stare al passo

agosto 2, 2011

tratta da flcikr.com dall'album di "dolce_luna"

c’è un tempo per ogni esperienza. spesso dipende dall’individuo, dalla realtà in cui viviamo e dai nostri amici. in ogni caso c’è un tempo per tutto. delle volte penso che i 15 anni non tornano più e che quello che potevi fare allora adesso non lo puoi più fare. andare troppo piano o troppo veloce fa male. ti fa vivere male al tua vita: prima o dopo ti pentirai di non aver tenuto il ritmo. ti sentirai troppo vecchio per andare ad una festa o troppo giovane per poter avere una certa autonomia.

per quanto sia difficile, e per quanto sia impossibile crederci delle volte ci azzecchiamo nei rapporti. delle volte sappiamo tendere la corta in modo giusto, senza spezzarla. delle volte anche noi le sappiamo fare le scelte giuste. solo che. solo che andare avanti con gli anni vuol dire anche crescere e cambiare, perciò non possiamo adoperare la stessa ottica di anni fa col mondo, siamo cambiati noi e il mondo che ci circonda. ci dà fastidio essere trattati come lo eravamo 2 anni fa. il problema è che se le cose vanno bene è impossibilie non cambiarle, al massimo possiamo provare a cambiare con loro.

di tutti i giorni che ho passato con una penna in mano a scrivere formule il peggiore era quando scrivevo e non capivo. così come tante altre volte nella vita mi capita di sentirmi vivere addosso. di vedere gli altri che camminano e io che non riesco, che seguo il passo del gruppo e io che me ne sto seduto e fermo a guardare e cercare di imparare. a capire come va il mondo. finchè la tua visione spiega e comprende tutto, non ci sono problemi. le grane arrivano con le eccezioni.

“…I ain’t got nothin’ but love babe…”

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mettere l’etichetta

giugno 28, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "livid instruments"

classificare. sin da bambini lo facciamo. prendiamo una persona e la mettiamo, di diritto o meno, in una categoria. i simpatici, i casinisti, le pettegole, quelli bravi a pallone, i secchioni… classificare ci aiuta a ricordare le persone e ad approcciarci a loro. soprattutto con le conoscenze saltuarie è una grossa mano. lo si mette là, sappiamo giusto due cose su di lui e via. Il probelma sorge quando questa classificazione la applichiamo ai nostri amici, a quelle persone che sono più presenti nel nostro quotidiano.

spesso distinguiamo le persone come ‘buoni’ o ‘cattivi’. ‘1’ o ‘0’. perciò stanno da una parte all’altra della barricata. e finchè tutto va bene, e la divisione funziona non si pongono problemi. siamo in una favola. ma il mondo reale è diverso. già, perchè alle volte pure i buoni sanno essere cattivi, alle volte sono loro i peggiori. e delle volte è proprio chi noi disprezzavamo o temevamo che ci porge la mano per aiutarci. la grossa questione è che assolutizzare le persone, non dare loro un carattere, ma solo una maschera, finisce con il lasciarci inermi quando si tira fuori la loro maschera.

Ginko e Diabolik. non è che tutto il mondo si può dividere e schierarsi. è davvero sottile la linea che li separa. netta, evidente, ma sottile. se quella persona per noi è un poco di buono, per qualsiasi cosa possa fare resterà tale. abbiamo paura di conoscere il mondo.

odio le persone che danno giudizi subito. senza nemmeno sapere. senza nemmeno avere aspettato un po’. che sputano sentenze. delle volte forse io sono il primo a farlo, ma se e quando me ne accorgo, vedo di rimediare. odio chi dice ‘guarda che è così.’. odio chi dice che la sua visione è l’unica e sola giusta, chi non fa sforzi per pensare come gli altri. siamo troppo pieni di noi stessi per andare a vedere dentro l’altro. odio chi non prova nemmeno per un istante a vedere oltre il muro, a pensare quale sia la ragione dell’altro.

come capita che siano gli altri ad avere torto, può capitare anche a noi. sforziamoci di pensare sempre questa evenienza, sforziamoci di guardarci da fuori, il più lontano possibile. forse avvicineremo di più gòo


detto ora

giugno 5, 2011

tratta da flcikr.com dall'album di "Sauce Babilonia"

più ci penso, e più mi rendo conto di quanto certe scelte siano sbagliate, ma sul momento tu non te ne renda conto. c’è un fenomeno di perturbazione degli eventi, locale e globale. oggi cambia poco, ma ci sono dei giorni che sono davvero dei punti di svolta. e me li sarei persi. ci sono quelle volte in cui hai fatto bene ad esserci. Non è tanto la tua assenza a cambiare i fatti, ma la tua presenza. Se mi fossi ritrovato in quella situazione allora, ce l’avrei fatta, ora sarei libero, ma forse non sarebbe cambiato molto. forse sarebbe come prima.

delle volte cadiamo in circoli infiniti di ripetizioni. non riusciamo ad uscire dal nostro quotidiano.  le ore non passino. i minuti non si arrestano più. siamo in balia delle nostre precezioni. facciamo così fatica a guardare il mondo in maniera distaccata. analizziamo i successi globali, senza mai fermarci a darne una visione d’insieme. non riusciamo a vedere negli altri noi stessi, i nostri difetti, i nostri comportamenti. ci stiamo male per come una persona si comporta con noi, ma facciamo fatica ad ammettere che anche noi faremmo la stessa cosa. c’è paura a pensare che siamo uguali, vorremmo essere tutti diversi unici e speciali. putroppo, e per fortuna siamo soltanto noi.

la pioggia cade. dalla finestra del bar vedi le macchine che passano. vedi la gente che cammina proteggendosi con un ombrello, sotto i balconi. vedi le gocce d’acqua mosse dall’aria. piove e tu sei dentro. a guardare, a far passare il tempo. a cercare una realtà che non c’è, che appare. ho il terrore di finire solo, che alla fine della grande maratona non ci sia il mio capitano o il mio gregario. il mio compagno di viaggio. da solo non puoi farla la volata. non puoi arrivare in cima. il problema grosso è che troppe volte pensiamo soltanto alle scalate brevi, ma non ci rendiamo conto che la scalata continua della vita non si ferma e ci chiede sempre di più di salire.

“…i sax spingevano forte, come i ciclisti gregari in fuga…”


il tempo però non basta

aprile 18, 2011

tratta da flickr.com dallalbum di "lastquest"

Alle volte sognamo così lontanto che nemmeno noi crediamo di poterci arrivare. Poi passano gli anni, le cose cambiano ci arriviamo e scopriamo che in realtà non era poi quell’isola così fantastica che avevamo idealizzato. Sì è bella, ma ha anche dei difetti. Così alle volte succede che interi periodi della nostra vita sono alimentati da sogni che una volta realizzati non sono come pensavamo. Anzi sono peggiori. Il fatto è che siamo così più motivati a correre lontano, a resistere. Perchè poi arriva il giorno in cui ti fai la fatidica domanda, ti guardi attorno guardi chi ti sta vicino e ti dici: “qual è la mia di via?”.

il tempo non basta da solo. Siamo noi che dobbiamo però agire. possiamo avere pazienza e tanta forza di volontà, ma se non proviamo ad assestare qualche colpo non riusciremmo mai a vincere. No scusate, non a vincere, ma a ottenere ciò che vogliamo. Ormai è passata l’idea che si vince o si perde, chi arriva secondo già non esiste. Che poi a essere secondi bisogna pure imparare, bisogna lottare, sapere che forse un giorno potrai diventare primo, ma che il tuo posto è sempre quello là, il numero 2. Allora se te ne stai seduto a lasciarti passare addosso gli anni finisce che arrivi alla meta, ma quando ormai è troppo tardi, quando dovresti arrivare ad un’altra.

Io non so cosa succede, ma più vado in giro più vedo che le persone nè hanno fiducia degli altri nè tantomeno provano a capirli. Vedono diritti dove non ce ne sono. Sono davvero rimaste poche le persone che provano a staccarsi da questa dilagazione di egoismo. Da questo terrore che comunque tu lo puoi fare e gli atlri dopo. Nessuno mai prova a dire, fallo tu, io posso anche aspettare un po’. Ecco se trovate qualcuno così, come voi. Non lasciatevelo scappare, forse vi darà poco subito, ma ripensandoci capirete che quella persona è colui che più di tutti vi ha insegnato qualcosa: “siamo tanti, io sono così.”

“… it’s hard to be calm when you find something going on..”


come anni fa

aprile 10, 2011

tratta da flick.com dall'album di "Candido33"

“I had a dream”. la frase è volutamente al passato. perchè in effetti io una volta un sogno ce lo avevo. il fatto è che il tempo ormai sta passando e quel sogno sembra sempre alla stessa distanza, lontano. E’ come se fosse l’orizzonte, in qualunque direzione io vada: avanti o indietro. quel sogno se ne sta alla stessa distanza. Una volta mi ero seriamente chiesto come realizzarlo, vi erano delle possibilità e soprattutto la volontà di saper sognare. Come quando a 5 anni sogni di fare l’astronauta, in realtà potrebbe accadere anche, diciamo che a 15 anni è molto più difficile da coltivare come sogno.

Oggi stavo sentendo una trasmissione alla radio, e parlavano degli idealisti. Parlavano di quelle persone che astraggono un concetto, lo fanno diventare un’idea e lo riportano nella propria vita. E’ una visione del mondo, come dire: “prima c’è l’idea di ciò che fai, poi ci sei tu e la tua lettura.”. Ecco una volta io ero idealista. Una volta pensavo che ci fossero precisi concetti da dover esprimere. Una volta sapevo toccare quelle idee coi sogni. Riuscivo a fare regali. Riuscivo a chiedere “scusa”. Poi il mondo è caduto, mi ha trascinato giù e devo di nuovo imparare. In realtà so che è una buona cosa. Tutti i ricordi legati a quei momenti, sono felici e positivi. Arrivati ad un certo punto però sembra che quella capacità di vedere l’idea non ci sia più. Proprio non riesca a trovare dello spazio attorno a sè. COsì tu te ne stai a vivere, cercando di ragionare epensare come prima ti veniva naturale, ma senza renderti conto che tu sei cambiato cresciuto e che il mondo attorno  te non è rimasto lo stesso.

“ho fiducia nei miei simili”, sono terribilmente convito che nessuno mai vorrebbe male a qualcun altro. Sono sicuro che le relazioni vanno costruite, tutte non solo quelle d’amore, in due direzioni. Anche distinte, ma il cammino va fatto assieme.LA grande verità è che alle votle ti basta una serata lontana per capire che ti sei salvato. Sei riuscito a non affondare. Ripensandoci fu proprio allora che trovasti la tua salvezza, senza cui ora non saresti qui. Il più grande salvagente del mondo, posato a caso in una libreria, tu lo vedi, lo afferri e ti salvi, non affondi. Ripensandoci è proprio in quel bar che aleggiava un aria tiepida, che le voci non esistevano e tu chiedevi aiuto. Ti eri reso conto che non era la tua vita, quella, no non lo era. “Il giovane Holden”.


poi è lo stesso

marzo 8, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "adebsenator"

“generale cosa dobbiamo fare?”. è solo questione di orari. quello che cambia nella vita è renderti conto di essere un puntino perso nello spazio. valere poco, non valere nulla. se ci penso mi rendo conto che domani le cose finiranno e tutto tornerà più chiaro. non c’è nemmeno più il tempo per vedere un film. non vogliamo nemmeno più impegnarci, stancarci. solo avere tempo per noi. allora quando il soldato ci viene a chiedere cosa dobbiamo fare noi gli risponderemo di darci una spada e di combattere.

arriva poi un momento in cui tutto pare essere chiaro e limpido. in cui ti rendi conto di come devi lottare, di cosa devi fare. che la testa giù la devi mettere, senza fare storie, senza vedere gli altri cosa fanno. solo tu e i tuoi obiettivi. non possiamo lamentarci domani che non sappiamo fare qualcosa se in passato mai ci abbiamo provato. più ci mettiamo alla prova oggi più sapremo resistere ai duri colpi della vita.

ormai la bussola non segna più il Nord da qualche mese. tanto nessuno ci verrà mai a salvare. stiamo seduti in silenzio ad aspettare che tutto finisca. che le onde ci sovrastino fino a sommergerci. però, là in quelle acque, lontano da tutti senza possibilità di tornare ho capito dove volevo arrivare, chi davvero ero. putroppo mai più potrò dirlo. aiuto.

“…certi applausi ormai son dovuti per amore…”


pensa progetta fai

marzo 7, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "My Buffo"

siediti e scrivi cosa devi ancora fare. nella giornata, nella settimana, nel mese, nell’anno, nella tua vita. pensiamo a cosa c’è ancora da fare. non è tempo buttato. vaghiamo spesso vivendo alla giornata, aspettando che arrivi la rivoluzione a ghigliottinarci e non facciamo nulla per evitarlo. elencare gli obiettivi è un primo passo. sapere dove vogliamo arrivare, quale percorso vogliamo fare. la vita è un tragitto che va solo avanti. noi non possiamo fermarla, al massimo stare a guardarla fermi mentre ci sfugge davanti. primo: pensa a quali sono i tuoi obiettivi.

a questo punto sappiamo dove si vuole arrivare. pensiamo ora a come arrivarci. Quali sono i nostri mezzi? chi siamo noi? cosa possiamo fare, cosa non sappiamo fare? possiamo imparare? cos’è che ci manca per arrivare a quell’obiettivo. tempo? volontà? quali sono quei tasselli che non ho. dove li posso prendere?! chi ci è riuscito, come ha fatto? pianificare. a breve medio e lungo termine. ma non stiamo fermi. per vincere una guerra ci vuole t attica ma anche azione. qui si organizza, dopo si agisce. secondo: pianificare.

ora basta, alzati e vai a fare quello che devi. piantala di lamentarti, smettila di piangerti addosso non serve a nulla. e nemmeno la compassione degli altri ti aiuta. siamo noi che dobbiamo lottare.  siamo noi quelli che sono in campo. non i nostri tifosi, non i nostri amici. noi. ogni tanto dobbiamo chiedere aiuto e farci aiutare, ma se volgiamo avere salde basi dobbiamo essere noi a lottare. dobbiamo essere noi a buttarci nel fango. imparare e soffrire tanto, ma vivere. terzo: si va in scena.

“…oh, m’ispiri il Signore dal cielo…”