’ lontano da dov’eri. quei quadri ti ricordavano tempi e visi passati. un mondo che ora non c’è più. tutto cambia e in quei colori e quelle cornici ci stava un po’ di quel passato. nessuno si sarebbe mai chiesto se il significato era quello. la semplicità di quel piatto ti aveva aperto il cuore. era tutto perfetto. lo sarebbe stato poi. ancora di più.

E’ una strategia di uscita troppo veloce. E’ come se avessi la garanzia che oltre ad un certo livello non esco poi più. Il problema è che risulta essere faticoso passare ed entrare in quei primi livelli. Sviluppare la propria vita con troppe garanzie comporta sì una sicurezza maggiore, ma da un altro lato pure una debolezza strutturale. Da un certo punto di vista chi perde più spesso – e sa perdere bene – impara molto di più. E la maledizione dell’eterno numero due, passano i vari campioni e tu rimani sempre là in classifica. fisso. due. Per la storia sarai tu il migliore, ma sul momento tutti ricorderanno solo la medaglia d’oro.

“…respiravamo piano…”


il resto della corsa

gennaio 31, 2013

quando se lì lì per mollare. 

quando ti manca il fiato dopo i primi 200m.

quando senti più la stanchezza che la voglia di vincere.

quando non sai nemmeno da dove iniziare.

quando hai paura di aver scelto male.

quando vedi quelli intorno a te raccogliere e tu ancora aspettare i frutti.

quando sai che ce la farai ma ti spaventa il come.

allora, non è ancora finita. mai.


far crollare i pilastri

marzo 31, 2012

tratta da flickr.com dall'album di "g4et4an"

Giulietta ama Romeo. ci sono delle situazioni che conosciamo e viviamo fin da quando siamo piccoli. sport, frequentazioni, amici, rituali sociali. e li sentiamo a loro modo perfetti, nel bene e nel male. possiamo pensare di migliorarli, ma non di cambiare idea a riguardo. insomma è difficile dopo 6 anni passati a praticare uno sport, tu capisca che sei portato per tutt’altra discipilina. l’idea di fondo di tante dimensioni della nostra vita è che dopo un assettamento iniziale, tendiamo ad essere abitudinari e non sapere più guardare oltre.

Giulietta e Romeo. Il mio professore di letteratura inglese alle superiori una volta ci disse: “ma ve li immaginate Romeo e Giluetta sposati e vecchi, seduti sulla poltrona a bere un brodino?”  no deve essere la risposta. perchè l’amore che c’è tra di loro è una fiamma, brucia tutto. non è l’amore eterno, anche se promesso. così io, spesso mi rendo conto che certe passioni, così forti all’inizio sono costrette a morire. e se non è così allora qualcosa non ha funzionato o non sta funzionando. badate bene, non sto parlando solo di rapporti sentimentali(di cui so ben poco) , ma di tanti altri aspetti della nostra vita(il lavoro, lo studio, le amicizie, lo sport…).

Giulietta senza Romeo. ci sono brevi momenti di lucidità in cui tutto diventa chiaro e le nostre categorie crollano: come se per un istante riuscissimo a vederci  da fuori da lontano. le nostre razionalizzazioni sfumano e le nostre paure diventano, spesso, le ragioni di un dubbio. a questo punto, quando ci è svelata la verità abbiamo due strade. restare fermi e capire che la vita comunque va avanti e un futuro c’è. O rompere tutto, far crollare i pilastri e ricominciare a vivere. c’è però un problema. più a lungo siamo stati, possiamo dire, intrappolati più a lungo  le nostre ‘fondamenta’ e le basi della nostra vita sono situate proprio là. così è vero che se distruggi una casa ne puoi costruire un domani una migliore, ma c’è il rischio che nel demolirla si danneggi qualcosa di te, e che non sempre si ha quella forza per voler ricominciare.

“…la strada è buia se prima non guardi dentro te…”