a distanza variabile

tartta da flickr.com dall’album di “Pierangelo Biondo”

ogni mattina non so cosa mi aspetta nella giornata, l’unica è andare avanti. è che alle volte mi preoccupo troppo del futuro, cercando di guardare oltre l’orizzonte. mi faccio domande di cui nemmeno so che risposta vorrei avere – forse mi basta fare la domanda. il futuro mi terrorizza, lo ha sempre fatto! è che è difficile muoversi, cambiare, perdendo le certezze che ho per cercarne di nuove. ma ogni volta è poi successo che la strada l’ho trovata, dove mai avrei detto, dove mai avrei cercato. basta avere speranza.

dobbiamo ricordarci di guardare la nostra vita dalla giusta distanza. troppo vicino tutto sembra enorme, impossibile. Troppo lontano e ogni cosa si appiattisce, sembra tutto uguale, perdiamo le sfumatrure. La giusta distanza forse non è fissa, ma è un continuo cambiare, un ricordarci che i problemi in fondo si superano perchè non sono un gran che, ma anche che ci vuole coraggio, forza e grande volontà per andare oltre. se ripenso ai momenti duri della mia vita, il ricordo più vivido è quasi sempre il dolore nel provare a rialzarsi. poi passa, resisti, stringi i denti e con l’aiuto degli altri vai oltre. diventi migliore e vai avanti.

“capitano ma lei aveva inizato in attacco!” “sì, pensa… in quel periodo in effetti avevano bisogno di un attaccante e io ero disponibile” “poi?” “poi dopo un’inizio a rilento si è capito che non era il mio ruolo, e così invece di ostinarsi a farmi fare l’attaccante hanno capito che il mio ruolo era un altro!” “pensi quanto tempo avrebbe speso meglio…” “e qui ti sbagli, non è stato tempo perso! non lo è mai. quei periodi in attacco mi hanno fatto vedere il mondo da una prospettiva che non conoscevo, che mi era oscura. ora forse mi muovo meglio perchè so un pizzico ragionare come si sta in mezzo all’area.” “però ci vuole fortuna. ci vuole un mister che crede in te prima di quanto crede nelle tue capacità!” “e io l’ho trovato, se no sarei stato perso. perduto forse anche…”

“…c’era una volta un uomo che sognava a denti stretti, che prendeva il volo anche senza ali…”

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