far far away

tratta da flickr.com dall'album di "www.synkadv.com"

“one unpon a time…” e poi si inizia con la storia. bella o brutta, ma inizia la narrazione. e tu te la immagini.  ci metti immagini del tuo passato, delle tue esperienze, dei film che hai visto. tutto in un gran calderone, l’intreccio si svolge, ma in realtà lo sviluppo è a livello di singolo dettaglio. non riesci a focalizzare il tutto, ambienti e caratterizzi idealizzando, c’è solo un dettaglio che risalta.  così ambientiamo in non luoghi in universi che ci sono noti, ma che non sempre sappiamo riconoscere. sono quotidiani, ma lontani.

“there was a princess who lived in a castle…” sì, ma che castello? e questa principessa com’era? come si vestiva, come si comportava. che pronuncia aveva. è un po’ come quando conosci di fretta le persone. le caratterizzi al volo in maniera superficiale, non perchè non hai dati, ma perchè le devi catalogare. devi cercare di costruire rapporti a breve termine, non puoi andare a scavare affondo, devi navigare in superficie, in una superficie in cui anche lei galleggi. così cerchi qualche interesse comune, luoghi o persone che vi associno, non è che faccia tanto, ma aiuta. è come se per transitivià un piccolo passo fosse già fatto. ma alla fine ci rendiamo conto che è davvero esiguo il numero di persone che obiettivamente possimao dire di conoscere. non tanto perchè è quantitaviamente poco, ma è qualitativamente scadente, in media. siamo soli? no, c’è gente che conta attorno troviamola.

“…and they all lived happily ever after.” il gran finale. ci siamo sbattuti per tutta la giornata, per tutta la nostra vita, per tutto il periodo in questione, abbiamo ucciso draghi, salvato principesse, sconfitto streghe e maghi girato il mondo, e ora ci vuol un gran finale. che finsica bene per i buoni e male per i cattivi. ma mettere un punto definitivo non si può, e inoltre la vita va a scale. a volte scendi e a volte sali, non è che una sia meglio dell’altra, sono altre prospettive. il grosso problema è che non accettiamo i finali che ci propongono. pensiamoci un attimo. siamo sempre a desiderare qualcosa che non abbiamo. vediamo sempre la macchia, il lato negativo. questo può spingere una persona a migliorarsi, ma rischia, alla lunga di non rendere al vita un bello spettacolo. alle volte ci penso e vorrei tanto potermi sedere a bere una bella tazza di the, leggendo il giornale e ascoltando la radio, senza pensieri. ti dici che in settimana non puoi, nel week end c’hai le tue cose da fare e non c’è mai tempo. così rimandi tutto alle vancaze, ma ti rendi conto che non ha lo stesso sapore, là vorresti esser pieno di cose da fare, e invece il tempo non passa mai. il fatto è che non ci accontentiamo mai. bene, si deve migliorare, ma alla lunga ti logora dentro vedere sempre il mondo dal lato scomodo.

“…like a rolling stones…”

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