era quattro anni che non vedevo quella scena da là. Era quattro anni che evitavo quell’addio, quella sensazione, quello star male di sapere di poter esser là ma dover tornare. che poi alla fine la trisezza ti avvolge comunque su come giù. Essere vuoti per qualcosa che ti hanno lasciato. Trovarsi cambiati dentro a forza di mangaire assieme, parlare e soprattutto esserci. Fermare il tempo per un po’, cercare di essere più lontano possibile da tutto. Non avere tempo per riposarsi. Forse questo ti devasta, ma dentro, alla fine, ti fa rinascere. Non oggi, nè domani… ma sei sicuro che le forze per ricominciare le hai.
era solo quel finale che non mi piaceva, troppo poetico. C’era qualcosa di irreale di fittizzio, come l’idea che un ultimo addio esista. Non sai mai qual è la sera giusta per vedere le stelle. Sai che lo devi fare almeno una volta. Stare in silenzio fermo a guardare tutto. a farti piovere addosso quelle luci da lontano. C’era la luna una volta, vero. Ma che fine ha fatto? Scomparsa, non c’è. solo il cielo buio con le sue stelle. Con i nostri sogni realizzati e infranti nel cuore…
c’è un punto di fusione tra la tragedia e la commedia. Tra le risate e la drammaticità degli eventi. Tra il bene e il male. A volte ti rendi conto che stai attraversando quella linea, e che non puoi tornare indietro. Soltanto stare là cove ora ti trovi. Capire qual è il tuo genere ti porta ad esprimerti al meglio, ad andare oltre i limiti. Ma lo spettacolo non può finire, si è cambiata sceneggiatura. O semplicemente è solo un lato della medaglia. Ora ci faranno vedere cosa accade nell’altra stanza sapremo e finalmente capiremo. Già! ma è il pubblico a capirlo, non gli attori….
“…e anche se in giro c’è qualcun altro che vale più di me…”
Pubblicato da =Luca= 
