l’odore di quell’aria

luglio 14, 2013

tratta da flickr.com dall’album di “gerlos”

era proprio diverso l’odore che aveva l’aria. lassù, tra le montagne, dove il tempo scorre a velocità diverse, dove il mondo coi suoi problemi sembra far fatica ad arrivare, là tutto è diverso. Basta poi sedersi un istante e alzare lo sguardo al cielo. azzurro. tutto passa, tutti i problemi svaniscono e ti ritrovi più leggero a guardare quelle grandi nuvole bianche che decorano l’orizzonte.

vedere la legna bruciare e consumarsi è uno di quegli spettacoli che non hanno bisogno di colonne sonore, di canzoni coreografie o altro. guardare il fuoco che brilla e con la sua luce illumina il buio attorno a sè vale davvero l’istante. non sappiamo cosa ci sarà domnai, ma guardare quel fuocherello, sotto le stelle tutti in silenzio e solo lo scoppiettio delle scintille rasserna, tranquillizza fa sperare. non serve altro per renderlo migliore. abbraccio.

raramente abbiamo tempo da perdere a Torino per alzare lo sguardo, raramente ci ritagliamo del tempo per ammirare il creato che ci circonda. Se lo facciamo è solo perchè non abbiamo altro da fare o ce lo possiamo permettere. il problema è che dalla città le luci nascondono le stelle e la loro magnificenza, la loro storia e la luce che portano con sè. Una stella lassù è qualcosa di altro da un corpo celeste, + un puntino nella nostra vita, che ci è sempre sopra, senza che ci abbandoni mai. solo che a volte nemmeno la vediamo.

una grande squadra: una citroen francese, un suv della bmw e una strada provinciale.

“…io quasi quasi prendo il treno e vengo, vengo da te…”

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occhi rivolti al cielo

maggio 25, 2013

ad un certo punto alzi lo sguardo, trovi il cielo e ti fermi a pensare. Prima affiorano tutti i problemi, tutte le volte in cui vorresti avere più tempo per guardare quello splendido cielo. Dopo arrivano i sogni e i progetti per il futuro, e allora ti rendi conto che non stai correndo abbastanza per raggiungerli. Infine arriva l’oggi, l’imminente. Distogli lo sguardo da quello scorcio di azzurro e torni a quello che stavi facendo, ma solo per un secondo un ultimo sguardo lo ridai. sperando che tutto vada avanti per il meglio, domani.

 


e domani?

ottobre 3, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "Si Ma Bo"

la sola speranza nella giornata resta la finestra. quel cielo azzurro e quei tetti con qualche tegola che cade. dentro il tempo non passa, ma fuori le nuvole si muovono, si spostano. vuoto dentro. guardo oltre e non trovo nulla, solo il il trascorrere dei minuti. più passano gli anni e più mi rendo conto di quanto volessi essere fuori, là lontanto da tutto. ma ora è diverso, è il sapore dell’aria appena viene la primavera, unico perchè lo aspettavi da tutto l’inverno, ma poi diventa qualcosa di normale, abitudinario.

non ho ben chiaro cosa mi aspetti domani. più leggo i giornali, guardo la tele, sento la radio, più provo a capire più mi sento senza un futuro. poi chiudo gli occhi e vedo che un futuro io ce l’ho, ce l’hanno tutti. allora mi ascolto un po’ di musica, tranquilla, leggera, senza problemi senza pressioni. mi guardo attorno e vedo il mondo che continua a vivere, è strano. sembra proprio che chi fa non abbia voglia, e chi forse ha voglia non fa. domanda e offerta. io intanto me ne sto qui a vedere il cielo di fronte a me.

leggi. pensa. scrivi. poi le idee arriveranno. poi ti chiederai dove stai andando, poi tutto si spiegherà piano e di fretta, poi tutto cambierà all’improvviso e a te resterà sol oda chiederti cosa tirare su. io ci sto stretta in questa gonna, proviamo la taglia dopo. allora vedi tutto il mondo fermo, in un solo istante in cui tutto è fermo, il tuo respiro va a fondo nei polmoni. punto.

“…comrpati a caso un disco che non volevi comprare…”


gusto di vivere

settembre 12, 2010

tratta da flickr.com dall'abum di "Mauro@photo"

questa è la storia di un uomo che ogni mattina uscendo di casa e andando a lavoro, a piedi, si mangiava due quadratini di cioccolato fondente. Prima di uscire di casa, di salutare sua moglie, la figlia e il gatto apriva il frigo e dall’involucro di alluminio ne staccava un pezzettino. Nella sua paseggiata da casa all’ufficio passava per un parco, sotto il porticato  e oltre la piazza. Aveva col tempo imparato a goderseli quei due quadratini. Era il suo momento di respiro nelle sue giornate. Era la certezza di poterle gustare. Non importava se in ufficio c’erano tre progetti da consegnare o se a casa alle volte capitassero brutti giorni per discussioni. Quei  15 minuti erano suoi. E alle sette e mezza, non c’è cellulare che suona. E’ solo la città che si sta muovendo.

col tempo aveva imparato a goderselo quel suo rituale. Quasi fosse magico. Ma non era nulla di che. era solamente un piccolo momento quotidiano. Sulla sua scrivania aveva una foto con la sua famiglia; e girando la cornice trasparente c’era un paesaggio. Mare? Montagna? no città, la sua. Con in mezzo pallazzi, alberi e il cielo. Il cielo. Lavorava in un ufficio senza finestre, si sentiva oppresso. Era come non poter sognare, desiderare. Così ogni tanto inarcava la schiena indietro, girava la foto e pensava a quel cielo così blu. Avrebbe dato qualsiasi cosa per potersi sdraiare sul prato e stare fermo ore a guardarlo, a senitire il vento a uscire dal frastuono quotidiano. Ma non si può, dov’è il tempo per farlo?!

questo non è un uomo triste. E’ brillante nel suo lavoro, dà la carica a tutti i suoi colleghi. Sa e crede in ciò che fa. E’ solo che alle volte si ritrova a guardare quei quattro umri attorno a lui  e vorrebbe solo essere più libero, sentire di più l’aria. Un giorno gli chiesero se gli sarebbe piaciuto vivere tutto l’anno in infradito al mare. No, non era la sua vita fare sempre le stesse cose. Se no avrebbero perso il loro sapore. Già per quei due quadratini di fondente ogni mattina il loro sapore ce l’hanno ed è sempre diverso.

La sua più grande gioia e tornare a casa e vedere gli occhi di sua moglie. Un oceano in cui perdersi. Sono ormai passati tanti anni, la fiamma dell’innamoramento è ormai svanita, ma quegli occhi. Quello sguardo che ti fa sentire a casa, felice; sapendo che li puoi guardare e tuffartici dentro. Certo, poi ci sono le bollette, le lettere e i giornali e la vita va avanti. Non c’è sempre tempo per certi romanticismi. Odia dirle quanto è importante sempre alla stessa maniera; perchè se no le volte davvero speciali non esistono più. Dopo tutti questi anni la ama ancora proprio perchè è importante che ogni momento sia diverso, e vissuto assieme. Senza essere un tutt’uno.

Alle volte arriva a casa e tutti sono a dormire o sono via, chi a fare yoga, chi chissà dove. Così col gatto sul tavolo della cucina si fa scaldare un po’ d’acqua, tisana e un po’ di musica. Aspettando che la sua vita torni a casa. Che possa essere davvero ciò che è. Un uomo felice di essere vivo.

“…Though my dreams, it’s never quite as it seems…”


da questa parte

luglio 21, 2010

era quattro anni che non vedevo quella scena da là. Era quattro anni che evitavo quell’addio, quella sensazione, quello star male di sapere di poter esser là ma dover tornare. che poi alla fine la trisezza ti avvolge comunque su come giù. Essere vuoti per qualcosa che ti hanno lasciato. Trovarsi cambiati dentro a forza di mangaire assieme, parlare e soprattutto esserci. Fermare il tempo per un po’, cercare di essere più lontano possibile da tutto. Non avere tempo per riposarsi. Forse questo ti devasta, ma dentro, alla fine, ti fa rinascere. Non oggi, nè domani… ma sei sicuro che le forze per ricominciare le hai.

era solo quel finale che non mi piaceva, troppo poetico. C’era qualcosa di irreale di fittizzio, come l’idea che un ultimo addio esista. Non sai mai qual è la sera giusta per vedere le stelle. Sai che lo devi fare almeno una volta. Stare in silenzio fermo a guardare tutto. a farti piovere addosso quelle luci da lontano. C’era la luna una volta, vero. Ma che fine ha fatto? Scomparsa, non c’è. solo il cielo buio con le sue stelle. Con i nostri sogni realizzati e infranti nel cuore…

c’è un punto di fusione tra la tragedia e la commedia. Tra le risate e la drammaticità degli eventi. Tra il bene e il male. A volte ti rendi conto che stai attraversando quella linea, e che non puoi tornare indietro. Soltanto stare là cove ora ti trovi. Capire qual è il tuo genere ti porta ad esprimerti al meglio, ad andare oltre i limiti.  Ma lo spettacolo non può finire, si è cambiata sceneggiatura. O semplicemente è solo un lato della medaglia. Ora ci faranno vedere cosa accade nell’altra stanza sapremo e finalmente capiremo. Già!  ma è il pubblico a capirlo, non gli attori….

“…e anche se in giro c’è qualcun altro che vale più di me…”


una ruota di scorta

ottobre 25, 2009

tratta da flickr.com dallalbum di giallinovagabondo

tratta da flickr.com dall'album di "giallinovagabondo"

“bisogna tener duro in questo gran via vai” lo dice Scrubs, ma è terribilmente vero. E’ una di quelle verità che sai, ce le hai dentro ma non riesci ad esternarle…a tirarle fuori del tutto! E poi più che altro non ci pensi mai. Solo che a volte ti ritrovi nell’agiata condizione di spettatore, certo tifi per una suqadra ma non puoi far niente per cambiare il risultato…c’est la vie! Eppure mentre tu ti godi lo spettacolo ti rendi conto che la stabilità ci vuole, ci vuole sempre! Perchè non stiamo fermi, ami…ci muoviamo in continuaizione e un punto di appoggio primo o poi lo dovremo trovare.

Creare
dal nulla, difficile? impossibile. Come ti senti quando hai un’idea ma non hai i mezzi… impotente! deluso dalla tua vita, che non ti da l’opportunità di rifarti,di eccellere. Ci ritroviamo con computer vecchi su cui devono girare programmi d’avanguardia. E così mentre i nostri concorrenti sono all’avanguardia, noi ce la caviamo, facciamo quel che possiamo. Con che risultati… questo non si sa ancora, purtroppo i dati parziali non sono assolutamente confrontabili, anzi spesso sviano! Ma che soddisfazione creare dal nulla, o quasi.

Il tempo per vedere le stelle è passato. Ora ci sono le nuvole…il cielo è buio e fa freddo. Siamo avvolti dall’autunno, da quel suo clima da sei del pomeriggio: sole basso, colori forti e stupendi e una stanchezza addosso enorme, quasi non vogliamo creder che manca una vita alla fine…alla fine dell’anno. Ma strano a dirsi è proprio così che si risolve la situazione. Perchè che tu sia una ruota di scorta, o una pezza, o un cerotto…per quanto marginale sia il tuo ruolo è l’esempio di qualcosa che si usa poco, ma quando serve non ne possiamo fare a meno…

“…Really this dance has got something, something, no way you can’t beat it. …”


non fare

maggio 12, 2009
tratta da flickr.com dallalbum di Max Opp (ex oppholdsvaer)

tratta da flickr.com dall'album di "Max Opp (ex oppholdsvaer)"

brevi frammenti. luce tra le foglie, raggi che passano, il verde delle foglie acceso. Vento che passa e porta con sè i sapori, gli odori il lontano… quello che non conosciamo. Fermi, là. Sdraiato a vedere quel mondo che ti sta sopra, senza creare troppe paure. Solo tu. Assoluto, sciolto dal mondo, da quel mondo che passa e va lontano. E tu lì ad aspettare o a riposare!? non in corsa, ma con la voglia di non esserci, di essere per te.

quando non devi fare qualcosa ci fai attenzione, ogni singolo passo è comunque conscio. Il probelma è quando devi fare solo una delle due cose che potresti fare, magari già normalemnte la faresti, ma ora. Dente otturato, medicato, non ci puoi masticare. E’ difficile farci attenzione, perchè non puoi sbagliare, è contro di te… dovresti ricominciare da capo, di nuovo… e non è possibile. Così ti rendi conto di buona parte della tua realtà nonappena ti viene tolta o modficata…. apprezzare.

a casa. dopo tanto tempo. A volte la giornata sembra eterna, che il tempo non passi più, che i minuti durano un’eternità! e invece….invece è solo una nostra percezione errata. Credere e cercare.. chi un ramo, chi una foglia, chi un quadreno. E tu poi stai là, sdaiato sul letto, seduto sulal poltrona o su quelle sedie tanto scomode che ti fanno venire mal di schiena… fermo ad aspettare e a cercare. A organizzarti un futuro tanto vicino, ma tanto lontanto nei tuoi pensieri, uin quanto ti proietti sempre oltre sempre a domani e mai all’imminente…

“…triste col suo bicchiere di barbera senza l’amore al tavolo di un bar…”