cambiare per cambiare

gennaio 31, 2017
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tratta da flickr.com dall’album di “mumucs” 

Vedere orizzonti dove ci sono montagne, sentire musica dove è solo frastuono. Di tutti i giorni trascorsi le persone che più mi ricordo sono quelle che avevano un’idea propria, un parere. le persone che sanno cambiare idea ma anche restare salde su certi valori, avere dei pilastri. uno può condividerli o meno, ma quello è un altro discorso.

nella più grande paura del nulla e del buio la sola salvezza è la speranza. ma solo quello non basta, serve anche l’idea che un domani migliore sia possibile. dobbiamo smettere di aspettare il cambiamento per poi cambiare noi, subirlo. adattarci alla situazione che si è creata alle volte è inevitabile, altre volte è solo una scorciatoia. capitano le situazioni improvvise che ci obbligano a lasciare ciò che siamo per qualcos’altro. Altre volte passiamo i giorni nell’attesa che il cambiamento inizi per cambiare noi. non accadrà mai. delle volte le frasi motivazionali  sono ridicole, questa però è meno stupida di quanto sembri “se vuoi cambiare, cambia tu per primo”. perchè il cambiamento, qualunque esso sia deve essere il risultato e non la base di partenza. se ne saremo in grado avremo iniziato un processo inarrestabile. e a guardare indietro in fondo è sempre stato così.

“ora so la data della finale” “un’altra?” “no, questa è diversa. è l’ultima.” (pioggia. buio.)

“…Fiumi, poi campi, poi l’alba era viola…”


cambiare e capire

agosto 2, 2016

tartta da flickr.com dall’album di “Cristiano”

era come se un enorme sasso stesse cadendo. indietro non si torna. non so cosa mi capiterà domani, cosa la vita mi riserva, so però che serve un cambiamento. serve vedere in maniera diversa cose che sono nuove. era da tanto che non provavo certe emozioni, me le ero quasi dimenticate. e la cosa interessante è che fino a poco tempo fa nemmeno sapevo che esistessero. il domani fa paura, per cosa ci aspetta e perchè il tempo non torna indietro, nè si ferma, va oltre. a volte troppo veloce, così veloce che nemmeno riesci a seguirlo.

vedere la strada fatta, dopo fa impressione. vedere quanto sono lunghi i passi che facciamo, le distanze che copriamo, gli ostacoli che superiamo. ieri e oggi. mi sembra sempre di stare fermo, e quelle poche volte che mi sento in movimento è perchè poi vado a sbattere da qualche parte. però, però in tutta questa frenesia, in questo perdere continuamente l’orientamento una strada è fatta. e non importa cosa ti diranno, non importa se c’è chi è meglio. la prima persona a cui devi rendere conto sei te stesso. il resto, forse, verrà dopo.

‘a vedere gli schemi dalla lavagnetta sembrava tutto semplice’ ‘mi ricordo la prima volta che giocai, all’esordio. le partite prima stavo a guardare le prime volte non ci avevo capito nulla’ ‘è un linguaggio inspiegabile’ ‘poi mano a mano che le stavo a guardare diventavano più chiare, mi ero fatto un’idea’ ‘beh ma all’esordio’ ‘ecco, lì fu un trauma, perchè sul campo, a pochi metri di distanza da quella chiarezza nulla era più chiaro’ ‘eh..stare in campo non si può insegnare carta-e-penna’ ‘ero perso. vedevo i miei compagni muoversi, seguire una tattica, un ritmo, un gioco. qualcosa di cui avrei dovuto fare parte, ma che non capivo’ ‘e ora’ ‘ci ho messo degli anni, ora piano piano sto imparando…’

“…ma il suo sguardo è una veranda…”


muoversi, o almeno provarci

marzo 24, 2016

tratta da flickr.com dall’album di “dej611”

il cielo. che poi cosa vuol dire muoversi? se non c’è l’urgenza è difficile, perchè bisogna superare quella soglia di sicurezza e comodità che in fondo non ti fa star troppo male dove sei. riguardando indietro tutti i grandi passi della mia vita ho sempre scelto di rischiare di perdere qualcosa di sicuro oggi per un nuovo orizzonte domani. alle volte sono stato fortunato, altre volte di meno e altre per nulla, e fa ancora male ora. l’unica cosa che conta, però, è che oggi non sono dove ero ieri.

non dobbiamo mai smettere di sognare. i sogni sono il nostro motore per andare avanti, ma anche la nostra zavorra per affondare. una delle cose da evitare è quella di sognare un unicorno: qualcosa che non può esistere. solo che è sottile la differenza che c’è tra l’impossibilità e la bassisima probabilità. ogni mattina quello che ci fa svegliare in qualche maniera è sempre il voler raggiungere un orizzonte lontano. è il desiderio che ci muove, che ci spinge là dove nemmeno pensavamo esistessero mondi… ma nel sognare troviamo anche tante delusioni. tanti momenti di sconforto. così penso a tutti quei sogni che ho messo nel cassetto. ripenso a come oggi non avrebbero più quel sapore di una volta. ripenso a cosa mi ha spinto a metterli da parte. a cosa mi ha spinto a non andare oltre. e forse avrei dovuto – allora – essere più forte, più coraggioso e meno timoroso.

“sai, l’altro giorno mi sono rimesso a guardare le foto di quella stagione” “com’era tutto diverso!” “da riserva a titolare a riserva a nemmeno convocato…” “che poi è proprio la tua impotenza sugli eventi che ti accadono…” “no, non è sempre così! è più una scusa. una scelta ce l’abbiamo sempre…” “ok! ma non è così facile…” “esatto! hai centrato il punto…”

“…vecchi muri proponevan nuovi eroi…”


cambiamenti persi per strada

dicembre 21, 2014

tartta da flickr.com dall’album di ” Alessandra Voir”

la maggior parte delle volte esiste un momento in cui il cambiamento ci fa male. il problema è che noi continuiamo a comportarci come prima, ma non ci rendiamo conto del fatto che il sistema intorno a noi sia diventato diverso. cerchiamo risposte dove non ne possiamo più trovare. aspettiamo qualcosa da chi non ce lo può più dare. cambiare è difficile, faticoso e frustrante. nessuna certezza. molti di quelli che abbiamo perso per strada – in fondo – è semplicemente perchè loro o noi cambiavamo in momenti diversi, e non lo abbiamo capito in tempo.

come sempre, a pensare un piano che sai già che non potrà funzionare. come sempre l’idea c’è, manca solo il resto. e ora questa nebbia fuori dalla finestra mi fa ricordare quei pomeriggi d’inverno. freddo attorno e la prospettiva della tua vita molto ravvicinata. poi tutto è passato e abbiamo a poco a poco imparato a guardare un po’ oltre. ma ora devi tornare a pianificare. e non è semplice.

‘ma era davvero un fenomeno quello?’ ‘sì. gli davi una palla e lui faceva gol’ ‘ma che fine ha fatto?’ ‘non lo so. si è perso. era un grande, ma non aveva carisma, gli mancava quella forza che ti fa rimontare, che non ti fa passare un pallone’ ‘il cuore?’ ‘forse, io direi più una sorta di entusiasmo…vinse però tanto, tutto.’ ‘ora però…’ ‘ora però chi se lo ricorda più. non insegnava a sperare.’

“…You drown out the crowd…”


sottili variazioni

giugno 9, 2014

tratta da flickr.com dall’album di ” http://www.GlynLowe.com”

la prospettiva era cambiata. ora ne ero fuori, ma nonostante ciò il ricordo riaffiora. non so cosa ci fosse di così unico in quella colazione, ma non l’avrei mai più trovata. là. nella stessa maniera. dopo 6 anni ti sembra che tutto quel tempo sia collassato, volato è un tutt’uno. fai fatica a trovare le sfumature, non riesci quasi a sentire le variazioni sul tema. provaci. ricordati, che nel tragitto sono proprio queste cose che ti hanno salvato la vita: l’oggi leggermente diverso da ieri e dal domani. piano.

il passo più difficile è l’identità. non solo non essere, ma prendere una strada. seguire quell’intuizione e vivere nell’intersezione. conoscere gente è un metro per capire ulteriormente chi siamo e dove andremo. là in piedi e in silenzio a guardare e imparare. per alcuni è facilissimo. per altri impossibile. contano sì le nostre capacità, ma prima dobbiamo capire  chi siamo. è come guardarsi in uno specchio, rotto. chi sono in fondo?

‘capitano, cosa era stato questo periodo?’ ‘avevamo capito che bisognava cambiare, ci mancava la tattica e la motivazione di fondo’ ‘di fatti, se non mi ricordo male ricominciaste dopo.’ ‘già, eravamo rimasti indietro’ ‘quando è che tutto fu chiaro?’ ‘non c’è un momento particolare che ce lo fece capire, lo sapevamo già, in fondo. la botta iniziale ce la diede l’enorme ritardo nella preparazione fisica.’ ‘poi tutto fu chiaro?’ ‘sì, dopo quella cena sì. paradossalmente l’obiettivo diventò più chiaro semplicemente andando avanti, e poi trovammo la tattica e poi la motivazione.’ ‘come poi?’ ‘già dopo…per ora sapevamo che bisognava cambiare. ma non sapevamo come e in cosa.’

“…si stancano poco, pochissimo, niente…”


l’irreversibile variazione

novembre 11, 2013

tratta da flcikr.com dall’album di “AMagill “

il giorno in cui si rompe il vaso. nella nostra vita spesso capitano le catastrofi, piccole azioni dalle grandi e irreversibili conseguenze. il vaso che cade, dopo non sarà più la stessa cosa e non potremo più tornare allo stato di prima. ce ne sono un sacco di esempi di queste situazioni: rapporti che giunti al punto di rottura non sono più in grado di essere ripristinati, gesti che feriscono in maniera definitiva. tuttavia questa visione distruttiva è riduttiva, c’è anche una sorta di catastrofe di stato: da dove sono mi vado a mettere in una nuova posizione da cui non posso tornare indietro, e che mi dà ora nuovi obiettivi. dobbiamo solo saperli individuare e capire che non possono più essere quelli di prima, anche solo di un istante prima.

quei grandi momenti in cui sai che stai rischiando, ma ci provi: non è solo fortuna. per saltare quel fosso devi essere sicuro di te, avere la gisuta dose di fortuna ma anche essrne tu in grado. il piano perfetto è quello che considera tutte le possibili evenienze, il piano migliore è quello che sceglie le alternative più ottimali. il piano giusto è quello che funziona, dopo. quando si fanno grandi progetti ci sentiamo tutti come Danny Ocean che decide di rubare nel caveaux del Bellagio, ma finiamo più spesso per essere Peppe ‘er pantera’ che mangia pasta e ceci dopo aver fatto i suoi piani sci-scientifici. il rischio è una componente della scelta, e rende le nostre vittorie epiche o solo routine.

è difficile pensare globale, ci è istintivo ragionare localmente. E’ difficile pensare parallelo, il pensiero viaggia sequenziale(alle volte frammentato) ma non posso processare due pensieri alla volta. E’ difficile astrarre, partiamo sempre dal concreto per capire. Ecco, il giorno in cui saremo in grado di forzare leggermente la nostra natura e rompere qualche piccolo vincolo del nostro ‘pensiero facile’ allora arriveremo lontano oltre gli orizzonti di oggi, non dico a chilometri di distanza, ma alle volte già qualche metro è un grande passo avanti. nella vita mia.

“…Am I too dirty? Am I too flirty?…”