incertezze e prospettive

novembre 20, 2016
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tratta da flickr.com dall’album di “Marco Poggiorini”

per avere una vita migliore dobbiamo sforzarci di praticare di più l’empatia. è troppo facile vedere gli altri tutti uguali e noi stessi al di fuori delle categorie con cui giudichiamo, fermiamoci: siamo tutti un po’ speciali, siamo tutti un po’ uguali. il giorno in cui lo accetteremo, vivremo più sereni. spesso appiattiamo le persone attorno a noi perchè non siamo disposte a fare lo sforzo di vedere il mondo dalla loro prospettiva e quindi fatti e azioni che per noi sono semplici e scontate in realtà hanno per altri un peso ben maggiore. il che non vuol dire che un errore non lo è più – resta tale. capire la prospettiva aiuta a trovare una soluzione, aiuta a sopportare meglio, aiuta a trovare le idee giuste, aiuta a vedere cose che tutti gli altri non vedono.

proviamo a preoccuparci un goccino di più del nostro prossimo – chiunque esso sia – e un po’ meno di noi stessi. riscopriremo, però, che è nel dare qualcosa di nostro a chi è nella nostra vita che completiamo e miglioriamo chi siamo e come stiamo. senza esagerare, ma tenendo anche conto degli altri, vivremo meglio. magari ogni tanto dovremo sopportare stranezze, torti, incomprensioni, ingiustizie, furbizie e cattiverie…però ci resterà una vita più piena, più lunga. un pezzettino di noi in qualche angolo del cuore di chi abbiamo la fortuna di avere attorno.

“capitano li abbiamo davvero battuti?” “sì, anche questi!” “ora le semifinali. nessuno ci credeva, eppure…” “eppure anche ‘sta volta ce l’abbiamo fatta” “ogni giorno mi chiedo come sia possibile che siamo noi a competere con questi squadroni, siamo così poca cosa” “non lo dire, non è vero. c’è stato un momento nella mia vita in cui ho pensato di provare a giocare con loro..” “poi come è finito qui?” “perchè non era il mio sogno quello”

“…Pochi capivano il jazz, troppe cravatte sbagliate…”

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causa o effetto

aprile 16, 2014

tratta da flickr.com dall’album di “Travis Wiens”

come delle funzioni non propriamente invertibili. non fare nomi, mai. restare sempre sul generico così da poter dire ‘guarda che non mi riferivo a te’. per quanto possa sembrare strano abbiamo tremendamente bisogno di raccontare il mondo attonro a noi, dare un nome agli eventi. trovare analogie nelle vite di chi ci sta attorno. sentirsi un po’ meno diversi, ma tutto sommato sulla stessa barca. solo che è difficile convivere. gestire contrasti. io, nel dubbio farei un passo indietro, ma così restano avanti sempre gli altri. sempre.

confondere causa ed effetto. il vaso si è rotto perchè è caduto. qui tutto è semplice, quadra. il problema sono azioni che si prolungano nel tempo, catene di azioni. soprattutto a livello sociale. ti comporti così perchè è successo qualcosa oppure è successo qualcosa perchè ti comporti così. facciamo fatica a capire l’ordine temporale degli eventi, quale sia – se c’è – una causa scatenante. così possiamo solo provare a capire il mondo che ci circonda. facendoci aiutare dalle visioni di chi si sta attorno.

sole. afa, umidità. campo secco in terra. “capitano, ci dobbiamo davvero allenare qua?” “per ora sì” “non abbiamo davvero più le forze. il campionato così è davvero faticoso” “siamo qui apposta per trovare il ritmo” “ma…” “fino a quel momento, tenete il fiato e correte. senza fermarsi” “come una volta” “no. allora era diverso. non saremo mai più quella squadra. purtroppo e per fortuna”

“…fece tre passi indietro, non pulì neanche il vetro…”


capire e ricordare

agosto 30, 2013

tratta da flickr.com dall’album di “Damien Clauzel”

fissiamo le idee in maniera diversa. quello che mi affascina tremendamente del confrontarsi assieme, su qualunque cosa, è lo schema mentale con cui ragioniamo. A scuola ci dovrebbero insegnare a farne di semplici ed efficienti per tutte le situazioni: che tu parli di politica, giurisprudenza, letteratura o fisica. Lo schema è sempre il punto di partenza, senza aver appena studiato quell’argomento lo schema ci aiuta ad averlo a portata di mano, a fissare subito le idee base e a iniziare a ragionare sopra. raramente veniamo incentivati a farci i giusti modelli nella nostra testa, si perde tempo e a breve termine – come spesso ci riduciamo – non sono ottimali. A distanza di 5 anni mi accorgo che non mi ero fatto nessuno schema nella mia testa di filosofia, tutto a memoria, al volo; ora non mi ricordo nulla. Di letteratura latina, per quanto lontanta anche lei dalla pratica quotidiana qualcosa mi ha lasciato.

lasciamo perdere dove siamo, ma chiediamoci dove stiamo andando. quello che ci fa paura del futuro è la sua assoluta imprevedibilità e la nostra capacità nulla di controllarlo. innanzitutto è difficile fare dei piani a lungo termine, mettersi scadenze lontane. un anno fa dove pensavamo saremmo stati oggi? e due anni fa? la grande verità è che la vita è troppo veloce e il nostro oggi è fatto delle scelte di ieri, alcune granitiche e importanti che fanno da solida base al nostro quotidiano, altre insignificanti o trascurabili che finiscono per non contare nulla. il problema è riconoscerle.

‘credo di non avere mai vinto nulla, sempre grandi secondi posti o panchine illustri’. ‘nemmeno io alla tua età. Però oggi siamo qua e fino a che non sentiremo quei 3 fischi non usciremo dal campo’. E intanto fuori pioveva, tuonava e ogni tanto c’erano pure raffiche di vento. la pioggia sembrava sarebbe caduta fino al giorno del giudizio – come un anno fa. ‘odio l’umidità del campo bagnato’. se avessero giocato quella partita altre mille volte, però, la pioggia sarebbe mancata – a tutti. Anche quella era un avversario che c’era e andava battuto. ‘ma quindi come impostiamo la partita?’

“…da questa falsa personalità…”


capire, senza comprendere

novembre 4, 2012

tratta da flickr.com dall’album di “Luigi Rosa”

il caos. la nostra vita è un continuo divenire, un passare dalla potenza all’atto. il probelma è che tra le tante possibilità dell’oggi solo una tenderà a realizzarsi domani. non è così semplice andare avanti con gli anni. e più si cresce più ti rendi conto che non puoi più scegliere come prima. l’unica opzione che ci rimane è il silenzio, quel maledetto silenzio che ci ammazza. quel fantastico silenzio che ci circonda. non possiamo pensare di poter programmare tutto di avere il controllo su ogni evento. il seme, la casualità ci domina. e la possiamo controllare.

Studiando reti neurali sono incorso in un curioso principio empirico, vero e paradossale. Essenzialmente per addestrare una rete neurale dobbiamo fare un test sul cosiddetto training set, in cui addestriamo il nostro algoritmo. Ecco se il risultato di elementi correttamente catalogati è perfetto: 100% ciò è male. Quello che ci importa è il test set: la prova finale, quando verifichiamo su un campione casuale quanto bene abbiamo appreso. è stupendo questo, perchè mi fa capire come sia giusto imparare globalmente, non alla perfezione, perchè c’è il rischio che appena ci capita qualcosa di leggermente diverso, entriamo nel panico e spesso ci cava d’impiccio proprio chi è stato etichettato come ‘superficiale’.

‘ma per quanto dobbiamo ancora correre?’ ‘ancora venti minuti’ ‘ è quasi un’ora che corriamo, inizio a non farcela più’ ‘resisti e basta. domani correrai meglio.’ ‘ma come facciamo a segnare gol se corriamo soltanto?’ ‘tu non ti preoccupare, ci sarà un momento per tutto anche per imparare a fare gol, ora non dobbiamo restare indietro, perchè chi si ferma è perduto.’ ‘perduto?’ ‘perso. perso per sempre, chi molla, non chi perde’.

“…hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo…”


seconda tappa

ottobre 13, 2010

 

tratta da flickr.com dall'album di "ro_buk"

va bene. ora ci vogliamo soltanto più credere, non ci rimane altro. senza parole. senza pensieri. ultimi, possiamo solo rimontare.  Ma ecco che ci arriva dritto così un missile, una freccia al cuore e ti ritrovi solo. Un mese buio lo hai già passato, ma qua è tutta nebbia. Fa paura. E che poi te lo dicessero che non si gioca mai al rialzo, solo resistere resistere e farcela lo stesso e comunque.

Quello che è assurdo è che alle volte ti senti come uno straniero in un paese, e non trovi l’interprete. Non capisic il linguaggio, la comunicazione. E’ tutto oscuro. Provi a capire, ma non ce la fai. Così un gesto può sembrare negativo, o una parola offensiva e poi non è così. Ma per tutto il tempo hai pensato così, e quindi ti sembra assurdo. Come se tu avessi dato una lettura coerente e corretta ai fatti, che poi si rivelano essere totalmente l’opposto. chissà.

si ricomincia. di nuovo. per fortuna siamo ancora qua. Qualche bullone per strada, un po’ di fatica addosso, ma ci siamo. La maratona la corriamo anche noi. Andiamo lontano e lo sappiamo. Solo che quando la fine è così lontana, che vedi appena appena la tappa di metà capisci che devi stringere i denti. Passato questo scoglio tutto dovrebbe essere più facile. Lo hai già visto e te ne sei meravigliato. Ora si deve combattere di nuovo, solo che il villaggio fuori dal castello è ormai solo più qualche catapecchia, possiamo provare a ricostruirlo. e dai dai dai…

“…il naufragio mi ha dato la felicità che tu non mi sai dar…”


i pilastri eterni

ottobre 11, 2010

tratta da flickr.com dall'album di "Albe86"

quello che ci vorrebbe è poi solo una parola. capire l’idea, il modello dietro e applicarlo. il limite della fisica è che abbiamo perso il libretto di istruzioni del mondo. Vedendo i giocatori che si “sfidano” possiamo ricavare regole e movimenti, ma ogni volta che c’è un’eccezione è un pasticcio, dobbiamo cambiare qualcosina. Fino a quando poi non se ne arriva uno con un’idea migliore. E comunque noi non sapremo mai com’è questo gioco. così è la nostra vita ogni giorno. vediamo, proviamo a capire e prevedere e poi?! ci ritvoiamo senza speranza ad aspetare parole lontane.

la mia paura è che non arriveremo mai a comprendere veramente l’altro. Ci sono dei momenti in cui quella persone è un “libro aperto”, ci sono dei momenti in cui sai prevedi e capisci. Poi c’è un break, un punto di rottura tra presente e passato, come fosse una disconutinuità e tutto diventa ombra. non ho ben idea di come non perdere il segno nel libro. So solo che quando lo perdi alle volte non lo ritroverai mai più.

Rileggere. come per le amicizie. Ci avete fatto caso come più il tempo passa più il rapporto tra l’intensità delle nostre amicize e il tempo che conosciamo la persona tende ad aumentare. Nel senso, più cresco più riesco comunque a creare amicize salde in poco tempo. Amicizie, magari migliori, di quelle che ho da quando fai seconda superiorire.  La chiave di tutto questo è che più cresciamo più rieusciamo ad andare subito nel profondo, ad analizzare le cose in maniera adulta. Poi, però ci sono le amicize eterne, che sempre c’erano, ci sono e ci saranno, ecco è quello che ti terrorizza…perdere i tuoi pilastri eterni.

“…The book of love is long and boring…”


colorare

settembre 14, 2010

tratta da flickr.com dall'album di "pizzodisevo"

come colorare un quadrato. inizi lungo un lato, piano piano, poi ti avvicini sempre di più all’altro. Il colore si espande, risalta sempre di più sulla carta, però bisogna stare attenti ai bordi, a non sbavare, ci vuole calma e precisione. Non è una questione di metodo. Ti puoi organizzare, sforerai sempre di un pochino, ma comunque ci starai. Ce la puoi fare. Ora e sempre. Perchè là sta la vera battaglia. Anche se la guerra per ora è persa.

poi ci sta sempre quello che sta zitto e pensa. pensa soltanto a come star bene. Qual è il suo equilibrio. E poi? la paura di tutti noi è quella di starcene seduti a guardare il pozzo, il sasso che cade e non far nulla. Non essere in grado, perchè come fai sbagli e peggiori sempre di più. Scommettere sul futuro? no cari miei, lottiamo per il presente, perchè non sia un inferno. Il futuro, ora, è un lusso. Pensiamo a sopravvivere, ora.

State a guardare un paesaggio per qualche secondo. Godetevi un tramonto tra le montagne. Respirate l’aria della mattina. Bevete acqua fresca. Dormite tra coperte pulite e profumate. Camminate tra la gente e guardate le vetrine. Passatevi le mani tra i capelli. Accarezzate un cane. Bevete un buon caffè a colazione. Ascoltate attentamente il rumore della penna mentre scrivete. Fatevi cadere il getto della doccia sulla nuca. Vivete e sentitevi vivi.

“…e quella nella foto accanto a te, non è il fenomeno della tua ex…”