Profondità e prospettive

giugno 25, 2017
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tratta da flickr.com dall’album di “Rodney Topor”

molti anni dopo, quando non esisteva neppure più il ricordo, trovai un’altra prospettiva. migliore. quello che restava però erano le azioni fatte, le compelssità delle scelte che ne erano derivate. i cambiamenti sono solo delle variazioni sul tema. a volte si improvvisa, altre volte si segue il copione. uno solo dei due approcci distruggerebbe, renderebbe inutile e senza interesse la scena. una grandiosa fiammata che si spegne, o una lenta combustione che brucia tutto senza fiamme.

dobbiamo sempre ricordarci che tutto è relativo. cosa sono 50cm in una maratona e nei 100m? dobbiamo poi pensare che anche le difficoltà lo sono, proprio perchè nostre. c’è chi, di fonte ad un’equazione, non vede nessun problema, e chi non sa nemmeno dove inziare. anche il miglior maratoneta avrà problemi a fare la staffetta 4×100, perchè non è bravo? no! perchè non è il suo mondo. e così dobbiamo sempre ricordarci che a fianco a noi non abbiamo la nostra copia, ma il nostro prossimo, con le sue diversità. magnifiche.

qual è la profondità di campo giusta? Come concetto è interessante, un po’ semplificato, è la parte a fuoco prima e dopo il punto di messa a fuoco ed è sempre in rapporto 1/3 e 2/3. così a seconda delle foto, dell’intento e della situazione sappiamo come dev’essere. così sappiamo quali sono le foto tecnicamente errate, ma non possiamo correggerla. così forse è il nostro dilemma su come pensare al passatoe e al futuro, per avere un risultato increbile, una scelta o una strada da incorniciare ed appendere.

“…You’ve done it all, you’ve broken every code…”

 

 

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alla fine, non ora

aprile 30, 2017
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tratta da flirck.com dall’album di “Alessandro Rampazzo”

sono i piccoli dettagli che restano. alle volte assorbono in sè tutto il ricordo, altre volte lo tengono a galla. però sono le piccolezze a rendere tutto più intenso e parte del nostro passato. Anche durante il diluvio e la tempesta, ci sono delle piccole cose che ci resteranno in mente per come erano semplici, per come erano messe lì.

alla fine, conta quello che abbiamo fatto. alla fine restano solo le nostre azioni. il motivo per cui agiamo è fondamentale però, e ce lo dimentichiamo troppo spesso. un sacco di volte compariamo le azioni in quell’istante, ma quante volte ci diamo del tempo per capire davvero? guardare un passo oltre il nostro orizzonte ci fa ricordare però che dobbiamo pensare anche al domani, vivendo l’oggi e lasciano qualche buon seme e qualcherobusto albero per cosa capiterà domani.

imparare ogni giorno è difficile, ma non impossibile. sta a noi porci con curiosità alle cose che ci capitano. sta a noi non metterle sempre in schemi prefissati, ma scoprirne di nuovi. sta a noi essere curiosi piuttosto che pigri. sta a noi avere pazienza. guardare il mondo ogni giorno con un po’ più di interesse, cercando sempre di vedere cose che ieri ci erano ignote.

“…No place to be ending but somewhere to start…”


la soluzione

giugno 30, 2016
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tratta da flicrk.com dall’album di “Wind&Wuthering”

in fondo speriamo sempre che Davide vinca contro Golia. se non abbiamo altre ragioni per sostenere il più forte, preferiamo tifare per il più debole, per lo sfavorito. Proviamo a tifare chi ci dà una speranza, anche esile, che puoi andare oltre le aspettative. difficile, ma non impossibile. se no non ha senso nemmeno provarci. se no non ha senso nemmeno sognare. non si può sempre raggiungere un sogno – purtroppo e per fortuna–, ma quando ce la facciamo è perchè Davide ha vinto.

“focus on the problem..” il trucco è semplicemente questo! spesso ci capita di provare emozioni forti, confuse, senza motivi e sproporzionate alla causa. quello che sbagliamo nell’analizzare la situazione è che spesso non ci focalizziamo sul vero problema, ma solo sui contorni o sulle piccole cause scatenanti. perchè è molto più facile! qual è il fatto che ha davvero provocato tutto? il problema è che alle volte questa ricerca porta alla luce aspetti e debolezze molto radicate in noi e quindi ci fa comodo trovare scuse marginali, star lontanto dalle nostre debolezze. però ecco, solo una volta trovato il problema profono si può iniziare ad affrontarlo e risolvere a cascata tutto il resto, ricordando sempre di guardare al domani.

“se li vogliamo fermare dobbiamo essere impeccabili e organizzatissimi…” “ma sono grossi il doppio di noi!” “tu corri” “ma sono molto più esperti di noi” “non importa! corri…al resto ci pensiamo poi, al resto ci penseremo sul campo. ora dobbiamo solo essere una squadra” “non possiamo perdere” “andrà come andrà, gioca come un’unica squadra, non come uno di essa”

“…e sempre allegri bisogna stare, che il nostro piangere fa male al re…”

 

 


desiderare di accettare

maggio 30, 2016

tratto da flickr.com dall’album di “moluda”

ci sono dei giorni che vanno a velocità diverse, in cui la percezione di cosa hai attorno è diversa! tanto di chi siamo è chi vediamo nello specchio, ed è per questo che ci meravigliamo quando le persone vedono in noi qualcosa che era sopito. vediamo troppo spesso la felicità in ciò che era, in un qualche passato. non lo so, credo che la chiave di tutto è quella di accettare i limiti e muoversi intorno a quelli. possiamo desiderare con tutto il cuore che succeda l’impossibile, o a muoverci da dove siamo. chissà se le rivoluzioni sono inevitabili.

com’è bello il mondo quando si ha la forza di esplorarlo! come è bello il prossimo quando si ha il coraggio di conoscerlo. nella stanchezza dei nostri giorni, nella fatica delle nostre vite ci dimentichiamo troppo spesso cosa ci tiene a galla… ci sono giorni e persone che alle volte te lo ricordano. che ti fanno capire come conta davvero ciò che fai e quello in cui credi!

“quanto avevate provato quegli schemi?” “era tutto l’anno che li perfezionavamo…” “ogni volta che guardo gli appunti della partita e i video mi pare incredibile come ce l’abbiate fatta!” “sai, non so se ce l’abbiamo fatta, in realtà era solo che ci sono venute tante manovre che mai avremmo pensato.” “l’ungherese era inarrestabile” “no, semplicemente serviva una compattezza di squadra e uno spirito di sacrificio maggiori. andare oltre la singola prestazione”

“…quella ragazza è ossessionante Jeeves…”


a distanza variabile

aprile 19, 2016

tartta da flickr.com dall’album di “Pierangelo Biondo”

ogni mattina non so cosa mi aspetta nella giornata, l’unica è andare avanti. è che alle volte mi preoccupo troppo del futuro, cercando di guardare oltre l’orizzonte. mi faccio domande di cui nemmeno so che risposta vorrei avere – forse mi basta fare la domanda. il futuro mi terrorizza, lo ha sempre fatto! è che è difficile muoversi, cambiare, perdendo le certezze che ho per cercarne di nuove. ma ogni volta è poi successo che la strada l’ho trovata, dove mai avrei detto, dove mai avrei cercato. basta avere speranza.

dobbiamo ricordarci di guardare la nostra vita dalla giusta distanza. troppo vicino tutto sembra enorme, impossibile. Troppo lontano e ogni cosa si appiattisce, sembra tutto uguale, perdiamo le sfumatrure. La giusta distanza forse non è fissa, ma è un continuo cambiare, un ricordarci che i problemi in fondo si superano perchè non sono un gran che, ma anche che ci vuole coraggio, forza e grande volontà per andare oltre. se ripenso ai momenti duri della mia vita, il ricordo più vivido è quasi sempre il dolore nel provare a rialzarsi. poi passa, resisti, stringi i denti e con l’aiuto degli altri vai oltre. diventi migliore e vai avanti.

“capitano ma lei aveva inizato in attacco!” “sì, pensa… in quel periodo in effetti avevano bisogno di un attaccante e io ero disponibile” “poi?” “poi dopo un’inizio a rilento si è capito che non era il mio ruolo, e così invece di ostinarsi a farmi fare l’attaccante hanno capito che il mio ruolo era un altro!” “pensi quanto tempo avrebbe speso meglio…” “e qui ti sbagli, non è stato tempo perso! non lo è mai. quei periodi in attacco mi hanno fatto vedere il mondo da una prospettiva che non conoscevo, che mi era oscura. ora forse mi muovo meglio perchè so un pizzico ragionare come si sta in mezzo all’area.” “però ci vuole fortuna. ci vuole un mister che crede in te prima di quanto crede nelle tue capacità!” “e io l’ho trovato, se no sarei stato perso. perduto forse anche…”

“…c’era una volta un uomo che sognava a denti stretti, che prendeva il volo anche senza ali…”


un dizionario per capire

aprile 3, 2016

tratta da flickr.com dall’album di “Daniel Mennerich”

prima c’era un pensiero, poi un’idea. resta sempre il problema di raccontare ciò che abbiamo dentro a chi abbiamo ci sta attorno. uno degli ostacoli è quello della lingua. spesso mi rendo conto che raccontare le cose utilizzando una lingua che non conosco bene come l’italiano mi aiuta a focalizzare i punti importanti di ciò che devo dire. mi aiuta ad essere conciso e mirato nell’esprimere ciò di cui ho bisogno. alle volte attenuiamo i concetti con mille sfumature solo perchè ci fa comodo. Superato il problema della lingua arriva un problema insormontabile, che è quello del vocabolario. Ad esprimere a parole i nostri pensieri facciamo fatica, perchè la parola scritta o orale, comunque detta è comunque sempre una semplificazione di quello che proviamo. e quindi alle volte il mondo che percepiamo, che ci immaginiamo dipende fortemente da questo nostro vocabolario. e si creano montagne di problemi in un mondo in cui ciò che io chiamo pera per te è una mela. alcuni dei nostri di tutti i giorni problemi derivano proprio dalla difficoltà con cui comunichiamo. per ciò esistono forme non verbali, meno strutturate in cui traspirano più nel profondo le nostre emozioni. per fortuna.

ci sono dei giorni che mi chiedo se un cambiamento può essere in male o in bene. nel senso che  il cambiamento di per sè non lo è mai, ciò che ne determina la sua qualità è forse come noi ci comportiamo. poi in realtà è molto più complicato come discorso. è che alle volte penso più che altro che il cambiamento abbia un verso, un’orizzonte, una prospettiva, ieri o oggi. scegliamo noi dove voler andare. non è semplice. non lo è mai!

“ma quindi capitano lui non voleva smettere?” “no. si ostinava ad andare avanti” “tanti gli dicevano di mollare, che il suo ricordo sarebbe stato quello di un grande giocatore, invece” “ma non valeva più nulla?” “ormai non più. caratterialmente non riusciva a gestire i compagni giovani. le tattiche erano troppo complesse per la sua ottica. il fisico era sempre più debole” “però se ricordo lo mettevano spesso in campo…” “è stata la sua maledizione, il voler dimostrare di aver ancora qualcosa da dare, senza poterlo fare…” “e ora?” “ora tutti lo hanno dimenticato, tutti ricordano come è finito e non cosa è stato…”

“…portami lontano a naufragare…”

 

 


un respiro leggero

febbraio 23, 2016

tartta da flickr.com dall’album di “@DIESUS”

leggero e lontano, respirando l’aria dalla finestra e guardando il cielo alle volte tutto sembra più semplice. ricordare chi siamo ci aiuta nei momenti difficili, in cui vorremmo tanto cercare scorciatoie. venire meno a noi stessi è la cosa peggiore, perchè siamo le persone a cui per prime dobbiamo rendere conto ogni giorno da qui e fino alla fine. leggeri, perchè alla fine quando stiamo bene – davvero bene -, ci sentiamo così! e non è davvero nulla che possiamo sforzarci di cercare, solo – se siamo tremendamente fortunati – trovare e imparare a riconoscere in tempo.

ciò che abbiamo di più prezioso nella nostra vita è il tempo: non possiamo averne più di quello che ci spetta, non è scambiabile nè permutabile e non posso scegliere di non spenderlo. qualunque siano le nostre scelte, il tempo scorrerà! ciò che di più bello possiamo fare e ci possono fare perciò è donare del tempo. Il resto sono aggiunte, piccole decorazioni, che senza la giusta dose di tempo dedicato sono inutili… bei quadri senza pareti! è spesso più comodo lavarsi la coscienza in modi veloci.

“capitano, tutti la davano per spacciato e invece…” “in realtà mi consideravano ormai superato: senza nuove idee, senza il fisico e la motivazione di un tempo” “come mai?” “ero cambiato io e anche il mondo attorno…solo che costa fatica cambiare idee e prospettive” “sì, però si parlava di zona retrocessione, dopo anni al top suona strano!” “vedi, possiamo imparare soltanto correggendo i nostri errori…dobbiamo accettare di farli, di sbagliare per poter poi migliorare, muoverci e cambiare…”

“…la storia ci insegna non c’e fine all’orrore…”