non perdere i ricordi

febbraio 23, 2014

tratta da flickr.com dall’album di “soniadal82”

vorrei non perdere i miei ricordi. ci accorgiamo che un ricordo è bello e vale quando ci manca, quando è passato. facciamo di tutto per poterlo rivivere, per declinare a quel passato il nostro presente. no. il problema è proprio quello di saper andare oltre. di lasciarsi certezze soddisfazioni e felicità al tempo che son state e ricostruirsi ogni giorno il nostro oggi, pensando a domani, come avevamo fatto allora. altrimenti ci ritroveremo a ricondurre tutto a quel passato che è stato tanto romantico, tanto intenso, ma che ora non può più tornare. l’unica cosa che ci resta è il ricordo.

non era un’idea sbagliata. era solo fuori posto. sarebbe bastato davvero poco per adattarla, per sapere che la traiettoria non era poi così sbagliata. quando siamo nella sfida facciamo fatica ad avere una visione globale, a capire il sistema. ci resta solo una parte di esso. ed è allora che dobbiamo faticare e guardare un poco oltre, da un’altra prospettiva. qualcosa che ci possa far cadere le nostre certezze ma ci rafforzi l’idea della situazione. non esistono i buoni, non esistono i cattivi.

perciò ti chiedi quale sia la logica dietro. va bene, il rasoio di Occam. troviamo la spiegazione più semplice, sì ma per tutto. il problema è che per ora riesco solo a spiegare in maniera semplice e lineare i singoli fatti, non a trovare una connessione. quando è che hai visto il buio? come ti sei rialzato? cosa hai provato quando hai visto la luce?

“…porti i capelli lunghi ma devi fare pratica…”


l’alba se li porta via

agosto 6, 2011
tratta da flickr.com dall'album di "unNickrme"

tratta da flickr.com dall'album di "unNickrme"

pensandoci dovrei scrivere un libro su tutte le tampe che ho preso in matematica. ci farei un’enciclopedia. perchè le trappole più comuni sono banali, ci cascano tutti e spesso non se ne allontanano troppo, le migliori sono quelle da intermedio, da avanzato. quando possiedi buoni strumenti e gli argomenti che tratti sono i più vari e disparati. e così ti rendi conto che delle volte impari più teoria facendo un esercizio che studiando paginate di teoremi. altre volte invece fatichi come un cane perchè brancoli nel buio nella teoria. è roba seria, mica storielle.

più ci penso e più mi torna in mente la città di notte. coi suoi silenzi. con le macchine che si muovono. i taxi in attesa di clienti e qualche bar aperto 24h. io se potessi vivrei di notte, perchè di notte tutto è più chiaro, di notte ogni cosa è nitida e i rumori sono attutiti. sembra quasi che quando arriva l’alba e il sole si porti via l’incanto e il mondo, la città torni a strillare.

ora bisogna ricominciare. andare oltre, seguire l’istinto. credere che sia possibile vincere quella battaglia. il campo è sfavorevole e pure la stagione. se ci pensi però di battaglie ne hai vinte in passato, certo allora era tutto diverso. ora però se tu non sei convinto non ha nemmeno senso scendere in campo a giocare. pausa. tu stai tranquillo, io adesso entro e non faccio passare nemmeno un giocatore dal mio lato. era terzino, giocava a calcetto. c’aveva la faccia.

“…e dopo la terra il mare…”


la sottile linea

maggio 15, 2011

è molto sottile la linea che divide luce e buio. se siamo in pieno giorno o in piena notte questi problemi non ci sono, sono certezze. il vero problema è quando ci si avvicina all’uno o all’altro. tramonto e alba. le prime luci dell’alba le ultime luci del tramonto. fa paura pensare che per poco per nulla rishciamo di stare  da una parte o dall’altra. e così pure nella vita. c’è un breve istante in cui sei sospeso nel nulla, nel terrore di esserti ritrovato a tua insaputa dall’altra parte. e senza poterci più tornare indietro. panico.

alle volte mi capita di scoprire che la mia prima impressione su qualcosa era giustaa. tutti mi dicevano l’opposto, che ero io che mi sbagliavo, che ero io che non capivo. passano i giorni, i mesi e gli anni e alla fine scopri che avevi ragione. non è tanto per dire “te l’avevp detto”, ma quanto più per riflettere che sempre più spesso la verità è quella della maggioranza. in una stanza con 100 persone, se 90 dicono una cosa e 10 l’altra, saranno i 90 ad avere ragione, perchè sono di più. quindi finisce che la tua argomentazione che dice “guarda che non è così perchè semplicemente non è vero…”crolla. il fatto è che non sempre si può dimostrare l’incorrettezza di un pensiero. spesso servono basi e prerequisiti che non sono comuni e quindi si finisce per dare ragione a chi se la sa prendere. e tu te ne resti con un palmo di mano, ma con la verità dalla tua parte.

io devo arrivare lontano.  tu devi superare l’orizzonte. noi dobbiamo andare oltre. perchè non siamo mai alla fine. non ci deve mai bastare la vetta. o forse non ci possiamo stare per sempre. molti di voi, io per primo, pensano che ci sono dei momenti della vita in cui stavamo davvero bene. avevamo tutto quello che volevamo, eravamo felici insomma. eravamo in cima ad una montagna. poi è passato il tempo e questi momenti se ne sono andati. talvolta per causa nostra: non ci bastavano, siam voluti andare oltre, trovare una nuova vetta. altre volte per cause a noi ‘esterne’: gli altri, il tempo. penso che l’equilibrio e lo stato di una sitauzione non sia estendibile all’infinito, accade che prima o poi si debba scendere da quella vetta, e andare a cercarne un’altra. solo che prima devi scendere e son dolori, poi devi risalire ed è fatica.

“…Ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite…”


sonno, sogno

agosto 15, 2010

tratta da flickr.com dall'album di "TheAlieness GiselaGiardino"

silenzio attorno. Buio. Sotto le coperte a pensare a guardare attraverso la finestra. Senza capire cosa sia cambiato, cosa sia stato. Quella goccia che ha fatto traboccare il vaso. Con quella rassegnazione in corpo che ti fa dire “no”.  Poi pensi alla giornata, a come sia stata vuota. Ma quello è solo perchè non te la ricordi, la concettualizzi. E’ molto più intensa la vita che il passato. Waterloo, come se fossi in esilio a Sant’Elena. e poi?! poi si cerca di fuggire lontano, ma non arriveremo mai da nessuna parte.

siamo nel sogno ora. LA logica non c’entra. Solo i nostri pensieri, solo le nostre idee. Siamo noi a comandare. Così creiamo una realtà, ma affine, parallela. Un mondo uguale, tranne che per qualche legge. Come a dire: “è così, ma con una differenza”. Poi però inizi l’avventura. Chissà perchè ma i sogni mi capitano sempre in prima\terza persona. Forse li vivo con l’ottica in prima persona, ma è come se la narrazione e le scelte fossero altrui, e io sono solo uno spettatore. Poi si va avanti, fino a quel filo sottile di relatà sogno in cui rumore e luci del mondo si mischiano a rumori e suoni onirici, fine.

E ora col sole ti svegli, tutto è più chiaro. Hai capito. E’ come se un raggio di sole passasse attraverso un vetro trasparente, in realtà questo  non è così, filtra leggeremte la luce, la scurisce. Aprendo la finestra è più chiara, più serena.  Così nella vita. Questa è la chiave di tutto, un vetro attraverso cui ci passa la realtà e noi non la capiamo, noi non ce ne rendiamo conto di come la filtriamo. Ci vorrebbe qualcuno che questo vetro ce lo rompesse, il fatto è che poi fa freddo entra l’acqua e non siamo più protetti.

“…ombre dure adatte all’ora…”


da questa parte

luglio 21, 2010

era quattro anni che non vedevo quella scena da là. Era quattro anni che evitavo quell’addio, quella sensazione, quello star male di sapere di poter esser là ma dover tornare. che poi alla fine la trisezza ti avvolge comunque su come giù. Essere vuoti per qualcosa che ti hanno lasciato. Trovarsi cambiati dentro a forza di mangaire assieme, parlare e soprattutto esserci. Fermare il tempo per un po’, cercare di essere più lontano possibile da tutto. Non avere tempo per riposarsi. Forse questo ti devasta, ma dentro, alla fine, ti fa rinascere. Non oggi, nè domani… ma sei sicuro che le forze per ricominciare le hai.

era solo quel finale che non mi piaceva, troppo poetico. C’era qualcosa di irreale di fittizzio, come l’idea che un ultimo addio esista. Non sai mai qual è la sera giusta per vedere le stelle. Sai che lo devi fare almeno una volta. Stare in silenzio fermo a guardare tutto. a farti piovere addosso quelle luci da lontano. C’era la luna una volta, vero. Ma che fine ha fatto? Scomparsa, non c’è. solo il cielo buio con le sue stelle. Con i nostri sogni realizzati e infranti nel cuore…

c’è un punto di fusione tra la tragedia e la commedia. Tra le risate e la drammaticità degli eventi. Tra il bene e il male. A volte ti rendi conto che stai attraversando quella linea, e che non puoi tornare indietro. Soltanto stare là cove ora ti trovi. Capire qual è il tuo genere ti porta ad esprimerti al meglio, ad andare oltre i limiti.  Ma lo spettacolo non può finire, si è cambiata sceneggiatura. O semplicemente è solo un lato della medaglia. Ora ci faranno vedere cosa accade nell’altra stanza sapremo e finalmente capiremo. Già!  ma è il pubblico a capirlo, non gli attori….

“…e anche se in giro c’è qualcun altro che vale più di me…”


isola(to)

gennaio 4, 2010

tratto da flickr.com dall'album di "I'm not there"

io sono come lei… con la stessa voglia di alzarmi e di fare la differenza. con le stesse idee in testa da anni, che poi cosa ne ricaviamo?! nulla. io sono come lei…alturista, perchè in un mondo di egoisti ci vuole chi sappia fare la differenza. forse siamo tutti uguali in questo mondo, tutti stereotipati e impauriti da quel maledetto giorno in cui abbiamo capito di poter scegliere: se uniformarci, o dire la nostra. che è diverso perchè se la nostra è uguale, rimane diversa, perchè ha una sua motivazione. Perciò io sono come lei, solo.

voltandoci a guardare quella parete saltano all’occhio quelle foto, quel ritaglio di giornale e quel quadretto. Passato. Ne vorremmo appendere uno nuovo, ma non sappiamo cosa, liberi o prigionieri.. cosa va in voga ora?! chi lo sa… scendiamo e vediamo dalle scale una luce, è riflessa, viene da fuori. Sono i lampioni, è la notte che illumina. buio. e poi allora l’idea lo tappezziamo di libri: Dikens, Melville, Dumas, Svevo, Joyce, tuti là, tutti assieme… così almeno un po’ lo si legge. Perchè ormai non ne vogliamo trovare il tempo per noi.

la paura a volte blocca non ti fa nemmeno pensare di voler saltare. vuoi solo stare fermo, dove sei…perchè è meglio di dove rischi. il gioco non vale la candela, ma se vincessi, se anche solo una volta trovassi il coraggio per fare quei 10 metri finali?! credo allora che la volontà sarebbe al di fuori di tutto e di noi stessi. Senza limiti soltanto con quella maledetta sensazione addosso di essere sempre in due, di non poter mai rischiare. soli.

“…muratore un po’ faraone che si chiama Scarabeo..”


strade

aprile 20, 2009

è che in effetti non ci ho mai pensato! perchè per non avere preoccupazioni finiamo per non percepire la realtà tale com’è! La vediamo discretamente, senza percepire la sua continuità, ricorsività… e soprattutto la tendenza stessa a equilibrarsi. Non soffriremo sempre allo stesso modo, in qualche maniera cambierà! E che poi alla fine tutto si aggiusta, e poi… non ti resta che ricominciare a costruire case su case! Per evitare i problemi…. o solo per affossarli, ma i morti ritornano.

Le tue mani son piene di fiori. Come se incontrassimo un uomo per strada e che in faccia ha qualcosa a cui non puoi resistere. E’ un sorriso. Una bella faccia. Ed è un dono intrinseco, che ha con sè e che ti dà…senza chiderti di ricambiare, di rispondere o di fare altro… lui ti sorride, ora la mossa sta a te! Ci sono giorni che non capisci come faccia a sorridere, quando tutto va male…quando ti senti l’unico scemo che non riesce in nulla! E altri giorni in cui quella fonte di calore umano sei tu… è solo questione di punti di vista.

strada buia...luci e poi la strada va… avanti! tu semplicemente seduto a guardare il finestrino e il tempo che fa fuori.. piove, le gocce si rompono sul vetro…sempre più veloci… si frantumano e poi vanno via. portate dal vento dall’aria dallo spostamento. Ma non capisco come farei… a vivere a questo ritmo. Con questa ansia addoso…certo allora capisco il perchè di tanto! E’ semplicemente il volersi scaricare!

“…I never thought I die alone…”