Sulla strada

gennaio 14, 2011

ho appena finito di leggere “Sulla strada” di Jack Kerouac. E’ stato un viaggio davvero bello, ve lo consiglio.

La trama non è fondamentale, non è quello il nucleo centrale della narrazione. Ciò che davvero lascia senza parole sono le diverse realtà che si incontrano. Spesso la gente dice che ama viaggiare e conoscere diverse culutre, poi però va a mangiare la pasta all’estero. Ecco. Il concetto chiave del libro è che non ti inegna come viaggiare e come sentirti libero. Te lo racconta, che è ben diverso.

Questi giovani che vengono ritratti in viaggio, sempre in cerca di qualcosa di nuovo, di irraggiungibile, che nemmeno loro sanno cosa. E’ sì il ritratto della Beat Generation, ma è pure il ritratto di tanti di noi. Un non sentirsi mai arrivati e soddisfatti. Un voler sempre provare emozioni forti. Capire che la routine non è vita per noi. Che il viaggio è ciò che conta. Che scorrazzare liberi su macchine masticando asfalto. Vedendo città lontante e sconosciute. Essere inquieti. Pensare che se domani il mondo finisce non ho vissuto appieno, e rendersi poi conto che questa voglia di vivere e sentirsi vivi deve poi cessare.

Il ritratto che fa dell’america di fine anni ’40 è a dir poco stupendo. Realistico, fotografico. Con un solo criterio, che trasmetta emozione. La poetica è quella, che tu possa sentirti seduto in quella macchina. A respirare quell’aria, a vedere quei luoghi. A sentirti anche tu continuamente precario, senza meta ma con tutto il mondo davanti. Non avere vincoli.

La sequenza più bella di tutto il libro è quando, in viaggio in Messico, si trovano immersi nella natura. A vedere alberi, cieli stellati e tramonti mozzafiato. Eccoli. Arrivati al culmine di quel loro viaggio emozionale, ma volendo ripartire.

Concludendo, ho trovato tantissime analogie con i giovani di oggi. Con certi discorsi che sentiamo. Con certe realtà con cui sono a contatto. Il fatto è che pur essendo passati sessant’anni, l’inquietudine che ci sentiamo dentro è sempre la stessa. E non cesserà mai, se non viaggiando, se non sentendoci su un filo. Il problema è che il tempo passa e prima o poi bisogna rendersi conto che non si può sempre viaggiare come si faceva in passato, bisogna cambiare. e fa paura.


Su con la vita, Charlie Brown

dicembre 22, 2010

Ho appena finito di leggere “Su con la vita, Charlie Brown – Come affrontare i problemi di ogni giorno con l’aiuto dei Peanuts” di Abraham J. Twereski.  Non è un romanzo nè un album di fumetti. E’ un saggio su piccoli consigli pratici per la vita di tutti i giorni. L’idea buona dell’autore è quella di affrontare grosse tematiche (amore, senso di colpa, responsabilità, autosima…) tramite riflessioni sue personali e vignette scete dei Peanuts.

Lui è uno psichiatra, non è quindi l’ulitmo arrivato, ciò che dice può sembrare terribilmente banale, come d’altrone lo sono i Peanuts, salvo che non ci fermiamo un attimo, e scaviamo più a fondo. Qualcosa di vero e di utile ci sarà. L’idea vincente del libro è tirare fuori le idee come noccioline, peanuts. Si può leggere a pezzi, la concentrazione è minima, lo puoi fare sul tram in piedi pigiato. E soprattutto è un libro che comunuq ti può sempre parlare.

Leggendolo mi sono reso conto di come in realtà alcuni problemi che espone sono propriamente miei, mi hanno davvero colpito i casi reali che espone (senza fare nomi certo!), perchè sono vivi, sono comuni, hanno quell’irrazionalità tipica dell’uomo, ci fa sentire le sue idee e i suoi consigli ancora più vicino. Se non volete comprarlo, fatevelo imprestare, non vi ruba assolutamente tempo, riempe quei piccoli buchi di nulla e vi lascia anche qualcosina, qualche…nocciolina.


Moby Dick

dicembre 12, 2010

di Herman Melville

letto da Piero Baldini

riduzione e regia di Adelchi Battista

coordinamento di Fabiana Carobolante

introduzione e postfazione a cura di Mi chele Mari

puntata 1

puntata 2

puntata 3

puntata 4

puntata 5

puntata 6

puntata 7

puntata 8

puntata 9

puntata 10

puntata 11

puntata 12

puntata 13

puntata 14

puntata 15

puntata 16

puntata 17

puntata 18

puntata 19

puntata 20

puntata 21

Chi è moby Dick? una balena. No è qualcosa di più, non è solo un libro. E’ una battaglia epica tra l’uomo e se stesso. Tra l’uomo e la nautera e i suoi limiti. Non è certamente una lettura leggera, Melville non lo voleva. Non è nemmeno scontata, alla fine, a pensarci bene Achab combatte per l’umanità, per il suo orgoglio. Non è un romanzo, non siamo invogliati a leggerlo. Spesso vengono anticipati dettagli che ne riducono la curioistà. Ma allora cosa rimane oggi id questo libro?

Di sicuro la maestosità e l’imponenza. La trama narrativa. Il mito dei due eterni nemici, Achab e Moby Dick. Destinati a scontrarsi, e alla fine uno solo ne uscirà vincitore. Ma la grandezza del libro è che non ci fa immedesimare in loro, no. Ogni azione è filtrata da Isamaele, e così siamo spettatori di un duello apocalittico.

Achab ci insegna quanto il male, e la sofferenza siano dentro di noi, quanto la rabbia ci possa spingere. Non si dà un giudizio morale, è troppo semplice. Achab combatte perchè non ha altra scelta.

Achab è al di sopra del normale

Sembra assurdo, ma alla fine è così. Il vero antagonista, il vero personaggio negativo è proprio colui che, in fondo, ci rispecchai di più. Alla fine è proprio il vecchio capitano a farci appassionare. Certo istintivamente vogliamo che Moby Dick vinca lo scontro, ma sappiamo già come andrà a finire. Lo sanno anche loro, dopo che sono partiti.

Spero che la lettura da “Il terzo anello, ad alta voce”, di Radio 3 possa invogliare e alleggire in qualche maniera la fruizione di questo capolavoro, che dovrò, prima o poi leggere per intero.


Barbari

ottobre 2, 2010

Barbari (Alessandro Baricco,  2007)

Saggio pubblicato a puntate su “La Repubblica”, poi riunite dalla Fandango libri. E’ lo spaccato della società moderna e di quelli che sono i barbari.

Parte dalla similitudine tra i barbari che atttaccano e si insediano al posto della popolazione precedente e come un nuovo modo di concepire la vita si sta facendo strada.

Ci parla di vini all’ingrosso, di calcio giocato, di Beethoven, di monsieur Bertin. E poi c’è il quartier generale dei Barbari: Google.

Baricco riflette su come ora si pensi di più alla quantità che alla qualità, come tutto debab essere necessariamente alla portata di tutti. Pone poi l’esempio di Beethoven e della nona sinfonia: oggi nessuno di noi si imamginerebbe che allora fu innovitiva, quasi rivoluzionaria. Insomma, Beethoven è stato a suo tempo un barbaro, come lo è oggi Google. E chissà cosa lo sarà domani?

I barbari poi cercano di adattarsi all’ambiente, lo svuotano, lo sfruttano al massimo, e quando ormai è sterile lo lasciano. E così succede anche nella vita e alle cose di tutti i giorni. Grosse innovazioni spolpano il settore e poi lo lasciano per molto tempo.

Barbaro è il calcio di Zambrotta rispetto a quello di Baggio. Barbaro è il multitasking(voler fare tante cose contemporaneamente).

E poi l’ultimo capitolo, là sulla muraglia. Proprio di fornote ai barbari, ad osservare la loro invasione. Come cambiano, come si affiancano alla specie e poi evolvono, mutano, sviluppano le branchie.

Il saggio l’ho dovuto leggere per scuola durante la quarta, ma è stato, inaspetttamente, molto piacevole, scorrevole e interessante. Mi ha fatto molto riflettere su noi e sul mondo di oggi. Come siamo barbari e lo ignoriamo, e di come sia violento il cambio generazionale.

L’uomo evolve e cambia in continuazione, cambia l’ambiente e bisogna adattarsi, cambiamo l’ambiente e dobbiamo contenerci. Barbari è una critica molto elementare e ben strutturata che, credo, non farebeb male a nessuno leggere.

Mossa, che ho trovato vincente, è stata l’idea di pubbilcarlo su un giornale, così da rendere ogni capitolo breve, sintetico e efficace. Non c’è tempo per sbavature o digressioni. Solo quello che si vuole dire. Un libro vincente e non troppo impegnativo.


XXII Fiera Internazionale del Libro di Torino

maggio 13, 2009

Domani si aprirà la XXII  Fiera Internazionale del Libro di Torino . E’ un evento molto importante per noi torinesi, che si è mantenuto negli anni e ha sempre portato un grande afflusso di persone.

Spero che come ogni anno la partecipazione sia cospicua e che la gente ci vada volentieri. Penso che sia un chiaro segnale di civiltà. Non per il libro in sè, ma per il messaggio.

Ci sarà ogni scelta possibile, dall’editore sconosciuto al più popolare e gettonato. Ci saranno conferenze e presentazioni. Proposte di acquisto o solo visione.

MA è questo il suo fascino, il fatto di passare e toccare il libro, sentirlo tra le dita. Fermarsi 30 secondi a leggere la quarta di copertina e chiedersi se è doavvero interessante quello che c’è scritto dentro, cosa c’è dietro a quell’autore a quella storia.

In un mondo in cui davvero tendiamo a chiuderci verso di noi, la lettura ci apre universi sterminati. Perciò spero che chiunque vada esca con anche solo un libro in mano, non necessariamente un classico o un saggio. Ma un libro, a dimostrare che vogliamo pensare, vogliamo riflettere. Già perchè anche leggere i romanzi più best-seller stimola una fantasia, che si sta sempre più assopendo, soprattutto nell’era della non-astrazione.


La lettura e internet

maggio 13, 2009

Ho letto questa intervista a Umberto Eco sul sito de “La Stampa”L’hacker salvato da Don Chisciotte di Cesare Martinetti, e  l’ho trovata molto interessante. In quanto tratta in maniera a mio parere troppo rivoluzionaria dell’apporto degli e-book nel mondo della lettura.

Eco a differenza di quanto ci potremmo aspettare da un professore del suo calibro non interpreta il ruolo dello scettico, ma del razionale(e meno male…). Infatti mi piace molto il fatto che non critica l’innovazione e il web, ma sottolinea come bisogna fare attenzione.

Già, perchè in un libro cartaceo abbiamo l’editore che diventa una garanzia, su internet, i siti validi sono davvero pochi. Non è che internet uccide i lettori, ma li cambia.

Un libro è sempre un libro e la carta ha un suo perchè, ma anche le nuove tecnologie se possono avvicinare la gente alla comunicazione e alla letura, tanto meglio. Forse è solo questione di pigrizia.

Quello su cui sono più scettico è che nell’era in cui preferiamo leggere poco di tanto(post su blog, articoli su siti, brevi interviste) più che non voler leggere un libro non ne siamo più in grado, ci manca il tempo, o non lo sappiamo trovare.


Una questione privata

ottobre 8, 2008

Una questione privata, Beppe Fenoglio (Einaudi, 1963)

E’ la storia di Milton, giovane partigiano badogliano, si ritrova durante un giro di controllo davanti alla casa in cui è nato l’amore per la giovane torinese Fulvia. Da quel momento decide di cercarla, ma scopre che lei si è innamorata dell’amico comune Giorgio. A questo punto Milton vuole scoprire la verità, solo che Giorgio è stato catturato dai Fascisti. Tutta la narrazione, il nucleo centrale, volge sul fatto di cercare Giorgio per liberarlo e chiarire. Ma alla fine tutto rimarrà insoluto.

Fenoglio ci regala uno spaccato della vita partigiana davvero bello. Ogni singolo dettaglio di vita militare si sente che è vissuto e sentito. Non ci sono arricchimenti artistici, lo stile è essenziale: perchè la guerra non ha tempo per le belle frasi. La psicologia dei personaggi è molto ben descritta, e si rispecchia un po’ di autobiografismo nel personaggio di Milton.

Molto ben strutturati sono i flashback su Fulvia. E anche i dialoghi tra milton e i partigiani o abitanti del posto. L’aria della resistenza si respira appieno, le città sono le stesse di Pavese. Piccolo no il mondo?!

Forse nella ricerca di Milton ci sta quella di ognuno di noi. Un chiarimento che necessitiamo, ma che non arriva. Allora corriamo a cercarlo, lo rincorriamo, e rischiamo. In guerra si rischia tutto, non si può puntare solo metà: c’è in ballo tutta la vita. E così anche nella vita forse dovremmo puntare semrpe tutto. Per poi ritrovarci senza nulal e ricominciare da zero, o con più di prima e andare avanti.