cambiare per cambiare

gennaio 31, 2017
10444853533_7f2b7acfe2_b

tratta da flickr.com dall’album di “mumucs” 

Vedere orizzonti dove ci sono montagne, sentire musica dove è solo frastuono. Di tutti i giorni trascorsi le persone che più mi ricordo sono quelle che avevano un’idea propria, un parere. le persone che sanno cambiare idea ma anche restare salde su certi valori, avere dei pilastri. uno può condividerli o meno, ma quello è un altro discorso.

nella più grande paura del nulla e del buio la sola salvezza è la speranza. ma solo quello non basta, serve anche l’idea che un domani migliore sia possibile. dobbiamo smettere di aspettare il cambiamento per poi cambiare noi, subirlo. adattarci alla situazione che si è creata alle volte è inevitabile, altre volte è solo una scorciatoia. capitano le situazioni improvvise che ci obbligano a lasciare ciò che siamo per qualcos’altro. Altre volte passiamo i giorni nell’attesa che il cambiamento inizi per cambiare noi. non accadrà mai. delle volte le frasi motivazionali  sono ridicole, questa però è meno stupida di quanto sembri “se vuoi cambiare, cambia tu per primo”. perchè il cambiamento, qualunque esso sia deve essere il risultato e non la base di partenza. se ne saremo in grado avremo iniziato un processo inarrestabile. e a guardare indietro in fondo è sempre stato così.

“ora so la data della finale” “un’altra?” “no, questa è diversa. è l’ultima.” (pioggia. buio.)

“…Fiumi, poi campi, poi l’alba era viola…”

Annunci

coraggio, ma non stupidità

aprile 23, 2015

tratta da flickr.com dall’album di “Francesco”

è la metafora del paesaggio da sopra la montagna. spesso ci capita di dover faticare, di muoverci senza riscontri immediati, di non sapere nemmeno più se la strada che stiamo facendo sia giusta. è che speri che arrivi il momento in cui raggiungi una cima e il panorama da lassù sia emozionante. i più grandi sono quelli dei momenti di emozioni forti, coinvolgenti e intense. per quanto sia assurdo tutto il grande dolore della mia vita lo ricordo, però… però ricordo anche le soddisfazioni, le risate e la felicità. e meno male.

nella vita ci vuole coraggio, ma non stupidità. ecco, i grandi promotori del buttarsi sono quelli che ti dicono di sfidare un drago a mani nude, perchè basta il coraggio. tu lo fai, pigli schiaffi e poi ti dimentichi quali siano i tuoi punti di forza. poi ci sono quelli che ti dicono di riprovarci che tu sei più forte, quando non è assolutamente così. tu allora vai, pigli ancora schiaffi e te ne torni ancora più insicuro di prima, dimenticandoti chi sei. no, i migliori sono quelli che ti dicono quali sono le tue armi, quali non lo sono e che strategie usare. quelli che ti ricordano che non è sempre il più forte che vince. perchè è quando sappiamo i nostri limiti, ma anche i nostri punti di forza, che il drago lo battiamo, o per lo meno qualche schiaffo glielo diamo.

“capitano, e ora?” “e ora dobbiamo solo correre e resistere, come allora” “ma adesso è diverso, non siamo in casa. tutte queste persone nuove, questi campi che non conosciamo, questi avversari un po’ sconosciuti…” “appunto facciamo semplicemente il nostro gioco, e tutto andrà alla grande. basta essere pazienti e non forzare la mano…”  “sa, non lo avrei mai detto…” “cosa?” “che ce l’avremmo fatta. a giocarcela…un anno fa tutto questo era impensabile” “vedi una stagione la costruisci una partita alla volta, non tutto d’improvviso…” “già” “ora però corriamo…”

“…Since you’ve gone I been lost without a trace…”

 


capire quel coraggio

aprile 22, 2014

tratta da flicrk.com dall’album di “coincidentalimages”

saremo dei grandi maestri quando i nostri allievi ci supereranno. è un grosso problema quello di crescere, educare e competere. raramente siamo disposti ad accettare che chi viene dopo di noi possa avere un trattamento migliore. scatta il complesso da conservatore: “ai miei tempi, non avevamo questi strumenti e ce l’abbiamo fatta lo stesso”. è quasi una paura che le nostre fatiche siano state inutili. la fatica di stare al passo coi tempi. cambiare sì, ma anche capire il cambiamento.

tendiamo a difendere le nostre posizioni facendo terra bruciata dove passiamo. il problema è che ragionando così non si andrà mai da nessuna parte, se non accettiamo che esistono passi grandi e piccoli, non ci muoveremo mai. la chiave per muoversi infatti è capire che devo sforzarmi di rendere il mondo migliore per chi arriverà domani. il mio oggi è stato lacrime e sangue. bene. posso farlo rivivere agli altri identico o posso provare a migliorarlo, leggermente.  come dicevo, saremo dei grandi maestri quando accetteremo che i nostri allievi ci superino e noi vivremo questo sorpasso con soddisfazione. però abbiamo il coraggio e la forza di esserlo?

‘capitano, ci pensa mai?’ ‘sempre’ ‘e ora?’ ‘punto’. ‘guardare troppo avanti o troppo indietro fa male, ci illude e ci porta via dal tempo che ci appartiene’ ‘il presente?’ ‘per quanto possa ricordare, quell’allenatore non aveva mai vinto nulla, ma mi aveva insegnato a stare in campo. dava pochi consigli, ma erano quelli giusti, quelli che poche altre volte ho sentito così chiari. a fine stagione si ritirò, non era la sua vita quella. lui, per fortuna lo capì. lo, solo due anni dopo. e allora lo stiami ancora di più’.

“…avrà più di quarant’anni e certi applausi ormai…”


in un cassetto

febbraio 4, 2014

tratta da flickr.com dall’album di “Ingmar Zahorsky “

per quanto possa sembrare assurdo spesso le migliori nostre idee o intenzioni restano in un cassetto, a prendere la polvere. ci restano perchè non è il momento giusto, perchè non abbiamo tempo di curarle, perchè non le abbiamo capite davvero. se giochi male, ma vinci sempre il problema è che semplicemente non giochi secondo il canone. tu, là, seduto ad ascoltare a proporre a cercare di capire. le idee migliori nascono di notte e muoiono all’alba. hanno vita breve.

non mi ricordavo quale fosse l’emozione che si provava ad uscire da Palazzo Campana, a febbraio alle sei di sera con tutto attorno pioggia e buio. improvvisamente mi sono ricordato com’era. quanto mi divorasse dentro quella stanchezza, quell’ansia da tempo che passa e non sarà mai abbastanza. improvvisamente ho capito cosa mi faceva sentire così debole. certo, è qualcosa che mi porterò per sempre dentro.

ci vuole semplicità nel pensiero, che non vuol dire banalità. la dote della semplicità è saper mirare dritto all’obiettivo senza farsi troppo travolgere dalla complessità del mondo che ci sta attorno. ogni volta che ascolto le persone quello che più mi colpisce sono i loro aspetti semplici, poco strutturati. quelle dimensioni in cui sono i migliori, consapevoli o meno.

“…I don’t know why she ridin’ so high…”


domande e risposte

gennaio 8, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "nu.."

e poi di sicuro ci sono quelle giornate che ti ammazzano. non perchè succede un fatto particolare, è che semplicemente ti metti un attimo a testa insu a pensare  e ti viene l’ansia di non farcela. amora, amici, sport, teatro, studio, esami, futuro. dici: “no, è troppo”. Non è tanto di per sè il fatto che non sai da dove iniziare a mettere a posto in quel casino, è che non sai cosa ne verrebbe fuori. ti guardi attorno e trovi un collage di persone che più o meno ce l’hanno fatta. loro. tu invece sei qui che aspetti un treno, che non passerà mai più.

per tirarti su il morale provi coi libri, coi film, con una passeggiata. ma nulla. il fatto è che se guardi solo le nuvole il cielo sarà sempre grigio. “Basta che funzioni” è il film di Woody Allen, si ma una soluzione va trovata. Sono sempre più dell’idea che la soluzione al problema non è questione di inventiva quanto di adattamento e di tempismo. Arriverà poi, tra qualche giorno, settimana, mese un giorno che ti farà andare a dormire felice e rilassato, oggi no. ma arriva, basta solo aspettarlo.

mentre scrivevo mi è venuto in mente come concludere, mi capita raramente. in effetti la paura di non farcela mi assale così tante volte che ci ho fatto l’abitudine. Il volermi confrontare con gli altri, e chiedermi quella fatidica domanda “ma gli altri come hanno fatto?” è il primo passo per superare il problema. anche allora me la feci, fallì, ma fu l’inizio di una magnifica risalita, rimonta. E allora ci spero, credo che mi renderò conto che come lui in qualche maniera ci è riuscito pure io ce la farò come chiunque, è solo questione di non lasciarsi abbattere e lottare perchè a costruire il futuro, ti rendi conto che non c’è mai abbastanza tempo.

“…bello non ti passa più, te la sei voluta tu…”


senz’aria

settembre 22, 2010

tratta da flickr.com dall'album di "thelastminute"

il grande orologio ricomincia a scorrere. come se questa fosse stata una lunga parentesi. mesi in cui la lancetta era ferma. ora, aggiustato il meccanismo i secondi tornano a scorrere. Lenti, uno dopo l’altro. Curioso, non c’ero quando si è fermato e non ci sarò quando ripartirà. Il fatto è che se un evento lo aspetti e te lo prepari allora è diverso. Può deluderti, non essere all’altezza, ma la maggior parte delle volte comunque, in vista di grossi colpi, ti aiuta poter attutire il colpo. Come se il K.O. fosse durata questi mesi. Ora, storditi ci rialziamo e ricominciamo a combattere… a incassare.

c’è che alle volte vorrei mettere la testa sott’acqua e urlare, più forte che posso. Vorrei riuscire a svuotare quei polmoni, riempirli fino in fondo e poi espirare tutta l’aria che c’è dentro, sul serio. Come a sdraiarmi piano piano sul bordo della piscina. Mi uccide quella sensazione che hai sulla terra ferma quando ti manca il fiato, quando lo devi andare a cercare in profondità, quando il sonno è padrone, quando vorresti riposarti ogni istante ma è solo perchè stai per ricominciare. E’ solo questione di abitudine, poi ti ritrovi a correre la tua maratona, i tuoi 2000 siepi e sentire il fiato che tira, che manca ma ti fa andare avanti.

le tengo in serbo per le occasioni speciali, quelle che ce n’è una nella vita e quella proprio te la ricorderai. Saranno poche, tante o inattese, ma di certe lo puoi dire. riscaldarsi, lottare fino in fondo, fino a che nulla possa più cambiare il corso degli eventi. se il vaso cade dal davanzale posso fare ben poco per evitarlo, piuttosot dovevo farlo prima. A volte è irrimediabile il danno, ma stupendo provare a lavorarci sopra, accettarlo e andare avanti. Perchè comunque, dopo che lo hai riparato, l’orologio va avanti.

“…amore mio non devi stare in pena, questa vita è una catena …”


colorare

settembre 14, 2010

tratta da flickr.com dall'album di "pizzodisevo"

come colorare un quadrato. inizi lungo un lato, piano piano, poi ti avvicini sempre di più all’altro. Il colore si espande, risalta sempre di più sulla carta, però bisogna stare attenti ai bordi, a non sbavare, ci vuole calma e precisione. Non è una questione di metodo. Ti puoi organizzare, sforerai sempre di un pochino, ma comunque ci starai. Ce la puoi fare. Ora e sempre. Perchè là sta la vera battaglia. Anche se la guerra per ora è persa.

poi ci sta sempre quello che sta zitto e pensa. pensa soltanto a come star bene. Qual è il suo equilibrio. E poi? la paura di tutti noi è quella di starcene seduti a guardare il pozzo, il sasso che cade e non far nulla. Non essere in grado, perchè come fai sbagli e peggiori sempre di più. Scommettere sul futuro? no cari miei, lottiamo per il presente, perchè non sia un inferno. Il futuro, ora, è un lusso. Pensiamo a sopravvivere, ora.

State a guardare un paesaggio per qualche secondo. Godetevi un tramonto tra le montagne. Respirate l’aria della mattina. Bevete acqua fresca. Dormite tra coperte pulite e profumate. Camminate tra la gente e guardate le vetrine. Passatevi le mani tra i capelli. Accarezzate un cane. Bevete un buon caffè a colazione. Ascoltate attentamente il rumore della penna mentre scrivete. Fatevi cadere il getto della doccia sulla nuca. Vivete e sentitevi vivi.

“…e quella nella foto accanto a te, non è il fenomeno della tua ex…”