Hereafter

gennaio 16, 2011

ieri sono andato a vedere “hereafter”, l’ultimo di Clint Eastwood. Clint rimane Clint. il film inizia male, la sequenza dell tsunami non mi convince, ma poi la tematica si sviluppa su queste tre storie e ti prende. alla fine non patisci la lunghezza, qualche parte poteva essere accorciata, ma non ci si dice mai che è inutile. ben tarato.

le tre storie sono talmente assurde e irreali che mettono subito la premessa per non avere la pretesa di essere reali. ciò che importa è quello che portano in sè, il messaggio. trattare di un tema coì delicato e assolutamente intagnibile era un azzardo, e il bello è che non si è voluta dare una risposta, univoca. il tema è stato toccato con delicatezza, colpendo in maniera forte tutti i profesisonisti che si spacciano per essere in grado di farlo. Matt Damon resta un grande attore, la sua freddezza e la sua bravura interpretativa sono davvero un di più al film.

ripensandoci oggi, le tre cose che mi sono più rimaste sono tre dettagli, tre particolari. Le mani. Il primo contatto che  si instaura, com’è delicato e quanto è importante. La scena in cucina da bendati. Così semplice e così stupenda, curata in ogni particolare e emozionalmente molto toccante. per poi chiudere con la scna più bella. L’audiolibro. Già, a sentire Dickens, e non chiunque. E scegliere un londinese era facile, ma perchè propiro lui. perchè addormentartici sopra. ecco, Dikens era come se ci parlasse, fosse in quella storia. Per poi fare la sua comparsa di sfuggita nel quadro, “il sogno di Dickens”, andarsene e lasciare un regalo, un poster e un incontro.

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Kiwi

dicembre 30, 2010


ho trovato in giro questo video, una mia amica lo ha postato su Facebook. l’ho trovato semplice, forse scontato ma anche un pochino commuovente.


la banda dei babbi natale

dicembre 27, 2010

Ieri sono andato al cinema a vedere il film “La banda dei babbi natale”, mah. Aldo Giovanni e Giacomo tornano al cinema dopo “il cosmo sul comò”. Sinceramente non sono uscito di sala entusiasta del film, certo non mi è dispiaciuto e qualche risata me l’ha fatta fare, però…

1. La narrazione è troppo a singhiozzo, troppa alternanza dei flashback narrativi. Inoltre la storia è molto povera, nel senso che le tre storie dei protagonisti si intrecciano sfiorandosi appena(non come in “così è la vita”).  E inoltre risultano essere caratterizzati in maniera grossolana, troppo caricaturali. Ok, ci può stare che si voglia fare apposta, ma ciò non toglie la critica.

2. effetti speciali, per quel poco orribili. la neve è oscena, davi ad un bambino il programma per farla e te la faceva meglio.

3. si salva il Cast, grandi attori e buona recitazione. Il made in Italy doc. è sempre piacevole. Una delle poche note positive.

4. musiche, dopo gli esordi la qualità musicale dei film è calata in maniera vertiginosa, basti pensare a “tre uomini e una gamba”, a “chiedimi se sono felice” e “così è la vita”. Capolavori dal punto di vista di musica, sempre italiana e soprattutto di qualità.

5. i picchi drammatici sono ridotti all’osso, ad un’unica scena. Che comunque fa un po’ sognare qualcuno.

Concludendo penso che Aldo Giovanni e Giacomo siano validi artisti, e dei buoni comici. Non sempre le due cose messe assieme funzionano. Quando non sei nessuno cerchi di stupire, il rischio di sedersi c’è. L’impostazione a singole gag è vincente, ciò che però fa la differenza è come si possano cucire tra di loro, più la narrazione è fluente e scorrevole, meno lo spettatore noterà l’intervallo tra l’una e l’altra. Il che non vuol dire una risata lunga 1 ora, ma semplicemente che la gag sia contestualizzata talmente bene nella scena e nel personaggio che pare quasi naturale che lui si comporti così.

Il più grande punto a favore rimane, su tutti, l’assoluta mancanza di volgarità idiota, non come altri film del periodo. Non ci sono doppi sensi o sederi in mostra. Puntare su Angela Finocchiaro e non su Belen Rodriguez di sicuro screma certo pubblico già alle casse. Per fortuna.


la mia vita a Garden State

marzo 28, 2009
…Questa è la vita, non ce n’è un’altra, questa è la vita! È reale, a volte fa un male del cazzo, però è tutto quello che abbiamo…

La mia vita a Garden State… e così dopo tanto tempo, dopo tutte le volte che me l’ero promesso ce l’ho fatta! sono riuscito a vederlo… e aveva ragione quel caro amico, è un film che non ti lascia impassibile. Perchè alle volte sappiamo che un passo lo dobbiamo fare, ci ripromettiamo di fare una cosa per noi e poi non la facciamo, la rimandiamo a domani perchè pensiamo sia migliore… che sia leggere un libro, ascoltare una canzone o vedere un film

…it’s cold when you fade into the wind…

E’ la storia di Andrew “Large” Largeman, ragazzo che si è trasefirto dal New Jersey a Los Angeles. E’ un aspirante attore, ha anche fatto qualche parte qua e là. Il film inizia con la chiamata del padre che lo informa che la madre è morta, annegata nella vasca. Così Andrew si ritrova a dover tornare verso un passato da cui nove anni prima era scappato, e con cui non aveva più avuto contatti. Ritrova gli amici, ma in ogni sua azione si nota un’apatia e una sorta di impossibilità a èrpvare emozioni. Mentre sta aspettando per una visita medica, causata dai mal di testa e dall’enorme quantità di medicine, incontra una ragazza, Sam! Iniziano così a frequentarsi, a conoscersi, a capirsi. Andrew inizia a cercare sempre più dentro se stesso, tira fuori tutto quello che aveva dentro! Veniamo a scoprire che è stato lui ad aver paralizzato la madre, spingendola, e quindi sbattuto in collegio. Seguiamo poi Andrew, Sam e l’amico Mark alla ricerca di un reglao, l’addio per la partenza. E così ai piedi di un canyon profondo, sotto la pioggia esce tutta la rabbia, tutto il sentimento. Andrew torna poi a casa.

…I don’t want you thinking I’m unhappy…

ed eccoci arrivati al finale… che ho trovato davvero stupendo! Il regalo era la collana della madre, un ricordo che meritava di stare con lui e non nella tomba! Così poi Sam e Andrew hanno un bel dialogo nella vasca in cui è morta la madre, tutti vestiti e bagnati, ma al sicuro e protetti. Dopo una notte insonne a finaco a Sam, Andrew decide di affrontare e andare a parlare col padre. A chiarire un rapporto che si era compromesso con l’incidente della madre. Capisce veramente che non bisogna sentirsi bene e felici. ma semplicemente sentendosi bene! E se anche il sentimento è di dolore, sarà comunque una liberazione. Andrew inizia a capire cosa vuoel dalla vita. E dopo aver quasi chiesto a Sam di aspettarlo, di darlgi tempo..finalemente sceglie e sta con lei!

…Lift the mattress off the floor…

Già..perchè un film non ti lascia indifferente! non sempre! alle volte ne vedi uno e non è nulla…altre volte invece sembra che quel film ti stia parlando, che abbia sempre cercato di parlarti! O forse eri tu, che non ti volevi ascoltare. Solo che costa ammetterlo, costa davvero tanto! e così ti ritrovi a ragionare su quello che hai capito, che ti ha trasmesso…perchè le cose sono già dentro di te, solo che a votle dobbiamo solo saperle tirare fuori.. e non è facile. Per Socrate ci voleva la maieutica, per me ci vuole davvero forza di volontà.

…and we live in a beautiful world

Il nostro probelma è che ci relazioniamo male col nostro passato! con quello che ci è successo. A volte patiamo più di quello che dovremmo, ci portiamo pesi addosso ben più pesanti di quello che sono in verità. E non ce ne capacitiamo. Come è possibile? E’ forse dovuto al fatto che comunque siamo molto sensibili dentro e restiamo spesso segnati…in bene o in male. Ma comunque dobbiamo imparare ad accettarla la nostra infanzia, la nostra adolescenza e le nostre tappe di crescita! con gli errori più o meno gravi. Solo così potremmo poi inziare a provare qualcosa della vita. Solo che a votle ci chiudiamo a riccio e vogliamo vivere soli nel nostro mondo, spinoso e chiuso e guai a chi entra…

…gold teeth and a curse for this town were all in my mouth…

E’ che a volte perdiamo la nostra identità! quella vera. Siamo noi stessi, certo. Ma non fino in fondo. Entriamo in contraddizione. Capita spesso nelle situazioni nuove o quando c’è un forte pericolo. Iniziamo a estraniarci da noi stessi. A comportarci uniformandoci, perchè è così che si va avanti… ma poi alla resa dei cnti, quando ti chiedono “come stai?” e tu rispondi “bene” in realtà sai benissimo che dietro c’è qualcosa che non va. E mi sto accorgendo che mi ero perso. Ma grazie ai miei amici di sempre, ai miei nuovi amici dell’università sto ritrovando chi ero e cosa volevo. Non era questione di obiettivi, di rslutati o sfide. Era essere se stessi… perchè finisci per essere una persona che nemmeno tu conosci. Che si comporta così per chè tutti lo fanno, ma che non si rende conto che in realtà se era qualcuno, se c’era una scintilla in lui era porprio dovuta a quell’unicità! a quel suo voler esser fuori dagli schemi, per piccole cose, am essere fuori, se si sta dentro, a nostro modo…finiamo per morire, piano piano.

“…gli spararono per amore, per non farlo cantare più…”