mettere l’etichetta

giugno 28, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "livid instruments"

classificare. sin da bambini lo facciamo. prendiamo una persona e la mettiamo, di diritto o meno, in una categoria. i simpatici, i casinisti, le pettegole, quelli bravi a pallone, i secchioni… classificare ci aiuta a ricordare le persone e ad approcciarci a loro. soprattutto con le conoscenze saltuarie è una grossa mano. lo si mette là, sappiamo giusto due cose su di lui e via. Il probelma sorge quando questa classificazione la applichiamo ai nostri amici, a quelle persone che sono più presenti nel nostro quotidiano.

spesso distinguiamo le persone come ‘buoni’ o ‘cattivi’. ‘1’ o ‘0’. perciò stanno da una parte all’altra della barricata. e finchè tutto va bene, e la divisione funziona non si pongono problemi. siamo in una favola. ma il mondo reale è diverso. già, perchè alle volte pure i buoni sanno essere cattivi, alle volte sono loro i peggiori. e delle volte è proprio chi noi disprezzavamo o temevamo che ci porge la mano per aiutarci. la grossa questione è che assolutizzare le persone, non dare loro un carattere, ma solo una maschera, finisce con il lasciarci inermi quando si tira fuori la loro maschera.

Ginko e Diabolik. non è che tutto il mondo si può dividere e schierarsi. è davvero sottile la linea che li separa. netta, evidente, ma sottile. se quella persona per noi è un poco di buono, per qualsiasi cosa possa fare resterà tale. abbiamo paura di conoscere il mondo.

odio le persone che danno giudizi subito. senza nemmeno sapere. senza nemmeno avere aspettato un po’. che sputano sentenze. delle volte forse io sono il primo a farlo, ma se e quando me ne accorgo, vedo di rimediare. odio chi dice ‘guarda che è così.’. odio chi dice che la sua visione è l’unica e sola giusta, chi non fa sforzi per pensare come gli altri. siamo troppo pieni di noi stessi per andare a vedere dentro l’altro. odio chi non prova nemmeno per un istante a vedere oltre il muro, a pensare quale sia la ragione dell’altro.

come capita che siano gli altri ad avere torto, può capitare anche a noi. sforziamoci di pensare sempre questa evenienza, sforziamoci di guardarci da fuori, il più lontano possibile. forse avvicineremo di più gòo

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ehi lepre…

dicembre 5, 2010

tratto da facebook.com dall'album di "Chiara Rinaldi"

non è quello il mondo che vorrei. no. e allora ci provi a cambiarlo, ci provi a far capire qual è l’ottica giusta, perchhè il vero nodo della questione è proprio questo. così poi alla fine tu vai avanti, provi a cambaire strade, a prendere pullman diversi a trovare equilibri, ma in realtà sei sempre più stanco pure tu. e senza alternativa, solo e impaurito da questa massa che rotola e tu non puoi femrare.

alle votle è difficile guardare il mondo in maniera semplice, troppe volte ci eleviamo ad un tale livello, astraiamo e modellizziamo al punto che non riesci a vedere otlre la siepe. il fatto è che, talvolta, ti si presentano davanti scenari talmente assurdi o illogici che poi, alla fin de’ conti risultano veri. proprio perchè lui non mi parla in realtà avrebbe una voglia matta di dirmi qualcosa.  solo che ci muriamo talmente dentro che rischiamo, alle volte, che siano prima gli altri a sapere cosa noi vogliamo.

sapevi che era una corsa al massacro,  o la scampavi o ci finivi dentro. Poi ti chiedi come fare. Nulla, devi solo resistere fino in fondo e sperare che nessun altro ce la faccia. Alle volte essere la lepre ti da un vantaggio sulle tartarughe, ma poi è questione di carattere. Già perchè se la lepre prendesse sul serio la gara sin dall’inizio la tartaruga è spacciata.  Non vince la tartaruga perchè non ha mai mollato, perde la lepre perchè non ha dato il massimo.

“…it’s just another sunday rainy afternoon…”


la scelta

dicembre 30, 2008

è che non sai mai come comportarsi… già. In ogni situazione che ti capita c’è qualcosa che è cambiato e che quindi non la rende uguale a nessun altra. Solo che a volte ti senti paralizzato. Ti senti impotente, è una lotteria,  va come va, ma il risultato è sempre una sorpresa. Solo che ogni giorno è diffiicle accettare certe sorprese.

Vi è mai capitato di arrabbiarvi per una situazione in cui vi trovate per colpa degli altri… certo siete voi che ci siete entrati, ma sono gli altri che hanno fatto sì ceh fosse così. Così voi non sapete cosa fare. Già, pensare alla buona fede degli altri, non dire nulla, andare avanti e poi tutto passerà. Oppure fermarsi e farsi valere. SApete, non sempre è così facile scegleire, soprattutto perchè non sappiamo che mondo vedono gli altri. E così un gesto che per noi sembra inutile per l’altro è fondamentale. Un sacrificio che a noi sembra enrome ad altri può parere misero. Spesso le realtà degli altri sono distorte. cambiano dalle nostre.

E così siamo tornati all’interrogativo di prima… perchè a stare zitti si rischia di allentare la corda, di diventare troppo passivi. Mentre invece se ci imponiamo questa corda la spezziamo. Ecco, a volte ci si trova a giocare a un terribile tiro alla fune, in cui se la corda si spezza il gioco è finito, ma anche se perdo il gioco è finito. Il trucco è sapere dosare le forze. Certo poi tutto dipende dall’indole del nostro carattere.

E’ che a volte il mondo che ci circonda ci impedisce di vedere oltre le apparenze. che ci fidiamo solo della vista, del tangibile… lasciamo poco spazio agli altri sensi, e soprattutto guardiamo poco, vediamo superficialmente senza profondità… ci lasciamo poche volte trasportare dalle emozioni, perchè sono irrazionali, perchè non le possiamo comandare, le possiamo controllare, ma è spesso dannoso.

“..ho balalto di tutto sai sui sentieri dei grammofoni…”


Amici e tempo

aprile 29, 2007

Una catena…diversa dal solito

Prenditi il tempo per leggere questo messaggio

Qualche giorno fa’ ho ricevuto questa storiella in una delle solite catene di e-mail, sul momento l’ho letta e via…in giornata però è successa una cosa che mi ha fatto riflettere… mi è venuta allora in mente la storia, ve la propongo. Non mi ricordo assolutamente chi me l’abbia mandata, ma veramente grazie….

C’era una volta un ragazzo con un pessimo carattere. Suo padre gli dà un sacchetto pieno di chiodi e gli dice di piantarne uno nella palizzata del giardino ogni volta che perde la pazienza e/o che bisticcia con qualcuno. Il primo giorno ne pianta 37 nella palizzata del giardino. Le settimane seguenti, impara a controllarsi e i numeri dei chiodi piantati nella palizzata diminuisce di giorno in giorno: scopre che è più facile imparare a controllarsi che piantare i chiodi. Finalmente, arriva il giorno in cui il ragazzo non pianta nessun chiodo nella palizzata. Allora va dal padre e gli dice che oggi non ha avuto bisogno di piantare nessun chiodo. Suo padre allora gli dice di levare un chiodo dalla palizzata per ogni giorno che riesce a non perdere la pazienza. I giorni passano e finalmente il ragazzo può dire al padre che ha levato tutti i chiodi dalla palizzata. Il padre conduce il figlio davanti alla palizzata e gli dice: “Figliolo, ti sei comportato bene ma guarda quanti buchi hai lasciato nella palizzata. Non sarà mai come prima. Quando litighi con qualcuno e gli dici delle cose cattive, gli lasci delle ferite come queste. Puoi infilzare un uomo con un coltello, e poi toglierlo, ma lascerai sempre una ferita. Poco importa quante volte ti scuserai, la ferita rimarrà. Una ferita verbale fà altrettanto male di una fisica. Gli amici sono dei gioielli rari, ti fanno sorridere e ti incoraggiano. Sono pronti ad ascoltarti quando hai bisogno, ti sostengono e ti aprono il loro cuore. Mostra ai tuoi amici quanto li ami. 

Troppo spesso non stiamo attenti alle nostre parole, ciò che pensiamo lo diciamo di getto, e non ci curiamo assolutamente dell’altro, se mai possiamo ferirlo. A volte costa fatica un’amicizia, sembra sempre che sia una sola persona a farsi il mazzo per mantenerla salda, e che all’altro non gliene freghi nulla. Ma sappiate che i veri amici non si perdono mai, quelli veri, pochi, rimangono, nonostante le fatiche la distanza e il tempo. Se mai tra qualche anno avrò bisogno di un aiuto beh…ora come ora so a chi sono sicuro di poter chiedere…

Le persone inoltre appaiono per ciò che fanno, se non sono poi realmente così, beh…nn ci possiamo fare nulla! Ognuno è responsabile di ciò che fa e ciò che dice, ma non va giudicato nè emarginato per le sue scelte, al massimo rispettato e, eventualmente, criticato. Possiamo non essere d’accordo, ma in qualunque caso la nostra volontà non deve superare la libertà dell’altro! I nostri amici che nel lungo cammino della vita acquisiamo e perdiamo, che lasciamo e poi ritroviamo sono persone ed è normale che cambino e prendano strade e decisioni diverse dalle nostre. A questo punto basta solo accettare la loro scelta anche se silente e andare avanti lo stesso, perché dietro l’angolo c’è sempre una nuova sorpresa un amico che non ti saresti mai aspettato! E’ vero pensate solamete a distanza di un anno se l’avreste detto che avreste conosciuto nuove persone, di cui prima non conoscevate nemmeno l’esistenza.

Concludo con questo: a volte 131 parole costano di più di 0.15 centesimi…ma se noi vogliamo che, magari, gli altri si comportino così con noi…beh un passo bisogna farlo, anche se è sicuro che è contro un muro…garantito!

“L’amico è uno che ha molta gelosia di me…”