le parole per descrivere

il potere del linguaggio: le parole sono importanti, e non è la frase di Moretti, è una considerazione. moriremo lentamente quando il nostro vocabolario si restringerà. ben vengano nuove espressioni, idiomi o linguaggi, ma nella transizione deve esserci un’unione, non un’intersezione dei vocaboli. la realtà percepita ha una gamma talmente vasta di sfumature che non è possibile descrivere alla perfezione tutto. la maledizione dell’uomo è quella di semplicifare , di ridurre ogni oggetto a ‘cosa’ perdendo così ogni spirito critico.

eppure, dopo tanto tempo dovevo capire cosa non funzionasse. mi sembra  che gli input siano gli stessi, eppure l’otput è diversissimo. l’intuizione l’hai avuta subito, il problema è non capirla, dubitandone sempre. ma un giorno, prima o poi, capirò.

“restiamo compatti” “ma sono troppo forti, non potremo resistere ancora così…” “dai” “sono 20 minuti che non usciamo dalla nostra metà campo” “dai” “abbiamo le ossa a pezzi, davvero” “dai” “piove e questi non c’hanno sulle gambe tutti i nostri minuti” “…qualunque cosa, ma non fermatevi mai ora! non ripartite più”

 

“…il mare sbatte su di me…”

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3 Responses to le parole per descrivere

  1. wwayne ha detto:

    L’ anno scorso ho frequentato un corso di Storia Medievale. Il professore che lo teneva confrontava il linguaggio dei documenti politici medievali con quello odierno, e ci faceva notare che rispetto ad allora oggi si tende a sfumare tutto, ad evitare espressioni forti, ad usare molti eufemismi, a cercare di essere politicamente corretti anche quando si potrebbe tranquillamente dire pane al pane e vino al vino. Invece di dire brutto, diciamo quasi bello. Invece di dire vecchio, diciamo non più giovane. Invece di dire orrendo, diciamo non riuscito.
    Tendiamo sempre a morderci la lingua, a reprimerci nel nostro modo di parlare e di scrivere anche quando non ce ne sarebbe assolutamente bisogno. Proprio perché é così raro trovare una persona che parli senza peli sulla lingua, quando in tv qualcuno comincia a farlo subito diventa un personaggio: pensiamo a Sgarbi, alla Maionchi, ad Aldo Busi eccetera.
    Tutto questo per dirti che il nostro vocabolario si sta già restringendo, perché stiamo eliminando tutte le parole “nette”, in favore di quelle più “sfumate.” Al giorno d’ oggi le cose non vengono più chiamate con il loro nome, ma con il loro eufemismo. Ti eri accorto di tutto questo?

    • =Luca= ha detto:

      il linguaggio ‘sfumato’ è specchio dell’ambiguità con cui viviamo: usare toni intermedi e il non prendere posizione ci porta a poter stare abbastanza tranquillamente da una parte e dall’altra, si può sempre ritrattare.

      Busi e Maionchi per diversi motivi non li conosco abbastanza bene; ma Sgabri, ad esempio quando non va a fare la macchietta in TV e fa il suo mestiere, critico d’arte, è coinvolgente proprio per il suo registro linguistico e la sua incisività.

      • wwayne ha detto:

        Un altro motivo per cui Sgarbi risulta così coinvolgente é la rapidità con cui cambia atteggiamento. Un minuto é perfettamente calmo, e il minuto dopo ha uno scoppio d’ ira che non ti saresti mai aspettato. E’ un colpo di scena vivente. Grazie per la risposta! : )

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