segnarsi il perchè

novembre 28, 2013

tratta da flickr.com dall’album di “fauxto_digit”

dovrei tenerlo il libro delle idee-che-già-quando-nascono-sai-che-saranno-delle-cazzate! le migliori. che quando ti viene l’idea già subito ti scatta un lampo di intuizione, e te ne freghi. passi il tempo ad autoconvincerti, a convincere gli altri e alla fine ti sei pure tu convinto. e il campanello continua a suonare, come gli allarmi anti-incendio durante le esercitazioni simulate! Poi agisci, disastro (non una tragedia) e ci si dice “potevo ascoltarmi prima”. Ecco vorrei scrivere questo libro in cui quando mi convinco di un’idea spiego il perchè…forse, imparei.

non è tanto aiutare, quanto saper cosa fare, cosa dire o come stare. bisogna saper ascoltare, giusto, ma anche capire. non è così scontata come qualità, l’empatia. non abbiamo bisogno di un microfono in cui parlare, ma di un pubblico che ci ascolti. la più grande trasmissione al mondo è tale perchè la ascoltano. i film vanno fatti, ma anche visti. se no restano idee senza un passaggio di contenuti, senza un messaggio, solo un tramite vuoto.

‘chi me lo ha fatto fare?’ ogni mattina del giorno prima di un esame questa frase mi veniva in mente, seguita a ruota – sempre – da ‘non ce la faremo mai!’. forse era più un rito, forse mi dovevo ricordare quanto fossi motivato e quanto dovevo rimboccarmi le maniche. poi delle volte ce l’ho fatta e altre ho toppato. ma le domande sono sempre rimaste.

“… buoni da mangiare, buoni da seccare …”

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dallo spogliatoio

agosto 29, 2013

tratta da Flicrk.com dall’album di “Luca Rossato”

spogliatoio. una sola finestra in alto, socchiusa. tutti seduti sulle panche a prepararsi. il silenzio terrorizzava e l’ansia addosso era amplificata dal rumore emesso dai gesti. nessuno aveva voglia di parlare, c’era poco da dire – e quel poco lo sapevamo. la vita non è un film, mica arriva Al Pacino a dirci che la vita è fatta di centimetri adesso, siamo una squadra e lo affronteremo assieme. Ognuno pensa al suo cammino, come è arrivato qui e dove vuole andare. Per alcuni è un traguardo, per altri solo un nuovo punto di partenza. Per chi è la prima volta per chi ha già provato l’emozione. non è facile attendere la finale, da sfavoriti.

Ognuno si prepara. Sistemarsi bene i calzettoni, legarsi i lacci delle scarpe, togliere i pezzi di terra dai tacchetti, lisciarsi la magliettta sulle spalle. Ciascun gesto è fatto con attenzione e cura, si è già concentrati ora, non si vuole rompere il clima dello spogliatoio. Gli sguardi si evitano, i più mistici guardano in alto ad invocare un qualche Dio che li assista, altri guardano in basso o tengono la faccia tra le mani respirando profondamente. Tra 10 minuti si scende in campo per il riscaldamento. Tuono.

“adoro… i temporali.” disse il capitano lasciandosi scappare una risata. Nulla è peggio della pioggia in quel momento. Tutti lo sapevano, e tutti allora, scoppiarono a ridere. Quel tuono aveva risvegliato gli animi, rotto il silenzio. Ora gli sguardi si cercavano, chiedendo sorrisi e rassicurazioni. Tutti avevano in cuore la paura di non farcela, nessuno lo voleva dire. Certe finali le giochi una volta sola, dopo, per quanto siano diverse, non saranno mai come la tua prima volta.

“… voglio Pepita Moreno, la diva del jazz…”


con troppo potenziale

agosto 14, 2013

tratta da flickr.com dall’album di “Tiziano Ortolani”

cos’è che noi consideriamo il nostro potenziale? tutti noi abbiamo una nostra immagine rivolta a ciò che potremmo fare, e di conseguenza agiamo. Ecco, spesso accade che ci siano delle limitazioni, degli ostacoli. Un primo errore che commettiamo è sovrastimare o sttostimare noi stessi, in entrambi i casi si creano seri problemi: restiamo troppo spesso delusi; tendiamo a sminuire ciò che facciamo e siamo. Quante volte nella vita ci è capitato di avere a che fare con situazioni ipoteticamente utili, fruttuose o producenti e invece tutto è svanito nel nulla? il vero problema è che troppo spesso siamo come una Ferrari costretta  girare nelle strette vie del centro città, bruciando la frizione fino a logorarsi: bisogna scegliere la giusta macchina per ogni occasione, o almeno per il maggior numero di quelle che ci capiteranno.

il buio oltre la finestra mi mette pressione, fa finire un altro giorno, tic tac. e quella data si avvicina e in realtà non sappiamo nemmeno come ci arriveremo. là sulla collina davanti vedo però delle luci vedo il contorno della collina. sogno cosa c’è al di là, che pur sapendolo, restando ignoto diventa un sogno. A ripensarci ci sono dei moemtni in cui mi sento come nel Truman Show, trovarmi a parlare allo specchio e convincere me stesso di ciò che sono e che faccio.

‘come ci organizziamo per la marcatura di quell’ungherese, capitano?’ ‘Stiamo molto alti, pronti a correre – e tanto – e soprattutto non cercare mai il contatto fisico.’ ‘E’ troppo forte, non abbiamo mai giocato con giocatori del suo taglio, ci spezzerà’. ‘forse, ma la partita va persa sul campo, non a tavolino.’ ‘ma ha visto i risultati? 2 gol subiti in totale, media di 2,34 gol a partita non ha paura?’ ‘sì, ne ho, ma un anno fa abbiamo perso l’accesso al primo tabellone, ora siamo qui a giocarci la finale. vincere, come la Grecia,’ ‘come la Grecia.’

‘…Mare mare mare voglio annegare…”


il cielo sopra la stanza

giugno 30, 2013

quegli occhi avrebbero di nuovo cercato il cielo oltre la finestra. da ormai 5 anni viveva in quel buio ufficio nel sottointerrato. Nessuna finestra, ventilatore e luce artificiale tutto il giorno. C’era poi una foto appesa sullo schermo del suo pc, era la sua città vista dall’alto della collina in uno spelindido giorno di sole. In quei prati, in quel cielo in quell’orizzonte vedeva ancora la speranza, il senso che aveva stare là sotto.

a votle capita di riassaporare per poco una qualche ‘libertà’ che ci è stata tolta. Libertà inteso in forma molto estesa, pensate a quando si usciva un’ora prima da scuola. Ti rendi conto di apprezzarla di più proprio perchè sai cosa ti mancava di quel momento. così quando succede io mi rendo conto di come sarebbe bella la vita se ci fosse anche solo quella cosa in più, ogni giorno. ma mi rendo anche conto che diventerebbe ordinaria e perderebe il suo fascino se ci fosse sempre.

‘tra 48 ore ci giochiamo gli ottavi di finale, capitano non sembra teso.’ ‘la tensione mi divora da dentro, la stanchezza mi logora, ma non posso fare a meno di queste forti emozioni. ormai vivo di queste.’

“…la mia banda suona il rock…”


algebra, 2

gennaio 17, 2010

tratta da flickr.com dall'album di "pingendiartifex"ricomincia la maratona, la 3000 siepi, chiamatela come volete!! siamo di nuovo al via. con delle analogie e dei cambiamenti… dopo un anno mi tocca rincominciare gli esami, ma questa volta del secondo anno! dopo un anno mi ritrovo di nuovo di fronte l’algebra, ma questa volta è sul serio difficile… dopo un anno ho capito cosa vuol dire prepararsi ad un esame, ma continuo ad essere teso. Dopo un anno cambi ma per certi aspetti rimani simile… solo che a volte ti spaventi, gaurdi nello specchio e non sai se sei più tu.

penso che gli sguardi delle persone siano degli oceani. degli orizzonti in cui si inabissano le pupille. E quando riesci a guardare negli occhi, dritto in quelle pupille a parlare.. sei in un mondo parallelo, solo in due! ci perdiamo tanto a non fermarci sullo sguardo, a volte ci diciamo che pare triste o cupo, ma poi ci fidiamo della parola dell’altro! a parole si maschera, ma nell’universo dei nostri occhi è impossibile mentire.. ed è stupendo saperlo leggere!

adoro il freddo, perchè lo puoi combattere, ti copri. Pulisce l’aria. quando esci e respiri a pieni polmoni l’aria gelida ti senti in corpo una scossa e un’ondata di leggerezza, sembra che entri e si porti via tutto: tutti i problemi tutte le preoccupazioni. Solo che ora non riesco a scavare a fondo nei polmoni…è brutto essere schiavi delle proprie ansie e paure, non riuscire a tuffarsi per paura di farsi male: la palla magari potresti prenderla… ci vuole solo il coraggio!

“…senza orologi quel volo tra stelle e cenere andrà…”


penna, passato

giugno 14, 2009
tratta da filckr.com dallalbum di  *FataNera*

tratta da filckr.com dall'album di " *FataNera* "

poi è solo un momento di attesa, un attimo. e sei là, ad aspettare arenderti conto che queella cosa non la puoi fare, non c’è tempo..sempre di fretta e con altre urgenze! ma allora cosa ci stiamo a fare, liberi di scegiliere ma fino ad un certo punto… poi per fortuna tutto si risolve e il problema non c’è mai stato. e’ solo l’assenza di inforazioni che ci distrugge, ci incastra. PErchè ci costruiamo un mondo dentro fatto solo di scuse e fatti non veri! quando poi è la semplice reatlà a svelare tutto.

un sogno nel cassetto! una penna in mano e poche idee chiare… tutto malleablie, interpretabile, discutibile. Poi rimani là e ti rendi conto di come le cose cambino davvero poco di giorno in giorno ma ad una rapidità totale di ora in ora, di mese in mese. Infinitamente grande, infinitamente piccolo… e siamo qua a cheiderci cosa fare. A vedere un presente che ci rattrista, che ci deprime, ci fa stare male. Ma con la speranza nel cuore che qualsoa si possaa costruire… fino in fondo. fino all’ultimo!

come una fisioterapia alla gamba… ci vuole tempo perchè sia totale ed efficacie la riabilitazione. Così per certe nostre ferite della vita;: delusioni, colpi bassi, tristezze, dolori, sofferenze. E poi? poi il tempo passa e ci mette sopra una pezza. Torniamo anni dopo ad avere maturato quell’abilità di sporgerci senza farci male, di aver ribaltato la situazione.. finalmente. Ma è un passato. ora c’è il presente, ma foser a a votle ritornano….

“…sulla strada di Pescara venne assalito dai parenti ingordi…”


mosaico

aprile 21, 2009
tratta da flickr.com dallalbum di yakanama

tratta da flickr.com dall'album di "yakanama"

qualcosa non va… già! come se ci  fosse una cappa di nebbia attorno. Ansia… un senso di voler vivere sempre il domani. Di essere proiettati al domani sena più curare l’oggi. Non so come fare! Diventa poi una corsa al massacro, tutto aumenta sempre di più fino a quando le cose poi non esplodono. Si inizia a girare sulle parole…ne abbiamo tante, ma tutte leggermente diverse e con sfaccettature troppo diverse e che possono ferire, sono come cocci di vetro. Messe assieme formano un bel mosaico, ma se ti cadono addosso….

essere sempre disponibili è brutto! finisce poi che ti fai prendere in giro. Finisce che ti fai usare a chi gli fa comodo, però lo fai…. già per quelle persone che quando sei tu ad a vere bisogno ci sono! Senza troppe domande, pretese o richieste…loro sono là e ti chiedono come aiutarti! E tu rimani senza parole, solo con la voglia di ricambiare un girono. E’ solo questione di dare l’esempio

i problemi non vengono mai da soli. Sono sempre in compagnia e a volte quel  tempo brutto e grigio fa ricordare la tristezza della fine. Allora ci mettiamo a pensare alla’ttesa dell’inizio e tutto tende a risolversi. Qualcuno ci dice che non è stato come in realtà lo è stato eccome, ma è solo questione di punti di vista.. a volte non siamo convinti che vada bene perchèp non abbiamo fatto il nostro meglio..poi ci rendiamo conto che per  gli altri basta e avanza davvero…

“…passerà settembre, passerà novembra e io non tornerò…”