ricordare con limiti

settembre 30, 2017
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tratta da flicrk.com dall’album di “Filippo Borselli”

avere limiti e paletti per assurdo ci aiuta a valorizzarci. Poter agire liberamente è un desiderio che hanno tutti, e quando non possiamo ci lamentiamo e desidereremmo tanto avere carta bianca, non avere vincoli. però è proprio nella situazione in cui vorremmo tanto una cosa che non possiamo in quei termini che la desideriamo che la nostra mente si attiva, che il nostro pensiero rende possibile idee e sogni fino a prima impossibili.

se non sappiamo dove stiamo andando, dobbiamo ricordarci tutti quei momenti in cui abbiamo provato la stessa sensazione di smarrimento. non possiamo costruirci la fortuna, però dobbiamo imparare a cogliere ogni occasione, scartare quelle che non ci fanno crescere e resteremo soddisfatti a costruire piano piano i nostro presente. credo sia illusorio volersi costruire un futuro, perchè se il nostro obiettivo è solo uno cosa capiterebbe se non ce la facessimo. allora la soluzione in questi casi è costruire un solido presente, che possa resistere a scosse e imprevisti fuguri. così, dopo la tempesta, quando le acque si saranno calmate a noi resterà qualcosa del passato, non solo i ricordi: le opere.

Ci sono delle canzoni che lego ad alcuni momenti della vita, ci sono alcuni cibi che saranno sempre legati ad un passato. E i ricordi più belli, i ricordi più forti ed emozionanti sono proprio quelli che non ho cercato di costruire, ma che ho vissuto, da cui mi sono fatto trovare. Anche nel più buio dei momenti della mia vita, qualcosa mi è restato, qualche piccola scheggia che ogni tanto mi capita di incontrare e ricordare. e pensare che ciò che ci salva è la speranza per il domani, è l’idea che si possa cambiare.

“…portami lontano sulle onde…”

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a distanza variabile

aprile 19, 2016

tartta da flickr.com dall’album di “Pierangelo Biondo”

ogni mattina non so cosa mi aspetta nella giornata, l’unica è andare avanti. è che alle volte mi preoccupo troppo del futuro, cercando di guardare oltre l’orizzonte. mi faccio domande di cui nemmeno so che risposta vorrei avere – forse mi basta fare la domanda. il futuro mi terrorizza, lo ha sempre fatto! è che è difficile muoversi, cambiare, perdendo le certezze che ho per cercarne di nuove. ma ogni volta è poi successo che la strada l’ho trovata, dove mai avrei detto, dove mai avrei cercato. basta avere speranza.

dobbiamo ricordarci di guardare la nostra vita dalla giusta distanza. troppo vicino tutto sembra enorme, impossibile. Troppo lontano e ogni cosa si appiattisce, sembra tutto uguale, perdiamo le sfumatrure. La giusta distanza forse non è fissa, ma è un continuo cambiare, un ricordarci che i problemi in fondo si superano perchè non sono un gran che, ma anche che ci vuole coraggio, forza e grande volontà per andare oltre. se ripenso ai momenti duri della mia vita, il ricordo più vivido è quasi sempre il dolore nel provare a rialzarsi. poi passa, resisti, stringi i denti e con l’aiuto degli altri vai oltre. diventi migliore e vai avanti.

“capitano ma lei aveva inizato in attacco!” “sì, pensa… in quel periodo in effetti avevano bisogno di un attaccante e io ero disponibile” “poi?” “poi dopo un’inizio a rilento si è capito che non era il mio ruolo, e così invece di ostinarsi a farmi fare l’attaccante hanno capito che il mio ruolo era un altro!” “pensi quanto tempo avrebbe speso meglio…” “e qui ti sbagli, non è stato tempo perso! non lo è mai. quei periodi in attacco mi hanno fatto vedere il mondo da una prospettiva che non conoscevo, che mi era oscura. ora forse mi muovo meglio perchè so un pizzico ragionare come si sta in mezzo all’area.” “però ci vuole fortuna. ci vuole un mister che crede in te prima di quanto crede nelle tue capacità!” “e io l’ho trovato, se no sarei stato perso. perduto forse anche…”

“…c’era una volta un uomo che sognava a denti stretti, che prendeva il volo anche senza ali…”


un dizionario per capire

aprile 3, 2016

tratta da flickr.com dall’album di “Daniel Mennerich”

prima c’era un pensiero, poi un’idea. resta sempre il problema di raccontare ciò che abbiamo dentro a chi abbiamo ci sta attorno. uno degli ostacoli è quello della lingua. spesso mi rendo conto che raccontare le cose utilizzando una lingua che non conosco bene come l’italiano mi aiuta a focalizzare i punti importanti di ciò che devo dire. mi aiuta ad essere conciso e mirato nell’esprimere ciò di cui ho bisogno. alle volte attenuiamo i concetti con mille sfumature solo perchè ci fa comodo. Superato il problema della lingua arriva un problema insormontabile, che è quello del vocabolario. Ad esprimere a parole i nostri pensieri facciamo fatica, perchè la parola scritta o orale, comunque detta è comunque sempre una semplificazione di quello che proviamo. e quindi alle volte il mondo che percepiamo, che ci immaginiamo dipende fortemente da questo nostro vocabolario. e si creano montagne di problemi in un mondo in cui ciò che io chiamo pera per te è una mela. alcuni dei nostri di tutti i giorni problemi derivano proprio dalla difficoltà con cui comunichiamo. per ciò esistono forme non verbali, meno strutturate in cui traspirano più nel profondo le nostre emozioni. per fortuna.

ci sono dei giorni che mi chiedo se un cambiamento può essere in male o in bene. nel senso che  il cambiamento di per sè non lo è mai, ciò che ne determina la sua qualità è forse come noi ci comportiamo. poi in realtà è molto più complicato come discorso. è che alle volte penso più che altro che il cambiamento abbia un verso, un’orizzonte, una prospettiva, ieri o oggi. scegliamo noi dove voler andare. non è semplice. non lo è mai!

“ma quindi capitano lui non voleva smettere?” “no. si ostinava ad andare avanti” “tanti gli dicevano di mollare, che il suo ricordo sarebbe stato quello di un grande giocatore, invece” “ma non valeva più nulla?” “ormai non più. caratterialmente non riusciva a gestire i compagni giovani. le tattiche erano troppo complesse per la sua ottica. il fisico era sempre più debole” “però se ricordo lo mettevano spesso in campo…” “è stata la sua maledizione, il voler dimostrare di aver ancora qualcosa da dare, senza poterlo fare…” “e ora?” “ora tutti lo hanno dimenticato, tutti ricordano come è finito e non cosa è stato…”

“…portami lontano a naufragare…”

 

 


la variazione dal passato

dicembre 4, 2015

tratta da flickr.com dall’album di “8 Kome”

mi capita a volte di ripensare dove mi trovavo un anno fa. vedo quali erano le mie prospettive, le mie speranze e le mie aspettative. osservo poi tutta la strada che ho fatto, tutte le persone che ho lasciato, trovato e riscoperto. vedo come sono cambiato, e spesso mi chiedo “e se…”, purtroppo e per fortuna non so darmi risposte. penso sia importante guardare al passato non tanto con nostalgia di ciò che era e ora non più, di ciò che ora mi è chiaro mentre l’oggi è immerso nella nebbia. in tutti i nostri cambiametni se guardiamo solo la meta finale non saremo mai soddisfatti, perchè è difficile raggiungerla, è però importante capire quanto è stato grande il cambiamento.

ecco l’idea. è un momento breve, come una visione, puntini lontani che si uniscono l’uno dopo l’altro alla perfezione. ci resta in fondo una nuova prospettiva, un’ottica diversa e milgiore con cui guardare il mondo. certo un conto è avere l’intuizione, un conto è capirla e uno è metterla in atto. ci si prova.

“siamo esausti, ma non possiamo fermarci.” “correte, non abbiamo tempo per riposarci. è solamente trovare il ritmo.” “…e qualche gol!” “ora non preoccupatevi di quello…” “da dove ha segnato il suo primo gol?” “da fuori area, non sarei nemmeno dovuto essere là!” “se lo ricorda ancora?” “poco. più la pioggia, il buio e il freddo”

“…So come sono fatto io, ma non riesco a sciogliermi…”


avere l’idea

giugno 30, 2015

tratta da flickr.com dall’album di “Tony Hisgett”

la caduta dell’impero. che poi, metre guardi come sta cambiando il mondo attorno a te, ripensi a com’era un po’ di tempo fa. quante cose non ci sono più, quante sono nuove e quante hanno una nuova faccia. il problema del crollo dell’impero sono le sue stesse macerie, cosa bisogna farsene? resistere alla storia. perchè la tentazione resta sempre quella di rispecchiarsi in un passato, che forse non c’è mai stato.

il problema più gorsso non è non riuscire a mettere in atto un’idea, ma averla. guardare il cielo oltre la finestra mi rilassa. trovo forse quella concentrazione che delle volte mi sfugge perchè troppo preso a rincorrere il mondo che mi passa davanti. sii paziente e non smettere mai di sperare e sognare. tanto bello a dirsi, meno a crederci, ancora meno convincersene. però, a guardare indietro in effeti è sempre stata così.

“capitano mancano pochi minuti…ed è finita” “non finirà mai. continua a correre e non fermarti.” “ferma. calcio di punizione” “dobbiamo ancora segnare un gol per passare come testa di serie” “vogliamo rischiare? se subiamo un gol saremo fuori, nessuna possibilità di ripescaggio..” “giochiamo, se capiterà l’occasione sapremo che fare… intanto corri!”

“…canta le tue canzoni che burrasca scaccerai…”

 


il non riuscire più

ottobre 28, 2014

tratta da flickr.com dall’album di “ruben alexander”

il declino del campione. c’è un momento nella storia di tutti noi in cui ci rendiamo conto che non ci vengono più le cose che facevamo fino a poco tempo fa. ci rendiamo conto di aver attraversato un periodo d’oro, senza essercene nemmeno accorti. così quelle azioni, quelle decisioni quei gesti che fino a qualche volta prima erano veloci, naturali e perfetti. ora sono goffi, sbagliati e lenti. e la nostra più grande frustrazione è proprio pensare a quel passato in cui tutto sembrava facile, non siamo più in grado di vedere il mondo come allora: è cambiato lui, siamo cambiati noi. ci consumiamo sul campo, poco alla volta. quando ci rendiamo conto che stiamo peggiorando può essere troppo tardi. delle volte il nostro errore è voler scalare di nuovo quella cima da cui siam caduti, ma sarà impossibile tornare ad essere quello di prima. dobbiamo reinventarci. di nuovo.

tutte le fredde mattine di ottobre mi fanno ricordare quei momenti di sconforto all’inizio di tutte le avventure della mia vita. ottobre, e siamo solo all’inizio. poi piano piano il tempo passa, la vita prende un suo ritmo ed un suo equilibrio. è sempre difficile adattarsi e cambiare. una volta superato lo scoglio iniziale – sempre – trovi le praterie davanti a te. e stai là, in silenzio, a lasciarti spaventare e entusiasmare da quello che ti aspetta. ricordandoti, però, che sei sempre all’inizio.

‘cosa si ricorda di quel pomeriggio?’ ‘in realtà poco. solo il freddo. e una bici parcheggiata fuori dal recinto’ ‘era la sua prima convocazione dopo praticamente un anno e mezzo di stop’ ‘già. non sapevo cosa pensare quando il mister mi disse che sarei stato titolare’ ‘che poi era un’azione così normale…’ ‘già, ma poi ti fai male. poi hai paura a ricominciare. poi arrivano quelli più giovani e più bravi. poi sei debole… ‘ ‘ma allora come ci si rialza?’ ‘serve qualcuno che creda in te. allora ti rialzi’

“…Uniti indivisibili, vicini ma irraggiungibili…”


imprendibile

agosto 16, 2014

tratta da flickr.com dall’album di “Ryu Voelkel”

sembrava di essere caduti in un limbo. nè una partenza, nè una destinazione. fuori dalla finestra il tempo passava, ma non riuscivi a percepirlo, tutto uguale. schiacciato, compresso e compatto. che poi in fondo era stata solamente un’intuizione, nulla di più. il promo grosso problema era rendersene conto, formalizzarla. dare un nome alle senzazioni. per quanto potesse sembrare assurdo quel futuro ci avrebbe distrutto. ma ora che siamo qui a raccogliere ancora le macerie vediamo il mondo da un’altra prospettiva.

mi ero dimenticato quale sapore avesse la calma. nel corso degli anni mi son sempre trovato costretto a rincorrere, alle volte ero più vicino altre più lontano. ora sembra tutto lontano. irraggiungibile o raggiunto. non ricordavo cosa fosse la mattina. svuotarsi la testa. staccare davvero per un momento. poi si ricomincia. ma quella sensazione era qualcosa che credvo fosse andata persa. invece esiste ancora, forse un giorno la rivivremo. forse.

‘capitano, ma in quella partita lì prendeste dieci gol?’ ‘sì’ ‘era dopo il mio rientro dall’infortunio, era tanto che non giocavamo.’ ‘ma dieci gol!’ ‘in tutta la mia carriera non persi mai così male’ ‘dopo una sconfitta del genere, uno non si rialza’ ‘già. ogni azione che facevamo era bloccata sul nascere. gestivano la palla per tutto il tempo. e poi gol su gol. ma…’ ‘ma riuscimmo a rialzarci, due gol li facemmo’ ‘due’ ‘quella era la nostra speranza’.

“…And I know that it’s not clear…”