Scorze

Sta sera si recita a soggetto. Tutti in scena, che si comincia. Non c’è possibilità di ritirarsi ormai. Gli attori sono tutti tesi, ma il sipario è ancora giù. Attenzione,si spengono le luci, applausi, rumore…silenzio entra in scena l’attore.

Ma qua non siamo a teatro, qua è la vita! C’è chi dice che coincidono, ma a teatro puoi sbagliare, nella vita no. Così ti trovi catapultato in situazioni che non vorresti, che non sai come gestire. Sei in scena e nessuno ti ha detto le battute. Bisogna improvvisare. E poi non si sa mai come la pensa il pubblico, perchè subito dopo sei di nuovo in scena, e i gusti sono volubili.

L’attore comincia a camminare sul palco, c’è solo una panchina e un lampione di cartone… dietro è tuto nero. Lui è vestito in maniera semplice, neutra, niente simbologie o altro. Cammina e cammina, quasi a disegnare un otto sul palco. E intanto parla ad alta voce, ripete le frasi che si deve dire…ragiona.

Noi invece, per quanto proviamo un discorso o un’azione, non verrà mai come prevista! sarà sempre meglio o peggio… già perchè il suo effetto non è di sicuro quello che speravamo. Ma la cosa più struggente e restare senza parole, perchè non sai cosa dire. La tua spalla non ti appoggia bene come sempre. Solo e il pubblico che inizia a fremere: se parli e sbagli vieni lapidato…se non dici nulla vieni dimenticato. Ti resta solo un’alternativa: dire la cosa giusta!

Il discorso dell’attore non ha senso: parla di cani, vacanze, mare, amici, tristezza… chissà? Poi però entra un secondo personaggio, muto e in silenzio. Si siede sulla panchina, apre il giornale e inizia a leggere. Due estranei. Ma non importa, tutti e 2 stanno zitti. Si ignorano. Ma succede una cosa che nessuno dei due si aspetta arriva una forte ventata, strappa di mano il giornale e lo fa cadere ai piedi dell’altro.

Quante volte nella giornata ci troviamo a contatto con persone che ignoriamo? Chi per paura, per timidezza, per pregiudizio, per arroganza, per necessità. Siamo un po’ tutti delle isole, soli. E’ vero, c’è una sola cosa certa, moriremo soli…ma c’è sempre tempo! E forse ora è il tempo di stringere legami, che poi magari lassù continuano ad esistere. Così nel brodo della nostra indifferenza, quella scorza dura che non vogliamo togliere, spesso ci chiudiamo… ci stiamo bene, noi ci bastiamo così! No! Invece no, dovremmo aprirci, rischiare. Perchè ci perdiamo la ricchezza della vita: gli altri. PErò a volte il destino creda una situazione in cui siamo obbligati a uscire dal nostro guscio, siamo costretti.

“Scusi…” una sola parola: formale, senza significato ormai, quasi solo di cortesia…ecco cosa esce dalla bocca del proprietario del giornale. L’altro che era lì a passeggiare si china e raccoglie il  giornale, mette a posto le pagine e lo restituisce dicendo: “Si figuri…”, ma ormai il ghiaccio è sciolto. I due si sono aperti, e ora sta al più coraggioso fare la prima mossa. Passano 3 secondi e quello seduto sulla panchina dice: “anche se c’è il vento è un bel posto, non trova?”. E il dialogo inizia…

Anche per noi è così difficile, ed è proprio quel silenzio prima di parlare che ci uccide, che ci fa soffrire, ma poi tutto scorre liscio…è la vita!

“…mi giro e mi rilasso e ricomincia qui lo spasso…”

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